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2024-03-17
Il patto delle piramidi tutela il Mediterraneo
Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi (Ansa)
In generale, l’interesse nazionale italiano sia di sicurezza sia geoeconomico, in una fase storica di turbolenza globale, è quello di portare il più possibile di risorse delle sue alleanze per stabilizzare le aree rilevanti per Roma. Per riuscirci con lo status di potenza solo media, pur non piccola, e con limiti di bilancio, deve dare in cambio una postura di maggiore impegno contributivo alle alleanze stesse, cioè Ue, Nato, G7 e compatibili. La conduzione di Giorgia Meloni sta perseguendo questo metodo pragmatico, definibile come «neocavouriano», e ci sta riuscendo. In particolare, ora è in priorità l’Egitto come nazione chiave per la stabilizzazione del Mediterraneo e per la connessione tra Mediterraneo e Pacifico.
L’Ue ha relazioni di partenariato con l’Egitto dal 2004, ma finora, nonostante l’avvio di un approfondimento nel 2023, sono rimaste più di consultazione per motivi di buon vicinato che di convergenza economica e geopolitica sostanziale. L’incontro di oggi tra Ursula von der Leyen, accompagnata dal premier italiano e greco, nonché dal presidente di turno belga dell’Ue, e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi promette un esito concreto di convergenza in prospettiva. Entro questa relazione tra Ue ed Egitto l’Italia potrà costruire un partenariato bilaterale con l’Egitto stesso, così come la Grecia (che sta migliorando la convergenza bilaterale con l’Italia), più profondo e compatibile con il linguaggio degli alleati europei, reso credibile dallo stanziamento notevole di soldi dell’Ue, iniziando, sembra, con un miliardo di euro. L’Egitto ha un bisogno estremo di questi soldi e di maggiore convergenza economica in generale con l’Ue e le sue nazioni mediterranee perché in crisi economica profonda: inflazione alta, svalutazione di quasi il 50% della moneta locale, impatto negativo della riduzione dei proventi per il traffico navale via Suez a causa degli attacchi da parte dei proxy iraniani Houthi all’imbocco del Mar Rosso, nonché crollo del turismo. Sostenere l’Egitto non è solo una priorità dell’Ue sollecitata da Italia e Grecia, ma anche degli Stati Uniti che hanno informalmente fatto pressione sul Fondo monetario internazionale (Fmi) per la concessione di un prestito importante all’Egitto stesso, finora rimasto bloccato. Anche su questo lato delle alleanze, il recente bilaterale Italia/America ha avuto un certo peso. Ma è anche interesse di tutta l’Ue sostenere l’Egitto, e le altre nazioni della costa meridionale del Mediterraneo, per farle diventare zona di confine avanzato e di contenimento contro le migrazioni illegali verso l’Ue stessa, motivo dell’accordo siglato mesi fa tra Ue e Tunisia su forte spinta italiana.
Il problema è che sul piano delle risorse il presidio a Sud dell’Ue e della Nato è in conflitto con quello a Est. Inoltre è osservabile un fastidio crescente, pur silenziato, della Francia - infatti non presente nella missione Ue ad Il Cairo, ma lì attiva come fornitore di armamenti e in cerca di influenza - per l’aumento dell’attivismo dell’Italia nella regione. Quindi Roma ha fatto bene ad insistere per l’ingaggio di tutta l’Ue perseguendo una forte convergenza politica e personale tra Meloni e Von der Leyen che probabilmente ha come sottostante la possibile alleanza tra conservatori e popolari europei nel dopo elezioni europee di giugno. In cambio di cosa? Dell’appoggio netto all’Ucraina. E, verso l’America, di una convergenza con l’azione moderatrice di Washington nel conflitto palestinese - israeliano. Ma che è anche funzionale alla convergenza con le nazioni arabe sunnite i cui governi - pur odiando Hamas e gli altri proxy iraniani sciiti, Hezbollah e Houthi - sono esposti ad un dissenso popolare anti israeliano che li blocca. In sintesi, la postura italiana è la migliore nelle circostanze: non nega ad Israele il diritto di difendersi, ma prende una posizione moderata e si caratterizza per interventi umanitari importanti, per esempio l’ammissione di bambini gazawi sofferenti negli ospedali italiani, preparando un eventuale ospedale a ridosso della zona bellica. Tale postura è coerente con il piano Mattei - la cui governance è stata appena strutturata a Palazzo Chigi - che ha come scopo la creazione di relazioni di reciproca utilità con le nazioni africane, e dei dintorni rilevanti, e non coloniali di sfruttamento. La convergenza con Ue e Stati Uniti, nonché con il G7 (pur con posizione ambigua di Parigi) fornisce la giusta potenza a questa strategia nazionale.
L’Egitto è rilevante per l’Italia e la Grecia non solo per contenere i possibili 9 milioni di esuli espulsi dal Sudan per il conflitto lì in corso, ma anche per il raffreddamento della crisi in Libia e per la stabilizzazione del lato sud-occidentale del Mar Rosso. Sia Atene sia Roma devono fare attenzione alla Turchia. Ankara ha una divergenza sostanziale con l’Egitto perché promotrice dell’Islam politico (presente in Tripolitania e Tunisia) contrapposto all’Islam filo-saudita (presente in Cirenaica) in nome del quale al-Sisi ha guidato un golpe contro il precedente governo.
Roma e Atene hanno recentemente cercato e parzialmente ottenuto dalla Turchia una certa moderazione. Ma è una relazione complicata. Tuttavia, evitare che il traffico via Suez sia sostituito da quello che circumnaviga l’Africa con sbocco nei porti atlantici europei a scapito di quelli mediterranei è una priorità esistenziale per l’economia italiana e non solo egiziana, greca ed adriatica che impone una convergenza bilaterale Italia/Egitto, coinvolgendo America, Regno Unito, Emirati, Arabia, India, Giappone e Australia, e nell’Ue la Germania, per la sicurezza del Mar Rosso. Pertanto al primo passo di convergenza con l’Egitto dovrà seguirne un secondo con dimensioni più ampie.
www.carlopelanda.com
Oggi la Meloni in missione al Cairo. Accordi su energia e piano Mattei
Missione di fondamentale importanza strategica, quella della nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, oggi in Egitto. La Meloni sarà protagonista della missione congiunta europea che incontrerà il leader egiziano Abdel Fattah al-Sisi: presenti al Cairo anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, il presidente di turno del Consiglio Ue e primo ministro belga Alexander De Croo, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, il cancelliere austriaco Karl Nehammer e il primo ministro cipriota, Nikos Christodoulidis. L’agenda della visita è suddivisa in una parte europea e un bilaterale Italia-Egitto. Per quel che riguarda la prima parte, ci sarà la firma della dichiarazione congiunta che porrà le basi per un partenariato strategico Ue-Egitto. I rapporti tra Ue ed Egitto, è bene ricordarlo, sono regolati a livello bilaterale dall’Accordo di associazione, firmato il 25 giugno 2001 ed in vigore dal 1° giugno 2004.
L’Egitto, con la Giordania, è uno dei due soli paesi del vicinato Sud con cui sono state approvate delle priorità di partenariato per il periodo finanziario 2021-2027. Le relazioni Ue-Egitto saranno elevate al livello di «partenariato globale e strategico», a partire dalla dichiarazione comune che sarà firmata durante la visita. L’obiettivo è accompagnare le riforme economiche e sociali dell’Egitto e contribuire a mitigare l’impatto delle attuali crisi in corso in Africa e nel Medio Oriente con azioni a 360 gradi. Estremamente importante anche l’aspetto delle relazioni bilaterali tra Italia e Egitto: la missione della presidente del Consiglio rappresenta infatti anche l’occasione per uno scambio di intese bilaterali riconducibili alla realizzazione del Piano Mattei per l’Africa. Gli accordi che saranno siglati tra Italia ed Egitto interessano i sei pilastri del Piano: istruzione/formazione; sanità; acqua e igiene; agricoltura; energia; infrastrutture. La strategia del dialogo non i Paesi africani è forse la cifra di maggior significato della azione geopolitica della Meloni. L’Egitto del resto, come viene fatto notare da Palazzo Chigi, rappresenta un partner fondamentale per la gestione delle crisi regionali (conflitto israelo-palestinese, Libia) e la stabilizzazione geopolitica dell’area mediterranea. È inoltre un interlocutore di primaria importanza su migrazioni, energia e partenariato economico.
A seguito delle scoperte di gas dell’Eni, l’Egitto è divenuto nazione esportatrice, sta aumentando le forniture di gas all’Italia e sostiene l’utilizzo comune delle risorse di gas nel Mediterraneo orientale, anche attraverso la sua partecipazione all’East Mediterranean Gas Forum, di cui è membro fondatore come l’Italia. L’Egitto, viene inoltre sottolineato, è fortemente impegnato nella produzione ed esportazione di energia rinnovabile: ha creato uno degli impianti fotovoltaici più grandi al mondo, il Benban solar park, e sta investendo in impianti eolici in diverse parti del Paese e nell’avvio della produzione di ammoniaca e idrogeno verde. Sul tavolo, oggi al Cairo, anche come è ovvio il dossier migranti naturalmente. L’Egitto è una delle principali Nazioni di origine e di transito dei migranti diretti in Italia ed in Europa. A livello europeo, la Commissione Ue, rimarca ancora Palazzo Chigi, sostiene l’Egitto nel rafforzamento delle capacità di controllo delle frontiere terrestri e marittime nonché nella conduzione di operazioni di «Search and Rescue». L’Egitto ha espresso la volontà di collaborare per contrastare il transito di migranti irregolari.
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Roma ha capito che il buon vicinato con l’Egitto non è più sufficiente: servono profonde convergenze geopolitiche per frenare l’esodo dei migranti e per proteggere il commercio marittimo minacciato dai ribelli yemeniti. E pure Bruxelles ora si accoda.Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen incontreranno Abdel Fattah al-Sisi. Fari accesi sulla crisi in Libia.Lo speciale contiene due articoli.In generale, l’interesse nazionale italiano sia di sicurezza sia geoeconomico, in una fase storica di turbolenza globale, è quello di portare il più possibile di risorse delle sue alleanze per stabilizzare le aree rilevanti per Roma. Per riuscirci con lo status di potenza solo media, pur non piccola, e con limiti di bilancio, deve dare in cambio una postura di maggiore impegno contributivo alle alleanze stesse, cioè Ue, Nato, G7 e compatibili. La conduzione di Giorgia Meloni sta perseguendo questo metodo pragmatico, definibile come «neocavouriano», e ci sta riuscendo. In particolare, ora è in priorità l’Egitto come nazione chiave per la stabilizzazione del Mediterraneo e per la connessione tra Mediterraneo e Pacifico.L’Ue ha relazioni di partenariato con l’Egitto dal 2004, ma finora, nonostante l’avvio di un approfondimento nel 2023, sono rimaste più di consultazione per motivi di buon vicinato che di convergenza economica e geopolitica sostanziale. L’incontro di oggi tra Ursula von der Leyen, accompagnata dal premier italiano e greco, nonché dal presidente di turno belga dell’Ue, e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi promette un esito concreto di convergenza in prospettiva. Entro questa relazione tra Ue ed Egitto l’Italia potrà costruire un partenariato bilaterale con l’Egitto stesso, così come la Grecia (che sta migliorando la convergenza bilaterale con l’Italia), più profondo e compatibile con il linguaggio degli alleati europei, reso credibile dallo stanziamento notevole di soldi dell’Ue, iniziando, sembra, con un miliardo di euro. L’Egitto ha un bisogno estremo di questi soldi e di maggiore convergenza economica in generale con l’Ue e le sue nazioni mediterranee perché in crisi economica profonda: inflazione alta, svalutazione di quasi il 50% della moneta locale, impatto negativo della riduzione dei proventi per il traffico navale via Suez a causa degli attacchi da parte dei proxy iraniani Houthi all’imbocco del Mar Rosso, nonché crollo del turismo. Sostenere l’Egitto non è solo una priorità dell’Ue sollecitata da Italia e Grecia, ma anche degli Stati Uniti che hanno informalmente fatto pressione sul Fondo monetario internazionale (Fmi) per la concessione di un prestito importante all’Egitto stesso, finora rimasto bloccato. Anche su questo lato delle alleanze, il recente bilaterale Italia/America ha avuto un certo peso. Ma è anche interesse di tutta l’Ue sostenere l’Egitto, e le altre nazioni della costa meridionale del Mediterraneo, per farle diventare zona di confine avanzato e di contenimento contro le migrazioni illegali verso l’Ue stessa, motivo dell’accordo siglato mesi fa tra Ue e Tunisia su forte spinta italiana. Il problema è che sul piano delle risorse il presidio a Sud dell’Ue e della Nato è in conflitto con quello a Est. Inoltre è osservabile un fastidio crescente, pur silenziato, della Francia - infatti non presente nella missione Ue ad Il Cairo, ma lì attiva come fornitore di armamenti e in cerca di influenza - per l’aumento dell’attivismo dell’Italia nella regione. Quindi Roma ha fatto bene ad insistere per l’ingaggio di tutta l’Ue perseguendo una forte convergenza politica e personale tra Meloni e Von der Leyen che probabilmente ha come sottostante la possibile alleanza tra conservatori e popolari europei nel dopo elezioni europee di giugno. In cambio di cosa? Dell’appoggio netto all’Ucraina. E, verso l’America, di una convergenza con l’azione moderatrice di Washington nel conflitto palestinese - israeliano. Ma che è anche funzionale alla convergenza con le nazioni arabe sunnite i cui governi - pur odiando Hamas e gli altri proxy iraniani sciiti, Hezbollah e Houthi - sono esposti ad un dissenso popolare anti israeliano che li blocca. In sintesi, la postura italiana è la migliore nelle circostanze: non nega ad Israele il diritto di difendersi, ma prende una posizione moderata e si caratterizza per interventi umanitari importanti, per esempio l’ammissione di bambini gazawi sofferenti negli ospedali italiani, preparando un eventuale ospedale a ridosso della zona bellica. Tale postura è coerente con il piano Mattei - la cui governance è stata appena strutturata a Palazzo Chigi - che ha come scopo la creazione di relazioni di reciproca utilità con le nazioni africane, e dei dintorni rilevanti, e non coloniali di sfruttamento. La convergenza con Ue e Stati Uniti, nonché con il G7 (pur con posizione ambigua di Parigi) fornisce la giusta potenza a questa strategia nazionale.L’Egitto è rilevante per l’Italia e la Grecia non solo per contenere i possibili 9 milioni di esuli espulsi dal Sudan per il conflitto lì in corso, ma anche per il raffreddamento della crisi in Libia e per la stabilizzazione del lato sud-occidentale del Mar Rosso. Sia Atene sia Roma devono fare attenzione alla Turchia. Ankara ha una divergenza sostanziale con l’Egitto perché promotrice dell’Islam politico (presente in Tripolitania e Tunisia) contrapposto all’Islam filo-saudita (presente in Cirenaica) in nome del quale al-Sisi ha guidato un golpe contro il precedente governo. Roma e Atene hanno recentemente cercato e parzialmente ottenuto dalla Turchia una certa moderazione. Ma è una relazione complicata. Tuttavia, evitare che il traffico via Suez sia sostituito da quello che circumnaviga l’Africa con sbocco nei porti atlantici europei a scapito di quelli mediterranei è una priorità esistenziale per l’economia italiana e non solo egiziana, greca ed adriatica che impone una convergenza bilaterale Italia/Egitto, coinvolgendo America, Regno Unito, Emirati, Arabia, India, Giappone e Australia, e nell’Ue la Germania, per la sicurezza del Mar Rosso. Pertanto al primo passo di convergenza con l’Egitto dovrà seguirne un secondo con dimensioni più ampie.www.carlopelanda.com<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/patto-piramidi-tutela-mediterraneo-2667531127.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="oggi-la-meloni-in-missione-al-cairo-accordi-su-energia-e-piano-mattei" data-post-id="2667531127" data-published-at="1710649462" data-use-pagination="False"> Oggi la Meloni in missione al Cairo. Accordi su energia e piano Mattei Missione di fondamentale importanza strategica, quella della nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, oggi in Egitto. La Meloni sarà protagonista della missione congiunta europea che incontrerà il leader egiziano Abdel Fattah al-Sisi: presenti al Cairo anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, il presidente di turno del Consiglio Ue e primo ministro belga Alexander De Croo, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, il cancelliere austriaco Karl Nehammer e il primo ministro cipriota, Nikos Christodoulidis. L’agenda della visita è suddivisa in una parte europea e un bilaterale Italia-Egitto. Per quel che riguarda la prima parte, ci sarà la firma della dichiarazione congiunta che porrà le basi per un partenariato strategico Ue-Egitto. I rapporti tra Ue ed Egitto, è bene ricordarlo, sono regolati a livello bilaterale dall’Accordo di associazione, firmato il 25 giugno 2001 ed in vigore dal 1° giugno 2004. L’Egitto, con la Giordania, è uno dei due soli paesi del vicinato Sud con cui sono state approvate delle priorità di partenariato per il periodo finanziario 2021-2027. Le relazioni Ue-Egitto saranno elevate al livello di «partenariato globale e strategico», a partire dalla dichiarazione comune che sarà firmata durante la visita. L’obiettivo è accompagnare le riforme economiche e sociali dell’Egitto e contribuire a mitigare l’impatto delle attuali crisi in corso in Africa e nel Medio Oriente con azioni a 360 gradi. Estremamente importante anche l’aspetto delle relazioni bilaterali tra Italia e Egitto: la missione della presidente del Consiglio rappresenta infatti anche l’occasione per uno scambio di intese bilaterali riconducibili alla realizzazione del Piano Mattei per l’Africa. Gli accordi che saranno siglati tra Italia ed Egitto interessano i sei pilastri del Piano: istruzione/formazione; sanità; acqua e igiene; agricoltura; energia; infrastrutture. La strategia del dialogo non i Paesi africani è forse la cifra di maggior significato della azione geopolitica della Meloni. L’Egitto del resto, come viene fatto notare da Palazzo Chigi, rappresenta un partner fondamentale per la gestione delle crisi regionali (conflitto israelo-palestinese, Libia) e la stabilizzazione geopolitica dell’area mediterranea. È inoltre un interlocutore di primaria importanza su migrazioni, energia e partenariato economico. A seguito delle scoperte di gas dell’Eni, l’Egitto è divenuto nazione esportatrice, sta aumentando le forniture di gas all’Italia e sostiene l’utilizzo comune delle risorse di gas nel Mediterraneo orientale, anche attraverso la sua partecipazione all’East Mediterranean Gas Forum, di cui è membro fondatore come l’Italia. L’Egitto, viene inoltre sottolineato, è fortemente impegnato nella produzione ed esportazione di energia rinnovabile: ha creato uno degli impianti fotovoltaici più grandi al mondo, il Benban solar park, e sta investendo in impianti eolici in diverse parti del Paese e nell’avvio della produzione di ammoniaca e idrogeno verde. Sul tavolo, oggi al Cairo, anche come è ovvio il dossier migranti naturalmente. L’Egitto è una delle principali Nazioni di origine e di transito dei migranti diretti in Italia ed in Europa. A livello europeo, la Commissione Ue, rimarca ancora Palazzo Chigi, sostiene l’Egitto nel rafforzamento delle capacità di controllo delle frontiere terrestri e marittime nonché nella conduzione di operazioni di «Search and Rescue». L’Egitto ha espresso la volontà di collaborare per contrastare il transito di migranti irregolari.
(IStock)
Le accuse: associazione a delinquere finalizzata al falso, alla corruzione e al favoreggiamento della immigrazione clandestina. È una storiaccia che si consuma a cavallo tra il 2021 e il 2022 proprio negli uffici pubblici della Seconda e della Terza municipalità, tra piazza Dante e via Lieti a Capodimonte. L’indagine, affidata ai pm Ciro Capasso e Luigi Landolfi (coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppina Loreto), è stata condotta da carabinieri e vigili urbani. A tutti gli indagati l’altro giorno è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (atto che di solito precede una richiesta di rinvio a giudizio). Al centro del sistema, per gli investigatori, c’era un uomo di 53 anni originario del Bangladesh e residente nel quartiere Sanità. Gestiva un Caf piantato in un buco nel quale riceveva i clienti. Sarebbe stato lui a intercettare i connazionali in cerca di documenti, a raccogliere le richieste e a trasformarle in pratiche da «sbloccare». Un intermediario stabile, con tanto di tariffario. Secondo chi indaga, quello dello straniero era un ruolo centrale, emerso subito dalla ricostruzione dei passaggi tra richieste, pagamenti e lavorazione delle pratiche. Attorno al suo Caf ruotavano due dipendenti: uno di 66 anni in servizio all’epoca negli uffici di piazza Dante, l’altro, 68 anni, in forza alla sede di via Lieti. I due impiegati avrebbero garantito l’accesso ai richiedenti, ognuno nella propria municipalità e nel proprio ufficio.
A piazza Dante, però, stando alle accuse, si sarebbe fatto un passo ulteriore. Non solo denaro. Sarebbero quattro gli episodi, collocati tra giugno e novembre 2021, in cui la contropartita viene indicata da chi indaga in «prestazioni sessuali». Che compaiono nella ricostruzione investigativa, ma non emergerebbero, almeno nella qualificazione delle accuse, come autonome contestazioni penali. L’indagine coinvolge anche altri due ex dipendenti comunali, mentre nel filone legato agli uffici di via Lieti compare un ex consigliere della Terza municipalità. È qui che gli inquirenti individuano un ulteriore livello: un sistema clientelare radicato, capace, secondo l’accusa, di ottenere certificati e documenti sfruttando relazioni interne agli uffici, in alcuni casi operando direttamente dalle postazioni dei dipendenti. Nell’elenco degli indagati compaiono soprattutto i destinatari delle pratiche (oltre cento): cittadini extracomunitari, in prevalenza cingalesi ma anche pakistani, romeni e cinesi. Ovvero coloro i quali avrebbero pagato per ottenere documenti che, sulla carta, spettavano loro di diritto. A volte, però, gli indirizzi sarebbero stati fittizi. Ad accorgersene sono stati gli agenti della Polizia locale che al momento della verifica della residenza si ritrovavano abitazioni di pochi metri quadrati, quasi tutte nel centro storico, con una decina di residenti stranieri. In un caso il numero sarebbe salito oltremodo: 20 stranieri ufficialmente stipati in un «basso», le caratteristiche abitazioni al piano terra del vecchio abitato, con ingresso diretto sulla strada del vicolo. «L’iscrizione anagrafica nella città dove si vive», alzano la voce i movimenti partenopei per il diritto alla casa, «è un diritto che non può essere sottoposto alla discrezionalità della pubblica amministrazione, che ha il dovere di procedere all’iscrizione e quindi indicare alle persone senza titolo formale, che sono quasi sempre i più poveri e vulnerabili, dei percorsi trasparenti e lineari per farlo. Se questo non avviene si alimentano tutti i mercati e i ricatti presenti e futuri». Secondo gli attivisti, «neanche si può reagire non riconoscendo il diritto di residenza a centinaia, forse migliaia di singoli e famiglie che in questo momento a Napoli sono “cancellate” (sia migranti che napoletani)». Una lettura che affianca al piano penale quello sociale, indicando nelle difficoltà di accesso ai diritti uno dei fattori che avrebbe favorito il meccanismo contestato dai magistrati. La richiesta al sindaco dem Gaetano Manfredi, infatti, è di «un atto politico dall’amministrazione cittadina che come avvenuto in altre grandi città renda più lineare, sicura e trasparente l’iscrizione anagrafica per tutte le persone che vivono a Napoli, sottraendola a corrotti, faccendieri e traffichini».
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 22 aprile con Flaminia Camilletti