True
2025-01-16
Patto dell’energia con l’Albania e gli Emirati
Edi Rama regala un foulard a Giorgia Meloni durante il vertice di Abu Dhabi (Ansa)
Giorgia Meloni procede spedita sulla strada degli accordi bilaterali o trilaterali, come nel caso di quello sottoscritto ieri con gli Emirati Arabi Uniti (Eau) e l’Albania per rafforzare la cooperazione «nel settore delle energie rinnovabili e delle infrastrutture energetiche».
Il presidente del Consiglio si muove, dunque, attraverso intese raggiunte fuori dall’orbita dell’Unione europea. Ed è tornata a proporre l’Italia come hub energetico dal Medio Oriente, dove è volata nel giorno del suo 48esimo compleanno insieme ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura e con una delegazione in cui c’è anche Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel, unica azienda del settore energia presente nel Paese. Il premier è intervenuto al World Future Energy Summit e ha incontrato il presidente degli Eau, Mohamed bin Zayed. Ma la trasferta è iniziata con la firma dell’accordo con Emirati e Albania che si concentra sulle rinnovabili e sulle infrastrutture, perché, ha sottolineato Meloni, «la transizione è la vera sfida del nostro tempo». Per farla servono le tecnologie giuste, l’energia e le materie critiche. Le interconnessioni, osserva, saranno la «pietra miliare di una democrazia energetica che genererà benefici per tutti». Nulla di tutto questo però è possibile senza una buona cooperazione con il resto del mondo e il nostro Paese è «una piattaforma naturale» nel Mediterraneo, ha ribadito il presidente del Consiglio intervenendo dal palco, che ci permette di «agire come hub di approvvigionamento e distribuzione» tra le due sponde del Mare Nostrum. La transizione a cui pensa il presidente del Consiglio è una decarbonizzazione che non si traduca in desertificazione economica e industriale: «La comunità internazionale si è data obiettivi importanti», ricorda, osservando che però sono molto lontani dall’essere raggiunti. «Questo non ci deve spaventare e non dobbiamo fare passi indietro, ma ci deve portare a una logica diversa: bisogna rifiutare un approccio ideologico verso un tema che non ha niente a che fare con l’ideologia». Meloni ha anche sottolineato che «la fusione nucleare può produrre energia pulita, sicura e illimitata e trasformare l’energia da un’arma geopolitica a una risorsa accessibile che può cambiare la storia. L’Italia sta giocando il suo ruolo in questa direzione».
Il documento firmato con Albania e Emirati individua le principali aree di cooperazione tra i tre Paesi, compresa la realizzazione di progetti di energia rinnovabile su scala gigawatt in Albania, in particolare sul solare fotovoltaico, l’eolico e soluzioni ibride con potenziale accumulo di batterie. Una parte significativa di questa energia rinnovabile sarà trasmessa all’Italia. I governi dei tre Paesi promuovono la realizzazione in Albania di impianti per la produzione di energia rinnovabile, vengono previsti accordi di fornitura tra operatori italiani e produttori albanesi. L’energia prodotta da fonti rinnovabili in Albania verrà quindi trasportata anche in Italia. A illustrare l’intesa è stato il primo ministro albanese, Edi Rama che è stato anche protagonista di un siparietto con la stessa Meloni: all’arrivo di quest’ultima all’Adnec Centre di Abu Dhabi, si è inginocchiato, le ha intonato «tanti auguri a te» e poi le ha regalato un foulard realizzato da un imprenditore italiano trasferitosi in Albania e diventato cittadino albanese.
Tornando all’accordo, il valore dell’investimento è di circa un miliardo, «è un accordo importante, porterà più energia dall’Albania all’Italia e anche perché dal 2026 entrerà in vigore una nuova legge europea sulle rinnovabili. L’Albania è al 100% con l’energia rinnovabile, ora stiamo diversificando con il solare», ha detto, «l’accordo penso sia operativo al massimo tra tre anni, sono stati fatti degli studi, credo che collegherà il tratto tra Valona e la Puglia». Il patto, secondo quanto si apprende, ha un orizzonte di cinque anni. I governi, sempre secondo le stesse fonti, sosterranno la realizzazione in Albania di impianti per la produzione di energia rinnovabile fino a 3 GW e la realizzazione di un interconnector per la trasmissione di 1 GW tra l’Albania e l’Italia. L’accordo, quindi, definisce le principali aree di cooperazione «con particolare attenzione al fotovoltaico solare, all’eolico e a soluzioni ibride con potenziale di accumulo tramite batterie», si sottolinea in un comunicato congiunto.
La visita emiratina del governo è, inoltre, servita per lo sviluppo dell’agricoltura: in un bilaterale tra Lollobrigida e il ministro del Commercio Estero, Thani bin Ahmed Al Zeyoudi, è stato preso l’impegno a rafforzare le relazioni tra i Paesi, incrementando i rapporti commerciali con le aziende italiane. Tra i settori chiave individuati le produzioni di qualità, la capacità di ricerca, le catene alimentari e le innovazioni tecnologiche, ambiti in cui l’Italia rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Un focus particolare è stato dedicato al settore del riso, con l’obiettivo di aumentare le importazioni dall’Italia.
E l’italiana Newcleo realizzerà reattori nucleari in Slovacchia
L’Italia va avanti sul nucleare. Ieri durante un incontro bilaterale a Roma, tenutosi in occasione della visita del presidente slovacco Peter Pellegrini, il vice primo ministro e ministro dell’Economia slovacco, Denisa Sakova, ha confermato l’adesione di Bratislava al non-paper promosso dall’Italia, insieme ad Austria, Bulgaria e Polonia. Questo documento riguarda le industrie ad alta intensità energetica e la revisione del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam).
L’iniziativa strategica è volta a garantire la competitività dei settori produttivi fondamentali in Europa, sostenere la transizione ecologica delle industrie energivore, rafforzare l’autonomia strategica del continente e contrastare il fenomeno della delocalizzazione. Si aggiunge al non-paper sul settore automobilistico promosso da Italia e Repubblica Ceca, già sottoscritto dalla Slovacchia e da altri Paesi membri dell’Ue. «Italia e Slovacchia condividono una visione pragmatica e realistica in ambito di politica industriale, grazie alla comune tradizione manifatturiera. L’adesione della Slovacchia ai nostri non-paper su automotive e industrie energivore sancisce un’alleanza per difendere l’industria europea e affrontare la transizione energetica in modo sostenibile sia dal punto di vista produttivo che sociale, senza pregiudizi ideologici», ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
A margine dell’incontro, i due ministri hanno assistito alla firma di un accordo strategico tra la società italiana Newcleo e le aziende slovacche Javys e Vuje per la costruzione, in Slovacchia, di quattro reattori nucleari di ultima generazione, con un investimento complessivo di 3,2 miliardi di euro. «Questo forte riconoscimento a livello statale della tecnologia dei nostri reattori e del nostro obiettivo di chiudere il ciclo del combustibile nucleare testimonia il ruolo che i reattori modulari piccoli e avanzati svolgeranno nel garantire il futuro energetico dell’Europa e rappresenta un esempio che potrebbe essere adottato in altri Paesi europei», ha detto Stefano Buono, fondatore e ceo di Newcleo. «Le eccellenze italiane nel settore nucleare continuano a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo energetico della Slovacchia. È tempo che ciò avvenga anche in Italia», ha sottolineato Urso. «Nei nostri Paesi, così come in tutta Europa, è essenziale integrare il nucleare pulito nel mix energetico, accanto all’energia rinnovabile, per ridurre i costi, rendere il nostro sistema industriale più competitivo e garantire autonomia e sicurezza energetica al continente».
Sempre in tema di energie pulite, ieri il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla Abu Dhabi Sustainability Week, ha parlato anche di nucleare. «Il futuro della transizione energetica e della digitalizzazione dipenderà dalle nostre capacità di trovare un equilibrio tra sostenibilità e innovazione», ha detto. «Dobbiamo elaborare un mix energetico equilibrato, basato sulle tecnologie di cui disponiamo, di quelle che stiamo sperimentando e di quelle ancora da identificare», tra cui «la fusione nucleare, che può potenzialmente produrre energia pulita, sicura e illimitata, e trasformare l’energia da arma geopolitica in una risorsa ampiamente accessibile, in grado di cambiare effettivamente la storia».
Del resto, non è un segreto che nel nostro Paese vi sia un rinnovato interesse per l’energia nucleare. Alcune società partecipate dallo Stato, attive nel settore dell’energia, tra cui Enel, Ansaldo e Leonardo, hanno avviato trattative per la creazione di una nuova società dedicata alla valutazione delle condizioni necessarie per l’adozione di una tecnologia nucleare. Questa nuova entità non si occuperà della produzione di reattori, ma condurrà analisi e individuare i requisiti fondamentali per lo sviluppo di una filiera produttiva italiana in grado di realizzare tali impianti su scala industriale.
Continua a leggereRiduci
La Meloni procede sulla via degli accordi extra Ue e firma un’intesa da un miliardo di euro sulle rinnovabili, che raggiungeranno il nostro Paese per via sottomarina. Siparietto col premier Rama, che si inginocchia e le regala un foulard per il compleanno.Newcleo sigla un accordo da 3,2 miliardi con due aziende di Bratislava per la realizzazione di impianti nucleari. Urso: «Deve avvenire pure qui».Lo speciale contiene due articoli. Giorgia Meloni procede spedita sulla strada degli accordi bilaterali o trilaterali, come nel caso di quello sottoscritto ieri con gli Emirati Arabi Uniti (Eau) e l’Albania per rafforzare la cooperazione «nel settore delle energie rinnovabili e delle infrastrutture energetiche». Il presidente del Consiglio si muove, dunque, attraverso intese raggiunte fuori dall’orbita dell’Unione europea. Ed è tornata a proporre l’Italia come hub energetico dal Medio Oriente, dove è volata nel giorno del suo 48esimo compleanno insieme ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura e con una delegazione in cui c’è anche Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel, unica azienda del settore energia presente nel Paese. Il premier è intervenuto al World Future Energy Summit e ha incontrato il presidente degli Eau, Mohamed bin Zayed. Ma la trasferta è iniziata con la firma dell’accordo con Emirati e Albania che si concentra sulle rinnovabili e sulle infrastrutture, perché, ha sottolineato Meloni, «la transizione è la vera sfida del nostro tempo». Per farla servono le tecnologie giuste, l’energia e le materie critiche. Le interconnessioni, osserva, saranno la «pietra miliare di una democrazia energetica che genererà benefici per tutti». Nulla di tutto questo però è possibile senza una buona cooperazione con il resto del mondo e il nostro Paese è «una piattaforma naturale» nel Mediterraneo, ha ribadito il presidente del Consiglio intervenendo dal palco, che ci permette di «agire come hub di approvvigionamento e distribuzione» tra le due sponde del Mare Nostrum. La transizione a cui pensa il presidente del Consiglio è una decarbonizzazione che non si traduca in desertificazione economica e industriale: «La comunità internazionale si è data obiettivi importanti», ricorda, osservando che però sono molto lontani dall’essere raggiunti. «Questo non ci deve spaventare e non dobbiamo fare passi indietro, ma ci deve portare a una logica diversa: bisogna rifiutare un approccio ideologico verso un tema che non ha niente a che fare con l’ideologia». Meloni ha anche sottolineato che «la fusione nucleare può produrre energia pulita, sicura e illimitata e trasformare l’energia da un’arma geopolitica a una risorsa accessibile che può cambiare la storia. L’Italia sta giocando il suo ruolo in questa direzione».Il documento firmato con Albania e Emirati individua le principali aree di cooperazione tra i tre Paesi, compresa la realizzazione di progetti di energia rinnovabile su scala gigawatt in Albania, in particolare sul solare fotovoltaico, l’eolico e soluzioni ibride con potenziale accumulo di batterie. Una parte significativa di questa energia rinnovabile sarà trasmessa all’Italia. I governi dei tre Paesi promuovono la realizzazione in Albania di impianti per la produzione di energia rinnovabile, vengono previsti accordi di fornitura tra operatori italiani e produttori albanesi. L’energia prodotta da fonti rinnovabili in Albania verrà quindi trasportata anche in Italia. A illustrare l’intesa è stato il primo ministro albanese, Edi Rama che è stato anche protagonista di un siparietto con la stessa Meloni: all’arrivo di quest’ultima all’Adnec Centre di Abu Dhabi, si è inginocchiato, le ha intonato «tanti auguri a te» e poi le ha regalato un foulard realizzato da un imprenditore italiano trasferitosi in Albania e diventato cittadino albanese.Tornando all’accordo, il valore dell’investimento è di circa un miliardo, «è un accordo importante, porterà più energia dall’Albania all’Italia e anche perché dal 2026 entrerà in vigore una nuova legge europea sulle rinnovabili. L’Albania è al 100% con l’energia rinnovabile, ora stiamo diversificando con il solare», ha detto, «l’accordo penso sia operativo al massimo tra tre anni, sono stati fatti degli studi, credo che collegherà il tratto tra Valona e la Puglia». Il patto, secondo quanto si apprende, ha un orizzonte di cinque anni. I governi, sempre secondo le stesse fonti, sosterranno la realizzazione in Albania di impianti per la produzione di energia rinnovabile fino a 3 GW e la realizzazione di un interconnector per la trasmissione di 1 GW tra l’Albania e l’Italia. L’accordo, quindi, definisce le principali aree di cooperazione «con particolare attenzione al fotovoltaico solare, all’eolico e a soluzioni ibride con potenziale di accumulo tramite batterie», si sottolinea in un comunicato congiunto. La visita emiratina del governo è, inoltre, servita per lo sviluppo dell’agricoltura: in un bilaterale tra Lollobrigida e il ministro del Commercio Estero, Thani bin Ahmed Al Zeyoudi, è stato preso l’impegno a rafforzare le relazioni tra i Paesi, incrementando i rapporti commerciali con le aziende italiane. Tra i settori chiave individuati le produzioni di qualità, la capacità di ricerca, le catene alimentari e le innovazioni tecnologiche, ambiti in cui l’Italia rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Un focus particolare è stato dedicato al settore del riso, con l’obiettivo di aumentare le importazioni dall’Italia.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/patto-energia-italia-albania-2670863552.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-litaliana-newcleo-realizzera-reattori-nucleari-in-slovacchia" data-post-id="2670863552" data-published-at="1737017073" data-use-pagination="False"> E l’italiana Newcleo realizzerà reattori nucleari in Slovacchia L’Italia va avanti sul nucleare. Ieri durante un incontro bilaterale a Roma, tenutosi in occasione della visita del presidente slovacco Peter Pellegrini, il vice primo ministro e ministro dell’Economia slovacco, Denisa Sakova, ha confermato l’adesione di Bratislava al non-paper promosso dall’Italia, insieme ad Austria, Bulgaria e Polonia. Questo documento riguarda le industrie ad alta intensità energetica e la revisione del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam). L’iniziativa strategica è volta a garantire la competitività dei settori produttivi fondamentali in Europa, sostenere la transizione ecologica delle industrie energivore, rafforzare l’autonomia strategica del continente e contrastare il fenomeno della delocalizzazione. Si aggiunge al non-paper sul settore automobilistico promosso da Italia e Repubblica Ceca, già sottoscritto dalla Slovacchia e da altri Paesi membri dell’Ue. «Italia e Slovacchia condividono una visione pragmatica e realistica in ambito di politica industriale, grazie alla comune tradizione manifatturiera. L’adesione della Slovacchia ai nostri non-paper su automotive e industrie energivore sancisce un’alleanza per difendere l’industria europea e affrontare la transizione energetica in modo sostenibile sia dal punto di vista produttivo che sociale, senza pregiudizi ideologici», ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. A margine dell’incontro, i due ministri hanno assistito alla firma di un accordo strategico tra la società italiana Newcleo e le aziende slovacche Javys e Vuje per la costruzione, in Slovacchia, di quattro reattori nucleari di ultima generazione, con un investimento complessivo di 3,2 miliardi di euro. «Questo forte riconoscimento a livello statale della tecnologia dei nostri reattori e del nostro obiettivo di chiudere il ciclo del combustibile nucleare testimonia il ruolo che i reattori modulari piccoli e avanzati svolgeranno nel garantire il futuro energetico dell’Europa e rappresenta un esempio che potrebbe essere adottato in altri Paesi europei», ha detto Stefano Buono, fondatore e ceo di Newcleo. «Le eccellenze italiane nel settore nucleare continuano a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo energetico della Slovacchia. È tempo che ciò avvenga anche in Italia», ha sottolineato Urso. «Nei nostri Paesi, così come in tutta Europa, è essenziale integrare il nucleare pulito nel mix energetico, accanto all’energia rinnovabile, per ridurre i costi, rendere il nostro sistema industriale più competitivo e garantire autonomia e sicurezza energetica al continente». Sempre in tema di energie pulite, ieri il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla Abu Dhabi Sustainability Week, ha parlato anche di nucleare. «Il futuro della transizione energetica e della digitalizzazione dipenderà dalle nostre capacità di trovare un equilibrio tra sostenibilità e innovazione», ha detto. «Dobbiamo elaborare un mix energetico equilibrato, basato sulle tecnologie di cui disponiamo, di quelle che stiamo sperimentando e di quelle ancora da identificare», tra cui «la fusione nucleare, che può potenzialmente produrre energia pulita, sicura e illimitata, e trasformare l’energia da arma geopolitica in una risorsa ampiamente accessibile, in grado di cambiare effettivamente la storia». Del resto, non è un segreto che nel nostro Paese vi sia un rinnovato interesse per l’energia nucleare. Alcune società partecipate dallo Stato, attive nel settore dell’energia, tra cui Enel, Ansaldo e Leonardo, hanno avviato trattative per la creazione di una nuova società dedicata alla valutazione delle condizioni necessarie per l’adozione di una tecnologia nucleare. Questa nuova entità non si occuperà della produzione di reattori, ma condurrà analisi e individuare i requisiti fondamentali per lo sviluppo di una filiera produttiva italiana in grado di realizzare tali impianti su scala industriale.
Byung-Chul Han (Getty Images)
Grazie alla quale, dice subito di potere «a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là dell’immanenza della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata, una trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere».
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse «nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera». Ricavandone che «la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire». Dunque: «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». Il fatto è che: «la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è: divorare senza freni». Se mangi in continuazione però non puoi più vedere, come appunto diceva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: «quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza». (Simone Weil, Quaderni 4, Adelphi).
«L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale, s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce». In Simone Weil, racconta Byung-Chul Han, è l’immaginazione che al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava «pésanteur» - pesantezza -, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida agli aspetti più spirituali. «L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane tiene il punto. Il vero perdura. Chi è incapace di attenzione contemplativa, incapace di scrutare non ha invece accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose.
Continua a leggereRiduci
Loperazione chiamata «Luxury Sky» trae origine da mirate analisi di rischio e da un’approfondita valorizzazione del patrimonio informativo disponibile al Corpo, sviluppata attraverso l’incrocio dei dati del traffico aereo con le risultanze delle banche dati istituzionali e con la documentazione fiscale acquisita nel corso degli accertamenti.
Grazie a un accurato lavoro di ricostruzione e analisi, i finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno esaminato oltre 20.700 movimenti aerei potenzialmente rilevanti sotto il profilo tributario, individuando diffuse irregolarità nel versamento dell’imposta dovuta per i voli privati operati tra il 2020 e il 2023 da oltre 1.000 compagnie aeree estere.
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti di oltre 12.900 voli privati transitati sullo scalo fiorentino e di oltre 42.100 passeggeri trasportati, facendo emergere il mancato assolvimento degli obblighi fiscali da parte di numerosi operatori internazionali.
Le verifiche eseguite hanno portato all’individuazione di un’evasione complessiva pari a 4.388.657 euro, riconducibile a 1.052 società risultate irregolari, corrispondenti al 62,32% dei vettori sottoposti a controllo.
Particolarmente significativo il risultato conseguito in termini di recupero delle risorse pubbliche: a seguito degli interventi della Guardia di Finanza, numerose compagnie hanno già provveduto a regolarizzare la propria posizione, consentendo l’effettivo versamento nelle casse dello Stato di oltre 2,6 milioni di euro. Per la quota residua sono in corso le attività di monitoraggio e riscossione previste dalla normativa vigente.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato il frequente ricorso a strutture societarie localizzate in giurisdizioni caratterizzate da elevata opacità fiscale. In numerosi casi, aerei di grande valore economico risultavano formalmente intestati a società domiciliate in territori a fiscalità privilegiata, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei soggetti effettivamente responsabili degli adempimenti tributari.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Il Pontefice ha ricordato ai membri della Fondazione Jérôme Lejeune che la scienza «non può decidere sul destino delle persone». Un intervento frontale nel dibattito in corso sulla legge per il suicidio assistito.
In un’epoca in cui l’efficienza tecnica sembra voler dettare le coordinate dell’esistenza umana, le parole pronunciate ieri da papa Leone XIV sono un chiaro antidoto contro la tentazione di trasformare l’arte medica in uno strumento di selezione: «nessun medico dovrebbe mai presumere, basandosi su algoritmi di laboratorio, di decidere il destino di un embrione o di una persona anziana!
La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!». Ricevendo i membri della Fondazione Jérôme Lejeune in occasione del centenario della nascita del suo fondatore, il pontefice ha voluto ribadire che il valore di una persona non dipende mai da ciò che produce o realizza, ma dalla sua intrinseca dignità.
La Fondazione Jérôme Lejeune, nata negli anni Novanta in Francia, è l’erede diretta dell’opera del Venerabile Jérôme Lejeune, scienziato di fama mondiale che nel 1958 scoprì l’anomalia cromosomica all’origine della trisomia 21. Lejeune non fu solo un grande scienziato; fu un medico che vedeva nei suoi pazienti i «poveri tra i poveri», dedicando la vita a cercare una cura che potesse alleviare la loro condizione. Egli comprese precocemente come la sua scoperta potesse essere strumentalizzata per eliminare i nascituri affetti da disabilità, un «eugenismo nuovo» che definì «razzismo cromosomico». Per questo impegno incondizionato a favore della vita, che gli costò ostilità in certi ambienti scientifici, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la neonata Pontificia Accademia per la Vita. Oggi la Fondazione prosegue questa missione attraverso la ricerca scientifica, la cura presso l’Istituto Jérôme Lejeune di Parigi e la difesa dei più fragili nel dibattito pubblico.
Un dibattito che in Francia ha raggiunto un punto di rottura. Proprio in queste ore, l’Assemblea nazionale affronta la terza lettura del disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Di fronte a quella che viene percepita come una deriva etica, i vescovi francesi hanno indetto una novena di preghiera dal 21 al 29 giugno (in vista appunto del voto del 30 giugno), invitando i fedeli a chiedere che lo Spirito Santo «illumini le coscienze» dei legislatori. L’episcopato transalpino ha ricordato che non si protegge la vita mettendovi fine, ma accompagnandola fino al termine naturale. Nel lanciare questo appello, i vescovi d’oltralpe hanno richiamato anche, e non a caso, le parole fondamentali pronunciate dal Papa al Parlamento spagnolo durante il suo recente viaggio apostolico a Madrid. In quell’occasione, il Santo Padre aveva chiarito che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Aggiungendo che «la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Si tratta di un richiamo diretto al ruolo della politica: le leggi approvate devono essere verificate sulla loro capacità di rispettare la dignità della persona per capire se stiano davvero perseguendo il bene comune.
Queste riflessioni scavalcano le Alpi e arrivano in Italia, dove il Parlamento si trova in una fase di stallo riguardo alla legge sul suicidio assistito. La discussione in Senato, ripresa il 3 giugno, ha mostrato una maggioranza divisa e una situazione di profonda mutazione politica. Al centro di questo cambiamento c’è la nuova fisionomia di Forza Italia, ora guidata in Senato da Stefania Craxi. Il partito ha intrapreso una netta svolta «liberal» sotto l’influenza di Marina Berlusconi, la quale ha dichiarato apertamente di sentirsi più in sintonia con la sinistra su temi come il fine vita, i diritti Lgbt e l’aborto. Nonostante le resistenze interne nella maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia e parte della Lega), Forza Italia sta di fatto spingendo per un accordo con le opposizioni, cercando una mediazione che sblocchi l’impasse. Gli emendamenti proposti dalla Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo riflettono questo nuovo corso: puntano ad ampliare i requisiti per l’accesso al suicidio assistito, in particolare la neo proposta azzurra prevede che l’assistenza al suicidio possa essere resa da medici ospedalieri o di medicina generale su base volontaria in regime di intramoenia, con l’impegno del Cnr nel reperimento dei farmaci letali.
Stefania Craxi ha dichiarato di voler «discutere di una norma di civiltà». Eppure, questa visione appare diametralmente opposta a quanto affermato dal Papa a Madrid e ribadito ieri alla Fondazione Lejeune: se per la Craxi la «civiltà» sembra risiedere nella regolamentazione della morte assistita, per il Pontefice la vera «meta di civiltà» risiede esclusivamente nella difesa della vita senza eccezioni. Questa trasformazione di Forza Italia appare ancora più stridente se confrontata con il pensiero del suo fondatore. È solo del 2021 la lettera di Silvio Berlusconi a Il Giornale: «La vita di ogni essere umano è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica». A cui aggiungeva una sottolineatura riferita proprio al ruolo della Chiesa. «La Chiesa cattolica», scriveva Berlusconi padre, «ha esercitato ed esercita oggi in Italia e nel mondo una funzione essenziale a difesa dei diritti delle persone, di ogni persona e soprattutto dei più deboli». Oggi la Craxi, spinge per una legge che la Chiesa e i movimenti pro-life considerano una «norma di morte». La sfida lanciata da papa Leone XIV è chiara: la civiltà non si costruisce programmando la morte, ma servendo la vita, specialmente quando essa è più fragile e indifesa. I vescovi francesi hanno risposto «presente», ci sarà qualcuno al di qua delle Alpi pronto a fare altrettanto?