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2025-01-15
I patti con l’Africa danno i primi frutti. Frontex certifica: sbarchi giù del 59%
Ci sarebbe da ridare, come Gene Wilder nei panni del dottor Frankenstein (junior), mentre rianima la «creatura»: «Si può fare!». La creatura risvegliata è la legalità alle frontiere europee, il «si può fare» è bloccare l’immigrazione clandestina, battere i trafficanti di uomini. La parte comica è l’ostinazione di certi giudici nel bloccare la legittima azione del governo per fermare gli sbarchi, azione che ieri ha avuto la più efficace certificazione: quella dei numeri.
Frontex - la Guardia costiera europea - ha divulgato le statistiche relative al 2024. «I nuovi dati preliminari», scrive l’agenzia, «rivelano un significativo calo del 38% degli attraversamenti irregolari delle frontiere, raggiungendo il livello più basso dal 2021, quando la migrazione aveva subito l’effetto della pandemia di Covid». Ci sono altri due dati significativi che aggiungono un altro successo all’azione del governo Meloni. Certifica sempre Frontex: «Gli ingressi sulla rotta del Mediterraneo Centrale - che impatta maggiormente l’Italia - sono diminuiti del 59% a causa della riduzione delle partenze dalla Tunisia e dalla Libia. Si tratta comunque di 67.000 attraversamenti. Il calo maggiore si è avuto sulla rotta dei Balcani occidentali: il -78% ha fatto seguito ai forti sforzi compiuti dai Paesi della regione per arginare il flusso». Segno evidente che non è con l’accoglienza indiscriminata, non è con la pesca a strascico di migranti operata a esempio da Luca Casarini con la ong Mediterranea, sponsorizzata dalla Cei del cardinale Matteo Maria Zuppi, che si combattono i trafficanti di uomini. Spiace per Open Arms, che già scornata dalla sentenza di Palermo - Matteo Salvini assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di sequestro di persona - manda in onda a reti progressiste unificate un meme che, alla luce di questi dati, diventa sprezzo del ridicolo. È una serie di spot in cui si vedono Donald Trump, Elon Musk, Marine Le Pen, Viktor Orbán, ma soprattutto Giorgia Meloni tra i flutti, con la scritta: «Meloni salveremmo anche te». Visti i numeri, pare che a salvare i migranti sia invece il nostro premier, che ieri, all’inizio del Consiglio dei ministri, ha commentato: «Oltre che sui conti pubblici, registriamo un cambio di passo anche su un altro fronte - è la seconda buona notizia del giorno. Mi riferisco all’inversione di tendenza che abbiamo impresso nel governo dei flussi migratori. Frontex ci fa sapere che, complessivamente, il numero di ingressi irregolari di migranti registrati nell’Ue nel 2024 è calato al livello più basso dal 2021, quando i flussi migratori risentivano ancora della pandemia da Covid. Riduzione dei flussi dovuta principalmente al drastico calo degli ingressi sulla rotta del Mediterraneo centrale, grazie al crollo delle partenze da Tunisia e Libia. E questo è sicuramente un risultato dovuto all’azione dell’Italia, così come la riduzione complessiva degli ingressi irregolari nell’Unione europea, anche sulle altre rotte, come quella balcanica, dipende dal grande lavoro che il nostro governo ha intrapreso in questi anni e che sta dando ottimi risultati». Insomma, aver parlato con Orbán, con Donald Tusk, con Peter Pellegrini, per controllare le frontiere a Est, è servito. Ed è servito parlare con le autorità libiche e con il rais tunisino, Kais Saied. Anche la polemica sui Paesi sicuri - tema di scontro di alcuni giudici col governo per il Centro di rimpatrio in Albania - appare oggi in contrasto con i risultati e la posizione di Giorgia Meloni . Come promesso da Ursula von der Leyen, quella di Roma sta diventando la posizione dell’Europa. Sulla lista dei Paesi sicuri, l’Ue dovrebbe intervenire entro il Consiglio europeo di marzo.
I dati di Frontex sono stati oggetto di un’attenta analisi da diversi esponenti del centrodestra. Per Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri, «è proprio grazie all’Italia che si riduce la pressione di migrazione illegale sull’Europa»; Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, sottolinea: «Bloccare i movimenti dai Paesi di partenza è la strategia vincente. I decreti immigrazione, l’aumento dei rimpatri, gli accordi con Libia e Tunisia hanno consentito una contrazione dei flussi illegali del meno 58%». Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fdi, nota: «L’approccio innovativo del governo Meloni nella gestione dei flussi migratori non solo è vincente, ma è fondamentale per l’intera Europa».
Dissonante è la voce della Chiesa. Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, «dal punto di vista di chi si occupa dei rifugiati non sono dati positivi. Sappiamo che dietro queste riduzioni ci sono situazioni molto gravi di detenzione». Bussa invece a denari monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, l’armatore delle navi appoggio di Casarini, che se la piglia col Piano Mattei. Quello originale era una pensata dei cattolici illuminati, quello attuale è «il piano Meloni», che è finanziato con «soli» 600 milioni per quest’anno, mentre in Africa «servirebbero 938 miliardi di dollari». Non è chiaro se ce li deve mettere l’Italia e se la Cei si candidi a gestirli, ma, sentenzia il prelato, «se le politiche sull’immigrazione tutelando il diritto a migrare e le politiche sulla cooperazione non camminano insieme, si annullano». Magari è giusto, però pap Francesco ha varato nuove norme per difendere i confini del Vaticano: fino a 4 anni di galera e 25.000 euro di multa per chiunque penetri illegalmente le mura leonine. Amen.
Borse di studio, frode degli stranieri
Dopo i tunisini senza residenza che truffavano lo Stato italiano prendendo sussidi e bonus, anche studenti indiani, iraniani e pakistani che truffavano l’Edisu per ottenere borse di studio senza avere i requisiti. La Guardia di finanza di Torino ha scoperto infatti una truffa da oltre mezzo milione di euro per le borse di studio universitarie, in collaborazione con l’Edisu (l’ente regionale per il diritto allo studio universitario) del Piemonte. Si tratta, nello specifico, di 513.522,95 euro, finanziati in parte con risorse del Pnrr, ma anche della possibilità di beneficiare dell’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie, erogate in due tranche annuali.L’indagine, denominata Fake home, ha coinvolto 80 studenti, in maggioranza iraniani, indiani e pachistani, donne e uomini, e in differenti sedi degli atenei torinesi. L’inchiesta è partita dall’incongruenza riscontrata tra il numero di contratti di locazione stipulati da un trentasettenne ucraino residente a Torino e le effettive capacità occupazionali dei quattro immobili in suo possesso: negli stessi, oltre ai reali occupanti, risultavano infatti convivere, cartolarmente, ben 66 studenti. Gli approfondimenti hanno portato gli investigatori ad accertare, negli immobili, la presenza dei soli reali occupanti e la conseguente avvenuta stipula di contratti di locazione fittizi con gli studenti stranieri, i quali, in realtà, erano stati ospitati da amici in assenza di regolari contratti. Grazie alla compiacenza dell’ucraino, gli studenti extracomunitari avevano indebitamente autocertificato all’Edisu la disponibilità di un alloggio a titolo oneroso, presupposto necessario per perfezionare le istanze per le borse di studio, mentre l’affittuario aveva ottenuto illeciti compensi, compresi tra i 500 e i 600 euro per ogni contratto fasullo. Le Fiamme gialle hanno inoltre accertato che il fenomeno illecito veniva alimentato mediante chat di diversi social media. Individuato un ulteriore proprietario di alloggi, un italiano trentaquattrenne residente anch’egli nel capoluogo piemontese, che ha consentito a tre studenti stranieri di beneficiare di analoghe indebite provvidenze pubbliche.Degli 80 studenti coinvolti, 23 sono stati denunciati a vario titolo per indebite percezioni di erogazioni pubbliche, dopo che avevano ottenuto, nell’anno accademico 2022/2023, entrambe le tranche della borsa (superando quindi la soglia di 3.999,96 euro che porta in campo penale); 47 hanno avuto sanzioni amministrative per complessivi 404.544,61 euro, per avere ottenuto la prima tranche dell’anno 2023/2024 (uno è anche tra i denunciati); altri 11 sono stati segnalati per avere provato a ottenere la borsa di studio nel 2024/2025, dunque sono stati esclusi dalle graduatorie Edisu. Tutti coloro che hanno ricevuto indebitamente le borse di studio dovranno restituire le cifre percepite. Tra i denunciati ci sono due proprietari di immobili e un intermediario, che fungeva in parte anche da mediatore linguistico.«Grazie alla Guardia di finanza di Torino per l’operazione», ha dichiarato il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. «Abbiamo il dovere di garantire che le risorse pubbliche vadano agli studenti che ne hanno realmente diritto. Le prime vittime di queste frodi sono proprio loro. Continuiamo a lavorare insieme alla Gdf e agli enti per il diritto allo studio regionale per rafforzare la tutela del diritto allo studio ed evitare raggiri che sottraggono possibilità a studenti capaci ma in difficoltà».
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Crollano i flussi da Tunisia e Libia. Meloni esulta: «È un nostro risultato». La Chiesa: «I soldi del Piano Mattei non bastano». Circa 80 tra indiani, pakistani e iraniani hanno sottratto oltre mezzo milione di fondie approfittato di esenzioni fiscali. Complice pure un ucraino. Bernini ringrazia la Gdf.Lo speciale contiene due articoli.Ci sarebbe da ridare, come Gene Wilder nei panni del dottor Frankenstein (junior), mentre rianima la «creatura»: «Si può fare!». La creatura risvegliata è la legalità alle frontiere europee, il «si può fare» è bloccare l’immigrazione clandestina, battere i trafficanti di uomini. La parte comica è l’ostinazione di certi giudici nel bloccare la legittima azione del governo per fermare gli sbarchi, azione che ieri ha avuto la più efficace certificazione: quella dei numeri.Frontex - la Guardia costiera europea - ha divulgato le statistiche relative al 2024. «I nuovi dati preliminari», scrive l’agenzia, «rivelano un significativo calo del 38% degli attraversamenti irregolari delle frontiere, raggiungendo il livello più basso dal 2021, quando la migrazione aveva subito l’effetto della pandemia di Covid». Ci sono altri due dati significativi che aggiungono un altro successo all’azione del governo Meloni. Certifica sempre Frontex: «Gli ingressi sulla rotta del Mediterraneo Centrale - che impatta maggiormente l’Italia - sono diminuiti del 59% a causa della riduzione delle partenze dalla Tunisia e dalla Libia. Si tratta comunque di 67.000 attraversamenti. Il calo maggiore si è avuto sulla rotta dei Balcani occidentali: il -78% ha fatto seguito ai forti sforzi compiuti dai Paesi della regione per arginare il flusso». Segno evidente che non è con l’accoglienza indiscriminata, non è con la pesca a strascico di migranti operata a esempio da Luca Casarini con la ong Mediterranea, sponsorizzata dalla Cei del cardinale Matteo Maria Zuppi, che si combattono i trafficanti di uomini. Spiace per Open Arms, che già scornata dalla sentenza di Palermo - Matteo Salvini assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di sequestro di persona - manda in onda a reti progressiste unificate un meme che, alla luce di questi dati, diventa sprezzo del ridicolo. È una serie di spot in cui si vedono Donald Trump, Elon Musk, Marine Le Pen, Viktor Orbán, ma soprattutto Giorgia Meloni tra i flutti, con la scritta: «Meloni salveremmo anche te». Visti i numeri, pare che a salvare i migranti sia invece il nostro premier, che ieri, all’inizio del Consiglio dei ministri, ha commentato: «Oltre che sui conti pubblici, registriamo un cambio di passo anche su un altro fronte - è la seconda buona notizia del giorno. Mi riferisco all’inversione di tendenza che abbiamo impresso nel governo dei flussi migratori. Frontex ci fa sapere che, complessivamente, il numero di ingressi irregolari di migranti registrati nell’Ue nel 2024 è calato al livello più basso dal 2021, quando i flussi migratori risentivano ancora della pandemia da Covid. Riduzione dei flussi dovuta principalmente al drastico calo degli ingressi sulla rotta del Mediterraneo centrale, grazie al crollo delle partenze da Tunisia e Libia. E questo è sicuramente un risultato dovuto all’azione dell’Italia, così come la riduzione complessiva degli ingressi irregolari nell’Unione europea, anche sulle altre rotte, come quella balcanica, dipende dal grande lavoro che il nostro governo ha intrapreso in questi anni e che sta dando ottimi risultati». Insomma, aver parlato con Orbán, con Donald Tusk, con Peter Pellegrini, per controllare le frontiere a Est, è servito. Ed è servito parlare con le autorità libiche e con il rais tunisino, Kais Saied. Anche la polemica sui Paesi sicuri - tema di scontro di alcuni giudici col governo per il Centro di rimpatrio in Albania - appare oggi in contrasto con i risultati e la posizione di Giorgia Meloni . Come promesso da Ursula von der Leyen, quella di Roma sta diventando la posizione dell’Europa. Sulla lista dei Paesi sicuri, l’Ue dovrebbe intervenire entro il Consiglio europeo di marzo.I dati di Frontex sono stati oggetto di un’attenta analisi da diversi esponenti del centrodestra. Per Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri, «è proprio grazie all’Italia che si riduce la pressione di migrazione illegale sull’Europa»; Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, sottolinea: «Bloccare i movimenti dai Paesi di partenza è la strategia vincente. I decreti immigrazione, l’aumento dei rimpatri, gli accordi con Libia e Tunisia hanno consentito una contrazione dei flussi illegali del meno 58%». Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fdi, nota: «L’approccio innovativo del governo Meloni nella gestione dei flussi migratori non solo è vincente, ma è fondamentale per l’intera Europa».Dissonante è la voce della Chiesa. Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, «dal punto di vista di chi si occupa dei rifugiati non sono dati positivi. Sappiamo che dietro queste riduzioni ci sono situazioni molto gravi di detenzione». Bussa invece a denari monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, l’armatore delle navi appoggio di Casarini, che se la piglia col Piano Mattei. Quello originale era una pensata dei cattolici illuminati, quello attuale è «il piano Meloni», che è finanziato con «soli» 600 milioni per quest’anno, mentre in Africa «servirebbero 938 miliardi di dollari». Non è chiaro se ce li deve mettere l’Italia e se la Cei si candidi a gestirli, ma, sentenzia il prelato, «se le politiche sull’immigrazione tutelando il diritto a migrare e le politiche sulla cooperazione non camminano insieme, si annullano». Magari è giusto, però pap Francesco ha varato nuove norme per difendere i confini del Vaticano: fino a 4 anni di galera e 25.000 euro di multa per chiunque penetri illegalmente le mura leonine. 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Si tratta, nello specifico, di 513.522,95 euro, finanziati in parte con risorse del Pnrr, ma anche della possibilità di beneficiare dell’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie, erogate in due tranche annuali.L’indagine, denominata Fake home, ha coinvolto 80 studenti, in maggioranza iraniani, indiani e pachistani, donne e uomini, e in differenti sedi degli atenei torinesi. L’inchiesta è partita dall’incongruenza riscontrata tra il numero di contratti di locazione stipulati da un trentasettenne ucraino residente a Torino e le effettive capacità occupazionali dei quattro immobili in suo possesso: negli stessi, oltre ai reali occupanti, risultavano infatti convivere, cartolarmente, ben 66 studenti. Gli approfondimenti hanno portato gli investigatori ad accertare, negli immobili, la presenza dei soli reali occupanti e la conseguente avvenuta stipula di contratti di locazione fittizi con gli studenti stranieri, i quali, in realtà, erano stati ospitati da amici in assenza di regolari contratti. Grazie alla compiacenza dell’ucraino, gli studenti extracomunitari avevano indebitamente autocertificato all’Edisu la disponibilità di un alloggio a titolo oneroso, presupposto necessario per perfezionare le istanze per le borse di studio, mentre l’affittuario aveva ottenuto illeciti compensi, compresi tra i 500 e i 600 euro per ogni contratto fasullo. Le Fiamme gialle hanno inoltre accertato che il fenomeno illecito veniva alimentato mediante chat di diversi social media. Individuato un ulteriore proprietario di alloggi, un italiano trentaquattrenne residente anch’egli nel capoluogo piemontese, che ha consentito a tre studenti stranieri di beneficiare di analoghe indebite provvidenze pubbliche.Degli 80 studenti coinvolti, 23 sono stati denunciati a vario titolo per indebite percezioni di erogazioni pubbliche, dopo che avevano ottenuto, nell’anno accademico 2022/2023, entrambe le tranche della borsa (superando quindi la soglia di 3.999,96 euro che porta in campo penale); 47 hanno avuto sanzioni amministrative per complessivi 404.544,61 euro, per avere ottenuto la prima tranche dell’anno 2023/2024 (uno è anche tra i denunciati); altri 11 sono stati segnalati per avere provato a ottenere la borsa di studio nel 2024/2025, dunque sono stati esclusi dalle graduatorie Edisu. Tutti coloro che hanno ricevuto indebitamente le borse di studio dovranno restituire le cifre percepite. Tra i denunciati ci sono due proprietari di immobili e un intermediario, che fungeva in parte anche da mediatore linguistico.«Grazie alla Guardia di finanza di Torino per l’operazione», ha dichiarato il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. «Abbiamo il dovere di garantire che le risorse pubbliche vadano agli studenti che ne hanno realmente diritto. Le prime vittime di queste frodi sono proprio loro. Continuiamo a lavorare insieme alla Gdf e agli enti per il diritto allo studio regionale per rafforzare la tutela del diritto allo studio ed evitare raggiri che sottraggono possibilità a studenti capaci ma in difficoltà».
Il presidente della Lega di Serie A Ezio Simonelli (Ansa)
E a farne le spese, tanto per cambiare, sono i tifosi di calcio, già frastornati dagli insuccessi della Nazionale e, al momento in cui questo giornale va in stampa, ancora senza informazioni su quando si disputerà il derby Roma-Lazio, dopo 48 ore di rimpiattino tra Lega Serie A, Prefettura di Roma e Federtennis, attore incolpevole ma chiamato in causa obtorto collo. Ma il problema non riguarda solo il derby. A Roma-Lazio si deve per forza abbinare il pacchetto di sfide Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina Genoa-Milan e Como-Parma nel medesimo orario. Sono match che coinvolgono compagini impegnate nel conquistarsi un posto in Champions League e il regolamento specifica come negli ultimi due turni di stagione sia obbligatorio che le squadre impegnate a conseguire gli stessi obiettivi scendano in campo agli stessi orari. Solo che nessuno aveva considerato la concomitanza della finale degli Internazionali di tennis. Per evitare incidenti analoghi alla guerriglia urbana tra tifosi dell’aprile 2025, in cui rimasero contusi 14 agenti, il Viminale aveva vietato alle due formazioni di affrontarsi in orario serale, impedendo una collocazione della partita alle 20.45 di domenica.
La Lega di Serie A aveva proposto di disputare le sfide alle 12.30, vale a dire nel cosiddetto orario di «lunch match», incontrando però il diniego della Prefettura e della questura di Roma: «Siamo attrezzati per gestire qualsiasi cosa, anche eventi difficili in concomitanza, ma sarebbe più sensato non far giocare un derby nello stesso giorno degli Internazionali di tennis, oggi diventati un evento mondiale di pari importanza», era stata la motivazione, seguita da una nota che ufficializzava lo slittamento del derby a lunedì alle 20.45, in orario sì serale, ma il giorno dopo rispetto all’evento tennistico. Decisione però rifiutata dalla Lega di Serie A. Piccolo particolare: la sovrapposizione potenziale dei due eventi, quello di pallone e quello di tennis, era nota già da tempo, ma nessuno si è preoccupato di prendere le logiche contromisure. La pezza che salvasse capra, cavoli e palinsesti televisivi (non bisogna dimenticare il ruolo decisivo degli editori tv che detengono i diritti sulle partite di calcio) trovata dalla Lega era spostare la lancetta degli orologi di mezz’ora avanti e di mezz’ora indietro: derby domenica alle 12 insieme con le altre quattro partite abbinate, finale del Foro Italico alle 17, per consentire lo svolgimento autonomo delle due manifestazioni e un controllo adeguato dell’ordine pubblico. «Abbiamo sbagliato, ma chiediamo di venirci incontro», ha dichiarato il presidente di Lega Ezio Simonelli, «Forse non è stato tenuto conto del fatto che il rinvio del derby coinvolgesse altre quattro città e 300.000 tifosi. Alla luce di questo, dando noi disponibilità ad anticipare di mezz’ora, mi auguro che la stessa disponibilità la dia la Federtennis nel posticipare». Continuando: «Prendiamo atto della decisione del Prefetto di far giocare il derby e le altre quattro partite lunedì sera, ma non la condividiamo. Abbiamo fatto una proposta formale al Viminale per trovare una soluzione. Se non dovessimo trovarla, presenteremo ricorso al Tar».
Il ricorso al Tar peraltro sta diventando sport nazionale al pari del pallone. Al caos organizzativo si è poi aggiunta la finaIe di Coppa Italia tra Lazio e Inter di ieri, che ha reso impervie le comunicazioni tra i protagonisti della vicenda, non consentendo ancora una soluzione. La faccenda è spinosa: giocare le partite di lunedì sera comporterebbe uno stravolgimento impraticabile per molti tifosi che non riuscirebbero a sostenere un viaggio in trasferta in un giorno feriale. La petizione di alcuni gruppi ultras che circola da marzo per un calcio «più giusto e popolare» è anche una reazione a pasticci del genere: «Vogliamo dire basta al calcio con orari spezzatino, subordinato a decisioni dell’ultimo minuto», sostengono i tifosi. Il numero uno del Coni Giovanni Malagò ha stigmatizzato la vicenda con una stilettata ovattata: «Non ho alcuna carica o ruolo per parlare dell’argomento. Mi auguro che possano trovare una soluzione in grado di accontentare tutti. Non è certo una bella cosa questa diatriba». Bella non lo è, e al momento una soluzione ufficiale non c’è ancora. Ma la diatriba aiuta a comprendere sia il significato autentico dell’espressione «decidere in zona Cesarini», sia il motivo per cui il calcio italiano è prigioniero di sé stesso, forse troppo occupato a pensare ai ricorsi al Tar e poco ai ricorsi (e ai corsi) della sua travagliata storia recente.
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Trump vola da Xi mentre la guerra in Iran pesa su economia e politica USA tra rincari, debiti, tensioni con la Cina e sfida elettorale.
Guido Guidesi (Ansa)
I numeri che accompagnano questa ambizione sono solidi. Con oltre il 23% del Pil nazionale e più di un quarto dell'export italiano, la Lombardia è già il principale motore economico del Paese. Dal 2021 al 2025 ha attratto 448 progetti su 1.158 complessivi in Italia, mantenendo una quota costante tra il 35% e il 45% del totale nazionale, con una crescita di 85-90 investimenti diretti esteri all’anno - il 35% in più rispetto al quinquennio precedente (lo dice il Financial Times). Dati ancora più significativi se confrontati con lo scenario globale: tra il 2023 e il 2024 i flussi internazionali di investimenti sono calati dell’11% e quelli europei del 5%, mentre la Lombardia ha segnato un +6%.
Nel periodo 2020-2025, grazie al progetto “Invest in Lombardy” – sviluppato in collaborazione con Milano & Partners – la Regione ha supportato oltre 1.400 aziende estere interessate a insediarsi sul territorio. Solo nel 2025, 34 di queste hanno già avviato o annunciato progetti concreti, con un impatto stimato di 2,8 miliardi di indotto e 6.200 nuovi posti di lavoro. Attualmente sono 428 i progetti in gestione attiva, concentrati nei settori a più alto valore aggiunto: manifattura avanzata (semiconduttori, Industria 4.0), Scienze della Vita (biotecnologie, farmaceutico), Clean Tech e IT/ICT.
«I numeri confermano il nostro primato italiano rispetto all’attrazione investimenti esteri: valiamo il 40% degli investimenti esteri che arrivano in Italia. Ma non possiamo però fermarci al primato nazionale, possiamo e dobbiamo migliorarci», ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, presentando la nuova strategia regionale.
«Questo è l’obiettivo della nuova strategia di attrazione degli investimenti in cui si evidenzia un ruolo più da protagonista e attivo di Regione Lombardia al fine di cogliere opportunità di nuovi investimenti presentandoci con ecosistemi completi: dalla ricerca, ai fornitori, alle competenze. Proviamo a giocarci la partita dell’attrazione in un campionato più difficile e maggiormente competitivo; alziamo il livello, proviamo a migliorarci; vogliamo essere meta internazionale e hub europeo», ha aggiunto Guidesi, sottolineando che con la nuova direttiva «andremo anche a cercarci gli investitori rispetto alle esigenze che abbiamo dal punto di vista della partecipazione ai nostri ecosistemi».
Tre le direttrici del piano di Guidesi. La prima è la qualità degli investimenti: la Regione punta sui settori ad alto valore aggiunto: ICT, scienze della vita, elettronica, aerospazio, chimica e agroalimentare avanzato. La seconda è la valorizzazione degli ecosistemi territoriali e in questo quadro si inseriscono le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata di Cremona e Mantova, e l'iniziativa “Talenti – Trasferimento delle conoscenze”, che favorisce l’ingresso di dottori di ricerca e professionisti altamente qualificati nelle pmi lombarde. La terza direttrice è la semplificazione e la velocità dei processi, attraverso il rafforzamento del modello one-stop-shop per rendere più rapidi e prevedibili i percorsi di insediamento.
Per Giovanni Rossi, direttore generale di Promos Italia, «l'approccio internazionale è rafforzato da attività promozionali e roadshow nei principali mercati esteri, con “value proposition” focalizzate su settori ad alto valore aggiunto. La “business intelligence” permette di intercettare investitori qualificati e accompagnarli efficacemente nel percorso di insediamento. L'aftercare è considerato strategico per valorizzare le imprese già insediate e favorirne la crescita”, ha concluso Rossi.
Centrale nella strategia è il potenziamento di «Invest in Lombardy» come punto unico di accesso per gli investitori internazionali, capace di accompagnare le imprese lungo l'intero ciclo dell'investimento: dalla valutazione iniziale all'insediamento, fino ai servizi di aftercare.
Un riconoscimento al valore dell’ecosistema lombardo arriva dalle testimonianze delle imprese internazionali già presenti sul territorio. «Regione Lombardia ha accompagnato il nostro percorso di insediamento, supportandoci nel dialogo con il territorio e nello sviluppo delle competenze necessarie. La Lombardia si distingue per un ecosistema industriale solido e collaborativo, favorevole allo sviluppo di nuovi investimenti», ha evidenziato Carina Solsona Garriga, Coo di Affinity Petcare.
«Abbiamo scelto la Lombardia per la sua posizione strategica, la qualità delle infrastrutture e un ecosistema industriale unico a livello europeo, che consente di ottimizzare efficienza, sostenibilità e sviluppo produttivo», ha aggiunto Federico Castelli, amministratore delegato di Rockwool Italia.
«La Lombardia è più attrattiva di molte regioni europee grazie a una filiera industriale avanzata, competenze di altissimo livello e un forte orientamento all’export. Qui troviamo un luogo dove produrre, innovare e costruire valore nel lungo periodo», ha concluso Paolo Bertuzzi, Ceo & Managing Director di Turboden.
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