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2025-01-15
I patti con l’Africa danno i primi frutti. Frontex certifica: sbarchi giù del 59%
Ci sarebbe da ridare, come Gene Wilder nei panni del dottor Frankenstein (junior), mentre rianima la «creatura»: «Si può fare!». La creatura risvegliata è la legalità alle frontiere europee, il «si può fare» è bloccare l’immigrazione clandestina, battere i trafficanti di uomini. La parte comica è l’ostinazione di certi giudici nel bloccare la legittima azione del governo per fermare gli sbarchi, azione che ieri ha avuto la più efficace certificazione: quella dei numeri.
Frontex - la Guardia costiera europea - ha divulgato le statistiche relative al 2024. «I nuovi dati preliminari», scrive l’agenzia, «rivelano un significativo calo del 38% degli attraversamenti irregolari delle frontiere, raggiungendo il livello più basso dal 2021, quando la migrazione aveva subito l’effetto della pandemia di Covid». Ci sono altri due dati significativi che aggiungono un altro successo all’azione del governo Meloni. Certifica sempre Frontex: «Gli ingressi sulla rotta del Mediterraneo Centrale - che impatta maggiormente l’Italia - sono diminuiti del 59% a causa della riduzione delle partenze dalla Tunisia e dalla Libia. Si tratta comunque di 67.000 attraversamenti. Il calo maggiore si è avuto sulla rotta dei Balcani occidentali: il -78% ha fatto seguito ai forti sforzi compiuti dai Paesi della regione per arginare il flusso». Segno evidente che non è con l’accoglienza indiscriminata, non è con la pesca a strascico di migranti operata a esempio da Luca Casarini con la ong Mediterranea, sponsorizzata dalla Cei del cardinale Matteo Maria Zuppi, che si combattono i trafficanti di uomini. Spiace per Open Arms, che già scornata dalla sentenza di Palermo - Matteo Salvini assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di sequestro di persona - manda in onda a reti progressiste unificate un meme che, alla luce di questi dati, diventa sprezzo del ridicolo. È una serie di spot in cui si vedono Donald Trump, Elon Musk, Marine Le Pen, Viktor Orbán, ma soprattutto Giorgia Meloni tra i flutti, con la scritta: «Meloni salveremmo anche te». Visti i numeri, pare che a salvare i migranti sia invece il nostro premier, che ieri, all’inizio del Consiglio dei ministri, ha commentato: «Oltre che sui conti pubblici, registriamo un cambio di passo anche su un altro fronte - è la seconda buona notizia del giorno. Mi riferisco all’inversione di tendenza che abbiamo impresso nel governo dei flussi migratori. Frontex ci fa sapere che, complessivamente, il numero di ingressi irregolari di migranti registrati nell’Ue nel 2024 è calato al livello più basso dal 2021, quando i flussi migratori risentivano ancora della pandemia da Covid. Riduzione dei flussi dovuta principalmente al drastico calo degli ingressi sulla rotta del Mediterraneo centrale, grazie al crollo delle partenze da Tunisia e Libia. E questo è sicuramente un risultato dovuto all’azione dell’Italia, così come la riduzione complessiva degli ingressi irregolari nell’Unione europea, anche sulle altre rotte, come quella balcanica, dipende dal grande lavoro che il nostro governo ha intrapreso in questi anni e che sta dando ottimi risultati». Insomma, aver parlato con Orbán, con Donald Tusk, con Peter Pellegrini, per controllare le frontiere a Est, è servito. Ed è servito parlare con le autorità libiche e con il rais tunisino, Kais Saied. Anche la polemica sui Paesi sicuri - tema di scontro di alcuni giudici col governo per il Centro di rimpatrio in Albania - appare oggi in contrasto con i risultati e la posizione di Giorgia Meloni . Come promesso da Ursula von der Leyen, quella di Roma sta diventando la posizione dell’Europa. Sulla lista dei Paesi sicuri, l’Ue dovrebbe intervenire entro il Consiglio europeo di marzo.
I dati di Frontex sono stati oggetto di un’attenta analisi da diversi esponenti del centrodestra. Per Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri, «è proprio grazie all’Italia che si riduce la pressione di migrazione illegale sull’Europa»; Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, sottolinea: «Bloccare i movimenti dai Paesi di partenza è la strategia vincente. I decreti immigrazione, l’aumento dei rimpatri, gli accordi con Libia e Tunisia hanno consentito una contrazione dei flussi illegali del meno 58%». Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fdi, nota: «L’approccio innovativo del governo Meloni nella gestione dei flussi migratori non solo è vincente, ma è fondamentale per l’intera Europa».
Dissonante è la voce della Chiesa. Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, «dal punto di vista di chi si occupa dei rifugiati non sono dati positivi. Sappiamo che dietro queste riduzioni ci sono situazioni molto gravi di detenzione». Bussa invece a denari monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, l’armatore delle navi appoggio di Casarini, che se la piglia col Piano Mattei. Quello originale era una pensata dei cattolici illuminati, quello attuale è «il piano Meloni», che è finanziato con «soli» 600 milioni per quest’anno, mentre in Africa «servirebbero 938 miliardi di dollari». Non è chiaro se ce li deve mettere l’Italia e se la Cei si candidi a gestirli, ma, sentenzia il prelato, «se le politiche sull’immigrazione tutelando il diritto a migrare e le politiche sulla cooperazione non camminano insieme, si annullano». Magari è giusto, però pap Francesco ha varato nuove norme per difendere i confini del Vaticano: fino a 4 anni di galera e 25.000 euro di multa per chiunque penetri illegalmente le mura leonine. Amen.
Borse di studio, frode degli stranieri
Dopo i tunisini senza residenza che truffavano lo Stato italiano prendendo sussidi e bonus, anche studenti indiani, iraniani e pakistani che truffavano l’Edisu per ottenere borse di studio senza avere i requisiti. La Guardia di finanza di Torino ha scoperto infatti una truffa da oltre mezzo milione di euro per le borse di studio universitarie, in collaborazione con l’Edisu (l’ente regionale per il diritto allo studio universitario) del Piemonte. Si tratta, nello specifico, di 513.522,95 euro, finanziati in parte con risorse del Pnrr, ma anche della possibilità di beneficiare dell’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie, erogate in due tranche annuali.L’indagine, denominata Fake home, ha coinvolto 80 studenti, in maggioranza iraniani, indiani e pachistani, donne e uomini, e in differenti sedi degli atenei torinesi. L’inchiesta è partita dall’incongruenza riscontrata tra il numero di contratti di locazione stipulati da un trentasettenne ucraino residente a Torino e le effettive capacità occupazionali dei quattro immobili in suo possesso: negli stessi, oltre ai reali occupanti, risultavano infatti convivere, cartolarmente, ben 66 studenti. Gli approfondimenti hanno portato gli investigatori ad accertare, negli immobili, la presenza dei soli reali occupanti e la conseguente avvenuta stipula di contratti di locazione fittizi con gli studenti stranieri, i quali, in realtà, erano stati ospitati da amici in assenza di regolari contratti. Grazie alla compiacenza dell’ucraino, gli studenti extracomunitari avevano indebitamente autocertificato all’Edisu la disponibilità di un alloggio a titolo oneroso, presupposto necessario per perfezionare le istanze per le borse di studio, mentre l’affittuario aveva ottenuto illeciti compensi, compresi tra i 500 e i 600 euro per ogni contratto fasullo. Le Fiamme gialle hanno inoltre accertato che il fenomeno illecito veniva alimentato mediante chat di diversi social media. Individuato un ulteriore proprietario di alloggi, un italiano trentaquattrenne residente anch’egli nel capoluogo piemontese, che ha consentito a tre studenti stranieri di beneficiare di analoghe indebite provvidenze pubbliche.Degli 80 studenti coinvolti, 23 sono stati denunciati a vario titolo per indebite percezioni di erogazioni pubbliche, dopo che avevano ottenuto, nell’anno accademico 2022/2023, entrambe le tranche della borsa (superando quindi la soglia di 3.999,96 euro che porta in campo penale); 47 hanno avuto sanzioni amministrative per complessivi 404.544,61 euro, per avere ottenuto la prima tranche dell’anno 2023/2024 (uno è anche tra i denunciati); altri 11 sono stati segnalati per avere provato a ottenere la borsa di studio nel 2024/2025, dunque sono stati esclusi dalle graduatorie Edisu. Tutti coloro che hanno ricevuto indebitamente le borse di studio dovranno restituire le cifre percepite. Tra i denunciati ci sono due proprietari di immobili e un intermediario, che fungeva in parte anche da mediatore linguistico.«Grazie alla Guardia di finanza di Torino per l’operazione», ha dichiarato il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. «Abbiamo il dovere di garantire che le risorse pubbliche vadano agli studenti che ne hanno realmente diritto. Le prime vittime di queste frodi sono proprio loro. Continuiamo a lavorare insieme alla Gdf e agli enti per il diritto allo studio regionale per rafforzare la tutela del diritto allo studio ed evitare raggiri che sottraggono possibilità a studenti capaci ma in difficoltà».
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Crollano i flussi da Tunisia e Libia. Meloni esulta: «È un nostro risultato». La Chiesa: «I soldi del Piano Mattei non bastano». Circa 80 tra indiani, pakistani e iraniani hanno sottratto oltre mezzo milione di fondie approfittato di esenzioni fiscali. Complice pure un ucraino. Bernini ringrazia la Gdf.Lo speciale contiene due articoli.Ci sarebbe da ridare, come Gene Wilder nei panni del dottor Frankenstein (junior), mentre rianima la «creatura»: «Si può fare!». La creatura risvegliata è la legalità alle frontiere europee, il «si può fare» è bloccare l’immigrazione clandestina, battere i trafficanti di uomini. La parte comica è l’ostinazione di certi giudici nel bloccare la legittima azione del governo per fermare gli sbarchi, azione che ieri ha avuto la più efficace certificazione: quella dei numeri.Frontex - la Guardia costiera europea - ha divulgato le statistiche relative al 2024. «I nuovi dati preliminari», scrive l’agenzia, «rivelano un significativo calo del 38% degli attraversamenti irregolari delle frontiere, raggiungendo il livello più basso dal 2021, quando la migrazione aveva subito l’effetto della pandemia di Covid». Ci sono altri due dati significativi che aggiungono un altro successo all’azione del governo Meloni. Certifica sempre Frontex: «Gli ingressi sulla rotta del Mediterraneo Centrale - che impatta maggiormente l’Italia - sono diminuiti del 59% a causa della riduzione delle partenze dalla Tunisia e dalla Libia. Si tratta comunque di 67.000 attraversamenti. Il calo maggiore si è avuto sulla rotta dei Balcani occidentali: il -78% ha fatto seguito ai forti sforzi compiuti dai Paesi della regione per arginare il flusso». Segno evidente che non è con l’accoglienza indiscriminata, non è con la pesca a strascico di migranti operata a esempio da Luca Casarini con la ong Mediterranea, sponsorizzata dalla Cei del cardinale Matteo Maria Zuppi, che si combattono i trafficanti di uomini. Spiace per Open Arms, che già scornata dalla sentenza di Palermo - Matteo Salvini assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di sequestro di persona - manda in onda a reti progressiste unificate un meme che, alla luce di questi dati, diventa sprezzo del ridicolo. È una serie di spot in cui si vedono Donald Trump, Elon Musk, Marine Le Pen, Viktor Orbán, ma soprattutto Giorgia Meloni tra i flutti, con la scritta: «Meloni salveremmo anche te». Visti i numeri, pare che a salvare i migranti sia invece il nostro premier, che ieri, all’inizio del Consiglio dei ministri, ha commentato: «Oltre che sui conti pubblici, registriamo un cambio di passo anche su un altro fronte - è la seconda buona notizia del giorno. Mi riferisco all’inversione di tendenza che abbiamo impresso nel governo dei flussi migratori. Frontex ci fa sapere che, complessivamente, il numero di ingressi irregolari di migranti registrati nell’Ue nel 2024 è calato al livello più basso dal 2021, quando i flussi migratori risentivano ancora della pandemia da Covid. Riduzione dei flussi dovuta principalmente al drastico calo degli ingressi sulla rotta del Mediterraneo centrale, grazie al crollo delle partenze da Tunisia e Libia. E questo è sicuramente un risultato dovuto all’azione dell’Italia, così come la riduzione complessiva degli ingressi irregolari nell’Unione europea, anche sulle altre rotte, come quella balcanica, dipende dal grande lavoro che il nostro governo ha intrapreso in questi anni e che sta dando ottimi risultati». Insomma, aver parlato con Orbán, con Donald Tusk, con Peter Pellegrini, per controllare le frontiere a Est, è servito. Ed è servito parlare con le autorità libiche e con il rais tunisino, Kais Saied. Anche la polemica sui Paesi sicuri - tema di scontro di alcuni giudici col governo per il Centro di rimpatrio in Albania - appare oggi in contrasto con i risultati e la posizione di Giorgia Meloni . Come promesso da Ursula von der Leyen, quella di Roma sta diventando la posizione dell’Europa. Sulla lista dei Paesi sicuri, l’Ue dovrebbe intervenire entro il Consiglio europeo di marzo.I dati di Frontex sono stati oggetto di un’attenta analisi da diversi esponenti del centrodestra. Per Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri, «è proprio grazie all’Italia che si riduce la pressione di migrazione illegale sull’Europa»; Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, sottolinea: «Bloccare i movimenti dai Paesi di partenza è la strategia vincente. I decreti immigrazione, l’aumento dei rimpatri, gli accordi con Libia e Tunisia hanno consentito una contrazione dei flussi illegali del meno 58%». Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fdi, nota: «L’approccio innovativo del governo Meloni nella gestione dei flussi migratori non solo è vincente, ma è fondamentale per l’intera Europa».Dissonante è la voce della Chiesa. Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, «dal punto di vista di chi si occupa dei rifugiati non sono dati positivi. Sappiamo che dietro queste riduzioni ci sono situazioni molto gravi di detenzione». Bussa invece a denari monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, l’armatore delle navi appoggio di Casarini, che se la piglia col Piano Mattei. Quello originale era una pensata dei cattolici illuminati, quello attuale è «il piano Meloni», che è finanziato con «soli» 600 milioni per quest’anno, mentre in Africa «servirebbero 938 miliardi di dollari». Non è chiaro se ce li deve mettere l’Italia e se la Cei si candidi a gestirli, ma, sentenzia il prelato, «se le politiche sull’immigrazione tutelando il diritto a migrare e le politiche sulla cooperazione non camminano insieme, si annullano». Magari è giusto, però pap Francesco ha varato nuove norme per difendere i confini del Vaticano: fino a 4 anni di galera e 25.000 euro di multa per chiunque penetri illegalmente le mura leonine. Amen. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/patti-con-lafrica-danno-frutti-2670856063.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="borse-di-studio-frode-degli-stranieri" data-post-id="2670856063" data-published-at="1736932237" data-use-pagination="False"> Borse di studio, frode degli stranieri Dopo i tunisini senza residenza che truffavano lo Stato italiano prendendo sussidi e bonus, anche studenti indiani, iraniani e pakistani che truffavano l’Edisu per ottenere borse di studio senza avere i requisiti. La Guardia di finanza di Torino ha scoperto infatti una truffa da oltre mezzo milione di euro per le borse di studio universitarie, in collaborazione con l’Edisu (l’ente regionale per il diritto allo studio universitario) del Piemonte. Si tratta, nello specifico, di 513.522,95 euro, finanziati in parte con risorse del Pnrr, ma anche della possibilità di beneficiare dell’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie, erogate in due tranche annuali.L’indagine, denominata Fake home, ha coinvolto 80 studenti, in maggioranza iraniani, indiani e pachistani, donne e uomini, e in differenti sedi degli atenei torinesi. L’inchiesta è partita dall’incongruenza riscontrata tra il numero di contratti di locazione stipulati da un trentasettenne ucraino residente a Torino e le effettive capacità occupazionali dei quattro immobili in suo possesso: negli stessi, oltre ai reali occupanti, risultavano infatti convivere, cartolarmente, ben 66 studenti. Gli approfondimenti hanno portato gli investigatori ad accertare, negli immobili, la presenza dei soli reali occupanti e la conseguente avvenuta stipula di contratti di locazione fittizi con gli studenti stranieri, i quali, in realtà, erano stati ospitati da amici in assenza di regolari contratti. Grazie alla compiacenza dell’ucraino, gli studenti extracomunitari avevano indebitamente autocertificato all’Edisu la disponibilità di un alloggio a titolo oneroso, presupposto necessario per perfezionare le istanze per le borse di studio, mentre l’affittuario aveva ottenuto illeciti compensi, compresi tra i 500 e i 600 euro per ogni contratto fasullo. Le Fiamme gialle hanno inoltre accertato che il fenomeno illecito veniva alimentato mediante chat di diversi social media. Individuato un ulteriore proprietario di alloggi, un italiano trentaquattrenne residente anch’egli nel capoluogo piemontese, che ha consentito a tre studenti stranieri di beneficiare di analoghe indebite provvidenze pubbliche.Degli 80 studenti coinvolti, 23 sono stati denunciati a vario titolo per indebite percezioni di erogazioni pubbliche, dopo che avevano ottenuto, nell’anno accademico 2022/2023, entrambe le tranche della borsa (superando quindi la soglia di 3.999,96 euro che porta in campo penale); 47 hanno avuto sanzioni amministrative per complessivi 404.544,61 euro, per avere ottenuto la prima tranche dell’anno 2023/2024 (uno è anche tra i denunciati); altri 11 sono stati segnalati per avere provato a ottenere la borsa di studio nel 2024/2025, dunque sono stati esclusi dalle graduatorie Edisu. Tutti coloro che hanno ricevuto indebitamente le borse di studio dovranno restituire le cifre percepite. Tra i denunciati ci sono due proprietari di immobili e un intermediario, che fungeva in parte anche da mediatore linguistico.«Grazie alla Guardia di finanza di Torino per l’operazione», ha dichiarato il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. «Abbiamo il dovere di garantire che le risorse pubbliche vadano agli studenti che ne hanno realmente diritto. Le prime vittime di queste frodi sono proprio loro. Continuiamo a lavorare insieme alla Gdf e agli enti per il diritto allo studio regionale per rafforzare la tutela del diritto allo studio ed evitare raggiri che sottraggono possibilità a studenti capaci ma in difficoltà».
Ansa
Steve Barclay, uno dei bellocci di Hollywood, si battè il petto per aver scoperto Alfredo due anni dopo che lavorava a Cinecittà: «Dopo due anni a Roma ho finalmente trovato Alfredo’s e ho imparato come dovrebbe essere la vera cucina italiana: ora sono viziato. Ora pretendo tutto il meglio».
Ma torniamo al senatore del Massachusetts lasciato sull’uscio del ristorante curioso di capire perché i suoi compatrioti a stelle e strisce, dai celeberrimi ai più sconosciuti, dai presidenti ai premi Nobel, dalle galattiche star di Hollywood agli anonimi viaggiatori degli States, inseriscono come tappa obbligatoria delle loro vacanze romane questo ristorante diventato mitico dopo essere stato scoperto, nel 1927, dai grandi attori del cinema muto Mary Pickford e Douglas Fairbanks.
Alfredo, il paffuto e baffuto re delle fettuccine, l’ottavo sovrano di Roma, ha le vibrisse come i gatti: annusa immediatamente il grosso personaggio. Fa accomodare il senatore al tavolo dei grandi ospiti e si muove carismatico col vassoio delle fettuccine. È il momento del condimento delle «maestose fettuccine di Alfredo», rito gastronomico, sacro, magnetico, seducente. Le fettuccine nei precisi gesti di Alfredo prendono vita, si avviluppano e s’aggrovigliano, s’impregnano una a una nel doppio burro. Alfredo Di Lelio maneggia la forchetta e il cucchiaio d’oro donatigli da Mary Pickford e Douglas Fairbanks («To Alfredo the king of the noodles») con movimenti di fachiro. Ipnotizza i clienti. Li strega. Anche giovane senatore rimane incantato. Non è finita. A fine pasto Alfredo gli si avvicina con il libro rilegato in cuoio con gli autografi dei grandi personaggi. Glielo porge profetizzandogli: «Le mie fettuccine portano fortuna. Tu avrai una carriera molto brillante». L’ospite sorride e sottoscrive una cortese dedica firmandola John Fitzgerald Kennedy. Otto anni dopo diventerà il 35° presidente degli Stati Uniti. La profezia del re delle fettuccine andò a buon segno.
E non fu la prima. Le fettuccine di Alfredo accompagnarono alla Casa Bianca anche il precedente inquilino, Dwight «Ike» Eisenhower. Il generale e la moglie, la mitica Mamie Eisenhower, chiusero a Roma il loro viaggio europeo prima di tornare in America nel 1952. Furono ospiti di Alfredo per tutto il loro soggiorno. Ike aveva appena rinunciato alla nomina del supremo comando della Nato e stava tornando in America per la campagna presidenziale che lo avrebbe visto trionfare. Alfredo fu tra i primi a congratularsi. Gli mandò un telegramma: «Sono felice che le mie preghiere siano state esaudite». In risposta, la first lady gli inviò un ritratto del neoeletto presidente degli Stati Uniti: «Io e mio marito ricorderemo sempre il ristorante di Roma e Alfredo, con grande piacere».
Alfredo Di Lelio era nato a Roma, trasteverino, e non se ne era mai allontanato più di tanto. Avrebbe potuto girare il mondo ospite di principi, sovrani, sceicchi e nababbi. A chi gli chiedeva perché non lo facesse, rispondeva: «Perché dovrei viaggiare per il mondo quando il mondo viene a me?». Aveva ragione: il duca e la duchessa di Windsor, Edoardo VIII che fu re d’Inghilterra per pochi mesi prima di abdicare, e Wally Simpson gli mandarono, preoccupati, un messaggio di auguri quando s’ammalò. Altri illustri ospiti di sangue blu si fecero fotografare con il «collega»: il principe Ranieri di Monaco e la principessa Grace Kelly, lo scià di Persia, Reza Pahlevi, e l’imperatrice Farah Diba. Anche l’Agha Khan, potente imam dei musulmani ismailiti, sedeva spesso al tavolo di Alfredo. I rotocalchi dicevano di lui «vale tanto oro quanto pesa», pensando ai tributi pagati dai fedeli. Le fettuccine, comprese nel peso netto, contribuivano ad aumentarne il valore.
Ma se Alfredo fu il re consacrato delle fettuccine (prima nel ristorante in via della Scrofa, poi, nel dopoguerra, ripresa l’attività, in quello di piazza Augusto imperatore), non fu lui l’inventore di tanta bontà. Lui aveva riscoperto la ricetta per aiutare la moglie Ines a riprendersi dalle fatiche del parto ed ebbe l’intelligenza di mettere il piatto in carta e di creargli intorno la leggenda.
La cucina Italiana, quella romana in particolare, conosce in realtà l’abbinamento di pasta lunga in bianco con burro e formaggio fin dal Rinascimento. Ne scrive nel suo Libro de arte coquinaria il maestro Martino da Como, celeberrimo cuoco (prima) del duca Francesco Sforza e (poi) di sua eccellenza il cardinale camerlengo Ludovico Scarampi Mezzarota, patriarca di Aquileia, alto prelato soprannominato «cardinal Lucullo» per gli opulenti banchetti. Nel libro di maestro Martino da Como troviamo la ricetta di «maccaroni romanischi»: «Piglia de la farina che sia bella, et distemperala et fa’ la pasta un pocho più grossa che quella de le lasagne, et avoltola intorno ad un bastone. Et dapoi caccia fore il bastone, et tagliala la pasta larga un dito piccolo, et resterà in modo de bindelle, overo stringhe». Le bindelle di Martino non sono forse le nonne delle nonne delle fettuccine di Alfredo?
Sono 52 i libri rilegati in cuoio conservati dalla famiglia Di Lelio. Più le decine e decine di foto appese alle pareti del locale. Non manca nessuno dei personaggi più famosi del XX secolo. Fu Ettore Petrolini, il grande attore, amico d’infanzia di Alfredo, a suggerire all’oste più famoso del mondo di raccogliere i commenti dei grandi. C’è il gotha, in quei volumi. Si farebbe prima ad elencare chi manca piuttosto di chi c’è. Tra gli italiani si notano Enrico De Nicola, primo presidente della neonata Repubblica, Luigi Pirandello, Guglielmo Marconi, Federico Fellini. Nel who’s who di Alfredo ci sono tutti, ma proprio tutti quelli che passano da Roma: si fermano e firmano facendosi fotografare con lui e le fettuccine in pose buffe: Marylin Monroe, Gregory Peck, Bette Davis, Ava Gardner, Wilson Pickett, Sophia Loren, Charles Laughton, Pedro Armenderiz, Alfred Hitchock, Maurice Chevalier. Il grande politogo Ralph Bunche, premio Nobel per la pace, cita nella dedica un verso shakesperiano: «Mio caro Alfredo, lodare il tuo straordinario cibo sarebbe dorare l’oro. Sei un grande artista della cucina, uno spettacolo scintillante». Un generale scrive a proposito della piazza: «In uno spazio così breve, ci sono tre meraviglie del mondo: l’Augusteo, l’Ara Pacis e Alfredo».
In uno dei 52 volumi c’è una pagina bianca: la spina che Alfredo portò conficcata nel fianco per tutta la vita. «Sotto un quadrato vuoto», spiegava, «c’è una sigla, “Tri”. Era la sigla dell’ultimo dei grandi poeti romani: Trilussa. Dopo cena una volta mi ha detto: “Sì, scriverò qualcosa per te, ma fammi pensare. Ecco la firma per il momento. Il resto verrà dopo”. Ma gli anni passavano e ogni volta che gli ricordavo la promessa, mi calmava: “Scriverò qualcosa per te”. Poi è morto. E di Trilussa solo questo spazio vuoto è rimasto con me, uno spazio bianco come un tavolo perfettamente apparecchiato. Chissà quali parole preziose voleva dire».
Nemmeno la critica e scrittrice Elsa Maxwell, soprannominata «il pettegolezzo di Hollywood», ebbe qualcosa da dire sulla fettuccine che divorò con tanto gusto. Finita la cena, la donna più odiata dalle star di Hollywood esclamò: «Alfredo? È l’unico uomo che è riuscito a tapparmi la bocca».
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Francesco Di Giovanni @Max Montingelli
Fondata oltre trent’anni fa da Mario Moretti Polegato, Geox nasce da un’intuizione tanto semplice quanto rivoluzionaria: creare una scarpa capace di far respirare il piede mantenendo al tempo stesso impermeabilità e comfort. Un’idea trasformata in brevetto e poi in modello di business, che ha permesso al marchio di imporsi a livello internazionale come sinonimo di innovazione tecnologica applicata alla calzatura. Nel corso degli anni l’azienda ha costruito la propria identità su una promessa chiara - la «scarpa che respira» - estendendo progressivamente il know-how anche all’abbigliamento e consolidando una presenza globale con centinaia di negozi e milioni di paia vendute ogni anno. Oggi, in un contesto di mercato profondamente mutato e sempre più competitivo, il gruppo ha avviato una nuova fase sotto la guida dell’amministratore delegato Francesco Di Giovanni. Manager di lunga esperienza industriale, chiamato spesso a gestire fasi di trasformazione, il suo mandato è chiaro: riportare l’azienda al proprio Dna originario, rafforzando il contenuto tecnologico e la coerenza strategica del brand. «Non si tratta di cambiare natura», spiega alla Verità, «ma di valorizzare ciò che sappiamo fare meglio».
Il mercato è cambiato, la competizione si è intensificata. Come affrontate il momento?
«Oggi il nostro compito è molto chiaro: riportare il prodotto al centro, valorizzando il contenuto tecnologico che rappresenta il nostro Dna. Non siamo un’azienda di moda pura, anche se lo stile è fondamentale. Il nostro punto di forza è offrire un comfort superiore grazie alla tecnologia. Se perdiamo questo elemento, perdiamo la nostra identità. Mettere il prodotto al centro significa investire in ricerca, materiali, processi produttivi e qualità costruttiva».
Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha inciso sulle abitudini di consumo. Quanto ha influito sullo sviluppo della nuova collezione?
«Ha avuto un impatto su tutti, anche sul nostro settore. Per Geox, però, non si è trattato di reinventare qualcosa da zero. Grazie alla nostra forte presenza internazionale, soprattutto nei Paesi del Nord, avevamo già competenze consolidate nel segmento waterproof, tecnologie che fanno parte del nostro patrimonio, che abbiamo esteso ai modelli invernali e impermeabili. Il comfort oggi è un valore diffuso nel mercato, ma la scarpa che respira pur restando impermeabile è un elemento distintivo che possiamo rivendicare come unico».
Come siete riusciti a coniugare protezione tecnica e stile contemporaneo?
«Innovare senza tradire l’identità è fondamentale. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto anche sull’estetica, perché è evidente che le scarpe si scelgono guardandole da sopra. Tecnologia e appeal devono convivere. Questa collezione per il prossimo inverno rappresenta uno sforzo concreto per rendere il prodotto più contemporaneo, senza perdere coerenza».
Il brevetto Amphibiox rappresenta la massima espressione della vostra protezione waterproof. Quanto investite oggi in ricerca e sviluppo?
«Investiamo molto. La tecnologia Amphibiox è il risultato di un processo complesso che unisce ricerca sui materiali, processi produttivi avanzati e test rigorosi. Nel nostro centro ricerca di Montebelluna eseguiamo prove in vasche d’acqua e simulazioni di camminata prolungata. Amphibiox non è semplicemente una tomaia trattata: integra una “calza” interna completamente saldata che isola il piede, garantendo impermeabilità totale senza compromettere la traspirabilità. È su questa capacità di coniugare protezione e comfort che abbiamo costruito il nostro vantaggio competitivo».
Quanto è importante innovare partendo dai modelli iconici del brand?
«È essenziale. Modelli come Spherica e Bluetouch rappresentano pilastri della nostra offerta. Possono evolvere, diventare waterproof, integrare nuove soluzioni tecnologiche, ma non devono mai tradire le aspettative del cliente. Se perdessimo la nostra identità tecnologica, perderemmo la ragione per cui esistiamo. L’innovazione deve rafforzare il Dna, non snaturarlo».
Come si sta evolvendo il mix tra retail diretto, wholesale e canale digitale?
«Abbiamo deciso di non alterare radicalmente l’equilibrio tra i canali. Tuttavia, sul digitale abbiamo dovuto fare scelte importanti. Ci sono piattaforme dove si può vendere molto ma senza marginalità. E il nostro principio è chiaro: il fatturato è vanità, i margini sono realtà. Per questo abbiamo chiuso alcuni canali online non sostenibili e rafforzato i canali diretti, a partire dal nostro e-commerce. Oggi possiamo contare su oltre 4 milioni di iscritti al programma loyalty benefit, che ci permette un dialogo continuo con i clienti. Il prossimo passo sarà utilizzare l’Intelligenza artificiale per migliorare ulteriormente la personalizzazione e la relazione. Il retail fisico resta centrale: abbiamo oltre 600 negozi nel mondo. Non sono solo punti vendita, ma luoghi dove spiegare il contenuto tecnologico del prodotto. Stiamo introducendo anche Qr code sulle scatole per rendere immediatamente accessibili tutte le informazioni tecniche».
In un contesto macroeconomico complesso per moda e lifestyle, quali sono oggi i vostri driver di resilienza?
«Viviamo una fase di forte polarizzazione economica, con una classe media che attraversa incertezza. Noi lavoriamo al servizio di questa fascia, offrendo un prodotto di alta qualità a un prezzo equo. Non vogliamo competere con scarpe da 10 o 20 euro: il nostro contenuto tecnologico merita riconoscimento. Vendiamo ogni anno circa 12-13 milioni di paia e gestiamo una macchina organizzativa complessa, con circa 3.000 persone nel mondo, di cui oltre 400 nella sede centrale di Montebelluna. Il nostro driver di resilienza è tornare con determinazione ai nostri punti chiave: comfort tecnologico, traspirabilità e coerenza identitaria».
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La rabbia degli italiani per la decisione del tribunale dei minori dell'Aquila: manifestazioni a Vasto per la famiglia nel bosco dopo la separazione dai figli.
Giuseppina Di Foggia (Imagoeconomica)
«Il sistema elettrico italiano sta evolvendo nel percorso di transizione energetica: nel 2025 le rinnovabili hanno raggiunto circa il 50% della produzione nazionale, rappresentando la principale leva per l’indipendenza energetica del Paese e, a tendere, per il contenimento del prezzo dell’energia», ha dichiarato Giuseppina Di Foggia, AD e DG di Terna. «In questo quadro, si distingue il ruolo della rete di trasmissione perché genera valore duraturo ed effetti sul territorio. Nel lungo termine, è opportuno garantire un mix equilibrato fra energia eolica e solare, integrato con una percentuale adeguata di generazione programmabile a basse emissioni. Terna affronta sfide sempre più complesse, dando il proprio contributo al progresso del Paese».
Nel panorama europeo, nel 2025 solare ed eolico hanno raggiunto complessivamente il 30% della generazione elettrica, superando per la prima volta i combustibili fossili. Se si considerano tutte le fonti rinnovabili, il contributo alla produzione elettrica complessiva arriva a circa la metà del totale. Anche in Italia il trend è analogo: negli ultimi vent’anni la quota di generazione rinnovabile è quasi triplicata, mentre la produzione termoelettrica si è ridotta di oltre il 40%. Nel 2025 la potenza efficiente lorda installata ha raggiunto quasi 82 gigawatt, con una crescita del 44,3% rispetto al 2020, mentre oltre 22 gigawatt di nuova capacità rinnovabile risultano già contrattualizzati e destinati a entrare in esercizio nei prossimi anni.
La crescita delle rinnovabili contribuisce in modo significativo alla sicurezza energetica del Paese. Tra il 2010 e il 2024 la dipendenza energetica italiana si è ridotta di circa nove punti percentuali. Nonostante questo progresso, il sistema elettrico resta ancora esposto alla volatilità dei prezzi del gas naturale, che nel 2024 ha continuato a determinare il prezzo dell’energia elettrica per oltre il 60% delle ore. In questo contesto, lo sviluppo e il potenziamento della rete di trasmissione assumono un ruolo decisivo per integrare la nuova produzione rinnovabile e rendere il sistema più resiliente.
La rete elettrica, infatti, non rappresenta soltanto un’infrastruttura tecnica, ma un fattore abilitante della trasformazione energetica. La sua evoluzione consente di collegare nuovi impianti rinnovabili, migliorare gli scambi di energia tra aree diverse del Paese e rafforzare le interconnessioni con l’estero, contribuendo al tempo stesso a contenere i costi dell’energia e a garantire stabilità al sistema. Secondo lo studio, ogni euro investito nella rete di trasmissione genera un impatto pari a 2,98 euro sul valore della produzione e 1,31 euro sul prodotto interno lordo.
Nel complesso, gli investimenti previsti dal piano industriale di Terna nel quinquennio produrranno circa 35 miliardi di euro di valore della produzione e 16,2 miliardi di euro di prodotto interno lordo, favorendo inoltre la creazione di quasi 40 mila occupati medi annui.
Il sistema elettrico italiano si distingue già oggi per livelli elevati di efficienza e qualità del servizio, oltre che per costi di trasmissione tra i più competitivi in Europa. Nel 2024 il costo della trasmissione è stato pari a 11,2 euro per megawattora, inferiore a quello registrato in Francia, Spagna e alla media europea. Questo risultato è legato anche all’efficienza nella pianificazione degli investimenti necessari a integrare nuova capacità rinnovabile, con un costo unitario per gigawatt significativamente più basso rispetto ai principali Paesi europei.
L’evoluzione verso un sistema elettrico con una quota sempre più elevata di rinnovabili introduce però nuove complessità operative.
La generazione da solare ed eolico è per natura variabile e richiede strumenti adeguati per garantire la stabilità della rete, in particolare nella regolazione di frequenza e tensione. Per affrontare queste sfide sono necessari investimenti in infrastrutture, tecnologie digitali, competenze e risorse umane, oltre allo sviluppo di sistemi di accumulo e di soluzioni di flessibilità.
In questa prospettiva, il Piano di Sviluppo decennale della rete elettrica nazionale prevede investimenti complessivi per 23 miliardi di euro entro il 2034. Gli interventi consentiranno di aumentare la capacità di scambio di energia di circa 15 gigawatt e di potenziare ulteriormente le interconnessioni internazionali, rafforzando il ruolo dell’Italia nel mercato energetico europeo.
Nel breve e medio termine, quindi, le fonti rinnovabili rappresentano uno strumento fondamentale per migliorare la sicurezza energetica e contenere il costo dell’energia. Guardando invece al medio-lungo periodo, tra il 2040 e il 2050, lo studio sottolinea l’importanza di mantenere un mix equilibrato tra energia solare ed eolica e di affiancare alle rinnovabili una quota limitata di tecnologie programmabili a basse emissioni, stimata tra il 10 e il 15% della generazione. Una combinazione di questo tipo permetterebbe di garantire al tempo stesso sostenibilità economica, sicurezza del sistema elettrico e stabilità della fornitura energetica, consolidando il ruolo della rete di trasmissione come leva fondamentale per la competitività del Paese.
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