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2025-01-15
I patti con l’Africa danno i primi frutti. Frontex certifica: sbarchi giù del 59%
Ci sarebbe da ridare, come Gene Wilder nei panni del dottor Frankenstein (junior), mentre rianima la «creatura»: «Si può fare!». La creatura risvegliata è la legalità alle frontiere europee, il «si può fare» è bloccare l’immigrazione clandestina, battere i trafficanti di uomini. La parte comica è l’ostinazione di certi giudici nel bloccare la legittima azione del governo per fermare gli sbarchi, azione che ieri ha avuto la più efficace certificazione: quella dei numeri.
Frontex - la Guardia costiera europea - ha divulgato le statistiche relative al 2024. «I nuovi dati preliminari», scrive l’agenzia, «rivelano un significativo calo del 38% degli attraversamenti irregolari delle frontiere, raggiungendo il livello più basso dal 2021, quando la migrazione aveva subito l’effetto della pandemia di Covid». Ci sono altri due dati significativi che aggiungono un altro successo all’azione del governo Meloni. Certifica sempre Frontex: «Gli ingressi sulla rotta del Mediterraneo Centrale - che impatta maggiormente l’Italia - sono diminuiti del 59% a causa della riduzione delle partenze dalla Tunisia e dalla Libia. Si tratta comunque di 67.000 attraversamenti. Il calo maggiore si è avuto sulla rotta dei Balcani occidentali: il -78% ha fatto seguito ai forti sforzi compiuti dai Paesi della regione per arginare il flusso». Segno evidente che non è con l’accoglienza indiscriminata, non è con la pesca a strascico di migranti operata a esempio da Luca Casarini con la ong Mediterranea, sponsorizzata dalla Cei del cardinale Matteo Maria Zuppi, che si combattono i trafficanti di uomini. Spiace per Open Arms, che già scornata dalla sentenza di Palermo - Matteo Salvini assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di sequestro di persona - manda in onda a reti progressiste unificate un meme che, alla luce di questi dati, diventa sprezzo del ridicolo. È una serie di spot in cui si vedono Donald Trump, Elon Musk, Marine Le Pen, Viktor Orbán, ma soprattutto Giorgia Meloni tra i flutti, con la scritta: «Meloni salveremmo anche te». Visti i numeri, pare che a salvare i migranti sia invece il nostro premier, che ieri, all’inizio del Consiglio dei ministri, ha commentato: «Oltre che sui conti pubblici, registriamo un cambio di passo anche su un altro fronte - è la seconda buona notizia del giorno. Mi riferisco all’inversione di tendenza che abbiamo impresso nel governo dei flussi migratori. Frontex ci fa sapere che, complessivamente, il numero di ingressi irregolari di migranti registrati nell’Ue nel 2024 è calato al livello più basso dal 2021, quando i flussi migratori risentivano ancora della pandemia da Covid. Riduzione dei flussi dovuta principalmente al drastico calo degli ingressi sulla rotta del Mediterraneo centrale, grazie al crollo delle partenze da Tunisia e Libia. E questo è sicuramente un risultato dovuto all’azione dell’Italia, così come la riduzione complessiva degli ingressi irregolari nell’Unione europea, anche sulle altre rotte, come quella balcanica, dipende dal grande lavoro che il nostro governo ha intrapreso in questi anni e che sta dando ottimi risultati». Insomma, aver parlato con Orbán, con Donald Tusk, con Peter Pellegrini, per controllare le frontiere a Est, è servito. Ed è servito parlare con le autorità libiche e con il rais tunisino, Kais Saied. Anche la polemica sui Paesi sicuri - tema di scontro di alcuni giudici col governo per il Centro di rimpatrio in Albania - appare oggi in contrasto con i risultati e la posizione di Giorgia Meloni . Come promesso da Ursula von der Leyen, quella di Roma sta diventando la posizione dell’Europa. Sulla lista dei Paesi sicuri, l’Ue dovrebbe intervenire entro il Consiglio europeo di marzo.
I dati di Frontex sono stati oggetto di un’attenta analisi da diversi esponenti del centrodestra. Per Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri, «è proprio grazie all’Italia che si riduce la pressione di migrazione illegale sull’Europa»; Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, sottolinea: «Bloccare i movimenti dai Paesi di partenza è la strategia vincente. I decreti immigrazione, l’aumento dei rimpatri, gli accordi con Libia e Tunisia hanno consentito una contrazione dei flussi illegali del meno 58%». Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fdi, nota: «L’approccio innovativo del governo Meloni nella gestione dei flussi migratori non solo è vincente, ma è fondamentale per l’intera Europa».
Dissonante è la voce della Chiesa. Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, «dal punto di vista di chi si occupa dei rifugiati non sono dati positivi. Sappiamo che dietro queste riduzioni ci sono situazioni molto gravi di detenzione». Bussa invece a denari monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, l’armatore delle navi appoggio di Casarini, che se la piglia col Piano Mattei. Quello originale era una pensata dei cattolici illuminati, quello attuale è «il piano Meloni», che è finanziato con «soli» 600 milioni per quest’anno, mentre in Africa «servirebbero 938 miliardi di dollari». Non è chiaro se ce li deve mettere l’Italia e se la Cei si candidi a gestirli, ma, sentenzia il prelato, «se le politiche sull’immigrazione tutelando il diritto a migrare e le politiche sulla cooperazione non camminano insieme, si annullano». Magari è giusto, però pap Francesco ha varato nuove norme per difendere i confini del Vaticano: fino a 4 anni di galera e 25.000 euro di multa per chiunque penetri illegalmente le mura leonine. Amen.
Borse di studio, frode degli stranieri
Dopo i tunisini senza residenza che truffavano lo Stato italiano prendendo sussidi e bonus, anche studenti indiani, iraniani e pakistani che truffavano l’Edisu per ottenere borse di studio senza avere i requisiti. La Guardia di finanza di Torino ha scoperto infatti una truffa da oltre mezzo milione di euro per le borse di studio universitarie, in collaborazione con l’Edisu (l’ente regionale per il diritto allo studio universitario) del Piemonte. Si tratta, nello specifico, di 513.522,95 euro, finanziati in parte con risorse del Pnrr, ma anche della possibilità di beneficiare dell’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie, erogate in due tranche annuali.L’indagine, denominata Fake home, ha coinvolto 80 studenti, in maggioranza iraniani, indiani e pachistani, donne e uomini, e in differenti sedi degli atenei torinesi. L’inchiesta è partita dall’incongruenza riscontrata tra il numero di contratti di locazione stipulati da un trentasettenne ucraino residente a Torino e le effettive capacità occupazionali dei quattro immobili in suo possesso: negli stessi, oltre ai reali occupanti, risultavano infatti convivere, cartolarmente, ben 66 studenti. Gli approfondimenti hanno portato gli investigatori ad accertare, negli immobili, la presenza dei soli reali occupanti e la conseguente avvenuta stipula di contratti di locazione fittizi con gli studenti stranieri, i quali, in realtà, erano stati ospitati da amici in assenza di regolari contratti. Grazie alla compiacenza dell’ucraino, gli studenti extracomunitari avevano indebitamente autocertificato all’Edisu la disponibilità di un alloggio a titolo oneroso, presupposto necessario per perfezionare le istanze per le borse di studio, mentre l’affittuario aveva ottenuto illeciti compensi, compresi tra i 500 e i 600 euro per ogni contratto fasullo. Le Fiamme gialle hanno inoltre accertato che il fenomeno illecito veniva alimentato mediante chat di diversi social media. Individuato un ulteriore proprietario di alloggi, un italiano trentaquattrenne residente anch’egli nel capoluogo piemontese, che ha consentito a tre studenti stranieri di beneficiare di analoghe indebite provvidenze pubbliche.Degli 80 studenti coinvolti, 23 sono stati denunciati a vario titolo per indebite percezioni di erogazioni pubbliche, dopo che avevano ottenuto, nell’anno accademico 2022/2023, entrambe le tranche della borsa (superando quindi la soglia di 3.999,96 euro che porta in campo penale); 47 hanno avuto sanzioni amministrative per complessivi 404.544,61 euro, per avere ottenuto la prima tranche dell’anno 2023/2024 (uno è anche tra i denunciati); altri 11 sono stati segnalati per avere provato a ottenere la borsa di studio nel 2024/2025, dunque sono stati esclusi dalle graduatorie Edisu. Tutti coloro che hanno ricevuto indebitamente le borse di studio dovranno restituire le cifre percepite. Tra i denunciati ci sono due proprietari di immobili e un intermediario, che fungeva in parte anche da mediatore linguistico.«Grazie alla Guardia di finanza di Torino per l’operazione», ha dichiarato il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. «Abbiamo il dovere di garantire che le risorse pubbliche vadano agli studenti che ne hanno realmente diritto. Le prime vittime di queste frodi sono proprio loro. Continuiamo a lavorare insieme alla Gdf e agli enti per il diritto allo studio regionale per rafforzare la tutela del diritto allo studio ed evitare raggiri che sottraggono possibilità a studenti capaci ma in difficoltà».
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Crollano i flussi da Tunisia e Libia. Meloni esulta: «È un nostro risultato». La Chiesa: «I soldi del Piano Mattei non bastano». Circa 80 tra indiani, pakistani e iraniani hanno sottratto oltre mezzo milione di fondie approfittato di esenzioni fiscali. Complice pure un ucraino. Bernini ringrazia la Gdf.Lo speciale contiene due articoli.Ci sarebbe da ridare, come Gene Wilder nei panni del dottor Frankenstein (junior), mentre rianima la «creatura»: «Si può fare!». La creatura risvegliata è la legalità alle frontiere europee, il «si può fare» è bloccare l’immigrazione clandestina, battere i trafficanti di uomini. La parte comica è l’ostinazione di certi giudici nel bloccare la legittima azione del governo per fermare gli sbarchi, azione che ieri ha avuto la più efficace certificazione: quella dei numeri.Frontex - la Guardia costiera europea - ha divulgato le statistiche relative al 2024. «I nuovi dati preliminari», scrive l’agenzia, «rivelano un significativo calo del 38% degli attraversamenti irregolari delle frontiere, raggiungendo il livello più basso dal 2021, quando la migrazione aveva subito l’effetto della pandemia di Covid». Ci sono altri due dati significativi che aggiungono un altro successo all’azione del governo Meloni. Certifica sempre Frontex: «Gli ingressi sulla rotta del Mediterraneo Centrale - che impatta maggiormente l’Italia - sono diminuiti del 59% a causa della riduzione delle partenze dalla Tunisia e dalla Libia. Si tratta comunque di 67.000 attraversamenti. Il calo maggiore si è avuto sulla rotta dei Balcani occidentali: il -78% ha fatto seguito ai forti sforzi compiuti dai Paesi della regione per arginare il flusso». Segno evidente che non è con l’accoglienza indiscriminata, non è con la pesca a strascico di migranti operata a esempio da Luca Casarini con la ong Mediterranea, sponsorizzata dalla Cei del cardinale Matteo Maria Zuppi, che si combattono i trafficanti di uomini. Spiace per Open Arms, che già scornata dalla sentenza di Palermo - Matteo Salvini assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di sequestro di persona - manda in onda a reti progressiste unificate un meme che, alla luce di questi dati, diventa sprezzo del ridicolo. È una serie di spot in cui si vedono Donald Trump, Elon Musk, Marine Le Pen, Viktor Orbán, ma soprattutto Giorgia Meloni tra i flutti, con la scritta: «Meloni salveremmo anche te». Visti i numeri, pare che a salvare i migranti sia invece il nostro premier, che ieri, all’inizio del Consiglio dei ministri, ha commentato: «Oltre che sui conti pubblici, registriamo un cambio di passo anche su un altro fronte - è la seconda buona notizia del giorno. Mi riferisco all’inversione di tendenza che abbiamo impresso nel governo dei flussi migratori. Frontex ci fa sapere che, complessivamente, il numero di ingressi irregolari di migranti registrati nell’Ue nel 2024 è calato al livello più basso dal 2021, quando i flussi migratori risentivano ancora della pandemia da Covid. Riduzione dei flussi dovuta principalmente al drastico calo degli ingressi sulla rotta del Mediterraneo centrale, grazie al crollo delle partenze da Tunisia e Libia. E questo è sicuramente un risultato dovuto all’azione dell’Italia, così come la riduzione complessiva degli ingressi irregolari nell’Unione europea, anche sulle altre rotte, come quella balcanica, dipende dal grande lavoro che il nostro governo ha intrapreso in questi anni e che sta dando ottimi risultati». Insomma, aver parlato con Orbán, con Donald Tusk, con Peter Pellegrini, per controllare le frontiere a Est, è servito. Ed è servito parlare con le autorità libiche e con il rais tunisino, Kais Saied. Anche la polemica sui Paesi sicuri - tema di scontro di alcuni giudici col governo per il Centro di rimpatrio in Albania - appare oggi in contrasto con i risultati e la posizione di Giorgia Meloni . Come promesso da Ursula von der Leyen, quella di Roma sta diventando la posizione dell’Europa. Sulla lista dei Paesi sicuri, l’Ue dovrebbe intervenire entro il Consiglio europeo di marzo.I dati di Frontex sono stati oggetto di un’attenta analisi da diversi esponenti del centrodestra. Per Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri, «è proprio grazie all’Italia che si riduce la pressione di migrazione illegale sull’Europa»; Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, sottolinea: «Bloccare i movimenti dai Paesi di partenza è la strategia vincente. I decreti immigrazione, l’aumento dei rimpatri, gli accordi con Libia e Tunisia hanno consentito una contrazione dei flussi illegali del meno 58%». Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fdi, nota: «L’approccio innovativo del governo Meloni nella gestione dei flussi migratori non solo è vincente, ma è fondamentale per l’intera Europa».Dissonante è la voce della Chiesa. Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, «dal punto di vista di chi si occupa dei rifugiati non sono dati positivi. Sappiamo che dietro queste riduzioni ci sono situazioni molto gravi di detenzione». Bussa invece a denari monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, l’armatore delle navi appoggio di Casarini, che se la piglia col Piano Mattei. Quello originale era una pensata dei cattolici illuminati, quello attuale è «il piano Meloni», che è finanziato con «soli» 600 milioni per quest’anno, mentre in Africa «servirebbero 938 miliardi di dollari». Non è chiaro se ce li deve mettere l’Italia e se la Cei si candidi a gestirli, ma, sentenzia il prelato, «se le politiche sull’immigrazione tutelando il diritto a migrare e le politiche sulla cooperazione non camminano insieme, si annullano». Magari è giusto, però pap Francesco ha varato nuove norme per difendere i confini del Vaticano: fino a 4 anni di galera e 25.000 euro di multa per chiunque penetri illegalmente le mura leonine. 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Si tratta, nello specifico, di 513.522,95 euro, finanziati in parte con risorse del Pnrr, ma anche della possibilità di beneficiare dell’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie, erogate in due tranche annuali.L’indagine, denominata Fake home, ha coinvolto 80 studenti, in maggioranza iraniani, indiani e pachistani, donne e uomini, e in differenti sedi degli atenei torinesi. L’inchiesta è partita dall’incongruenza riscontrata tra il numero di contratti di locazione stipulati da un trentasettenne ucraino residente a Torino e le effettive capacità occupazionali dei quattro immobili in suo possesso: negli stessi, oltre ai reali occupanti, risultavano infatti convivere, cartolarmente, ben 66 studenti. Gli approfondimenti hanno portato gli investigatori ad accertare, negli immobili, la presenza dei soli reali occupanti e la conseguente avvenuta stipula di contratti di locazione fittizi con gli studenti stranieri, i quali, in realtà, erano stati ospitati da amici in assenza di regolari contratti. Grazie alla compiacenza dell’ucraino, gli studenti extracomunitari avevano indebitamente autocertificato all’Edisu la disponibilità di un alloggio a titolo oneroso, presupposto necessario per perfezionare le istanze per le borse di studio, mentre l’affittuario aveva ottenuto illeciti compensi, compresi tra i 500 e i 600 euro per ogni contratto fasullo. Le Fiamme gialle hanno inoltre accertato che il fenomeno illecito veniva alimentato mediante chat di diversi social media. Individuato un ulteriore proprietario di alloggi, un italiano trentaquattrenne residente anch’egli nel capoluogo piemontese, che ha consentito a tre studenti stranieri di beneficiare di analoghe indebite provvidenze pubbliche.Degli 80 studenti coinvolti, 23 sono stati denunciati a vario titolo per indebite percezioni di erogazioni pubbliche, dopo che avevano ottenuto, nell’anno accademico 2022/2023, entrambe le tranche della borsa (superando quindi la soglia di 3.999,96 euro che porta in campo penale); 47 hanno avuto sanzioni amministrative per complessivi 404.544,61 euro, per avere ottenuto la prima tranche dell’anno 2023/2024 (uno è anche tra i denunciati); altri 11 sono stati segnalati per avere provato a ottenere la borsa di studio nel 2024/2025, dunque sono stati esclusi dalle graduatorie Edisu. Tutti coloro che hanno ricevuto indebitamente le borse di studio dovranno restituire le cifre percepite. Tra i denunciati ci sono due proprietari di immobili e un intermediario, che fungeva in parte anche da mediatore linguistico.«Grazie alla Guardia di finanza di Torino per l’operazione», ha dichiarato il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. «Abbiamo il dovere di garantire che le risorse pubbliche vadano agli studenti che ne hanno realmente diritto. Le prime vittime di queste frodi sono proprio loro. Continuiamo a lavorare insieme alla Gdf e agli enti per il diritto allo studio regionale per rafforzare la tutela del diritto allo studio ed evitare raggiri che sottraggono possibilità a studenti capaci ma in difficoltà».
Nonostante il gradimento non eccezionale, la presa del Presidente sui repubblicani resta salda, mentre Leone 14° pubblica la sua enciclica sull’IA.
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Eppure, il Tar regionale aveva sospeso i provvedimenti impugnati, nella parte in cui non prevedevano «la possibilità di svolgere l’attività professionale con modalità tali da non implicare contatti interpersonali di prossimità o comunque il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2». Inoltre, il tribunale amministrativo aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale in relazione all’articolo 4, comma 4, del decreto legge 44 del 1° aprile 2021 «Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Sars-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici», che introduceva l’obbligo della vaccinazione anche se si lavorava da remoto, a differenza di quanto stabilito nell’aprile dello stesso anno.
Originariamente, infatti, la sospensione era riferita a «prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali». Non poteva esserci legittimità nell’impedire il lavoro di uno psicologo da remoto, per questo il Tar aveva sottoposto la questione alla Corte costituzionale. Nel dicembre 2022, la Consulta ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dal Tar della Lombardia, ritenendo che sugli obblighi vaccinali avesse competenza esclusiva il giudice ordinario, non quello amministrativo.
Se ne è occupato dunque il Tribunale di Milano, rigettando le istanze degli psicologi e condannandoli al pagamento delle spese, nonostante la domanda di giustizia posta innanzi al giudice ordinario fosse non di stabilire se la norma accusata fosse legittima o no, ma di rimettere il caso alla Corte costituzionale come già aveva fatto il Tar.
I professionisti allora hanno fatto ricorso, ma la Corte d’appello di Milano con sentenza pubblicata questo mese ha rigettato l’impugnazione confermando la sentenza di primo grado. La Corte sostiene che la Consulta avesse già respinto la questione di legittimità, ma il giudice delle leggi, in realtà, si era limitato a dire che non fosse «una decisione di merito», scrive nel libro Le opinioni dissenzienti in Corte costituzionale. Dieci casi (Zanichelli, 2024) Nicolò Zanon, già vice presidente della Corte costituzionale, riferendosi proprio a quella sentenza.
Il professore lo dice chiaramente: la questione «viene fermata in punto di ammissibilità». In realtà, «la Consulta non ha mai esaminato la questione della legittimità costituzionale del divieto di lavoro da remoto per psicologi libero-professionisti “non ottemperanti”», sottolinea l’avvocato Stefano de Bosio, legale degli psicologi. E l’unica sentenza citata dalla Corte d’Appello è la 14/2023, con la quale la Consulta aveva ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana relativamente all’obbligo vaccinale per il virus Sars-Cov-2 del personale sanitario. Il giudice delle leggi non si è pronunciato sulla sproporzionalità della sanzione del divieto di lavoro da remoto.
Ci pensa la Corte d’Appello, che non può decidere nel merito una questione di legittimità costituzionale, a intervenire sostenendo che vietarlo è «nel solco della legittima applicazione del principio di precauzione». Trova la giustificazione, legittima la decisione. In questo modo, però, «è stato violato l’obbligo di sottoporre alla Corte costituzionale la questione, già sollevata dal Tar Lombardia», dichiara l’avvocato, che adesso ricorrerà in Cassazione.
Intanto, i professionisti sono costretti a pagare circa 30.000 euro di spese legali all’Ordine degli psicologi che aveva impedito loro di lavorare. «La decisione favorevole del Tar di Milano avrebbe quanto meno legittimato la compensazione delle spese», commenta De Bosio. Doveva essere una sorta di punizione, per scoraggiarli dal ricorrere in terzo grado?
C’è un altro aspetto importante. Qualora la legge in questione fosse giudicata incostituzionale, è molto pericoloso il ragionamento della Corte d’Appello di Milano, secondo il quale se la pubblica amministrazione «si è limitata a dare applicazione alle norme di legge vigenti, rispetto alle quali non aveva alcuna discrezionalità», non risponde delle proprie azioni, né civilmente, né penalmente.
«Si tratta esattamente del medesimo argomento in diritto esibito al processo di Norimberga», afferma De Bosio. «Proprio per questo furono emanate, nel dopoguerra, le carte costituzionali e la convenzione europea dei diritti dell’uomo, perché il principio di legalità formale non possa essere invocato quando i valori compromessi siano compresi nei “diritti fondamentali”, quali sono, in particolare, la “libertà di cura”». Conclude: «I governi hanno uno spazio di discrezionalità “politica”, ma sono inibiti dall’emanare sanzioni o misure sproporzionate».
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Lo denuncia, in una nota, GenerazioneD che, evidenziando come il dato non sia corretto, è costretta a constatare che nessuno ha «ritenuto doveroso rispondere nel merito di questioni di estrema delicatezza scientifica, clinica ed etica, riguardanti la salute e la sicurezza dei minori con disforia di genere».
Le domande poste sono «precise, documentate e circostanziate». Riguardano «un’affermazione di enorme impatto pubblico» rilasciata dalle 12 associazioni e società scientifiche in un documento del febbraio 2024 e citata, in una sorta di copia-incolla, nelle audizioni alla commissione Affari sociali della Camera sulla somministrazione della triptorelina ai bambini con incongruenza di genere, per regolamentarne l’uso. Le 12 associazioni e società affermano che «dai dati della letteratura scientifica si evince che fino al 40% dei giovani Tgd», cioè transgender e gender diverse, «tenta il suicidio (cfr. James S.E. et al. National center for transgender equality, 2016)», e che «la terapia con triptorelina riduce del 70% questa possibilità (cfr. Turban J.L. et al. Pediatrics, 2020)». Tralasciando «l’inaffidabilità del dato di partenza sulla suicidalità - estratto dal sondaggio self-report elaborato da James - anche solo esaminiamo la seconda parte dell’affermazione è lampante che le conclusioni degli stessi autori dello studio di Turban - sottolinea GenerazioneD - dicono un’altra cosa: l’accesso a questo trattamento è associato a minori probabilità di ideazione suicidaria nel corso della vita».
Tra ideazione e tentativo di suicidio, la differenza è sostanziale, ma le 12 società non sembrano essere interessate a chiarire questo aspetto, che non è il solo a traballare nello studio, dato che «si confrontano 89 persone che riferiscono di aver ricevuto i bloccanti, con 3.405 che li avrebbero voluti ma non li hanno ricevuti».
Ora, in qualsiasi ambito scientifico, osservazioni di tale portata «avrebbero richiesto un confronto aperto, trasparente e rigoroso», osserva GenerazioneD, che rinnova pubblicamente l’invito al confronto. «A oggi, non è giunta alcuna risposta. Nessuna rettifica, nessun approfondimento, nessuna spiegazione pubblica», rimarca. «Questo silenzio assume un peso ancora maggiore alla luce del mutato contesto internazionale, nel quale numerosi Paesi e autorevoli organismi sanitari stanno sottoponendo a revisione critica» queste pratiche, «chiedendo standard probatori sempre più rigorosi».
Nel Regno Unito, per esempio, è vietata la somministrazione dei bloccanti della pubertà agli under 18 ed è stata sospesa anche la sperimentazione su un campione di bambini. I dati, questi sì ben più solidi di quelli citati dalle 12 associazioni, mostrano che i trattamenti causerebbero danni a lungo termine come infertilità e sterilità, ma anche problemi alle ossa e disturbi al cervello e al sistema cardiovascolare. Sul suicidio, paradossalmente, vari studi mostrano che i tassi tra i transgender maschio-femmina sono superiori del 51% rispetto alla popolazione generale.
«Non chiediamo contrapposizioni», ribadisce GenerazioneD, «ma responsabilità scientifica e la disponibilità a spiegare ai genitori italiani, con trasparenza e rigore, su quali basi statistiche e metodologiche siano state formulate affermazioni tanto rilevanti». La domanda posta «è estremamente circoscritta: in quale passaggio dello studio di Turban et al. sarebbe affermato o dimostrato che la triptorelina determina una riduzione del 70% dei tentativi di suicidio nei giovani affetti da disforia di genere?». È «un chiarimento pubblico non più rinviabile», è una «questione di rispetto verso i giovani più fragili, le famiglie chiamate a compiere scelte difficilissime e verso la credibilità stessa del dibattito scientifico».
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Dieci persone sono state fermate dai carabinieri di Castello di Cisterna nel campo rom di Caivano (Napoli) con accuse che vanno dalla rapina al furto, al riciclaggio, alla resistenza a pubblico ufficiale e al trasferimento fraudolento di valori. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe messo a segno circa 70 colpi tra furti ai danni di negozianti, rapine ad automobilisti e assalti a sportelli bancari, anche utilizzando la tecnica della «spaccata». Gli indagati avrebbero ostentato sui social network i proventi delle attività criminali.