Patatine al posto dell’ostia nello spot I cattolici promettono battaglia
Ennesima offesa al cristianesimo. La rabbia di Simone Pillon: «Quando citate Maometto?».

Il convento con chiostro e giardino segreto è così bello che o c’è la mano di Dio o sta per arrivare un profumo griffatissimo. E invece, no, come per incanto arriva un bel drappello di filiformi novizie dall’incarnato pallido e gli occhioni azzurri, tutte di bianco vestite, che si mettono in fila per la comunione dopo una camminata in stile Settimana della moda. Ed ecco, supremo stupore, com’è buona e croccante l’ostia! E già, anche perché non è un’ostia quella che esce dalla pisside dell’ignaro prete, ma una patatina fritta. A questo punto, arriva la parola, sotto forma di claim: «Amica chips, il divino quotidiano». Straordinario il coraggio dei nostri creativi quando devono mancare di rispetto alla religione cristiana. Da queste parti, almeno, non si rischia che qualche invasato ti sgozzi. Ma poi, il punto non è neppure questo. Le patatine al posto delle ostie, che in fondo sarebbero il corpo di Gesù morto in croce, sono una mancanza assoluta di buon gusto.

In principio, fu Rocco Siffredi. Amica Chips, ansiosa di emergere nel competitivo mondo degli snack, una decina di anni fa scelse di ingaggiare l’ex attore porno per girare una serie di spot a bordo piscina. Testi sempliciotti, con il simpatico Rocco in versione califfo a Los Angeles che si lanciava in ogni tipo di doppio senso possibile immaginabile intorno ai supremi concetti di patata e patatina, di pacco e di pacchetto. Giudicata da molte femministe una campagna «sessista», nel 2019 il Comitato di controllo e autodisciplina pubblicitaria (Iap) non ravvisò nessuna violazione, se non un discutibile gusto dell’inserzionista. Adesso, ecco questa campagna in odore di blasfemia che fa rimpiangere il passato pecoreccio e andrà in onda sulle reti di Mediaset e La7.

Le suore che entrano in chiesa per incontrare l’Amica Chip sono accompagnate dall’Ave Maria di Schubert, eseguita con l’organo. In sacrestia, la Madre Superiore, piuttosto anziana e in carne e chiaramente vittima di body shaming da parte del regista, è l’unica che si è accorta che le ostie sono finite e si gode lo spettacolo della sostituzione mangiando a sua volta le patatine dal sacchetto. Da una nota emessa dall’agenzia del creativo veneto Lorenzo Marini il mese scorso apprendiamo: «L’obiettivo principale della comunicazione è quello di riaffermare il ruolo da protagonista di Amica Chips, da sempre protagonista di campagne forti e distintive». Distinguersi si sono distinti.

Simone Pillon, insieme ai giuristi dell’associazione Tommaso Moro, fa già sapere che sta valutando denunce e sfida così l’azienda mantovana: «A quando uno spot con Maometto protagonista? Avete paura, eh?». L’impatto che uno spot del genere può avere su telespettatori e utenti internet è naturalmente personale. Non tutti si sentono offesi dalle stesse cose, ma già il fatto che non sia prevista la messa in onda dello spot sulle reti della Rai fa pensare che lo stesso inserzionista, di fronte al servizio pubblico, abbia scelto la massima cautela. In ogni caso, lo spot con la patatina al posto dell’ostia resta oggettivamente una dimostrazione di cattivo gusto. Un saggio che arriva anche in un momento assai delicato, visto che da giorni in Italia si discute di presunti attacchi al Ramadan, di presunte violazioni del diritto dei musulmani a pregare come e dove vogliono e di veli più o meno integrali. E allora, rivedere questi pochi secondi dello spot di Amica Chips girati in una chiesa al momento di un sacramento fa venire il sospetto che quest’Occidente non solo sia ipocrita, sulle libertà di culto altrui, ma anche debole. Per il resto, il «divino quotidiano» di cui parla lo spot incriminato non solo c’è, ma è anche leggermente più potente di una patatina. E il Creatore c’è per tutti, anche per i creativi.

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