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2023-03-31
Parlamento Ue coi fuorilegge contro giudici e governo
Beppe Sala (Getty images)
Tanto tuonò che piovve. Alla fine la sinistra italiana, grazie al Soccorso rosso europeo, è riuscita a ottenere una condanna ufficiale da parte del Parlamento di Bruxelles allo stop alle registrazioni automatiche dei figli di coppie omosessuali praticate da alcuni sindaci italiani in barba alla raccomandazione del Viminale di far osservare la legge. Che come è noto impone, sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione della fine dello scorso dicembre, di non procedere alle registrazioni se non nel caso di bambini nati all’estero da due madri. Tra le ragioni principali che sottendono a tale pronunciamento della Suprema Corte, quella di tutelare i bambini da pratiche vietate in Italia come l’utero in affitto e la necessità di far rispettare la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, consentita solo a coppie eterosessuali. Una giurisprudenza che non aveva impedito al sindaco di Milano Beppe Sala e a un manipolo di altri primi cittadini di sinistra, di procedere unilateralmente alle trascrizioni, tanto da costringere il ministero dell’Interno, attraverso una circolare del prefetto del capoluogo lombardo, a richiamare all’ordine Sala e compagni.
I quali, però non si sono dati per vinti e hanno elaborato un raffinatissimo piano, che prevedeva un blitz nella capitale belga, dove i parlamentari dell’eurosinistra avrebbero tentato di portare in Aula un documento di condanna al governo italiano, reo di star mettendo in atto una pericolosissima stretta liberticida. Ma la cosa bella è che la prima parte del blitz al Parlamento europeo si era rivelato un mezzo flop, visto che la missione di Sala, comprensiva di conferenza stampa assieme ai capigruppo di Verdi e Socialisti e di passerella nella tribuna dell’aula con tanto di applauso da paladino dei diritti civili, aveva racimolato la miseria di un dibattito d’Aula serale mercoledì, che però non prevedeva alcuna votazione di alcun documento.
E visto che l’obiettivo dei sindaci dem e della sinistra era quello di portare a casa una condanna plateale, ieri in tarda mattinata il colpo è andato a segno al secondo tentativo, quando un esponente di Renew Europe ha presentato un emendamento sulla questione delle registrazioni dei figli di coppie omosessuali, niente meno che al Rapporto 2022 sullo Stato di diritto nell’Ue. Secondo il testo dell’emendamento, il Parlamento europeo «condanna le istruzioni impartite dal governo italiano al Comune di Milano di non registrare più i figli di coppie omogenitoriali e ritiene che questa decisione porterà inevitabilmente alla discriminazione non solo delle coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto dei loro figli; ritiene che tale azione costituisca una violazione diretta dei diritti dei minori, quali elencati nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989; esprime preoccupazione per il fatto che tale decisione si iscrive in un più ampio attacco contro la comunità Lgbtqi+ in Italia; invita il governo italiano a revocare immediatamente la sua decisione». L’emendamento, a quel punto, è agevolmente passato grazie all’appoggio dei gruppi Sinistra, Socialisti e Verdi, nonché a una clamorosa spaccatura in seno ai Popolari.
Un dispositivo la cui portata paradossale è stata subito messa in evidenza da alcuni esponenti della maggioranza di governo: si chiede infatti di disattendere una legge su cui è stata fatta anche chiarezza dalla Cassazione. Ciò non ha impedito però ai parlamentari del centrosinistra di esultare per l’ennesimo schiaffo dato dalle istituzioni europee al governo presieduto da Giorgia Meloni. La parte più sorprendente di tutta la vicenda, però, è che stavolta alla tentazione delle sirene della sinistra ha ceduto anche una parte del Ppe: tabulati alla mano, ovviamente gli esponenti di Forza Italia hanno votato contro la risoluzione, mentre alcuni deputati popolari scandinavi e portoghesi hanno votato a favore della condanna al governo italiano. Mercoledì sera, dopo il mini-dibattito andato a vuoto, il ministro per la Famiglia Eugenia Roccella aveva ricordato il peso specifico della sentenza della Cassazione nell’operato del Viminale, ma di fronte a ciò Sala aveva replicato che non si sarebbe arreso alla «protervia» del ministro. Ieri, dopo il voto, sull’argomento è intervenuto anche il ministro degli Esteri ed ex-presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ribadendo che «c’è una legge da rispettare» e che «c’è un voto su un emendamento che non cambia la legge italiana, perché questa la cambia il Parlamento italiano». «Le leggi vanno sempre e comunque rispettate», ha proseguito Tajani, «piaccia o non piaccia: se c’è la forza di cambiarla lo deve fare il nostro Parlamento. In Italia i bambini sono sempre e comunque tutelati, per principio va respinta qualsiasi ipotesi di dare giustificazione giuridica all’utero in affitto». Dietro al voto di ieri, come hanno ammesso alcuni dei promotori della condanna all’Italia, c’è anche la volontà di riaprire un’altra partita che sembrava chiusa, e cioè quella del certificato europeo di filiazione, che riconoscerebbe in modo automatico anche le coppie omogenitoriali, e che è stato già respinto da una risoluzione votata dal Senato italiano. Per l’eurodeputato leghista Alessandro Basso si tratta di «un’altra pagina poco edificante, scritta oggi al Parlamento europeo, da parte di una sinistra che da sempre rema contro il proprio Paese». Di voto «sbagliato nel merito e nel metodo» ha parlato Matteo Forte, consigliere regionale di Fdi in Lombardia, tra i primi a sollevare il caso delle trascrizioni di Sala.
Strasburgo si inventa l’ecocidio per fare altro terrorismo green
Se non avevate mai sentito parlare di «ecocidio», non temete: siete persone normali. Del resto, è difficile stare appresso alla lunga lista di neologismi creati dai progressisti orwelliani. Tuttavia, nell’Occidente autorazzista di oggi, è arrivato il momento di occuparsene e, soprattutto, di preoccuparsene. Sì, perché l’ecocidio, o «crimine ambientale», molto presto potrebbe essere equiparato al genocidio e agli altri crimini contro l’umanità.
No, non è uno scherzo, ma una delibera, messa nero su bianco, ratificata (all’unanimità) mercoledì scorso dall’Europarlamento. L’idea, in sostanza, è inserire questa nuova fattispecie penale nella legislazione dei 27 Stati membri. «Questo è un evento storico!», ha affermato entusiasta la madrina della direttiva, ossia l’eurodeputata francese Marie Toussaint, che fa parte del gruppo dei Verdi. «I casi di contenzioso che abbiamo intrapreso, per il clima o per i diritti della natura, hanno contribuito a ravvivare l’urgenza di affrontare gli attacchi agli esseri viventi attraverso la legge», ha poi aggiunto.
Tutti gli Stati membri, si legge nella bozza approvata dall’Europarlamento, «provvedono affinché qualsiasi comportamento che causi danni gravi e diffusi o di lunga durata o irreversibili (all’ambiente, ndr) sia considerato un reato di particolare gravità e sanzionato come tale secondo gli ordinamenti giuridici degli Stati membri». In pratica, chi verrà riconosciuto colpevole di questo nuovo reato sarà soggetto a pene molto severe, che vanno dalla multa fino addirittura all’incarcerazione.
Questa idea balzana, favorita dalla propaganda gretina, viene da lontano: già nel dicembre del 2021 la Commissione europea aveva presentato una proposta che si muoveva in questa direzione. Tuttavia, questo primo passo era stato ritenuto insufficiente dai gruppi di pressione ecologisti, tra cui spicca l’Ufficio europeo dell’ambiente (Eeb). La proposta originaria della Commissione, ha spiegato Frederik Hafen, uno degli esponenti dell’Eeb, «ha introdotto il reato di ecocidio solo a parole, senza occuparsi della parte operativa». Ora, invece, il crimine sarebbe ben definito nella bozza approvata dall’Europarlamento. «Si tratta di una pietra miliare», ha affermato Hafen con toni entusiastici. «Se verrà incluso nella legislazione finale», ha continuato, «sarebbe un passo in avanti epocale per il riconoscimento dell’ecocidio in Europa». In effetti, nei prossimi mesi la delibera dovrà essere discussa con la Commissione europea e i 27 Stati membri: la strada è ancora lunga, ma il percorso sembra già ben tracciato.
Molto soddisfatti si sono detti anche gli attivisti della Ong «Stop Ecocide International». Si tratta di un’organizzazione che ha lavorato alacremente a questa proposta approdata all’Europarlamento. Sono loro, insomma, che hanno definito come ecocidio tutti quegli «atti illegali o sconsiderati compiuti con la consapevolezza di una significativa probabilità che tali atti causino all’ambiente danni gravi e diffusi o di lungo termine».
Il problema è che tale definizione appare assai fumosa, laddove il diritto esige una precisione chirurgica. Fenomeni come la deforestazione selvaggia o la pesca a strascico sono senz’altro deprecabili, ma che succede se includiamo tra le forme di ecocidio – come pretendono questi attivisti ed eurodeputati – anche l’estrazione mineraria e le trivellazioni petrolifere? Il rischio, ad esempio, è che domani l’Eni possa essere condannata per ecocidio. Una prospettiva assurda, in effetti, come quasi tutte quelle auspicate dai talebani dell’ecologismo gretino. Che dicono di amare la natura, ma in realtà odiano solo l’uomo.
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Assurda «condanna» per la mancata registrazione dei figli di coppie gay sancita dalla Cassazione. Un’ingerenza senza alcun fondamento. Ma con sprezzo del ridicolo Strasburgo inventa persino l’ecocidio.In una delibera spunta la nuova fattispecie, dai contorni così fumosi da essere pericolosa.Lo speciale contiene due articoliTanto tuonò che piovve. Alla fine la sinistra italiana, grazie al Soccorso rosso europeo, è riuscita a ottenere una condanna ufficiale da parte del Parlamento di Bruxelles allo stop alle registrazioni automatiche dei figli di coppie omosessuali praticate da alcuni sindaci italiani in barba alla raccomandazione del Viminale di far osservare la legge. Che come è noto impone, sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione della fine dello scorso dicembre, di non procedere alle registrazioni se non nel caso di bambini nati all’estero da due madri. Tra le ragioni principali che sottendono a tale pronunciamento della Suprema Corte, quella di tutelare i bambini da pratiche vietate in Italia come l’utero in affitto e la necessità di far rispettare la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, consentita solo a coppie eterosessuali. Una giurisprudenza che non aveva impedito al sindaco di Milano Beppe Sala e a un manipolo di altri primi cittadini di sinistra, di procedere unilateralmente alle trascrizioni, tanto da costringere il ministero dell’Interno, attraverso una circolare del prefetto del capoluogo lombardo, a richiamare all’ordine Sala e compagni.I quali, però non si sono dati per vinti e hanno elaborato un raffinatissimo piano, che prevedeva un blitz nella capitale belga, dove i parlamentari dell’eurosinistra avrebbero tentato di portare in Aula un documento di condanna al governo italiano, reo di star mettendo in atto una pericolosissima stretta liberticida. Ma la cosa bella è che la prima parte del blitz al Parlamento europeo si era rivelato un mezzo flop, visto che la missione di Sala, comprensiva di conferenza stampa assieme ai capigruppo di Verdi e Socialisti e di passerella nella tribuna dell’aula con tanto di applauso da paladino dei diritti civili, aveva racimolato la miseria di un dibattito d’Aula serale mercoledì, che però non prevedeva alcuna votazione di alcun documento. E visto che l’obiettivo dei sindaci dem e della sinistra era quello di portare a casa una condanna plateale, ieri in tarda mattinata il colpo è andato a segno al secondo tentativo, quando un esponente di Renew Europe ha presentato un emendamento sulla questione delle registrazioni dei figli di coppie omosessuali, niente meno che al Rapporto 2022 sullo Stato di diritto nell’Ue. Secondo il testo dell’emendamento, il Parlamento europeo «condanna le istruzioni impartite dal governo italiano al Comune di Milano di non registrare più i figli di coppie omogenitoriali e ritiene che questa decisione porterà inevitabilmente alla discriminazione non solo delle coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto dei loro figli; ritiene che tale azione costituisca una violazione diretta dei diritti dei minori, quali elencati nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989; esprime preoccupazione per il fatto che tale decisione si iscrive in un più ampio attacco contro la comunità Lgbtqi+ in Italia; invita il governo italiano a revocare immediatamente la sua decisione». L’emendamento, a quel punto, è agevolmente passato grazie all’appoggio dei gruppi Sinistra, Socialisti e Verdi, nonché a una clamorosa spaccatura in seno ai Popolari.Un dispositivo la cui portata paradossale è stata subito messa in evidenza da alcuni esponenti della maggioranza di governo: si chiede infatti di disattendere una legge su cui è stata fatta anche chiarezza dalla Cassazione. Ciò non ha impedito però ai parlamentari del centrosinistra di esultare per l’ennesimo schiaffo dato dalle istituzioni europee al governo presieduto da Giorgia Meloni. La parte più sorprendente di tutta la vicenda, però, è che stavolta alla tentazione delle sirene della sinistra ha ceduto anche una parte del Ppe: tabulati alla mano, ovviamente gli esponenti di Forza Italia hanno votato contro la risoluzione, mentre alcuni deputati popolari scandinavi e portoghesi hanno votato a favore della condanna al governo italiano. Mercoledì sera, dopo il mini-dibattito andato a vuoto, il ministro per la Famiglia Eugenia Roccella aveva ricordato il peso specifico della sentenza della Cassazione nell’operato del Viminale, ma di fronte a ciò Sala aveva replicato che non si sarebbe arreso alla «protervia» del ministro. Ieri, dopo il voto, sull’argomento è intervenuto anche il ministro degli Esteri ed ex-presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ribadendo che «c’è una legge da rispettare» e che «c’è un voto su un emendamento che non cambia la legge italiana, perché questa la cambia il Parlamento italiano». «Le leggi vanno sempre e comunque rispettate», ha proseguito Tajani, «piaccia o non piaccia: se c’è la forza di cambiarla lo deve fare il nostro Parlamento. In Italia i bambini sono sempre e comunque tutelati, per principio va respinta qualsiasi ipotesi di dare giustificazione giuridica all’utero in affitto». Dietro al voto di ieri, come hanno ammesso alcuni dei promotori della condanna all’Italia, c’è anche la volontà di riaprire un’altra partita che sembrava chiusa, e cioè quella del certificato europeo di filiazione, che riconoscerebbe in modo automatico anche le coppie omogenitoriali, e che è stato già respinto da una risoluzione votata dal Senato italiano. Per l’eurodeputato leghista Alessandro Basso si tratta di «un’altra pagina poco edificante, scritta oggi al Parlamento europeo, da parte di una sinistra che da sempre rema contro il proprio Paese». Di voto «sbagliato nel merito e nel metodo» ha parlato Matteo Forte, consigliere regionale di Fdi in Lombardia, tra i primi a sollevare il caso delle trascrizioni di Sala.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/parlamento-ue-coi-fuorilegge-contro-giudici-e-governo-2659696323.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="strasburgo-si-inventa-lecocidio-per-fare-altro-terrorismo-green" data-post-id="2659696323" data-published-at="1680200211" data-use-pagination="False"> Strasburgo si inventa l’ecocidio per fare altro terrorismo green Se non avevate mai sentito parlare di «ecocidio», non temete: siete persone normali. Del resto, è difficile stare appresso alla lunga lista di neologismi creati dai progressisti orwelliani. Tuttavia, nell’Occidente autorazzista di oggi, è arrivato il momento di occuparsene e, soprattutto, di preoccuparsene. Sì, perché l’ecocidio, o «crimine ambientale», molto presto potrebbe essere equiparato al genocidio e agli altri crimini contro l’umanità. No, non è uno scherzo, ma una delibera, messa nero su bianco, ratificata (all’unanimità) mercoledì scorso dall’Europarlamento. L’idea, in sostanza, è inserire questa nuova fattispecie penale nella legislazione dei 27 Stati membri. «Questo è un evento storico!», ha affermato entusiasta la madrina della direttiva, ossia l’eurodeputata francese Marie Toussaint, che fa parte del gruppo dei Verdi. «I casi di contenzioso che abbiamo intrapreso, per il clima o per i diritti della natura, hanno contribuito a ravvivare l’urgenza di affrontare gli attacchi agli esseri viventi attraverso la legge», ha poi aggiunto. Tutti gli Stati membri, si legge nella bozza approvata dall’Europarlamento, «provvedono affinché qualsiasi comportamento che causi danni gravi e diffusi o di lunga durata o irreversibili (all’ambiente, ndr) sia considerato un reato di particolare gravità e sanzionato come tale secondo gli ordinamenti giuridici degli Stati membri». In pratica, chi verrà riconosciuto colpevole di questo nuovo reato sarà soggetto a pene molto severe, che vanno dalla multa fino addirittura all’incarcerazione. Questa idea balzana, favorita dalla propaganda gretina, viene da lontano: già nel dicembre del 2021 la Commissione europea aveva presentato una proposta che si muoveva in questa direzione. Tuttavia, questo primo passo era stato ritenuto insufficiente dai gruppi di pressione ecologisti, tra cui spicca l’Ufficio europeo dell’ambiente (Eeb). La proposta originaria della Commissione, ha spiegato Frederik Hafen, uno degli esponenti dell’Eeb, «ha introdotto il reato di ecocidio solo a parole, senza occuparsi della parte operativa». Ora, invece, il crimine sarebbe ben definito nella bozza approvata dall’Europarlamento. «Si tratta di una pietra miliare», ha affermato Hafen con toni entusiastici. «Se verrà incluso nella legislazione finale», ha continuato, «sarebbe un passo in avanti epocale per il riconoscimento dell’ecocidio in Europa». In effetti, nei prossimi mesi la delibera dovrà essere discussa con la Commissione europea e i 27 Stati membri: la strada è ancora lunga, ma il percorso sembra già ben tracciato. Molto soddisfatti si sono detti anche gli attivisti della Ong «Stop Ecocide International». Si tratta di un’organizzazione che ha lavorato alacremente a questa proposta approdata all’Europarlamento. Sono loro, insomma, che hanno definito come ecocidio tutti quegli «atti illegali o sconsiderati compiuti con la consapevolezza di una significativa probabilità che tali atti causino all’ambiente danni gravi e diffusi o di lungo termine». Il problema è che tale definizione appare assai fumosa, laddove il diritto esige una precisione chirurgica. Fenomeni come la deforestazione selvaggia o la pesca a strascico sono senz’altro deprecabili, ma che succede se includiamo tra le forme di ecocidio – come pretendono questi attivisti ed eurodeputati – anche l’estrazione mineraria e le trivellazioni petrolifere? Il rischio, ad esempio, è che domani l’Eni possa essere condannata per ecocidio. Una prospettiva assurda, in effetti, come quasi tutte quelle auspicate dai talebani dell’ecologismo gretino. Che dicono di amare la natura, ma in realtà odiano solo l’uomo.
Insomma, Frey vuole mantenere Minneapolis una città santuario: un’amministrazione municipale, cioè, che si rifiuta di cooperare con le autorità federali nel contrasto all’immigrazione clandestina. Si tratta di una frenata, quella del sindaco, che contraddice in sostanza l’accordo concluso, lunedì, tra Trump e Walz: un accordo in base a cui le autorità locali del Minnesota avrebbero collaborato con gli agenti federali sull’immigrazione irregolare e, al contempo, Washington avrebbe ridotto le proprie forze presenti sul territorio. Non a caso, ieri Trump ha detto che, con l’arrivo di Tom Homan in Minnesota, l’Ice potrà avere un approccio «più rilassato».
Nel frattempo, martedì, durante un evento pubblico, la deputata dem del Minnesota, nonché feroce critica dell’Ice, Ilhan Omar, è stata raggiunta da un uomo che ha cercato di spruzzarle addosso un liquido ignoto: secondo gli inquirenti, pare si trattasse di aceto di mele. L’uomo, che ha precedenti penali per guida in stato d’ebbrezza, è stato arrestato con l’accusa di aggressione di terzo grado, mentre Trump ha lasciato intendere che, a suo parere, l’episodio sarebbe stato orchestrato ad arte, definendo la parlamentare una «truffatrice». Ricordiamo che la Omar, uscita illesa dall’accaduto, rappresenta l’ala sinistra del Partito democratico e che è una dei più irriducibili avversari del presidente americano.
Frattanto, il vicecapo dello staff della Casa Bianca, Stephen Miller, ha affermato che gli agenti federali «potrebbero non aver seguito» il protocollo corretto nel caso della sparatoria in cui è rimasto ucciso Alex Pretti. Nel mentre, gli agenti coinvolti in questa vicenda sono stati messi in congedo amministrativo per tre giorni: svolgeranno mansioni d’ufficio almeno fin quando l’inchiesta su questo caso non sarà conclusa. Dall’altra parte, Fox News ha rivelato che alcuni dei manifestati anti Ice arrestati lunedì sera dalla polizia di Maple Grove avrebbero dei precedenti penali. Uno di loro, Justin Neal Shelton, si dichiarò colpevole di rapina aggravata nel 2007, mentre nel 2020 fu condannato per possesso d’arma da fuoco dopo aver commesso un reato violento. Un altro, Abraham Nelson Coleman, ha subito condanne, nel 2003, per furto e danneggiamento di proprietà. Un altro ancora, John Linden Gribble, è stato condannato per guida in stato d’ebbrezza.
Non si placa frattanto la bufera attorno al segretario per la Sicurezza interna, Kristi Noem. Vari parlamentari dem hanno chiesto il suo impeachment, mentre dure critiche alla diretta interessata sono arrivate anche dai senatori repubblicani, Lisa Murkowski e Thom Tillis. Ieri, Trump ha difeso la Noem, bollando entrambi come dei «perdenti». Tuttavia sembra che, dietro le quinte, la fiducia del presidente verso di lei stia traballando. A certificarlo sta il fatto che, lunedì, Trump ha affidato le operazioni dell’Ice in Minnesota a Homan, scavalcando il Dipartimento per la Sicurezza interna. Non a caso, la Noem ha avuto, lunedì sera, un colloquio a porte chiuse con lo stesso Trump, che la Cnn ha definito «schietto».
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I vandalismi verso le città d’arte nemmeno. Per quanti crimini abbia commesso, uno straniero non può mai essere espulso. A Distopia regnano bizzarre figure, i cosiddetti Giudici amministratori, che fondono sia il potere legislativo sia quello giudiziario e che per un antico incantesimo, odiano il popolo e adorano gli stranieri. I poliziotti e un secondo tipo di uomini e donne d’armi chiamati carabinieri, a Distopia, possono essere aggrediti, è permesso insultarli, è permesso a sputare loro addosso. Se qualcuno stacca loro un dito con un morso, è punito con un buffetto. Se qualcuno li ferisce, possono difendersi instaurando una civile discussione. Se usano le armi anche solo per difendersi, sono duramente puniti, le armi le portano a scopo solamente ornamentale.
Se qualcuno li ferisce o li uccide, questo non è considerato grave e, soprattutto, se un altro poliziotto o carabiniere usa le armi per difendere un collega o un cittadino, è punito con pene draconiane, addirittura con anni di prigione, oltre che essere ridotto in miseria. A Distopia succede che i poliziotti e i carabinieri ne abbiano abbastanza. È evidente che, data la loro situazione, non possono fare scioperi, alle loro categorie non è permesso e, infatti, non ne fanno. Danno le dimissioni, tutti, tutti insieme.
E poi? Come fanno a mantenere le loro famiglie? Ma è evidente! Sono uomini forti, addestrati, sanno usare le armi. Conoscono il mondo della malavita, sanno come procurarsi le armi. Cominciano a fare furti e rapine, tanto le pene date per questi reati nella inesistente Repubblica di Distopia sono infinitesimali. Inoltre, nel caso qualcuno venga ferito o addirittura ucciso nell’esercizio delle funzioni di furto e rapina, a Distopia ottiene risarcimenti incredibili come mai da carabiniere o poliziotto si sarebbe sognato. Nel libro, i poliziotti e carabinieri diventati «cattivi» esercitano il loro nuovo mestiere di ladri e e rapinatori solo nei quartieri abbienti, non rapinano nelle metropolitane, non accoltellano sui treni regionali. I loro furti e le loro rapine avvengono solo nei quartieri alti, quelli dove vivono i Giudici amministratori. Non solo: diventano anche, cosa per carità sbagliatissima, giustizieri, come gli eroi della Marvel o della Dc Comics, anche loro con costumi fantastici e, quindi, ripuliscono le città.
I poliziotti sono vestiti da Spiderman e i carabinieri da Batman. Sto lavorando sul finale. Ci sono due possibilità. La prima è che Esmeralda e Reginaldo, figli rispettivamente di un poliziotto e di una carabiniera lei, di una poliziotta e di un carabiniere lui, trovano la grotta dove si nasconde il drago che ha fatto l’incantesimo che rende folli i Giudici amministratori, la distruggono e così liberano Distopia da tutti i suoi guai. Le istituzioni ricominciano ad amare i cittadini, gli stranieri tornano ai loro Paesi che aiuteranno a costruire e, una volta tornati a casa, Distopia torna a essere Utopia, il Paese del latte e del miele, quello che sempre avrebbe dovuto essere. L’altro finale alternativo potrebbe essere che Esmeralda e Reginaldo entrano in magistratura e la riformano, riportandola a un organo che amministra la giustizia non che impone distopie, ma mi sembra troppo fantastico. Il finale con il drago è più verosimile.
Si tratta di semplice opera di fantasia, assolutamente creativa, non è un’istigazione delinquere. Sto cercando un editore. Anche un produttore: il film potrebbe essere carino. Per chi fosse interessato, organizzo corsi di scrittura creativa, con in più un master gratuito sull’uso dell’ascia. È un ottimo strumento per spaccare la legna e non morire di freddo se e quando la nostra mamma Europa ci lascerà al gelo. Saper usare un’ascia è sempre utile. Just in case. Non si sa mai.
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