True
2023-03-31
Parlamento Ue coi fuorilegge contro giudici e governo
Beppe Sala (Getty images)
Tanto tuonò che piovve. Alla fine la sinistra italiana, grazie al Soccorso rosso europeo, è riuscita a ottenere una condanna ufficiale da parte del Parlamento di Bruxelles allo stop alle registrazioni automatiche dei figli di coppie omosessuali praticate da alcuni sindaci italiani in barba alla raccomandazione del Viminale di far osservare la legge. Che come è noto impone, sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione della fine dello scorso dicembre, di non procedere alle registrazioni se non nel caso di bambini nati all’estero da due madri. Tra le ragioni principali che sottendono a tale pronunciamento della Suprema Corte, quella di tutelare i bambini da pratiche vietate in Italia come l’utero in affitto e la necessità di far rispettare la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, consentita solo a coppie eterosessuali. Una giurisprudenza che non aveva impedito al sindaco di Milano Beppe Sala e a un manipolo di altri primi cittadini di sinistra, di procedere unilateralmente alle trascrizioni, tanto da costringere il ministero dell’Interno, attraverso una circolare del prefetto del capoluogo lombardo, a richiamare all’ordine Sala e compagni.
I quali, però non si sono dati per vinti e hanno elaborato un raffinatissimo piano, che prevedeva un blitz nella capitale belga, dove i parlamentari dell’eurosinistra avrebbero tentato di portare in Aula un documento di condanna al governo italiano, reo di star mettendo in atto una pericolosissima stretta liberticida. Ma la cosa bella è che la prima parte del blitz al Parlamento europeo si era rivelato un mezzo flop, visto che la missione di Sala, comprensiva di conferenza stampa assieme ai capigruppo di Verdi e Socialisti e di passerella nella tribuna dell’aula con tanto di applauso da paladino dei diritti civili, aveva racimolato la miseria di un dibattito d’Aula serale mercoledì, che però non prevedeva alcuna votazione di alcun documento.
E visto che l’obiettivo dei sindaci dem e della sinistra era quello di portare a casa una condanna plateale, ieri in tarda mattinata il colpo è andato a segno al secondo tentativo, quando un esponente di Renew Europe ha presentato un emendamento sulla questione delle registrazioni dei figli di coppie omosessuali, niente meno che al Rapporto 2022 sullo Stato di diritto nell’Ue. Secondo il testo dell’emendamento, il Parlamento europeo «condanna le istruzioni impartite dal governo italiano al Comune di Milano di non registrare più i figli di coppie omogenitoriali e ritiene che questa decisione porterà inevitabilmente alla discriminazione non solo delle coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto dei loro figli; ritiene che tale azione costituisca una violazione diretta dei diritti dei minori, quali elencati nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989; esprime preoccupazione per il fatto che tale decisione si iscrive in un più ampio attacco contro la comunità Lgbtqi+ in Italia; invita il governo italiano a revocare immediatamente la sua decisione». L’emendamento, a quel punto, è agevolmente passato grazie all’appoggio dei gruppi Sinistra, Socialisti e Verdi, nonché a una clamorosa spaccatura in seno ai Popolari.
Un dispositivo la cui portata paradossale è stata subito messa in evidenza da alcuni esponenti della maggioranza di governo: si chiede infatti di disattendere una legge su cui è stata fatta anche chiarezza dalla Cassazione. Ciò non ha impedito però ai parlamentari del centrosinistra di esultare per l’ennesimo schiaffo dato dalle istituzioni europee al governo presieduto da Giorgia Meloni. La parte più sorprendente di tutta la vicenda, però, è che stavolta alla tentazione delle sirene della sinistra ha ceduto anche una parte del Ppe: tabulati alla mano, ovviamente gli esponenti di Forza Italia hanno votato contro la risoluzione, mentre alcuni deputati popolari scandinavi e portoghesi hanno votato a favore della condanna al governo italiano. Mercoledì sera, dopo il mini-dibattito andato a vuoto, il ministro per la Famiglia Eugenia Roccella aveva ricordato il peso specifico della sentenza della Cassazione nell’operato del Viminale, ma di fronte a ciò Sala aveva replicato che non si sarebbe arreso alla «protervia» del ministro. Ieri, dopo il voto, sull’argomento è intervenuto anche il ministro degli Esteri ed ex-presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ribadendo che «c’è una legge da rispettare» e che «c’è un voto su un emendamento che non cambia la legge italiana, perché questa la cambia il Parlamento italiano». «Le leggi vanno sempre e comunque rispettate», ha proseguito Tajani, «piaccia o non piaccia: se c’è la forza di cambiarla lo deve fare il nostro Parlamento. In Italia i bambini sono sempre e comunque tutelati, per principio va respinta qualsiasi ipotesi di dare giustificazione giuridica all’utero in affitto». Dietro al voto di ieri, come hanno ammesso alcuni dei promotori della condanna all’Italia, c’è anche la volontà di riaprire un’altra partita che sembrava chiusa, e cioè quella del certificato europeo di filiazione, che riconoscerebbe in modo automatico anche le coppie omogenitoriali, e che è stato già respinto da una risoluzione votata dal Senato italiano. Per l’eurodeputato leghista Alessandro Basso si tratta di «un’altra pagina poco edificante, scritta oggi al Parlamento europeo, da parte di una sinistra che da sempre rema contro il proprio Paese». Di voto «sbagliato nel merito e nel metodo» ha parlato Matteo Forte, consigliere regionale di Fdi in Lombardia, tra i primi a sollevare il caso delle trascrizioni di Sala.
Strasburgo si inventa l’ecocidio per fare altro terrorismo green
Se non avevate mai sentito parlare di «ecocidio», non temete: siete persone normali. Del resto, è difficile stare appresso alla lunga lista di neologismi creati dai progressisti orwelliani. Tuttavia, nell’Occidente autorazzista di oggi, è arrivato il momento di occuparsene e, soprattutto, di preoccuparsene. Sì, perché l’ecocidio, o «crimine ambientale», molto presto potrebbe essere equiparato al genocidio e agli altri crimini contro l’umanità.
No, non è uno scherzo, ma una delibera, messa nero su bianco, ratificata (all’unanimità) mercoledì scorso dall’Europarlamento. L’idea, in sostanza, è inserire questa nuova fattispecie penale nella legislazione dei 27 Stati membri. «Questo è un evento storico!», ha affermato entusiasta la madrina della direttiva, ossia l’eurodeputata francese Marie Toussaint, che fa parte del gruppo dei Verdi. «I casi di contenzioso che abbiamo intrapreso, per il clima o per i diritti della natura, hanno contribuito a ravvivare l’urgenza di affrontare gli attacchi agli esseri viventi attraverso la legge», ha poi aggiunto.
Tutti gli Stati membri, si legge nella bozza approvata dall’Europarlamento, «provvedono affinché qualsiasi comportamento che causi danni gravi e diffusi o di lunga durata o irreversibili (all’ambiente, ndr) sia considerato un reato di particolare gravità e sanzionato come tale secondo gli ordinamenti giuridici degli Stati membri». In pratica, chi verrà riconosciuto colpevole di questo nuovo reato sarà soggetto a pene molto severe, che vanno dalla multa fino addirittura all’incarcerazione.
Questa idea balzana, favorita dalla propaganda gretina, viene da lontano: già nel dicembre del 2021 la Commissione europea aveva presentato una proposta che si muoveva in questa direzione. Tuttavia, questo primo passo era stato ritenuto insufficiente dai gruppi di pressione ecologisti, tra cui spicca l’Ufficio europeo dell’ambiente (Eeb). La proposta originaria della Commissione, ha spiegato Frederik Hafen, uno degli esponenti dell’Eeb, «ha introdotto il reato di ecocidio solo a parole, senza occuparsi della parte operativa». Ora, invece, il crimine sarebbe ben definito nella bozza approvata dall’Europarlamento. «Si tratta di una pietra miliare», ha affermato Hafen con toni entusiastici. «Se verrà incluso nella legislazione finale», ha continuato, «sarebbe un passo in avanti epocale per il riconoscimento dell’ecocidio in Europa». In effetti, nei prossimi mesi la delibera dovrà essere discussa con la Commissione europea e i 27 Stati membri: la strada è ancora lunga, ma il percorso sembra già ben tracciato.
Molto soddisfatti si sono detti anche gli attivisti della Ong «Stop Ecocide International». Si tratta di un’organizzazione che ha lavorato alacremente a questa proposta approdata all’Europarlamento. Sono loro, insomma, che hanno definito come ecocidio tutti quegli «atti illegali o sconsiderati compiuti con la consapevolezza di una significativa probabilità che tali atti causino all’ambiente danni gravi e diffusi o di lungo termine».
Il problema è che tale definizione appare assai fumosa, laddove il diritto esige una precisione chirurgica. Fenomeni come la deforestazione selvaggia o la pesca a strascico sono senz’altro deprecabili, ma che succede se includiamo tra le forme di ecocidio – come pretendono questi attivisti ed eurodeputati – anche l’estrazione mineraria e le trivellazioni petrolifere? Il rischio, ad esempio, è che domani l’Eni possa essere condannata per ecocidio. Una prospettiva assurda, in effetti, come quasi tutte quelle auspicate dai talebani dell’ecologismo gretino. Che dicono di amare la natura, ma in realtà odiano solo l’uomo.
Continua a leggereRiduci
Assurda «condanna» per la mancata registrazione dei figli di coppie gay sancita dalla Cassazione. Un’ingerenza senza alcun fondamento. Ma con sprezzo del ridicolo Strasburgo inventa persino l’ecocidio.In una delibera spunta la nuova fattispecie, dai contorni così fumosi da essere pericolosa.Lo speciale contiene due articoliTanto tuonò che piovve. Alla fine la sinistra italiana, grazie al Soccorso rosso europeo, è riuscita a ottenere una condanna ufficiale da parte del Parlamento di Bruxelles allo stop alle registrazioni automatiche dei figli di coppie omosessuali praticate da alcuni sindaci italiani in barba alla raccomandazione del Viminale di far osservare la legge. Che come è noto impone, sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione della fine dello scorso dicembre, di non procedere alle registrazioni se non nel caso di bambini nati all’estero da due madri. Tra le ragioni principali che sottendono a tale pronunciamento della Suprema Corte, quella di tutelare i bambini da pratiche vietate in Italia come l’utero in affitto e la necessità di far rispettare la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, consentita solo a coppie eterosessuali. Una giurisprudenza che non aveva impedito al sindaco di Milano Beppe Sala e a un manipolo di altri primi cittadini di sinistra, di procedere unilateralmente alle trascrizioni, tanto da costringere il ministero dell’Interno, attraverso una circolare del prefetto del capoluogo lombardo, a richiamare all’ordine Sala e compagni.I quali, però non si sono dati per vinti e hanno elaborato un raffinatissimo piano, che prevedeva un blitz nella capitale belga, dove i parlamentari dell’eurosinistra avrebbero tentato di portare in Aula un documento di condanna al governo italiano, reo di star mettendo in atto una pericolosissima stretta liberticida. Ma la cosa bella è che la prima parte del blitz al Parlamento europeo si era rivelato un mezzo flop, visto che la missione di Sala, comprensiva di conferenza stampa assieme ai capigruppo di Verdi e Socialisti e di passerella nella tribuna dell’aula con tanto di applauso da paladino dei diritti civili, aveva racimolato la miseria di un dibattito d’Aula serale mercoledì, che però non prevedeva alcuna votazione di alcun documento. E visto che l’obiettivo dei sindaci dem e della sinistra era quello di portare a casa una condanna plateale, ieri in tarda mattinata il colpo è andato a segno al secondo tentativo, quando un esponente di Renew Europe ha presentato un emendamento sulla questione delle registrazioni dei figli di coppie omosessuali, niente meno che al Rapporto 2022 sullo Stato di diritto nell’Ue. Secondo il testo dell’emendamento, il Parlamento europeo «condanna le istruzioni impartite dal governo italiano al Comune di Milano di non registrare più i figli di coppie omogenitoriali e ritiene che questa decisione porterà inevitabilmente alla discriminazione non solo delle coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto dei loro figli; ritiene che tale azione costituisca una violazione diretta dei diritti dei minori, quali elencati nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989; esprime preoccupazione per il fatto che tale decisione si iscrive in un più ampio attacco contro la comunità Lgbtqi+ in Italia; invita il governo italiano a revocare immediatamente la sua decisione». L’emendamento, a quel punto, è agevolmente passato grazie all’appoggio dei gruppi Sinistra, Socialisti e Verdi, nonché a una clamorosa spaccatura in seno ai Popolari.Un dispositivo la cui portata paradossale è stata subito messa in evidenza da alcuni esponenti della maggioranza di governo: si chiede infatti di disattendere una legge su cui è stata fatta anche chiarezza dalla Cassazione. Ciò non ha impedito però ai parlamentari del centrosinistra di esultare per l’ennesimo schiaffo dato dalle istituzioni europee al governo presieduto da Giorgia Meloni. La parte più sorprendente di tutta la vicenda, però, è che stavolta alla tentazione delle sirene della sinistra ha ceduto anche una parte del Ppe: tabulati alla mano, ovviamente gli esponenti di Forza Italia hanno votato contro la risoluzione, mentre alcuni deputati popolari scandinavi e portoghesi hanno votato a favore della condanna al governo italiano. Mercoledì sera, dopo il mini-dibattito andato a vuoto, il ministro per la Famiglia Eugenia Roccella aveva ricordato il peso specifico della sentenza della Cassazione nell’operato del Viminale, ma di fronte a ciò Sala aveva replicato che non si sarebbe arreso alla «protervia» del ministro. Ieri, dopo il voto, sull’argomento è intervenuto anche il ministro degli Esteri ed ex-presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ribadendo che «c’è una legge da rispettare» e che «c’è un voto su un emendamento che non cambia la legge italiana, perché questa la cambia il Parlamento italiano». «Le leggi vanno sempre e comunque rispettate», ha proseguito Tajani, «piaccia o non piaccia: se c’è la forza di cambiarla lo deve fare il nostro Parlamento. In Italia i bambini sono sempre e comunque tutelati, per principio va respinta qualsiasi ipotesi di dare giustificazione giuridica all’utero in affitto». Dietro al voto di ieri, come hanno ammesso alcuni dei promotori della condanna all’Italia, c’è anche la volontà di riaprire un’altra partita che sembrava chiusa, e cioè quella del certificato europeo di filiazione, che riconoscerebbe in modo automatico anche le coppie omogenitoriali, e che è stato già respinto da una risoluzione votata dal Senato italiano. Per l’eurodeputato leghista Alessandro Basso si tratta di «un’altra pagina poco edificante, scritta oggi al Parlamento europeo, da parte di una sinistra che da sempre rema contro il proprio Paese». Di voto «sbagliato nel merito e nel metodo» ha parlato Matteo Forte, consigliere regionale di Fdi in Lombardia, tra i primi a sollevare il caso delle trascrizioni di Sala.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/parlamento-ue-coi-fuorilegge-contro-giudici-e-governo-2659696323.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="strasburgo-si-inventa-lecocidio-per-fare-altro-terrorismo-green" data-post-id="2659696323" data-published-at="1680200211" data-use-pagination="False"> Strasburgo si inventa l’ecocidio per fare altro terrorismo green Se non avevate mai sentito parlare di «ecocidio», non temete: siete persone normali. Del resto, è difficile stare appresso alla lunga lista di neologismi creati dai progressisti orwelliani. Tuttavia, nell’Occidente autorazzista di oggi, è arrivato il momento di occuparsene e, soprattutto, di preoccuparsene. Sì, perché l’ecocidio, o «crimine ambientale», molto presto potrebbe essere equiparato al genocidio e agli altri crimini contro l’umanità. No, non è uno scherzo, ma una delibera, messa nero su bianco, ratificata (all’unanimità) mercoledì scorso dall’Europarlamento. L’idea, in sostanza, è inserire questa nuova fattispecie penale nella legislazione dei 27 Stati membri. «Questo è un evento storico!», ha affermato entusiasta la madrina della direttiva, ossia l’eurodeputata francese Marie Toussaint, che fa parte del gruppo dei Verdi. «I casi di contenzioso che abbiamo intrapreso, per il clima o per i diritti della natura, hanno contribuito a ravvivare l’urgenza di affrontare gli attacchi agli esseri viventi attraverso la legge», ha poi aggiunto. Tutti gli Stati membri, si legge nella bozza approvata dall’Europarlamento, «provvedono affinché qualsiasi comportamento che causi danni gravi e diffusi o di lunga durata o irreversibili (all’ambiente, ndr) sia considerato un reato di particolare gravità e sanzionato come tale secondo gli ordinamenti giuridici degli Stati membri». In pratica, chi verrà riconosciuto colpevole di questo nuovo reato sarà soggetto a pene molto severe, che vanno dalla multa fino addirittura all’incarcerazione. Questa idea balzana, favorita dalla propaganda gretina, viene da lontano: già nel dicembre del 2021 la Commissione europea aveva presentato una proposta che si muoveva in questa direzione. Tuttavia, questo primo passo era stato ritenuto insufficiente dai gruppi di pressione ecologisti, tra cui spicca l’Ufficio europeo dell’ambiente (Eeb). La proposta originaria della Commissione, ha spiegato Frederik Hafen, uno degli esponenti dell’Eeb, «ha introdotto il reato di ecocidio solo a parole, senza occuparsi della parte operativa». Ora, invece, il crimine sarebbe ben definito nella bozza approvata dall’Europarlamento. «Si tratta di una pietra miliare», ha affermato Hafen con toni entusiastici. «Se verrà incluso nella legislazione finale», ha continuato, «sarebbe un passo in avanti epocale per il riconoscimento dell’ecocidio in Europa». In effetti, nei prossimi mesi la delibera dovrà essere discussa con la Commissione europea e i 27 Stati membri: la strada è ancora lunga, ma il percorso sembra già ben tracciato. Molto soddisfatti si sono detti anche gli attivisti della Ong «Stop Ecocide International». Si tratta di un’organizzazione che ha lavorato alacremente a questa proposta approdata all’Europarlamento. Sono loro, insomma, che hanno definito come ecocidio tutti quegli «atti illegali o sconsiderati compiuti con la consapevolezza di una significativa probabilità che tali atti causino all’ambiente danni gravi e diffusi o di lungo termine». Il problema è che tale definizione appare assai fumosa, laddove il diritto esige una precisione chirurgica. Fenomeni come la deforestazione selvaggia o la pesca a strascico sono senz’altro deprecabili, ma che succede se includiamo tra le forme di ecocidio – come pretendono questi attivisti ed eurodeputati – anche l’estrazione mineraria e le trivellazioni petrolifere? Il rischio, ad esempio, è che domani l’Eni possa essere condannata per ecocidio. Una prospettiva assurda, in effetti, come quasi tutte quelle auspicate dai talebani dell’ecologismo gretino. Che dicono di amare la natura, ma in realtà odiano solo l’uomo.
Luciano Garofano, ex comandante dei carabinieri del Ris di Parma (Ansa)
La pozza di sangue formatasi vicino al punto dell’aggressione avrebbe potuto crearsi in meno di tre minuti. Questo ridimensionò una delle ipotesi emerse nel primo processo, cioè quella di un’aggressione prolungata.
La relazione mise anche in discussione la possibilità che Stasi avesse attraversato la villetta senza sporcarsi di sangue. Gli esperti ritenevano, infatti, «marginali» le probabilità che qualcuno potesse percorrere quei punti senza intercettare tracce ematiche e, quindi, senza impregnare le scarpe di sangue. Oggi Roberto Testi, che nel curriculum vanta «circa 150 consulenze d’ufficio all’anno in ambito penale e civile», è commissario del Centro avanzato di diagnostica di Orbassano (Torino), uno dei poli più noti della genetica forense italiana (struttura che si occupa di analisi tossicologiche, genetico forensi e biochimico-cliniche). Nato principalmente per i controlli sportivi (infatti precedentemente si chiamava Centro regionale antidoping), negli anni, ha ampliato le proprie attività sino a diventare un laboratorio di riferimento per molte Procure italiane.
Ai tempi della consulenza, Testi era responsabile dell’Unità di medicina legale dell’Asl 2 di Torino. Nella documentazione del processo d’Appello bis contro Stasi, però, si fa ampio riferimento, a proposito della consulenza di Testi, ai laboratori di Orbassano. Alcune delle prove che in quel momento furono presentate come «sperimentali» (in particolare quelle sulle piastrelle) si tennero proprio nei laboratori orbassanesi. Si trattava della famose «prove di calpestio». Che ora si possono tranquillamente bollare come imprecise e decisamente sfavorevoli all’imputato, perché furono effettuate tramite un «soggetto sperimentatore» dal peso di 85 chili, ben superiore a quello di Stasi, che era di 60.
Nel 2016 Testi entrò nel Consiglio d’amministrazione del Cad. E oggi, del centro, è il commissario. Il direttore tecnico-scientifico dello stesso centro è il medico-legale Paolo Garofano. Il cognome dice già tutto. È il nipote del generale Luciano Garofano, ex comandante dei carabinieri del Ris di Parma. Fu protagonista della prima stagione investigativa di Garlasco, curò la Bpa (Bloodstain pattern analysis, l’analisi delle macchie di sangue) e nel 2016 è diventato consulente della difesa di Andrea Sempio. Si occupò, su incarico del pool difensivo di allora, di una perizia (l’unica consulenza peraltro fatturata ai familiari dell’indagato) sul Dna prelevato dalle unghie di Chiara Poggi mai depositata. Ma c’è ancora una coincidenza: nel dicembre 2016 il generale inviò al laboratorio di Orbassano diretto dal nipote il campione di saliva di Sempio per le analisi di parte, annotando sulla busta proprio «alla cortese attenzione del dottor Paolo Garofano».
Formalmente non c’è nulla di irrituale. Ma il quadro che emerge appare di certo come insolito: il perito dell’Appello bis Stasi guida il centro diretto dal nipote dell’ex generale del Ris che torna nel caso come consulente di Sempio. Questa rete riaffiora a Genova, nel processo per il «Delitto del trapano», un cold case riaperto dopo quasi 30 anni. La vittima è Luigia Borrelli, uccisa il 5 settembre 1995 in un basso dei caruggi dove si prostituiva. Era una insospettabile infermiera. Fu ritrovata con un trapano conficcato nel collo. Il pm Patrizia Petruzziello (la stessa che nel 1995 era di turno e che dall’inizio ha seguito le indagini) vorrebbe ora portare a giudizio un carrozziere, Fortunato Verduci, all’epoca trentacinquenne, oggi ultrasessantenne. Sulla placca di un interruttore del basso saltò fuori un profilo genetico completo, «perfettamente coincidente», secondo l’accusa, con uno repertato nel 1995. Una verifica nella banca dati del Dna ha portato poi verso il profilo genetico di un parente del carrozziere. E da quel match si è arrivati a Verduci (che si professa innocente).
Il consulente del pubblico ministero è Luciano Garofano. Il perito nominato dal giudice dell’udienza preliminare, Alberto Lippini, è Selena Cisana, medico-legale e biologa forense che lavora, coincidenza, nel laboratorio di Biologia e genetica forense del Centro di Orbassano diretto da Paolo Garofano, nipote del consulente del pm. Il difensore del carrozziere, l’avvocato Emanuele Canepa, che deve aver immediatamente percepito l’intreccio come un segno avverso, lo verbalizza davanti al giudice: «La dottoressa Cisana lavora presso il laboratorio ove il direttore responsabile Paolo Garofano è il nipote del consulente nominato dal pubblico ministero Luciano Garofano». Il pm afferma che «non era a conoscenza di questa circostanza» ma «ritiene comunque che non vi sia incompatibilità».
Il giudice rigetta l’eccezione con questa argomentazione: «Allo stato», ritiene, «non sussiste alcuna incompatibilità». Ma la questione centrale non è il codice. Nessuna norma vieta automaticamente queste relazioni professionali o familiari. Emerge però un circuito tecnico-forense talmente ristretto da rendere apparentemente difficile separare del tutto ruoli e relazioni. E quando questo groviglio finisce per sfiorare contemporaneamente il consulente dell’accusa e l’orbita del giudice terzo, è inevitabile che le difese percepiscano il terreno come in pendenza.
Continua a leggereRiduci
Primo piatto assai gustoso che pesca da un “frutto” di stagione che sta iniziando a entrare a piena maturazione: la melanzana. Se leggeste La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, che resta un monumento della nostra cultura gastronomica, vi imbattereste in ricette a base di petonciani. È l’antico nome toscano dato alla “mela insana”, questa solanacea che al pari di patate pomodori al suo apparire suscitò più di un dubbio. È vero che non si può mangiare cruda, ma è anche vero che la melanzana è oggi uno dei must della nostra profumatissima cucina del Meridione. Noi abbiamo pensato di usarla per un primo piatto che mette insieme Napoli e Firenze.
Ingredienti – Due melanzane per un totale di 250 gr (meglio quelle oblunghe), 150 gr di guanciale di maiale, 360 gr di pasta di semola di grano italiano, un cucchiaio abbondante di concentrato di pomodoro, due spicchi d’aglio, un mazzetto di prezzemolo, 80 gr di Parmigiano Reggiano e Grana Padano (ma volendo anche Provolone del monaco grattugiato in quel caso attenti al sale), olio extravergine di oliva, sale, pepe o peperoncino q.b.
Procedimento – In una capace padella (ci dove saltare la pasta) fate sudare il guanciale ridotto a cubetti. Nel frattempo fate a cubetti piuttosto piccoli le melanzane e mettete sul fuoco una pentola colma d’acqua leggermente salata per la pasta. Quando il guanciale avrà sudato ritiratelo lasciando il grasso di cottura in padella, aggiungete un po’ di olio extravergine di oliva, i due spicchi d’aglio: fate prendere appena colore all’aglio e poi aggiungete i cubetti di melanzana a fuoco brillante in modo che si cuociano bene. A questo punto rimettete in padella anche il guanciale. Nel frattempo lessate la pasta. Quando manca uno paio di minuti alla cottura della pasta aggiungete in padella il concentrato di pomodoro. Scolate la pasta con una schiumarola passandola direttamente in padella e mantecate bene in modo che il concentrato di pomodoro si leghi perfettamente alla pasta e alle melanzane spolverizzando con abbondante formaggio grattugiato. Aggiustate di sale e di pepe o peperoncino macinato e guarnite con generoso prezzemolo tritato.
Come far divertire i bambini – Fate guarnire a loro i piatti con il prezzemolo
Abbinamento – L’abbinamento ideale con questo piatto è il Syrah che ha Cortona uno dei suoi habitat privilegiati. Vanno benissimo anche tre vini da vitigni autoctoni del Meridione: Primitivo di Manduria e siamo in Puglia, Nero d’Avola e siamo in Sicilia o Magliocco e Gaglioppo con il Cirò e siamo in Calabria.
Continua a leggereRiduci