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Paritarie: «Consegnate quasi 100.000 firme. Patti educativi fermi al palo per questioni ideologiche»

Paritarie: «Consegnate quasi 100.000 firme. Patti educativi fermi al palo per questioni ideologiche»
Ansa

«Il diritto all'istruzione è diventato un privilegio. Gli esclusi indovinate chi sono? I bambini più poveri e fragili. Abbiamo appena consegnato al Miur quasi 100.000 firme di genitori che chiedono al Ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina i patti educativi di comunità tra le scuole statali e le paritarie. Questo significa permettere lo spostamento degli studenti stipati dalle classi pollaio alla scuola pubblica paritaria più vicina e quindi un rientro in sicurezza per milioni di studenti. Tra le richieste avanzate anche quella del costo standard per allievo, perché venga riconosciuta a tutti, anche alle famiglie più povere, la libertà di scegliere senza vincoli dove far studiare i propri figli. Beh, è tutto fermo al palo. Nulla è stato ancora realizzato»: è la denuncia di Pro Vita e Famiglia che sta proseguendo la campagna #Liberidieducare insieme a Non Si Tocca la Famiglia, Polis Pro Persona e Suor Anna Monia Alfieri.

«Questo momento di crisi sarebbe potuto essere un'opportunità per appianare e superare delle difficoltà che erano già presenti e che in parte sono state scatenate dall'emergenza Covid. Ed ora le proposte del GOL (gruppo di lavoro operativo per l'inclusione) si sono fermate solamente per una scelta ideologica. Purtroppo a oggi mancano le strutture, i docenti, i supplenti, i trasporti e i banchi, e questa porta chiusa in faccia significa solo punire le famiglie, soprattutto quelle indigenti, ancora di più di quanto non siano state danneggiate dalla pandemia stessa» continua la nota di Pro Vita e Famiglia.

«Grazie al Ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina e a questo Governo irresponsabile l'Italia resta il fanalino d'Europa» concludono Brandi e Coghe che guidano la Onlus.

Droni e tanta IA. Esposte a Bucarest le armi del futuro
Fiera di armi a Bucarest, Romania
Viaggio tra gli stand della grande fiera militare appena chiusa nella capitale rumena: «Facili da usare, sembrano Playstation».

Si è chiusa ufficialmente ieri, 15 maggio 2026, l’edizione più imponente e carica di tensione della storia della Black sea defense aerospace and security (Bsda). Nata nel 2007, la fiera ha celebrato i suoi vent’anni trasformando l’area di Romaero Băneasa in un gigantesco catalogo a cielo aperto della distruzione e della Difesa, in un momento storico in cui il confine tra esposizione tecnologica e necessità del fronte non è mai stato così sottile.

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Da Washington a Londra: è allarme debito
iStock
Record annuale al 4,6% degli interessi sui bond Usa: salgono i timori per l’inflazione causata dalla guerra, +3,5% per il petrolio. La crisi di Keir Starmer fa invece volare al 5,2% i decennali britannici. I costi degli Stati appaiono sempre meno sostenibili, Borse ko.

I mercati non hanno applaudito dopo il vertice di Pechino. Hanno preso nota che la diplomazia si è presentata al grande summit in giacca lucida ma senza una cravatta abbastanza stretta da contenere il disordine del mondo. Il vertice tra Xi Jinping e Donald Trump si è chiuso con il sorriso di circostanza e poca sostanza. Buone intenzioni, pochissime concessioni.

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Non cambiano mai: «Decidiamo noi chi parla»
Gustavo Zagrebelsky e Giorgio Parisi (Ansa)
Gustavo Zagrebelsky teorizza due egemonie culturali: una buona e gramsciana, che verrebbe «dal basso», e una cattiva, di destra, imposta dall’alto. Giorgio Parisi dà la colpa del niet a Joseph Ratzinger al rettore che rese pubblica la lettera dei docenti: la censura va praticata in silenzio...

Il modo migliore per comprendere a fondo che cosa sia davvero il mondo della cosiddetta cultura italiana consiste nell’esaminare con attenzione le esternazioni di coloro che ne fanno parte e ne sono addirittura considerati autorevolissimi esponenti. A tale riguardo ci vengono in aiuto due nomi pesanti, due istituzioni: il sommo giurista Gustavo Zagrebelsky e il premio Nobel Giorgio Parisi. Il primo, intervistato dalla Stampa al Salone del libro di Torino, dichiara che «dall’alto la cultura non si cambia». Subito dopo, l’illustre Zagrebelsky spiega che esistono due tipi di egemonia culturale.

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La Ue non sa come sono spesi i soldi del Pnrr
(Eu Photo)
La Corte dei Conti europea: non tutti gli Stati mandano rendiconti, solo i principali 100 progetti sono dettagliati sui costi reali. D’altronde, i 577 miliardi prestati da Bruxelles erano legati a voci di spesa incontrollabili o inutili.

L’Europa ha stanziato circa 577 miliardi di euro per la ripresa post Covid, facendo quindi lievitare il proprio debito, ma non è in grado di monitorare come vengono spesi.

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