
Qualche giorno fa, Lia Quartapelle del Partito democratico ha pubblicato su X un post che suscitava una certa inquietudine. «Si può tirare un sospiro di sollievo. Nonostante le tentazioni no vax, il governo Meloni conferma la scelta dei governi precedenti», ha scritto l’esponente dem. «L’Italia continuerà a finanziare le vaccinazioni nei Paesi più poveri. Un investimento per la salute di tutti, una scelta di solidarietà». Questa dichiarazione conferma la regola secondo cui se nel Pd tirano un sospiro di sollievo, noialtri dobbiamo iniziare a preoccuparci. E infatti la scelta governativa celebrata da Quartapelle - a cui i grandi media non hanno dedicato troppa attenzione - non è di sicuro delle più entusiasmanti. L’ha annunciata giorni fa Antonio Tajani: «Sono lieto di annunciare al mio amico Barroso un nuovo importante contributo del governo di 250 milioni di euro per l’Alleanza sui vaccini di Gavi che si sommano ai fondi già stanziati dalla Presidenza italiana nel G7», ha detto il ministro degli Esteri. «Salvare le vite dei bambini è una priorità della nostra politica estera. Aiutare a produrre vaccini in Africa significa rafforzare la stabilità dei Paesi di quel continente, creando più benessere e crescita».
L’amico Barroso è ovviamente José Barroso, ex presidente della Commissione europea che dal 2021 è presidente del Consiglio di amministrazione di Gavi, organizzazione di cooperazione internazionale di cui più volte abbiamo parlato su queste pagine. È stato proprio lui, lo scorso ottobre, a spiegare di che cosa si occupi la struttura: «In sostanza, quello che facciamo è stipulare contratti con le più importanti aziende farmaceutiche del mondo, in modo che possano fornirci i loro vaccini al prezzo più basso possibile, in modo che possiamo distribuire a coloro che ne hanno bisogno, vale a dire i Paesi più vulnerabili, soprattutto in Africa», ha dichiarato Barroso al Corriere della Sera. «In questi anni abbiamo aumentato il numero dei fornitori da 5 a 19. Di questi, più della metà proviene da Paesi a basso o medio reddito, in primis dall’India. Ma abbiamo altre modalità di cooperazione con il settore privato. Il Gavi Matching Fund è un meccanismo di finanziamento pubblico-privato concepito per incentivare gli investimenti del settore privato nell’immunizzazione: è stato in grado di raccogliere dal 2011 ben 500 milioni di dollari da oltre 35 fondazioni e partner aziendali, dalla banca spagnola La Caixa a Mastercard, da Orange a Ups, Unilever e molti altri».
L’Italia è finanziatrice di Gavi da parecchio tempo. Nel 2020 fu Giuseppe Conte ad annunciare in pompa magna la donazione: «Nella risposta globale al Covid-19», disse l’allora premier, «l’Italia è uno dei leader fondamentali dell’alleanza internazionale e ha già contribuito all’impegno anticipato sul mercato (Amc) di Gavi. In primo luogo, l’Italia aggiungerà un contributo di 120 milioni di euro per i prossimi cinque anni, quindi un aumento del 20% rispetto al nostro precedente supporto». A quanto pare, dunque, il contributo italiano è aumentato ancora.
Curiosamente, si diceva, a questa notizia non è stato dato troppo spazio sui media. In compenso c’è chi si è affrettato a fare debunking: ormai si danno prima le smentite delle notizie. David Puente, su Open, si è premurato di spiegare che «l’Italia non regalerà 250 milioni a Bill Gates». E se c’è bisogno di specificarlo, vuol dire che c’è qualcosa sotto.
Gavi, in effetti, non è di proprietà di Gates, che tuttavia ne è uno dei maggiori sostenitori. La Fondazione Gates, infatti, donerà a Gavi circa 1.6 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni. Solo persone troppo ingenue o in malafede possono fingere di non sapere che a ingenti finanziamenti corrisponde per forza una potente influenza. La Fondazione di Gates (dati aggiornati al 2024) contribuiva al 13,67% del bilancio dell’Oms, mentre la Gavi (di cui Bill è il secondo finanziatore), contribuiva al 10.49% dei flussi finanziari dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il fondatore di Microsoft, in buona sostanza, finanzia l’Oms direttamente e tramite Gavi, cosa che gli dà un certo peso politico. Quindi no, l’Italia non dà soldi a Bill Gates, ma contribuisce a finanziare un ente su cui egli ha notevole potere, e che contribuisce alla sua influenza complessiva sull’Oms.
Il problema, però, va ben oltre Gates. La domanda vera da porsi è: ma per quale motivo l’Italia deve donare soldi a Gavi? A che pro? A sconsigliare l’investimento basterebbero le cifre che circolano riguardo gli stipendi dei dipendenti, che vanno dai 44.198 dollari l’anno fino a 129.000 per alcune figure più elevate, con consulenti pagati fino a 43 euro all’ora. Mica male per una organizzazione che si vuole umanitaria. Del resto bisognerà pur spenderli gli 11,9 miliardi che Gavi ha intenzione di raccogliere per i prossimi cinque anni (ne ha già in tasca oltre 9 di donazioni).
Quale sia il nodo della questione è chiaro: Gavi dichiaratamente esercita pressione politica sui governi e le istituzioni internazionali affinché organizzino potenti campagne vaccinali, che culminano di solito nell’acquisto di parecchie dosi anche attraverso la mediazione della medesima Gavi. Il meccanismo è leggermente opaco, e «l’alleanza per i vaccini» pare più simile a una lobby che a un ente umanitario.
Il segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert Kennedy Jr, qualche giorno fa ha fatto sapere che gli Stati Uniti rifiuteranno di rinnovare i finanziamenti per Gavi. «Kennedy ha detto che, pur ammirando l’impegno e lo sforzo di Gavi di portare le vaccinazioni ovunque nel mondo, desiderava avere chiarimenti scientifici dall’associazione circa l’impiego dei miliardi di dollari ricevuti dal governo degli Stati Uniti negli ultimi anni», commenta Roy De Vita, primario della divisione di Chirurgia plastica dell’Istituto dei Tumori di Roma Regina Elena. «Un esempio: Gavi in pandemia ha raccomandato alle donne incinte di vaccinarsi contro il Covid senza avere studi scientifici che garantissero sicurezza ed efficacia del vaccino. Kennedy ha chiesto chiarezza e Gavi non ha risposto. Inevitabile di conseguenza il blocco dei finanziamenti, decisione ineccepibile sia nella forma che nella sostanza».
De Vita non nasconde di essere «rimasto estremamente sorpreso dal finanziamento erogato invece dal ministro Tajani in totale antitesi al comportamento degli Stati Uniti. Questo per due motivi: il primo è che gli Stati Uniti sono comunque il nostro riferimento strategico e lo vediamo costantemente. Il secondo motivo è che lo stanziamento è importantissimo. Parliamo di ben 250 milioni di euro. Ora per quanto sia nelle sue prerogative e quindi non ci sia nella sostanza nulla da contestare al ministro Tajani, che poteva decidere in piena autonomia come ha fatto, sarebbe stato decisamente opportuno un passaggio parlamentare per ottenere un consenso ampio rispetto ad un impegno di spesa così grande».
L’interrogativo in effetti resta: perché mai un governo di destra - per altro composto da alcuni partiti che sulla gestione della pandemia hanno avuto molto da eccepire - non solo dà soldi alla lobby di Gates ma gliene dà pure di più di Conte?






