
È stato accolto da un altro bagno di folla, papa Leone XIV, nel suo ultimo giorno in Camerun: prima a Douala, dove ha celebrato la messa davanti a oltre 120.000 fedeli, e poi nell’ateneo cattolico dell’Africa Centrale a Yaoundé. Ed è proprio dall’Università che ha rivolto l’appello ai giovani a non emigrare: «Cari studenti, di fronte alla comprensibile tendenza migratoria che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore, vi invito innanzitutto a rispondere con ardente desiderio di servire il vostro Paese. E rivolgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui».
Una visione che è stata condivisa dai partecipanti: il suo discorso è stato interrotto dagli applausi e dalle grida di entusiasmo dei ragazzi e delle ragazze. Ai docenti, ha proseguito il Papa, spetta il compito di «incarnare i valori» che desiderano «trasmettere», quindi «la giustizia e l’equità, l’integrità, il senso del servizio e della responsabilità». Anche perché, ha aggiunto: «L’Africa e il mondo hanno bisogno di persone che si impegnino a vivere secondo il Vangelo e a mettere le loro competenze al servizio del bene comune. Non tradite questo nobile ideale».
E il continente africano, per evolvere, deve eliminare la corruzione, nemica di ogni sviluppo. Il pontefice su questo è stato altrettanto chiaro: «L’Africa ha bisogno di essere liberata dalla piega della corruzione. E per un giovane tale consapevolezza deve consolidarsi fin dagli anni della formazione grazie al rigore morale, al disinteresse e alla coerenza di vita dei propri educatori e insegnanti. Giorno dopo giorno, ponete le fondamenta indispensabili per la costruzione di una coerente identità morale e intellettuale, testimoniando la verità specialmente davanti alle illusioni dell’ideologia e delle mode».
Un altro aspetto critico sollevato dal Papa riguarda la rivoluzione digitale: «I sistemi di Intelligenza artificiale organizzano sempre più pervasivamente i nostri ambienti mentali e sociali. Come ogni grande trasformazione storica, anche questa richiede non solo competenze tecniche, ma una formazione umanistica capace di rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale». Ma grazie all’Università cattolica dell’Africa Centrale si possono «formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare». Allargando lo sguardo oltre l’Africa, il Papa pare aver mandato un messaggio, seppur non esplicitamente, a Washington: «La grandezza di una nazione non può essere valutata solo in base all’abbondanza delle sue risorse naturali. E neppure per la ricchezza materiale delle sue istituzioni. Infatti, nessuna società può prosperare se non si fonda su coscienze rette educate alla verità». Ha poi proseguito: «Quando la coscienza ha cura di essere illuminata e retta, diventa fonte di un agire, orientato verso il bene, la giustizia e la pace».
Prima di parlare di fronte al mondo accademico, il pontefice ha celebrato in mattinata la messa a Douala, nel Japoma Stadium, accolto da gente in festa, tra canti e balli. E anche qui, nell’omelia, ha parlato di pace e si è rivolto ai giovani. Facendo riferimento al passo della moltiplicazione dei pani, ha evidenziato che il Vangelo mostra «non solo come Dio nutre l’umanità con il pane della vita, ma come noi possiamo portare questo cibo a tutti gli uomini e le donne che hanno fame di pace, di libertà, di giustizia come noi. Ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura».
L’invito rivolto ai ragazzi e alle ragazze, durante la messa, è stato quello di rifiutare la violenza e di non farsi tentare dalla corruzione: «Anche nel vostro Paese così fecondo, il Camerun, molti sperimentano la povertà, sia quella materiale sia quella spirituale. Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento; rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile. Non dimenticate che il vostro popolo è ancora più ricco di questa terra, perché il suo tesoro sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro. Siate, dunque, protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dona a ciascuno, senza lasciarvi comprare da tentazioni che sperperano le energie e non servono al progresso della società». E, quindi, «come fratelli e sorelle di Gesù, moltiplicate i vostri talenti con la fede, la tenacia, l’amicizia che vi animano. Siate voi per primi i volti e le mani che portano al prossimo il pane della vita: cibo di sapienza e di riscatto da tutto ciò che non ci nutre, ma anzi confonde i nostri buoni desideri e ci ruba dignità».
Il prossimo bagno di folla del pontefice è atteso in Angola, dove arriverà oggi. La giornata prevede la visita di cortesia al presidente della Repubblica, l’incontro con la società civile, il corpo diplomatico e le autorità e, infine, un incontro privato con i vescovi del Paese.






