
Il conflitto israelo-palestinese è riesploso improvvisamente, inaspettatamente, ieri mattina alle 6.30 (le 5.30 italiane), con un attacco di Hamas e della Palestinian Islamic Jihad contro Israele, che risponde con un bombardamento su Gaza e la dichiarazione dello stato di guerra da parte del premier Benyamin Netanyahu. Una pioggia di circa 5.000 missili colpisce il territorio israeliano, comprese Gerusalemme e Tel Aviv, mentre decine di miliziani delle brigate palestinesi Qassam e Saraya penetrano nel Sud e al centro di Israele, anche a bordo di deltaplani, aprono il fuoco contro militari e civili, sequestrano decine di ostaggi, tra i quali anche esponenti di vertice dell’esercito israeliano. Violenti combattimenti tra miliziani di Hamas ed esercito israeliano hanno luogo in vari centri del Paese, i più feroci a Sderot, dove uomini armati a bordo di un furgone aprono il fuoco contro la popolazione civile causando diverse vittime e colpendo anche una pattuglia delle forze di difesa israeliane. Il capo dell’ala militare di Hamas a Gaza, Mohammad Deif, annuncia l’inizio della operazione «Alluvione Al Aqsa». Tutte le manifestazioni di piazza previste per protestare contro la riforma della giustizia voluta da Netanyahu vengono annullate. L’esercito israeliano richiama in servizio decine di migliaia di riservisti, dando inizio alla «Operazione Spade di ferro» per rispondere all'attacco: «Cittadini di Israele, siamo in guerra», annuncia Netanyahu, che riferisce di aver dato ordine all’esercito di richiamare i riservisti. «Il nemico», dice il leader israeliano, «pagherà un prezzo che non ha mai dovuto pagare. Vinceremo». Sui social, la propaganda di Hamas pubblica video di atroci esecuzioni di civili e militari israeliani, chiamando tutto il mondo islamico alla mobilitazione. Israele intanto bombarda la striscia di Gaza in maniera massiccia e prepara una operazione di terra nella Striscia, uno scenario previsto da Hamas, che per questo motivo sequestra decine di ostaggi e li porta all’interno del suo territorio, per utilizzarli come scudi umani. A quanto ci risulta da fonti di intelligence, molti esponenti politici israeliani avrebbero espresso la loro rabbia nei confronti del premier, della Difesa e dell’apparato di sicurezza israeliani «per l'impreparazione e la debolezza della risposta agli attacchi da Gaza». Una delle spiegazioni che viene data è che Israele possa aver puntato troppo sui sistemi di intelligence elettronici, trascurando le fonti umane sul terreno. Il comandante del distretto meridionale della Polizia israeliana, Amir Cohen, sarebbe rimasto ferito a seguito di uno scontro a fuoco con militanti palestinesi nel sud del Paese; il capo del consiglio regionale di Sha’ar Hanegev, Ofir Liebstein, sarebbe stato ucciso da uomini di Hamas; miliziani delle Brigate Izz Al Din Al Qassam di Hamas avrebbero assunto il controllo di una base militare israeliana nei pressi del confine con Gaza; nel pomeriggio Israele conferma la cattura del generale dell’esercito Nimrod Eloni. Il capo della Polizia israeliana parla di 21 azioni nel Sud del Paese, confermando che nella regione è stato mobilitato un dispositivo ingente di forze di sicurezza. La fornitura di energia elettrica alla Striscia viene interrotta. Nel pomeriggio il notiziario israeliano N12 riferisce che circa 50 israeliani sono tenuti in ostaggio da uomini armati di Hamas nel kibbutz Beeri, vicino al confine orientale con la Striscia di Gaza. Mentre il fronte Sud è in fiamme, preoccupa quello Nord: centinaia di miliziani Hezbollah si radunano al confine tra Libano e Israele, ma la stessa organizzazione smentisce la volontà di penetrare in territorio israeliano. Hamas, nel momento in cui scriviamo, secondo fonti di intelligence avrebbe ancora il controllo di 7 insediamenti israeliani intorno alla Striscia di Gaza. Secondo le stesse fonti, l’attacco di ieri sarebbe stato pianificato per mesi dall’ala militare di Hamas, le Brigate Ezzedin Al Qassam, e da Muhammad Al Deif in particolare e avrebbe messo in grande difficoltà, sul piano politico interno, il partito Fatah, il presidente Abbas e l’Autorità palestinese. In Israele, invece, il leader dell’opposizione Yair Lapid offre al premier Netanyahu di formare un governo congiunto di emergenza. Secondo quanto riferito in serata da fonti della sicurezza palestinese, gli uomini delle Brigate Al Qassam sono riusciti a penetrare in territorio israeliano fino a 10 chilometri a Est di Gaza e Hamas ha dato il via alla seconda fase dell’operazione, inviando circa 1.000 soldati per difendere le zone conquistate mentre un numero imprecisato di cittadini israeliani rimane sequestrato all’interno dei villaggi assaltati dai palestinesi. Israele sarebbe riuscito a eliminare decine di miliziani di Al Qassam, tra i quali il leader dell’attacco alla città costiera di Ashdod, Afif Alyan, e il membro del Consiglio della Koutoubia, Omar Siyam Abu Yasser. In serata, media in lingua ebraica che citano fonti mediche, riferiscono che il numero dei morti israeliani è di oltre 200, con più di 1.100 feriti, ma si prevede che il totale aumenterà, con ancora 22 aree « attive» nel Sud di Israele. Circa 50 i rapiti, tra militari e civili; 230 sarebbero invece le vittime palestinesi, con più di 1.600 feriti, per i raid aerei su Gaza; viene bombardata e distrutta anche la Palestine Tower, edificio residenziale di 14 piani. In serata a Tel Aviv suonano di nuovo le sirene di allarme: il braccio militare di Hamas comunica il lancio di 150 razzi verso la città in risposta all’abbattimento della Torre Palestinese a Gaza. Dalla città israeliana arrivano altre immagini di distruzione.





