Riparte il risiko. Corre Mediobanca scommettendo su un nuovo blitz di Mps per arrivare alla fusione. Si fa vivo anche Credit Agricole riaprendo il fronte Banco-Bpm: «Abbiamo obiettivi molto ambiziosi per l’Italia», ricorda l’amministratore delegato del gruppo, Olivier Gavalda. Per quanto riguarda Banco Bpm, sottolinea di voler «avere una posizione equivalente alla nostra rappresentanza del 20% nel consiglio di amministrazione». Secondo le indiscrezioni i francesi puntano ad avere fra quattro e cinque consiglieri.
I riflettori più potenti, però, sono puntati altrove. A Siena l’assemblea ha votato il cambio di governance della banca che dovrebbe portare alla conferma di Nicola Maione alla presidenza e Luigi Lovaglio come amministratore delegato. Una continuità che, a quanto pare trova il gradimento del ministero dell’Economia. L’ultima parola, però, spetta alla Bce.
Nel frattempo corre Mediobanca ha chiuso la seduta con un balzo di circa il 5,8% a 19 euro. Messaggio chiarissimo: il mercato ha ricominciato a scommettere su una nuova Opa di Mps che potrebbe portare l’istituto fondato da Enrico Cuccia fuori da Piazza Affari.
Il gruppo toscano non ha voluto rubare la scena. Si è limitato a un progresso più sobrio, +1,5% a 9,06 euro.
Ma non è affatto detto che delisting e fusione fra le due banche siano la strada migliore. Secondo quanto filtra da fonti di mercato sentite da Adnkronos, l’incorporazione sarebbe molto costosa, Tre miliardi da spendere per la nuova e 500 milioni di spese. Totale: 3,5 miliardi. Una cifra che le stesse fonti non esitano a definire «monstre», soprattutto se messa a confronto con le sinergie stimate, circa 700 milioni. Dettaglio tutt’altro che secondario: quelle sinergie, assicurano i ben informati, potrebbero essere realizzate anche senza fusione. Insomma, il conto è salato e il dessert non è nemmeno obbligatorio.
Mentre il mercato faceva i suoi calcoli, a Siena si scriveva un altro capitolo della giornata, più silenzioso ma non meno significativo. Si è infatti tenuta l’assemblea straordinaria degli azionisti di Banca Monte dei Paschi, presieduta da Nicola Maione. Partecipazione robusta: 68,01% del capitale sociale, tutto transitato attraverso il rappresentante designato, secondo la liturgia assembleare dei tempi moderni.
All’ordine del giorno c’era un solo punto, ma bello corposo: le modifiche allo statuto. E qui l’assemblea non ha fatto prigionieri. Tutte le delibere sono state approvate con percentuali superiori al 99% del capitale rappresentato. Una di quelle sedute in cui il verbo «approvare» si coniuga senza esitazioni.
Tra le decisioni principali spiccano la possibilità per il consiglio di amministrazione uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo dell’organo, la modifica delle regole di cooptazione dei consiglieri in corso di mandato e l’eliminazione del limite massimo di anni per la rieleggibilità degli amministratori. In pratica: più flessibilità, meno paletti. Una scelta di continuità. Non solo: il consiglio avrà anche la facoltà di distribuire fino al 100% degli utili, aprendo la strada a un dividendo più generoso. La riserva legale sarà portata al 5%. Anche questo un modo per alzare la remunerazione.
Una bella ripulita, insomma, all’architettura interna. La banca, però, mette le mani avanti. Tutto approvato, sì, ma non ancora efficace. Alla data odierna, infatti, la Banca centrale europea non ha rilasciato il provvedimento autorizzativo sulle modifiche statutarie. Traduzione: finché Francoforte non timbra, nulla si muove. La vigilanza resta l’ultimo semaforo.
E c’è anche un’assenza che non passa inosservata. Il ministero dell’Economia e delle Finanze non avrebbe partecipato alla votazione dell’assemblea straordinaria di Mps. Una di quelle non-presenze che, nel linguaggio della finanza, pesano quasi quanto una dichiarazione.
Morale della giornata? Mediobanca corre, Mps cammina (+1,15% a 9,04 euro), il mercato sogna, i conti tornano (più o meno) e Siena continua a essere uno dei palcoscenici più osservati del grande romanzo bancario italiano. Il prossimo capitolo è atteso a fine febbraio. E, come sempre, nessuno ha ancora letto l’ultima pagina.






