Orbán zittisce la Salis: «Picchiava la gente, è assurdo che adesso parli di diritti»

Nuova lezioncina di democrazia da parte di una che di tolleranza nei confronti del prossimo la sa lunga. È Ilaria Salis, ancora una volta, a impartire la sua morale dallo scranno dell’Aula del Parlamento europeo a Strasburgo, insegnandoci che «l’Ungheria di Viktor Orbán è un regime illiberale e oligarchico». I due si sono visti per la prima volta ieri mattina presso la sede dell’Europarlamento. Lui primo ministro d’Ungheria e attuale presidente del rinnovato Consiglio dell’Unione, fino al 31 dicembre prossimo, quando scadrà il mandato; lei… La storia è nota, ma tanto vale ripercorrerla brevemente.
Nata da una buona famiglia della media borghesia di Monza, sin dagli anni più giovani si dichiara convintamente antifascista: fondatrice di un centro sociale in una fabbrica abbandonata poco distante dal centro città, la Salis milita nelle fila della sinistra estrema, collezionando una serie di segnalazioni e denunce, culminate in due condanne, una per invasione di edifici e una per resistenza a pubblico ufficiale. Si laurea all’università Statale di Milano e si avvia all’insegnamento nelle scuole, sempre fedele al suo antifascismo di impronta anarchica, sempre al limite della legalità (perché no?), occupando anche case popolari. Fino a quando l’11 febbraio 2023 è stata arrestata dalle autorità ungheresi con l’accusa di aver causato «lesioni che potevano pregiudicare la vita» di tre militanti magiari, aggrediti il giorno prima, oltreché con l’imputazione di essere membro di un’associazione tedesca di stampo criminale nota come Hammerbande (la banda del martello). L’attivista, infatti, si era diretta, come altri, in Ungheria per ostacolare le celebrazioni del «Giorno dell’onore», una parata in cui militanti si radunano da tutta Europa per ricordare i soldati tedeschi della Wermacht e i militari ungheresi morti nell’inverno tra il 1944 e il 1945 durante l’assedio di Budapest ad opera dell’Armata rossa. Lo scorso aprile i leader di Alleanza verdi e sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, annunciano la candidatura della Salis alle elezioni con il dichiarato obiettivo di eleggerla europarlamentare e garantirle così l’immunità. Ed eccoci qua.
«Conosco l’Ungheria da uno dei posti più oscuri: la prigione», ha dichiarato la parlamentare. Poi ha aggiunto: «La presidenza ungherese a questo governo è altamente inappropriata. L’Europa unita è nata sulle ceneri del nazifascismo, come progetto di cooperazione internazionale ed è un amaro paradosso che ora sia guidata da qualcuno il cui obiettivo è smantellare l’Unione in nome del nazionalismo. L’Ungheria di Orbán è un regime illiberale e oligarchico, uno Stato etnico autoritario. Una moderna tirannia». Solita solfa: Stato illiberale, assenza di libertà di stampa, criminalizzazione del dissenso, repressione della società civile, cui si aggiunge: «Orbán ha forti legami con le peggiori forze di estrema destra, sia in Europa, sia a livello internazionale. Questa nuova forma di fascismo rappresenta la variante autoritaria dell’attuale capitalismo globale».
La replica del primo ministro magiaro non si è fatta attendere: «Trovo assurdo», ha dichiarato, «che alla plenaria del Parlamento europeo siamo costretti ad ascoltare un intervento sullo Stato di diritto proferito dall’onorevole Salis, che aveva picchiato con sbarre di ferro persone pacifiche sulle strade di Budapest. E qui parla di Stato di diritto? È assurdo». Un intervento che ha diviso l’emiciclo: a destra l’applauso dei patrioti, a sinistra la crisi dei nervi dei progressisti.





