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2021-08-13
Operai, steward, genitori e docenti. Scioperi e proteste contro la card
Ansa
Tra bollino rosso da clima e carta verde da vaccino il Ferragosto si preannuncia piuttosto «caldo». Il weekend festivo sarà un banco di prova per il green pass tra criticità e lamentele, oltre che scioperi annunciati. Dopo le indicazioni del Viminale, che ha esortato alla massima attenzione sulle verifiche per il Qr code, le città stanno organizzando il piano dei controlli annunciando i vari Comitati provinciali per la sicurezza, con forze dell'ordine e vigili urbani in campo per le verifiche.
Mentre la Spagna dichiara illegittimo il documento che dimostra che siamo vaccinati con due dosi contro il Covid-19, abbiamo fatto un tampone nelle ultime 48 ore o siamo guariti dal virus, da noi resta obbligatorio in ristoranti al chiuso, piscine e palestre, cinema e teatri, sale gioco, fiere ed eventi sportivi e scatta la denuncia per chi viene trovato in possesso di un lasciapassare falso. Il gestore del locale che non controlla il Qr code dei clienti, dai 12 anni in su, rischia sempre una sanzione da 400 a 1.000 euro e in caso di violazione reiterata per tre volte, in tre giorni diversi, l'esercizio potrebbe essere chiuso da uno a dieci giorni. Il ristoratore non è tenuto però a controllare il documento l'identità del cliente dopo la pronuncia del Garante della privacy e il passo indietro del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, (dopo i primi ricorsi delle Regioni) sul decreto che in un primo momento aveva scaricato tutte le responsabilità dei controlli sugli esercenti. Dovranno farlo solo «quando appaia manifesta incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione» e, in ogni caso, la verifica della veridicità del green pass spetta alle forze dell'ordine che effettueranno controlli a campione. Come ha specificato il Viminale «per verificare se una carta verde è autentica bisogna utilizzare l'app gratuita VerificaC19 installata su un dispositivo mobile (non è necessario il collegamento Internet).
Ma mentre proprio i ristoratori hanno già denunciato le falle dell'app che s'inceppa quando deve leggere il codice Qr nella versione cartacea e con gli smartphone datati, molte prefetture stanno allestendo delle linee dirette per rispondere in via prioritaria alle chiamate dei titolari di locali.
Nel frattempo però cresce il malumore tra gli steward che, anche se deputati ai controlli, respingono le indicazioni ministeriali e cioè sono disposti a controllare i documenti, per esempio negli stadi, ma non il green pass. Nel frattempo, secondo gli esperti, resta molto alto il rischio di falsificazione del documento. Su Telegram sono attivi 2.500 gruppi che vendono green pass «tarocchi» e il seguito dei gruppi è aumentato del 566%: alcuni contano una media di 100.000 follower mentre altri superano addirittura i 450.000 seguaci e, tra i Paesi coinvolti nella domanda di Qr fasulli, anche l'Italia compare tra i venditori sul Dark Web.
Uno dei nodi che il governo non ha ancora sciolto è quello del green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro. Ma intanto per domani nella coreana Hanon Systems di Campiglione Fenile, in provincia di Torino, sono state annunciate due ore di sciopero, con uscita anticipata su tutti i turni. La protesta, indetta dalle Rsu della Fim Cisl, riguarda l'esclusione dalla mensa aziendale per i lavoratori sprovvisti di green pass, annunciata dalla direzione risorse umane ai 600 dipendenti una settimana dopo aver allestito dei gazebo esterni. Secondo l'azienda infatti, i lavoratori non vaccinati dovranno mangiare all'aperto e questo ha fatto scattare la protesta sindacale perché si tratta di una decisione «frutto di una mera ed errata interpretazione del decreto, che parla di esercizi che somministrano cibi e bevande e non di mense aziendali che già tra l'altro applicano i protocolli Covid».
E sempre da Torino è partita la battaglia dei 600 insegnanti «No green pass» che mercoledì hanno mandato in tilt il traffico cittadino. Erano insegnanti, lavoratori del mondo della scuola, studenti dell'università e genitori di ragazzi tra i 12 e i 18 anni, preoccupati per il ventilato obbligo di vaccinarsi per andare a scuola. E sono pronti a farsi sentire di nuovo. Secondo il dl, per tornare in aula a settembre è obbligatorio il green pass per tutto il personale scolastico, vale a dire oltre 1,4 milioni tra docenti e bidelli, presidi e segretari. Non solo, servono controlli mirati sul personale non vaccinato ma gli istituti non sanno ancora come procedere. Tecnicamente, sarà compito dei dirigenti scolastici verificare il possesso della certificazione rischiando una sanzione fino a 1.000 euro. Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, insiste nel dire che il «green pass non è coercitivo ma è l'unico che permetterà di riaprire la scuola a settembre», i sindacati sono contro l'obbligo e sostengono che «la scuola non si riapre per decreto», mentre l'Associazione nazionale dei presidi, chiede 8.000 assunzioni o verifiche soltanto sui non vaccinati e sui no vax: chi non esibisce il green pass resta a casa, ma dopo cinque giorni di assenza scatta la sospensione senza retribuzione, ma non il licenziamento.
Anche il Pd ha trovato la sua scappatoia: il green pass è obbligatorio, ma non sarà controllato all'ingresso della Festa dell'Unità di Bologna. Il certificato verde sarà invece chiesto e scansionato dagli oltre 5.000 volontari per entrare nelle due sale dibattito coperte e nella libreria. Sempre dall'area dem arriva l'ultima criticità segnalata dalla senatrice Monica Cirinnà, che si ribella in quanto attivista Lgbt: «C'è un aspetto che tocca direttamente la vita delle persone, transgender, rischiando di ferirle, di violarne privacy, di metterle in difficoltà. È necessario intervenire per garantire la riservatezza».
In Friuli test gratis ai non vaccinabili
In Friuli Venezia Giulia il tampone è gratuito in farmacia per chi, a causa di problemi di salute, non può vaccinarsi. Lo ha annunciato ieri il governatore friulano, Massimiliano Fedriga, spiegando che, «grazie a risorse regionali, che si sommano a quelle statali, in Friuli Venezia Giulia le persone impossibilitate a sottoporsi alla vaccinazione per il Covid-19 per comprovati motivi di salute potranno effettuare gratuitamente il tampone rapido antigenico in farmacia. Inoltre», ha aggiunto, «verrà abbattuto di ulteriori 3 euro il costo del tampone per i ragazzi dai 12 ai 18 anni, che passerà così dagli attuali 8 a 5 euro».
Aziende sanitarie, Irccs e farmacie hanno ricevuto la nota della direzione Salute regionale. «Si tratta di una misura di equità nei confronti delle persone che, per motivi sanitari confermati da un certificato medico, non possono vaccinarsi e di conseguenza con l'introduzione del green pass avrebbero rischiato di essere penalizzate», spiega la Regione.
Una buona notizia a metà, o anche meno, rispetto all'accesso gratuito per la popolazione che, tra l'altro, permetterebbe di fotografare meglio anche l'andamento della pandemia. Il rischio di simili iniziative, anche se lodevoli da un certo punto di vista, è di complicare un sistema già caotico, almeno a livello amministrativo perché inseriscono un'ulteriore variabile per le farmacie (già diventate anche copisterie per stampare il lasciapassare). Gestito in questo modo, il green pass è potenzialmente discriminatorio perché il servizio sarà a macchia di leopardo. Non tutte le farmacie hanno scelto di fare test rapidi per il Covid e quindi non tutti coloro che si recheranno con un certificato potranno ricevere, dal loro farmacista, il documento gratuito. C'è poi un altro aspetto critico. Il prezzo dei tamponi rapidi è stato ridotto, in Friuli, solo per gli under 18: dai 19 anni si continua pagare il prezzo calmierato a 15 euro.
È innegabile, il green pass sta trasformando l'estate di chi non è immunizzato e ha più di 12 anni - non necessariamente no vax, ma semplicemente impossibilitato a fare il vaccino o ancora in attesa - in un continuo esborso per il test rapido. Di fatto una sorta di Covid tax che grava non solo sui consumi, ma anche sugli affetti, per esempio, di un nipote che vuole far visita a un parente anziano in una residenza (Rsa). Come è noto, per ottenere il lasciapassare per cenare all'interno di un ristorante, ma anche per accedere a piscine o parchi divertimento, è necessario essere immunizzati, essere guariti dal Covid o avere il test negativo nelle precedenti 48 ore. Considerando che meno di un quarto di chi ha 12-18 anni ha ricevuto due dosi di vaccino, è chiaro che il ricorso al tampone, anche solo per mangiare una pizza in famiglia, ha un costo maggiorato (se non raddoppiato): quello del test rapido. La questione poi diventa più gravosa se si considera l'accesso a piscine o parchi a tema in cui il costo del test si somma a quello del biglietto. Non è un caso che si sia registrato un crollo delle presenze in questi ambienti dopo la stretta del green pass.
Oltre al Friuli, anche il Veneto, da martedì 10 agosto, prevede il tampone gratuito per chi ha la prescrizione del medico o appartiene ad alcune categorie particolari. Attualmente la Regione Lombardia ha ulteriormente sgravato le famiglie da questo onere prevedendo l'esecuzione gratuita del tampone per familiari e visitatori di ospiti di residenze per anziani (Rsa, Rsd) insegnanti, personale scolastico, bambini e ragazzi dai 6 ai 19 anni. Tutte buone intenzioni, ma servirebbe un passo in più.
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Lavoratori fermi oggi a Torino dopo il no alla mensa per chi non ha il lasciapassare verde. Si ribellano anche gli addetti alla sicurezza degli eventi: «Le verifiche non spettano a noi». Insegnanti pronti a tornare in piazza. Massimiliano Fedriga aiuta chi è costretto a rifiutare la dose e abbassa i prezzi. Una novità positiva che però si scarica sulle farmacie e non abbatte quella che è ormai una nuova tassa. Lo speciale contiene due articoli. Tra bollino rosso da clima e carta verde da vaccino il Ferragosto si preannuncia piuttosto «caldo». Il weekend festivo sarà un banco di prova per il green pass tra criticità e lamentele, oltre che scioperi annunciati. Dopo le indicazioni del Viminale, che ha esortato alla massima attenzione sulle verifiche per il Qr code, le città stanno organizzando il piano dei controlli annunciando i vari Comitati provinciali per la sicurezza, con forze dell'ordine e vigili urbani in campo per le verifiche. Mentre la Spagna dichiara illegittimo il documento che dimostra che siamo vaccinati con due dosi contro il Covid-19, abbiamo fatto un tampone nelle ultime 48 ore o siamo guariti dal virus, da noi resta obbligatorio in ristoranti al chiuso, piscine e palestre, cinema e teatri, sale gioco, fiere ed eventi sportivi e scatta la denuncia per chi viene trovato in possesso di un lasciapassare falso. Il gestore del locale che non controlla il Qr code dei clienti, dai 12 anni in su, rischia sempre una sanzione da 400 a 1.000 euro e in caso di violazione reiterata per tre volte, in tre giorni diversi, l'esercizio potrebbe essere chiuso da uno a dieci giorni. Il ristoratore non è tenuto però a controllare il documento l'identità del cliente dopo la pronuncia del Garante della privacy e il passo indietro del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, (dopo i primi ricorsi delle Regioni) sul decreto che in un primo momento aveva scaricato tutte le responsabilità dei controlli sugli esercenti. Dovranno farlo solo «quando appaia manifesta incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione» e, in ogni caso, la verifica della veridicità del green pass spetta alle forze dell'ordine che effettueranno controlli a campione. Come ha specificato il Viminale «per verificare se una carta verde è autentica bisogna utilizzare l'app gratuita VerificaC19 installata su un dispositivo mobile (non è necessario il collegamento Internet). Ma mentre proprio i ristoratori hanno già denunciato le falle dell'app che s'inceppa quando deve leggere il codice Qr nella versione cartacea e con gli smartphone datati, molte prefetture stanno allestendo delle linee dirette per rispondere in via prioritaria alle chiamate dei titolari di locali. Nel frattempo però cresce il malumore tra gli steward che, anche se deputati ai controlli, respingono le indicazioni ministeriali e cioè sono disposti a controllare i documenti, per esempio negli stadi, ma non il green pass. Nel frattempo, secondo gli esperti, resta molto alto il rischio di falsificazione del documento. Su Telegram sono attivi 2.500 gruppi che vendono green pass «tarocchi» e il seguito dei gruppi è aumentato del 566%: alcuni contano una media di 100.000 follower mentre altri superano addirittura i 450.000 seguaci e, tra i Paesi coinvolti nella domanda di Qr fasulli, anche l'Italia compare tra i venditori sul Dark Web. Uno dei nodi che il governo non ha ancora sciolto è quello del green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro. Ma intanto per domani nella coreana Hanon Systems di Campiglione Fenile, in provincia di Torino, sono state annunciate due ore di sciopero, con uscita anticipata su tutti i turni. La protesta, indetta dalle Rsu della Fim Cisl, riguarda l'esclusione dalla mensa aziendale per i lavoratori sprovvisti di green pass, annunciata dalla direzione risorse umane ai 600 dipendenti una settimana dopo aver allestito dei gazebo esterni. Secondo l'azienda infatti, i lavoratori non vaccinati dovranno mangiare all'aperto e questo ha fatto scattare la protesta sindacale perché si tratta di una decisione «frutto di una mera ed errata interpretazione del decreto, che parla di esercizi che somministrano cibi e bevande e non di mense aziendali che già tra l'altro applicano i protocolli Covid». E sempre da Torino è partita la battaglia dei 600 insegnanti «No green pass» che mercoledì hanno mandato in tilt il traffico cittadino. Erano insegnanti, lavoratori del mondo della scuola, studenti dell'università e genitori di ragazzi tra i 12 e i 18 anni, preoccupati per il ventilato obbligo di vaccinarsi per andare a scuola. E sono pronti a farsi sentire di nuovo. Secondo il dl, per tornare in aula a settembre è obbligatorio il green pass per tutto il personale scolastico, vale a dire oltre 1,4 milioni tra docenti e bidelli, presidi e segretari. Non solo, servono controlli mirati sul personale non vaccinato ma gli istituti non sanno ancora come procedere. Tecnicamente, sarà compito dei dirigenti scolastici verificare il possesso della certificazione rischiando una sanzione fino a 1.000 euro. Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, insiste nel dire che il «green pass non è coercitivo ma è l'unico che permetterà di riaprire la scuola a settembre», i sindacati sono contro l'obbligo e sostengono che «la scuola non si riapre per decreto», mentre l'Associazione nazionale dei presidi, chiede 8.000 assunzioni o verifiche soltanto sui non vaccinati e sui no vax: chi non esibisce il green pass resta a casa, ma dopo cinque giorni di assenza scatta la sospensione senza retribuzione, ma non il licenziamento. Anche il Pd ha trovato la sua scappatoia: il green pass è obbligatorio, ma non sarà controllato all'ingresso della Festa dell'Unità di Bologna. Il certificato verde sarà invece chiesto e scansionato dagli oltre 5.000 volontari per entrare nelle due sale dibattito coperte e nella libreria. Sempre dall'area dem arriva l'ultima criticità segnalata dalla senatrice Monica Cirinnà, che si ribella in quanto attivista Lgbt: «C'è un aspetto che tocca direttamente la vita delle persone, transgender, rischiando di ferirle, di violarne privacy, di metterle in difficoltà. È necessario intervenire per garantire la riservatezza». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/operai-steward-genitori-e-docenti-scioperi-e-proteste-contro-la-card-2654650150.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-friuli-test-gratis-ai-non-vaccinabili" data-post-id="2654650150" data-published-at="1628799250" data-use-pagination="False"> In Friuli test gratis ai non vaccinabili In Friuli Venezia Giulia il tampone è gratuito in farmacia per chi, a causa di problemi di salute, non può vaccinarsi. Lo ha annunciato ieri il governatore friulano, Massimiliano Fedriga, spiegando che, «grazie a risorse regionali, che si sommano a quelle statali, in Friuli Venezia Giulia le persone impossibilitate a sottoporsi alla vaccinazione per il Covid-19 per comprovati motivi di salute potranno effettuare gratuitamente il tampone rapido antigenico in farmacia. Inoltre», ha aggiunto, «verrà abbattuto di ulteriori 3 euro il costo del tampone per i ragazzi dai 12 ai 18 anni, che passerà così dagli attuali 8 a 5 euro». Aziende sanitarie, Irccs e farmacie hanno ricevuto la nota della direzione Salute regionale. «Si tratta di una misura di equità nei confronti delle persone che, per motivi sanitari confermati da un certificato medico, non possono vaccinarsi e di conseguenza con l'introduzione del green pass avrebbero rischiato di essere penalizzate», spiega la Regione. Una buona notizia a metà, o anche meno, rispetto all'accesso gratuito per la popolazione che, tra l'altro, permetterebbe di fotografare meglio anche l'andamento della pandemia. Il rischio di simili iniziative, anche se lodevoli da un certo punto di vista, è di complicare un sistema già caotico, almeno a livello amministrativo perché inseriscono un'ulteriore variabile per le farmacie (già diventate anche copisterie per stampare il lasciapassare). Gestito in questo modo, il green pass è potenzialmente discriminatorio perché il servizio sarà a macchia di leopardo. Non tutte le farmacie hanno scelto di fare test rapidi per il Covid e quindi non tutti coloro che si recheranno con un certificato potranno ricevere, dal loro farmacista, il documento gratuito. C'è poi un altro aspetto critico. Il prezzo dei tamponi rapidi è stato ridotto, in Friuli, solo per gli under 18: dai 19 anni si continua pagare il prezzo calmierato a 15 euro. È innegabile, il green pass sta trasformando l'estate di chi non è immunizzato e ha più di 12 anni - non necessariamente no vax, ma semplicemente impossibilitato a fare il vaccino o ancora in attesa - in un continuo esborso per il test rapido. Di fatto una sorta di Covid tax che grava non solo sui consumi, ma anche sugli affetti, per esempio, di un nipote che vuole far visita a un parente anziano in una residenza (Rsa). Come è noto, per ottenere il lasciapassare per cenare all'interno di un ristorante, ma anche per accedere a piscine o parchi divertimento, è necessario essere immunizzati, essere guariti dal Covid o avere il test negativo nelle precedenti 48 ore. Considerando che meno di un quarto di chi ha 12-18 anni ha ricevuto due dosi di vaccino, è chiaro che il ricorso al tampone, anche solo per mangiare una pizza in famiglia, ha un costo maggiorato (se non raddoppiato): quello del test rapido. La questione poi diventa più gravosa se si considera l'accesso a piscine o parchi a tema in cui il costo del test si somma a quello del biglietto. Non è un caso che si sia registrato un crollo delle presenze in questi ambienti dopo la stretta del green pass. Oltre al Friuli, anche il Veneto, da martedì 10 agosto, prevede il tampone gratuito per chi ha la prescrizione del medico o appartiene ad alcune categorie particolari. Attualmente la Regione Lombardia ha ulteriormente sgravato le famiglie da questo onere prevedendo l'esecuzione gratuita del tampone per familiari e visitatori di ospiti di residenze per anziani (Rsa, Rsd) insegnanti, personale scolastico, bambini e ragazzi dai 6 ai 19 anni. Tutte buone intenzioni, ma servirebbe un passo in più.
Attimi di panico nei pressi della Casa Bianca: un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima di essere ucciso. Ferita gravemente una persona presente nella zona. Giornalisti costretti a interrompere le dirette e a mettersi al riparo.
Momenti di tensione a Washington, nei pressi della Casa Bianca, dove un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service a uno dei checkpoint dell’area di sicurezza. L’aggressore è stato colpito durante lo scontro a fuoco ed è morto poco dopo in ospedale.
Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, nella sparatoria è rimasta ferita gravemente anche una persona che si trovava casualmente nei dintorni. L’uomo armato, identificato come il 21enne Nasir Best, era già noto agli agenti per precedenti episodi. L’allarme è scattato intorno alle 18.10 locali, mentre alcuni giornalisti stavano effettuando collegamenti in diretta dai giardini della Casa Bianca. Nei video si sentono chiaramente numerosi colpi di arma da fuoco, con i cronisti costretti a interrompere le trasmissioni e a cercare immediatamente riparo all’interno della briefing room.
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Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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