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2021-08-13
Operai, steward, genitori e docenti. Scioperi e proteste contro la card
Ansa
Tra bollino rosso da clima e carta verde da vaccino il Ferragosto si preannuncia piuttosto «caldo». Il weekend festivo sarà un banco di prova per il green pass tra criticità e lamentele, oltre che scioperi annunciati. Dopo le indicazioni del Viminale, che ha esortato alla massima attenzione sulle verifiche per il Qr code, le città stanno organizzando il piano dei controlli annunciando i vari Comitati provinciali per la sicurezza, con forze dell'ordine e vigili urbani in campo per le verifiche.
Mentre la Spagna dichiara illegittimo il documento che dimostra che siamo vaccinati con due dosi contro il Covid-19, abbiamo fatto un tampone nelle ultime 48 ore o siamo guariti dal virus, da noi resta obbligatorio in ristoranti al chiuso, piscine e palestre, cinema e teatri, sale gioco, fiere ed eventi sportivi e scatta la denuncia per chi viene trovato in possesso di un lasciapassare falso. Il gestore del locale che non controlla il Qr code dei clienti, dai 12 anni in su, rischia sempre una sanzione da 400 a 1.000 euro e in caso di violazione reiterata per tre volte, in tre giorni diversi, l'esercizio potrebbe essere chiuso da uno a dieci giorni. Il ristoratore non è tenuto però a controllare il documento l'identità del cliente dopo la pronuncia del Garante della privacy e il passo indietro del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, (dopo i primi ricorsi delle Regioni) sul decreto che in un primo momento aveva scaricato tutte le responsabilità dei controlli sugli esercenti. Dovranno farlo solo «quando appaia manifesta incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione» e, in ogni caso, la verifica della veridicità del green pass spetta alle forze dell'ordine che effettueranno controlli a campione. Come ha specificato il Viminale «per verificare se una carta verde è autentica bisogna utilizzare l'app gratuita VerificaC19 installata su un dispositivo mobile (non è necessario il collegamento Internet).
Ma mentre proprio i ristoratori hanno già denunciato le falle dell'app che s'inceppa quando deve leggere il codice Qr nella versione cartacea e con gli smartphone datati, molte prefetture stanno allestendo delle linee dirette per rispondere in via prioritaria alle chiamate dei titolari di locali.
Nel frattempo però cresce il malumore tra gli steward che, anche se deputati ai controlli, respingono le indicazioni ministeriali e cioè sono disposti a controllare i documenti, per esempio negli stadi, ma non il green pass. Nel frattempo, secondo gli esperti, resta molto alto il rischio di falsificazione del documento. Su Telegram sono attivi 2.500 gruppi che vendono green pass «tarocchi» e il seguito dei gruppi è aumentato del 566%: alcuni contano una media di 100.000 follower mentre altri superano addirittura i 450.000 seguaci e, tra i Paesi coinvolti nella domanda di Qr fasulli, anche l'Italia compare tra i venditori sul Dark Web.
Uno dei nodi che il governo non ha ancora sciolto è quello del green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro. Ma intanto per domani nella coreana Hanon Systems di Campiglione Fenile, in provincia di Torino, sono state annunciate due ore di sciopero, con uscita anticipata su tutti i turni. La protesta, indetta dalle Rsu della Fim Cisl, riguarda l'esclusione dalla mensa aziendale per i lavoratori sprovvisti di green pass, annunciata dalla direzione risorse umane ai 600 dipendenti una settimana dopo aver allestito dei gazebo esterni. Secondo l'azienda infatti, i lavoratori non vaccinati dovranno mangiare all'aperto e questo ha fatto scattare la protesta sindacale perché si tratta di una decisione «frutto di una mera ed errata interpretazione del decreto, che parla di esercizi che somministrano cibi e bevande e non di mense aziendali che già tra l'altro applicano i protocolli Covid».
E sempre da Torino è partita la battaglia dei 600 insegnanti «No green pass» che mercoledì hanno mandato in tilt il traffico cittadino. Erano insegnanti, lavoratori del mondo della scuola, studenti dell'università e genitori di ragazzi tra i 12 e i 18 anni, preoccupati per il ventilato obbligo di vaccinarsi per andare a scuola. E sono pronti a farsi sentire di nuovo. Secondo il dl, per tornare in aula a settembre è obbligatorio il green pass per tutto il personale scolastico, vale a dire oltre 1,4 milioni tra docenti e bidelli, presidi e segretari. Non solo, servono controlli mirati sul personale non vaccinato ma gli istituti non sanno ancora come procedere. Tecnicamente, sarà compito dei dirigenti scolastici verificare il possesso della certificazione rischiando una sanzione fino a 1.000 euro. Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, insiste nel dire che il «green pass non è coercitivo ma è l'unico che permetterà di riaprire la scuola a settembre», i sindacati sono contro l'obbligo e sostengono che «la scuola non si riapre per decreto», mentre l'Associazione nazionale dei presidi, chiede 8.000 assunzioni o verifiche soltanto sui non vaccinati e sui no vax: chi non esibisce il green pass resta a casa, ma dopo cinque giorni di assenza scatta la sospensione senza retribuzione, ma non il licenziamento.
Anche il Pd ha trovato la sua scappatoia: il green pass è obbligatorio, ma non sarà controllato all'ingresso della Festa dell'Unità di Bologna. Il certificato verde sarà invece chiesto e scansionato dagli oltre 5.000 volontari per entrare nelle due sale dibattito coperte e nella libreria. Sempre dall'area dem arriva l'ultima criticità segnalata dalla senatrice Monica Cirinnà, che si ribella in quanto attivista Lgbt: «C'è un aspetto che tocca direttamente la vita delle persone, transgender, rischiando di ferirle, di violarne privacy, di metterle in difficoltà. È necessario intervenire per garantire la riservatezza».
In Friuli test gratis ai non vaccinabili
In Friuli Venezia Giulia il tampone è gratuito in farmacia per chi, a causa di problemi di salute, non può vaccinarsi. Lo ha annunciato ieri il governatore friulano, Massimiliano Fedriga, spiegando che, «grazie a risorse regionali, che si sommano a quelle statali, in Friuli Venezia Giulia le persone impossibilitate a sottoporsi alla vaccinazione per il Covid-19 per comprovati motivi di salute potranno effettuare gratuitamente il tampone rapido antigenico in farmacia. Inoltre», ha aggiunto, «verrà abbattuto di ulteriori 3 euro il costo del tampone per i ragazzi dai 12 ai 18 anni, che passerà così dagli attuali 8 a 5 euro».
Aziende sanitarie, Irccs e farmacie hanno ricevuto la nota della direzione Salute regionale. «Si tratta di una misura di equità nei confronti delle persone che, per motivi sanitari confermati da un certificato medico, non possono vaccinarsi e di conseguenza con l'introduzione del green pass avrebbero rischiato di essere penalizzate», spiega la Regione.
Una buona notizia a metà, o anche meno, rispetto all'accesso gratuito per la popolazione che, tra l'altro, permetterebbe di fotografare meglio anche l'andamento della pandemia. Il rischio di simili iniziative, anche se lodevoli da un certo punto di vista, è di complicare un sistema già caotico, almeno a livello amministrativo perché inseriscono un'ulteriore variabile per le farmacie (già diventate anche copisterie per stampare il lasciapassare). Gestito in questo modo, il green pass è potenzialmente discriminatorio perché il servizio sarà a macchia di leopardo. Non tutte le farmacie hanno scelto di fare test rapidi per il Covid e quindi non tutti coloro che si recheranno con un certificato potranno ricevere, dal loro farmacista, il documento gratuito. C'è poi un altro aspetto critico. Il prezzo dei tamponi rapidi è stato ridotto, in Friuli, solo per gli under 18: dai 19 anni si continua pagare il prezzo calmierato a 15 euro.
È innegabile, il green pass sta trasformando l'estate di chi non è immunizzato e ha più di 12 anni - non necessariamente no vax, ma semplicemente impossibilitato a fare il vaccino o ancora in attesa - in un continuo esborso per il test rapido. Di fatto una sorta di Covid tax che grava non solo sui consumi, ma anche sugli affetti, per esempio, di un nipote che vuole far visita a un parente anziano in una residenza (Rsa). Come è noto, per ottenere il lasciapassare per cenare all'interno di un ristorante, ma anche per accedere a piscine o parchi divertimento, è necessario essere immunizzati, essere guariti dal Covid o avere il test negativo nelle precedenti 48 ore. Considerando che meno di un quarto di chi ha 12-18 anni ha ricevuto due dosi di vaccino, è chiaro che il ricorso al tampone, anche solo per mangiare una pizza in famiglia, ha un costo maggiorato (se non raddoppiato): quello del test rapido. La questione poi diventa più gravosa se si considera l'accesso a piscine o parchi a tema in cui il costo del test si somma a quello del biglietto. Non è un caso che si sia registrato un crollo delle presenze in questi ambienti dopo la stretta del green pass.
Oltre al Friuli, anche il Veneto, da martedì 10 agosto, prevede il tampone gratuito per chi ha la prescrizione del medico o appartiene ad alcune categorie particolari. Attualmente la Regione Lombardia ha ulteriormente sgravato le famiglie da questo onere prevedendo l'esecuzione gratuita del tampone per familiari e visitatori di ospiti di residenze per anziani (Rsa, Rsd) insegnanti, personale scolastico, bambini e ragazzi dai 6 ai 19 anni. Tutte buone intenzioni, ma servirebbe un passo in più.
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Lavoratori fermi oggi a Torino dopo il no alla mensa per chi non ha il lasciapassare verde. Si ribellano anche gli addetti alla sicurezza degli eventi: «Le verifiche non spettano a noi». Insegnanti pronti a tornare in piazza. Massimiliano Fedriga aiuta chi è costretto a rifiutare la dose e abbassa i prezzi. Una novità positiva che però si scarica sulle farmacie e non abbatte quella che è ormai una nuova tassa. Lo speciale contiene due articoli. Tra bollino rosso da clima e carta verde da vaccino il Ferragosto si preannuncia piuttosto «caldo». Il weekend festivo sarà un banco di prova per il green pass tra criticità e lamentele, oltre che scioperi annunciati. Dopo le indicazioni del Viminale, che ha esortato alla massima attenzione sulle verifiche per il Qr code, le città stanno organizzando il piano dei controlli annunciando i vari Comitati provinciali per la sicurezza, con forze dell'ordine e vigili urbani in campo per le verifiche. Mentre la Spagna dichiara illegittimo il documento che dimostra che siamo vaccinati con due dosi contro il Covid-19, abbiamo fatto un tampone nelle ultime 48 ore o siamo guariti dal virus, da noi resta obbligatorio in ristoranti al chiuso, piscine e palestre, cinema e teatri, sale gioco, fiere ed eventi sportivi e scatta la denuncia per chi viene trovato in possesso di un lasciapassare falso. Il gestore del locale che non controlla il Qr code dei clienti, dai 12 anni in su, rischia sempre una sanzione da 400 a 1.000 euro e in caso di violazione reiterata per tre volte, in tre giorni diversi, l'esercizio potrebbe essere chiuso da uno a dieci giorni. Il ristoratore non è tenuto però a controllare il documento l'identità del cliente dopo la pronuncia del Garante della privacy e il passo indietro del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, (dopo i primi ricorsi delle Regioni) sul decreto che in un primo momento aveva scaricato tutte le responsabilità dei controlli sugli esercenti. Dovranno farlo solo «quando appaia manifesta incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione» e, in ogni caso, la verifica della veridicità del green pass spetta alle forze dell'ordine che effettueranno controlli a campione. Come ha specificato il Viminale «per verificare se una carta verde è autentica bisogna utilizzare l'app gratuita VerificaC19 installata su un dispositivo mobile (non è necessario il collegamento Internet). Ma mentre proprio i ristoratori hanno già denunciato le falle dell'app che s'inceppa quando deve leggere il codice Qr nella versione cartacea e con gli smartphone datati, molte prefetture stanno allestendo delle linee dirette per rispondere in via prioritaria alle chiamate dei titolari di locali. Nel frattempo però cresce il malumore tra gli steward che, anche se deputati ai controlli, respingono le indicazioni ministeriali e cioè sono disposti a controllare i documenti, per esempio negli stadi, ma non il green pass. Nel frattempo, secondo gli esperti, resta molto alto il rischio di falsificazione del documento. Su Telegram sono attivi 2.500 gruppi che vendono green pass «tarocchi» e il seguito dei gruppi è aumentato del 566%: alcuni contano una media di 100.000 follower mentre altri superano addirittura i 450.000 seguaci e, tra i Paesi coinvolti nella domanda di Qr fasulli, anche l'Italia compare tra i venditori sul Dark Web. Uno dei nodi che il governo non ha ancora sciolto è quello del green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro. Ma intanto per domani nella coreana Hanon Systems di Campiglione Fenile, in provincia di Torino, sono state annunciate due ore di sciopero, con uscita anticipata su tutti i turni. La protesta, indetta dalle Rsu della Fim Cisl, riguarda l'esclusione dalla mensa aziendale per i lavoratori sprovvisti di green pass, annunciata dalla direzione risorse umane ai 600 dipendenti una settimana dopo aver allestito dei gazebo esterni. Secondo l'azienda infatti, i lavoratori non vaccinati dovranno mangiare all'aperto e questo ha fatto scattare la protesta sindacale perché si tratta di una decisione «frutto di una mera ed errata interpretazione del decreto, che parla di esercizi che somministrano cibi e bevande e non di mense aziendali che già tra l'altro applicano i protocolli Covid». E sempre da Torino è partita la battaglia dei 600 insegnanti «No green pass» che mercoledì hanno mandato in tilt il traffico cittadino. Erano insegnanti, lavoratori del mondo della scuola, studenti dell'università e genitori di ragazzi tra i 12 e i 18 anni, preoccupati per il ventilato obbligo di vaccinarsi per andare a scuola. E sono pronti a farsi sentire di nuovo. Secondo il dl, per tornare in aula a settembre è obbligatorio il green pass per tutto il personale scolastico, vale a dire oltre 1,4 milioni tra docenti e bidelli, presidi e segretari. Non solo, servono controlli mirati sul personale non vaccinato ma gli istituti non sanno ancora come procedere. Tecnicamente, sarà compito dei dirigenti scolastici verificare il possesso della certificazione rischiando una sanzione fino a 1.000 euro. Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, insiste nel dire che il «green pass non è coercitivo ma è l'unico che permetterà di riaprire la scuola a settembre», i sindacati sono contro l'obbligo e sostengono che «la scuola non si riapre per decreto», mentre l'Associazione nazionale dei presidi, chiede 8.000 assunzioni o verifiche soltanto sui non vaccinati e sui no vax: chi non esibisce il green pass resta a casa, ma dopo cinque giorni di assenza scatta la sospensione senza retribuzione, ma non il licenziamento. Anche il Pd ha trovato la sua scappatoia: il green pass è obbligatorio, ma non sarà controllato all'ingresso della Festa dell'Unità di Bologna. Il certificato verde sarà invece chiesto e scansionato dagli oltre 5.000 volontari per entrare nelle due sale dibattito coperte e nella libreria. Sempre dall'area dem arriva l'ultima criticità segnalata dalla senatrice Monica Cirinnà, che si ribella in quanto attivista Lgbt: «C'è un aspetto che tocca direttamente la vita delle persone, transgender, rischiando di ferirle, di violarne privacy, di metterle in difficoltà. È necessario intervenire per garantire la riservatezza». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/operai-steward-genitori-e-docenti-scioperi-e-proteste-contro-la-card-2654650150.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-friuli-test-gratis-ai-non-vaccinabili" data-post-id="2654650150" data-published-at="1628799250" data-use-pagination="False"> In Friuli test gratis ai non vaccinabili In Friuli Venezia Giulia il tampone è gratuito in farmacia per chi, a causa di problemi di salute, non può vaccinarsi. Lo ha annunciato ieri il governatore friulano, Massimiliano Fedriga, spiegando che, «grazie a risorse regionali, che si sommano a quelle statali, in Friuli Venezia Giulia le persone impossibilitate a sottoporsi alla vaccinazione per il Covid-19 per comprovati motivi di salute potranno effettuare gratuitamente il tampone rapido antigenico in farmacia. Inoltre», ha aggiunto, «verrà abbattuto di ulteriori 3 euro il costo del tampone per i ragazzi dai 12 ai 18 anni, che passerà così dagli attuali 8 a 5 euro». Aziende sanitarie, Irccs e farmacie hanno ricevuto la nota della direzione Salute regionale. «Si tratta di una misura di equità nei confronti delle persone che, per motivi sanitari confermati da un certificato medico, non possono vaccinarsi e di conseguenza con l'introduzione del green pass avrebbero rischiato di essere penalizzate», spiega la Regione. Una buona notizia a metà, o anche meno, rispetto all'accesso gratuito per la popolazione che, tra l'altro, permetterebbe di fotografare meglio anche l'andamento della pandemia. Il rischio di simili iniziative, anche se lodevoli da un certo punto di vista, è di complicare un sistema già caotico, almeno a livello amministrativo perché inseriscono un'ulteriore variabile per le farmacie (già diventate anche copisterie per stampare il lasciapassare). Gestito in questo modo, il green pass è potenzialmente discriminatorio perché il servizio sarà a macchia di leopardo. Non tutte le farmacie hanno scelto di fare test rapidi per il Covid e quindi non tutti coloro che si recheranno con un certificato potranno ricevere, dal loro farmacista, il documento gratuito. C'è poi un altro aspetto critico. Il prezzo dei tamponi rapidi è stato ridotto, in Friuli, solo per gli under 18: dai 19 anni si continua pagare il prezzo calmierato a 15 euro. È innegabile, il green pass sta trasformando l'estate di chi non è immunizzato e ha più di 12 anni - non necessariamente no vax, ma semplicemente impossibilitato a fare il vaccino o ancora in attesa - in un continuo esborso per il test rapido. Di fatto una sorta di Covid tax che grava non solo sui consumi, ma anche sugli affetti, per esempio, di un nipote che vuole far visita a un parente anziano in una residenza (Rsa). Come è noto, per ottenere il lasciapassare per cenare all'interno di un ristorante, ma anche per accedere a piscine o parchi divertimento, è necessario essere immunizzati, essere guariti dal Covid o avere il test negativo nelle precedenti 48 ore. Considerando che meno di un quarto di chi ha 12-18 anni ha ricevuto due dosi di vaccino, è chiaro che il ricorso al tampone, anche solo per mangiare una pizza in famiglia, ha un costo maggiorato (se non raddoppiato): quello del test rapido. La questione poi diventa più gravosa se si considera l'accesso a piscine o parchi a tema in cui il costo del test si somma a quello del biglietto. Non è un caso che si sia registrato un crollo delle presenze in questi ambienti dopo la stretta del green pass. Oltre al Friuli, anche il Veneto, da martedì 10 agosto, prevede il tampone gratuito per chi ha la prescrizione del medico o appartiene ad alcune categorie particolari. Attualmente la Regione Lombardia ha ulteriormente sgravato le famiglie da questo onere prevedendo l'esecuzione gratuita del tampone per familiari e visitatori di ospiti di residenze per anziani (Rsa, Rsd) insegnanti, personale scolastico, bambini e ragazzi dai 6 ai 19 anni. Tutte buone intenzioni, ma servirebbe un passo in più.
Russia e Iran, eccesso di petrolio. Rame, tregua dopo i record. Project Vault, sulle terre rare gli USA come la Cina. GNL USA, la Germania cerca alternative.
Ansa
Una piazza che, dietro la facciata della protesta contro il caro-casa e lo sviluppo urbano, ha concentrato fin dall’inizio la propria energia contro i bersagli consueti - il premier Giorgia Meloni, il governo, gli Stati Uniti, l’Ice e la polizia - e che nel momento più critico ha avanzato verso lo sbarramento di via Marocchetti, dove l’accesso è stato chiuso con mezzi antisommossa e qualche carica di contenimento: sono sette le persone fermate e identificate. Nel mirino sono finiti anche il sindaco Beppe Sala e l’amministrazione comunale. Il risultato è un corteo in cui c’è tutto e il contrario di tutto - dalle Olimpiadi alla Palestina, dall’Ice al Comune - in un accumulo di temi che si sovrappongono fino a cancellarsi a vicenda.
I numeri seguono la consueta geometria variabile delle piazze antagoniste: per gli organizzatori i partecipanti erano quasi 10.000, ma in realtà erano meno della metà. Una forbice evidente fin dall’inizio, quando al concentramento iniziale si contavano poche centinaia di persone, circondate da più telecamere (soprattutto straniere) che manifestanti. In testa hanno sfilato gli alberi di cartone, simbolo dei larici abbattuti a Cortina, e lo striscione «Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne». Il corteo ha attraversato corso Lodi sotto il controllo delle forze dell’ordine, mentre il Villaggio Olimpico di via Lorenzini è restato un bersaglio solo evocato. Sul ponte dell’ex scalo di Porta Romana sono volati petardi e fumogeni; più avanti Rifondazione comunista ha esposto il cartello contro Manfredi Catella e, al Corvetto, alcuni manifestantisono saliti sul tetto dell’ex mercato comunale, tra cori cantati sulle note di Hanno ucciso l’uomo ragno contro Sala e i governatori Luca Zaia e Attilio Fontana.
Nello spezzone finale il tema olimpico scompare quasi del tutto. Spuntano i grandi poster con la scritta «Libertà» e i volti di Mohammad Hannoun e di altri suoi sodali, tutti accompagnati da richieste di scarcerazione. Hannoun, leader dell’Api, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Genova che ipotizza un sistema di raccolta fondi presentati come beneficenza e in realtà destinati a Hamas. Dal megafono prende la parola il figlio di Hannoun, che definisce il padre «una delle prime vittime della guerra della destra alla giustizia, alla libertà e alla Palestina» spingendosi poi su un terreno delirante, trasformando l’intervento in un comizio. «Abbiamo visto cosa c’era negli Epstein files. Daranno Gaza a un gruppo di pedofili».
L’ex vicesindaco Riccardo De Corato di Fdi parla di «un altro patetico corteo», sostenendo che «dietro la facciata della protesta contro Olimpiadi e caro-vita si nasconda il solito odio ideologico contro il premier Meloni, il governatore Fontana e l’Ice». Sottolinea poi che «gli antagonisti hanno attaccato anche il sindaco Sala», segnando una rottura dopo lo sgombero del Leoncavallo, e chiede «sgomberi immediati» dell’ex Palasharp e il ripristino della legalità dopo l’imbrattamento della Casa dello Sport, invocando l’applicazione rigorosa del decreto Sicurezza.
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Ansa
Un contenitore di plastica, inoltre, era pieno di una polvere bianca che emanava odore di Kerosene e conteneva anche una lampadina. Era stato ancorato con una fascetta da elettricista ai corrugati dei cavi elettrici. Mentre in una seconda scatola c’era l’innesco, collegato a una batteria da nove volt. Sul posto sono intervenuti gli artificieri per le operazioni di bonifica. Non ci sono rivendicazioni. Ma il gesto viene collocato da chi indaga, soprattutto per le modalità e per i precedenti, nel perimetro degli antagonisti e dell’area anarco-insurrezionalista. Il momento, d’altra parte, è considerato bollente, perché in concomitanza con l’avvio dei Giochi di Milano-Cortina. La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo contro ignoti e procede per l’ipotesi di «danneggiamento aggravato». Ma i pm, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, dopo aver ricevuto una prima informativa, «stanno valutando l’ipotesi di procedere per terrorismo». Nel frattempo è stata disposta «la sospensione del transito dei convogli sulle linee ad alta velocità Bologna-Milano e Bologna-Venezia». I problemi sono cominciati attorno alle 8 e si sono estesi fino a determinare la sospensione della circolazione, poi gradualmente ripresa. I treni ad alta velocità, gli Intercity e i regionali hanno registrato «ritardi fino a 120 minuti».
Insomma la pista del terrorismo è più che un’ipotesi, che si sia trattato di un sabotaggio invece è certezza. Le foto sono inequivocabili e non lasciano spazio a dubbi.
Per il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini, obiettivo di questi sabotatori evidentemente insieme alle Olimpiadi, è «probabilmente è un atto di terrorismo, di interruzione sull’alta velocità da parte di anarchici e casinisti vari» aggiungendo che «queste azioni di inaudita gravità non sporcano in alcun modo l’immagine dell’Italia nel mondo, che proprio i Giochi renderanno ancora più convincente e positiva» ha commentato. «I gravi episodi di sabotaggio avvenuti nei pressi della stazione di Bologna e a Pesaro, che hanno causato pesanti disagi a migliaia di viaggiatori, sono preoccupanti e ricalcano gli atti di terrorismo verificatisi in Francia a poche ore dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi». Insomma parla proprio di terrorismo Salvini garantendo di seguire l’evolversi della situazione molto da vicino.
«Non sono compagni che sbagliano ma sabotatori del più importante evento mondiale del 2026, le Olimpiadi Milano - Cortina», il commento di Alessandro Morelli, sottosegretario di Stato. «La sinistra era già pronta a sciacallare di fronte agli annunci di ritardi e invece si deve mordere la lingua vista la malaparata: una sinistra sempre pronta a coccolare e a volte a giustificare balordi e violenti. Sono curioso di vedere se Lilli Gruber riuscirà ad annoverare i ritardi odierni tra i numeri già da fantasilandia che ha rinfacciato ad un incredulo Salvini nei giorni scorsi».
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami contestualizza: «Siamo dinanzi a un sabotaggio che segue di poche ore l’inizio delle Olimpiadi e che ripropone il tema della difesa delle infrastrutture dagli attacchi di quelli che sono veri e propri terroristi. Anzi sono propri questi eventi che spiegano il ricorso a norme più dure». Bignami non si lascia scappare un commento sulle toghe, augurandosi «che i responsabili siano condannati in maniera ferma ed esemplare. Toghe rosse permettendo...».
«Mentre oggi l’Italia migliore si ritrova unita a tifare per la nazione, a sostenere i suoi valori e a credere nel futuro del Paese, c’è purtroppo chi sceglie la strada opposta: quella della violenza, del sabotaggio e della destabilizzazione. Quanto accaduto a Bologna è un fatto di una gravità assoluta. Sabotare la rete ferroviaria significa colpire infrastrutture strategiche, mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e compromettere servizi essenziali del Paese», ha detto il vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, che ha chiosato: «Non può esserci alcuna ambiguità né indulgenza verso chi tenta di destabilizzare lo Stato». Sul tema interviene anche Azione con Osvaldo Napoli: «Sono terroristi senza ideologia».
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