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2023-10-07
Chi paga le Ong per portarci i clandestini
Dai grillini, nonostante gli strali del padre nobile Beppe Grillo che nel 2017 denunciò il «ruolo oscuro delle Ong», al Partito democratico: la politica giallorossa, nel nome dell’ideologia che vorrebbe imporre l’accoglienza a go go, non ha fatto mancare il proprio sostegno economico ai taxi del mare. E un piccolo contributo è arrivato perfino dal movimento delle Sardine.
Tutto è cominciato nel 2019, quando la pasionaria timoniera della Sea Watch, Carola Rackete, forzò il blocco navale voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, entrò nelle acque italiane e, dopo una manovra azzardata in porto, speronò pure una motovedetta della Guardia di finanza. I guai giudiziari di Rackete, a sinistra si trasformarono subito in un’operazione politica e scattò una raccolta di fondi per sostenere le spese legali della timoniera e per aiutare la Ong a pagare la multa (da 10.000 a 50.000 euro) elevata dalle autorità per la violazione del blocco navale. L’iniziativa, lanciata dal Partito democratico del Lazio, fu sostenuta anche dal gruppo dem in Campidoglio.
Nelle simpatie del partito ora guidato da Elly Schlein, però, c’è anche un’altra Ong: la Proactiva Open Arms. Il Pd toscano, lo scorso 4 settembre, ha annunciato di sostenere l’Organizzazione non governativa spagnola con una donazione e con una raccolta fondi. «Salvare le vite non è una colpa, ma un dovere morale», hanno sbandierato i dem mentre il taxi del mare era fermo nel porto di Marina di Carrara (è stata multata e sanzionata per non aver rispettato il Codice di comportamento voluto dal ministro Matteo Piantedosi). Ed ecco il messaggio con cui i dem hanno accompagnato la donazione: «Il Pd Toscana è con voi, vi ringrazia e sostiene le vostre missioni in mare con cui vengono salvate da morte certa centinaia di persone».
Ovviamente il segretario toscano Emiliano Fossi, che la stampa locale ha ribattezzato «il ragazzo di Gorinello», rione di San Piero a Ponti a Campi Bisenzio, e che appena si è insediato in segreteria ha dichiarato «Mi piace il rosso», ha condito il tutto con il suo proclama: «L’idea che un nostro contributo si trasformi in pasti, salvagenti, abiti, coperte e opere di manutenzione di questa nave pronta a salpare di nuovo, ci fa sentire parte delle loro missioni, mentre sosteniamo politicamente ogni giorno una politica migratoria fatta di accoglienza». E ha annunciato: «Stiamo promuovendo ulteriori iniziative di solidarietà nelle nostre federazioni locali e raccolte fondi tra i parlamentari».
Lo stesso segretario del Pd, Elly Schlein, aveva avviato una raccolta fondi, nel 2019, per Sea Watch 3 di Carola Rackete, quando era una semplice europarlamentare. Non raccolse molti soldi sulla piattaforma Gofundme, poco più di 3.000 euro, ma in quell’anno la raccolta fondi per Sea Watch toccò cifre molto importanti, che arrivarono in appena 2 giorni a più di 300.000 euro, che sarebbero dovuti servire per le spese legali della capitana Rackete. In passato fu Matteo Orfini a inviare 1.500 euro sul conto di Mediterranea saving humans dell’ex No global Luca Casarini aperto da Banca Etica per le sottoscrizioni.
In aiuto di Mediterranea sono corsi anche gli irriducibili rossi di Potere al popolo Palermo. Luigi De Magistris e Leoluca Orlando, all’epoca rispettivamente sindaci di Napoli e Palermo, non offrirono fondi per la Ong di Casarini ma il patrocinio dei Comuni che amministravano per le iniziative sui migranti. Mentre le Sardine, dopo aver sostenuto anche Mediterranea, si sono buttate sul progetto di Resq People saving people, Ong che ha come presidente onorario l’ex pubblico ministero Gherardo Colombo.
I due fondatori del movimento, Mattia Santori e Giulia Trappoloni, spiegarono: «C’è chi impacchetta la porta di Lampedusa, chi insulta Carola Rackete, chi accoglie gli sbarchi con manifestazioni di sdegno e chi firma i decreti sicurezza. Non è più tempo di stare a guardare, l’indignazione non basta. Per questo dopo aver sostenuto la raccolta fondi di Mediterranea, sosterremo una nuova avventura, perché non vogliamo abituarci a chi muore di fronte alle nostre coste». Il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte, invece, è da anni impegnato nel finanziamento di Emergency. Parte dei soldi delle indennità parlamentari vengono ogni anno indirizzati verso alcuni progetti. Così, nel 2022, hanno stanziato più di 2 milioni di euro a vari organizzazioni non governative, tra cui una parte è stata destinata a quella fondata da Gino Strada per la creazione di un centro di eccellenza di cardochirurgia a Khartoum e un altro in Sierra Leone.
Ma ai pentastellati non è andata sempre benissimo quanto a donazioni. Medici senza frontiere, attiva in mare con un suo equipaggio sulla Geo Barents, gli ha rispedito i fondi indietro con questa motivazione: «Ringraziamo i tanti iscritti del Movimento 5 stelle che hanno scelto Msf tra le organizzazioni a cui destinare le restituzioni dei portavoce. Tuttavia, in quanto organizzazione medico-umanitaria impegnata nelle emergenze e nei conflitti in tutto il mondo, non possiamo ricevere fondi da movimenti politici, a garanzia della nostra indipendenza, imparzialità e neutralità».
Il salvagente economico per le navi arriva pure da banche, Chiesa e Gedi
Per capire come si finanziano le Ong che ogni giorno soccorrono i migranti nel Mediterraneo, basta prendere il rapporto annuale delle attività di Sos Méditerranée Italia del 2022. In 33 pagine viene spiegato come la Ocean Viking, l’imbarcazione a cui si appoggiano per le operazioni in mare, non potrebbe operare senza l’aiuto determinante di fondi esteri, soprattutto di quelli delle fondazioni private. Una raccolta fondi che costituisce il 52% delle entrate dello scorso anno.
In totale, si legge «le entrate del 2022 sono state di 580.000 euro», con «un incremento del 21% rispetto all’anno precedente e del 41%» per quanto riguarda la «raccolta fondi». In pratica, la quasi totalità delle risorse «arriva da donatori privati», fatta eccezione per i 10.000 euro di Regione Lombardia «destinati alla copertura di un programma di formazione dei lavoratori». Tra il 2021 e il 2022 queste entrate sono di fatto raddoppiate. Se due anni fa la raccolta fondi da fondazioni e aziende aveva costituito il 37% delle entrate, con 168.000 euro, nel 2022 i proventi da questo filone sono stati di 302.000, praticamente il doppio rispetto all’anno precedente. Il 5X1000 contribuisce per appena il 7%, mentre non esistono quote associative.
Il donatore più importante che. nel rapporto di Sos Mediterranee viene definito «storico», è l’Acri - Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio spa, che contribuisce con più di 250.000 euro. L’Acri (solo nel 2022 ha promosso la quarta edizione dell’iniziativa «Progetto migranti 2022», alla quale hanno aderito 15 Fondazioni, tra cui Cariplo e di San Paolo, per uno stanziamento complessivo di 1.230.000 euro) è una delle realtà più importanti, anche perché riunisce 107 soci, di cui ben 83 fondazioni di origine bancaria che vantano una strategica quota di minoranza dentro Cassa depositi e prestiti. Il presidente è Francesco Profumo, numero uno della Fondazione Compagnia di San Paolo, in scadenza nel 2024.
La Ong Sos Mediterranee ha potuto contare sia nel 2021 sia nel 2022 sull’appoggio del Gruppo editoriale Gedi della famiglia Agnelli, gli editori di Repubblica e La Stampa. Non solo. Nel mondo dei media, si registrano anche Sky group limited, ItaliaOnline, Edizioni Piemme (Gruppo Mondadori) o Ogury. Oltre a questi, va segnalato il sostegno della Cgil di Maurizio Landini e dell’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia. Il grosso delle entrate, però, arriva dall’estero, perché per le operazioni in mare sono costate, nel 2022, più di 8 milioni di euro, garantiti dal network internazionale della Ong, con «l’associazione francese», la capofila, «che garantisce la gestione amministrativa del dipartimento delle operazioni internazionale» ed è responsabile della gestione della nave.
Anche Mediterranea Saving Humans, altre organizzazione non governativa, conferma nei propri bilanci come, tra i finanziatori più importanti, ci siano soprattutto «Fondazioni o organizzazioni legate al soccorso in mare». Anche qui le entrate sono aumentate rispetto allo scorso anno. Per Mediterranea sono state pari a 983.693 euro, con un aumento pari al 65% rispetto al 2020 quando c’erano state donazioni per 597.455. «Del resto», si legge nel bilancio, «anche la base associativa è più che decuplicata, passando da 247 del 2020 a 2.724 del 2021». Il supporto fondamentale arriva dalla Chiesa, in particolare «dalla Conferenza episcopale siciliana e da singole diocesi». Il conto di Mediterranea è in Banca Etica che sul fronte dell’accoglienza migranti e cooperazione internazionale nel 2022 ha erogato 39 milioni di euro a favore di 131 organizzazioni. Negli anni scorsi, era finita persino nelle carte di un’inchiesta della Procura di Ragusa sul favoreggiamento aggravato dell’immigrazione.
In pratica la società danese Maersk aveva inviato un bonifico di 125.000 euro il 30 novembre 2020 proprio su un conto di Banca Etica, con la causale: «Servizi di assistenza in acque internazionali». Per la Procura di Ragusa, si trattava di «del compenso per il trasbordo su nave Mare Jonio di 27 migranti da una petroliera della Maersk, bloccata da un mese. I migranti vengono poi portati in Italia. Il conto è riconducibile a Idra social shipping srl, società armatrice dell’unica nave italiana nella flotta delle Ong, finanziata proprio da Banca popolare etica». Ma Banca Etica non ha fornito a Mediterranea solo prodotti bancari. Per la realizzazione del progetto di Mediterranea è stata «decisiva», spiega l’istituto sul suo sito web, la scelta degli strumenti finanziari: nel 2018 è stata concessa alla Ong una linea di credito da 465.000 euro. «Il fido», pubblicizza Banca Etica, «è anche garantito da alcuni parlamentari».
E le garanzie personali per il progetto dell’ex No global Luca Casarini e dell’ex consigliere regionale dei Verdi in Friuli Venezia Giulia che si è trasformato in armatore sociale, Alessandro Metz, le hanno fornite Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana), Erasmo Palazzotto (Partito democratico), Rossella Muroni (ex presidente di Legambiente e già deputata di Liberi e uguali) e Nichi Vendola (fondatore di Sel ed ex governatore della Puglia). Inoltre, l’istituto ha offerto «supporto» al crowdfunding.
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I fondi (raddoppiati in un anno) arrivano da enti bancari, vescovi, Cgil, Regione Lombardia e dal gruppo che edita «Repubblica»e «La Stampa». Ma contribuiscono sostanziosamente anche Pd, M5s, Sardine, partito di Fratojanni e la Schlein in prima persona.Nel 2022 Sos Méditerranée raddoppia le entrate: da Acri sono arrivati oltre 250.000 euro, poi gli Elkann e Cgil. Vescovi, Banca Etica (39 milioni per i migranti lo scorso anno) e Fratojanni per la Mediterranea di Casarini.Lo speciale contiene due articoli.Dai grillini, nonostante gli strali del padre nobile Beppe Grillo che nel 2017 denunciò il «ruolo oscuro delle Ong», al Partito democratico: la politica giallorossa, nel nome dell’ideologia che vorrebbe imporre l’accoglienza a go go, non ha fatto mancare il proprio sostegno economico ai taxi del mare. E un piccolo contributo è arrivato perfino dal movimento delle Sardine.Tutto è cominciato nel 2019, quando la pasionaria timoniera della Sea Watch, Carola Rackete, forzò il blocco navale voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, entrò nelle acque italiane e, dopo una manovra azzardata in porto, speronò pure una motovedetta della Guardia di finanza. I guai giudiziari di Rackete, a sinistra si trasformarono subito in un’operazione politica e scattò una raccolta di fondi per sostenere le spese legali della timoniera e per aiutare la Ong a pagare la multa (da 10.000 a 50.000 euro) elevata dalle autorità per la violazione del blocco navale. L’iniziativa, lanciata dal Partito democratico del Lazio, fu sostenuta anche dal gruppo dem in Campidoglio.Nelle simpatie del partito ora guidato da Elly Schlein, però, c’è anche un’altra Ong: la Proactiva Open Arms. Il Pd toscano, lo scorso 4 settembre, ha annunciato di sostenere l’Organizzazione non governativa spagnola con una donazione e con una raccolta fondi. «Salvare le vite non è una colpa, ma un dovere morale», hanno sbandierato i dem mentre il taxi del mare era fermo nel porto di Marina di Carrara (è stata multata e sanzionata per non aver rispettato il Codice di comportamento voluto dal ministro Matteo Piantedosi). Ed ecco il messaggio con cui i dem hanno accompagnato la donazione: «Il Pd Toscana è con voi, vi ringrazia e sostiene le vostre missioni in mare con cui vengono salvate da morte certa centinaia di persone».Ovviamente il segretario toscano Emiliano Fossi, che la stampa locale ha ribattezzato «il ragazzo di Gorinello», rione di San Piero a Ponti a Campi Bisenzio, e che appena si è insediato in segreteria ha dichiarato «Mi piace il rosso», ha condito il tutto con il suo proclama: «L’idea che un nostro contributo si trasformi in pasti, salvagenti, abiti, coperte e opere di manutenzione di questa nave pronta a salpare di nuovo, ci fa sentire parte delle loro missioni, mentre sosteniamo politicamente ogni giorno una politica migratoria fatta di accoglienza». E ha annunciato: «Stiamo promuovendo ulteriori iniziative di solidarietà nelle nostre federazioni locali e raccolte fondi tra i parlamentari».Lo stesso segretario del Pd, Elly Schlein, aveva avviato una raccolta fondi, nel 2019, per Sea Watch 3 di Carola Rackete, quando era una semplice europarlamentare. Non raccolse molti soldi sulla piattaforma Gofundme, poco più di 3.000 euro, ma in quell’anno la raccolta fondi per Sea Watch toccò cifre molto importanti, che arrivarono in appena 2 giorni a più di 300.000 euro, che sarebbero dovuti servire per le spese legali della capitana Rackete. In passato fu Matteo Orfini a inviare 1.500 euro sul conto di Mediterranea saving humans dell’ex No global Luca Casarini aperto da Banca Etica per le sottoscrizioni.In aiuto di Mediterranea sono corsi anche gli irriducibili rossi di Potere al popolo Palermo. Luigi De Magistris e Leoluca Orlando, all’epoca rispettivamente sindaci di Napoli e Palermo, non offrirono fondi per la Ong di Casarini ma il patrocinio dei Comuni che amministravano per le iniziative sui migranti. Mentre le Sardine, dopo aver sostenuto anche Mediterranea, si sono buttate sul progetto di Resq People saving people, Ong che ha come presidente onorario l’ex pubblico ministero Gherardo Colombo.I due fondatori del movimento, Mattia Santori e Giulia Trappoloni, spiegarono: «C’è chi impacchetta la porta di Lampedusa, chi insulta Carola Rackete, chi accoglie gli sbarchi con manifestazioni di sdegno e chi firma i decreti sicurezza. Non è più tempo di stare a guardare, l’indignazione non basta. Per questo dopo aver sostenuto la raccolta fondi di Mediterranea, sosterremo una nuova avventura, perché non vogliamo abituarci a chi muore di fronte alle nostre coste». Il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte, invece, è da anni impegnato nel finanziamento di Emergency. Parte dei soldi delle indennità parlamentari vengono ogni anno indirizzati verso alcuni progetti. Così, nel 2022, hanno stanziato più di 2 milioni di euro a vari organizzazioni non governative, tra cui una parte è stata destinata a quella fondata da Gino Strada per la creazione di un centro di eccellenza di cardochirurgia a Khartoum e un altro in Sierra Leone.Ma ai pentastellati non è andata sempre benissimo quanto a donazioni. Medici senza frontiere, attiva in mare con un suo equipaggio sulla Geo Barents, gli ha rispedito i fondi indietro con questa motivazione: «Ringraziamo i tanti iscritti del Movimento 5 stelle che hanno scelto Msf tra le organizzazioni a cui destinare le restituzioni dei portavoce. Tuttavia, in quanto organizzazione medico-umanitaria impegnata nelle emergenze e nei conflitti in tutto il mondo, non possiamo ricevere fondi da movimenti politici, a garanzia della nostra indipendenza, imparzialità e neutralità».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ong-finanziamenti-2665822359.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-salvagente-economico-per-le-navi-arriva-pure-da-banche-chiesa-e-gedi" data-post-id="2665822359" data-published-at="1696622908" data-use-pagination="False"> Il salvagente economico per le navi arriva pure da banche, Chiesa e Gedi Per capire come si finanziano le Ong che ogni giorno soccorrono i migranti nel Mediterraneo, basta prendere il rapporto annuale delle attività di Sos Méditerranée Italia del 2022. In 33 pagine viene spiegato come la Ocean Viking, l’imbarcazione a cui si appoggiano per le operazioni in mare, non potrebbe operare senza l’aiuto determinante di fondi esteri, soprattutto di quelli delle fondazioni private. Una raccolta fondi che costituisce il 52% delle entrate dello scorso anno. In totale, si legge «le entrate del 2022 sono state di 580.000 euro», con «un incremento del 21% rispetto all’anno precedente e del 41%» per quanto riguarda la «raccolta fondi». In pratica, la quasi totalità delle risorse «arriva da donatori privati», fatta eccezione per i 10.000 euro di Regione Lombardia «destinati alla copertura di un programma di formazione dei lavoratori». Tra il 2021 e il 2022 queste entrate sono di fatto raddoppiate. Se due anni fa la raccolta fondi da fondazioni e aziende aveva costituito il 37% delle entrate, con 168.000 euro, nel 2022 i proventi da questo filone sono stati di 302.000, praticamente il doppio rispetto all’anno precedente. Il 5X1000 contribuisce per appena il 7%, mentre non esistono quote associative. Il donatore più importante che. nel rapporto di Sos Mediterranee viene definito «storico», è l’Acri - Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio spa, che contribuisce con più di 250.000 euro. L’Acri (solo nel 2022 ha promosso la quarta edizione dell’iniziativa «Progetto migranti 2022», alla quale hanno aderito 15 Fondazioni, tra cui Cariplo e di San Paolo, per uno stanziamento complessivo di 1.230.000 euro) è una delle realtà più importanti, anche perché riunisce 107 soci, di cui ben 83 fondazioni di origine bancaria che vantano una strategica quota di minoranza dentro Cassa depositi e prestiti. Il presidente è Francesco Profumo, numero uno della Fondazione Compagnia di San Paolo, in scadenza nel 2024. La Ong Sos Mediterranee ha potuto contare sia nel 2021 sia nel 2022 sull’appoggio del Gruppo editoriale Gedi della famiglia Agnelli, gli editori di Repubblica e La Stampa. Non solo. Nel mondo dei media, si registrano anche Sky group limited, ItaliaOnline, Edizioni Piemme (Gruppo Mondadori) o Ogury. Oltre a questi, va segnalato il sostegno della Cgil di Maurizio Landini e dell’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia. Il grosso delle entrate, però, arriva dall’estero, perché per le operazioni in mare sono costate, nel 2022, più di 8 milioni di euro, garantiti dal network internazionale della Ong, con «l’associazione francese», la capofila, «che garantisce la gestione amministrativa del dipartimento delle operazioni internazionale» ed è responsabile della gestione della nave. Anche Mediterranea Saving Humans, altre organizzazione non governativa, conferma nei propri bilanci come, tra i finanziatori più importanti, ci siano soprattutto «Fondazioni o organizzazioni legate al soccorso in mare». Anche qui le entrate sono aumentate rispetto allo scorso anno. Per Mediterranea sono state pari a 983.693 euro, con un aumento pari al 65% rispetto al 2020 quando c’erano state donazioni per 597.455. «Del resto», si legge nel bilancio, «anche la base associativa è più che decuplicata, passando da 247 del 2020 a 2.724 del 2021». Il supporto fondamentale arriva dalla Chiesa, in particolare «dalla Conferenza episcopale siciliana e da singole diocesi». Il conto di Mediterranea è in Banca Etica che sul fronte dell’accoglienza migranti e cooperazione internazionale nel 2022 ha erogato 39 milioni di euro a favore di 131 organizzazioni. Negli anni scorsi, era finita persino nelle carte di un’inchiesta della Procura di Ragusa sul favoreggiamento aggravato dell’immigrazione. In pratica la società danese Maersk aveva inviato un bonifico di 125.000 euro il 30 novembre 2020 proprio su un conto di Banca Etica, con la causale: «Servizi di assistenza in acque internazionali». Per la Procura di Ragusa, si trattava di «del compenso per il trasbordo su nave Mare Jonio di 27 migranti da una petroliera della Maersk, bloccata da un mese. I migranti vengono poi portati in Italia. Il conto è riconducibile a Idra social shipping srl, società armatrice dell’unica nave italiana nella flotta delle Ong, finanziata proprio da Banca popolare etica». Ma Banca Etica non ha fornito a Mediterranea solo prodotti bancari. Per la realizzazione del progetto di Mediterranea è stata «decisiva», spiega l’istituto sul suo sito web, la scelta degli strumenti finanziari: nel 2018 è stata concessa alla Ong una linea di credito da 465.000 euro. «Il fido», pubblicizza Banca Etica, «è anche garantito da alcuni parlamentari». E le garanzie personali per il progetto dell’ex No global Luca Casarini e dell’ex consigliere regionale dei Verdi in Friuli Venezia Giulia che si è trasformato in armatore sociale, Alessandro Metz, le hanno fornite Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana), Erasmo Palazzotto (Partito democratico), Rossella Muroni (ex presidente di Legambiente e già deputata di Liberi e uguali) e Nichi Vendola (fondatore di Sel ed ex governatore della Puglia). Inoltre, l’istituto ha offerto «supporto» al crowdfunding.
Jacopo Luchini vince la medaglia d'oro nello snowboard, specialità banked slalom, alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Quattro medaglie oggi portano gli azzurri a quota 14 podi a Milano-Cortina, battendo il record di Lillehammer: oro per Jacopo Luchini nello snowboard banked slalom SB-UL, Emanuel Perathoner nello snowboard banked slalom SB-LL2 e René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting, e argento per Giacomo Bertagnolli nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. Un traguardo storico che segue il successo alle Olimpiadi invernali.
Milano-Cortina 2026 ha scritto oggi un nuovo capitolo nella storia dello sport paralimpico italiano. Con quattro medaglie conquistate nella giornata odierna, infatti, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 14 podi, superando il record di Lillehammer 1994, che resisteva da oltre trent’anni.
Il giorno è iniziato sulle piste di Socrepes con Jacopo Luchini, protagonista nello snowboard banked slalom SB-UL. L’azzurro ha chiuso la prova con il tempo di 56”28, davanti ai due atleti cinesi Wang Pengyao (56”62) e Jiang Zihao (57”03), conquistando così il suo primo oro di giornata e il quarto complessivo per l’Italia a questi Giochi. «Ci si prova sempre a pensare ad una giornata così… quattro anni fa avevo perso la medaglia per otto centesimi, oggi il tempo mi ha ripagato con gli interessi», ha commentato Luchini. Non è mancato il bis dello snowboard con Emanuel Perathoner, che ha dominato il banked slalom SB-LL2. L’azzurro, già vincitore sabato nello snowboard cross, si è confermato il primo snowboarder italiano a realizzare la doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. «La pista era meglio oggi che in training, era più ghiacciata e la preferisco così», ha spiegato Perathoner, che con il tempo di 54”28 ha preceduto lo svizzero Fabrice Von Gruenigen e l’australiano Ben Tudhope. Sul fronte dello sci alpino, Giacomo Bertagnolli ha centrato l’argento nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. L’azzurro, al comando dopo la prima manche, ha chiuso a soli 34 centesimi dall’austriaco Johannes Aigner. «Siamo quattro su quattro, ma a parte il bronzo iniziale che è stata la sorpresa abbiamo replicato pari pari Pechino», ha dichiarato Bertagnolli. Con questa medaglia, Bertagnolli eguaglia le 12 conquistate in carriera da Bruno Oberhammer, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della storia paralimpica. La giornata si è chiusa con il trionfo di René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting. L’azzurro ha preceduto l’olandese Niels De Langen e il norvegese Jesper Pedersen, aggiungendo una medaglia d’oro inedita alla sua collezione e portando l’Italia a quota 14 podi, record assoluto per le Paralimpiadi invernali italiane. «Volevo così tanto questa medaglia che non potevo cadere. I salti? Quando faccio qualcosa di buono finisco sempre a stupire un po’ tutti», ha commentato De Silvestro indicando la figlia con orgoglio.
Il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha definito la giornata «meravigliosa» e ha sottolineato come lo snowboard, disciplina in cui l’Italia non aveva mai ottenuto grandi risultati, sia oggi tra i protagonisti di questa spedizione. Anche i grandi campioni dello sci italiano, come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno assistito alle gare, applaudendo i successi degli azzurri e la loro capacità di ispirare nuovi atleti.
Oltre alle vittorie, la giornata ha registrato anche i piazzamenti degli altri azzurri: Federico Pelizzari ha chiuso quarto nel gigante standing, Luca Palla undicesimo, mentre Davide Bendotti non ha completato la prova a causa di una caduta. Nel biathlon, Marco Pisani e Cristian Toninelli hanno chiuso rispettivamente diciottesimo e tredicesimo nelle sprint di inseguimento, con l’obiettivo di migliorare domani nella staffetta.
Con la settima giornata, Milano-Cortina conferma il trend eccezionale della spedizione italiana: sei ori, cinque argenti e tre bronzi, un bottino che segna il record assoluto di medaglie in una Paralimpiade invernale per l’Italia. Il sogno olimpico continua, con nuovi appuntamenti sulle piste e nuovi traguardi da inseguire.
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Philippe Donnet (Ansa)
Partiamo dai numeri, che sono quelli che alla fine contano davvero. Generali chiude il primo anno del nuovo piano con risultati che non si erano mai visti. L’utile netto sale a 4,17 miliardi, in crescita del 12%. Il risultato operativo supera per la prima volta la soglia degli 8 miliardi, fermandosi poco sopra quota 8,1 con un incremento vicino al 10%. Insomma, il Leone continua a ruggire. Donnet, che guida una nave grande in mari agitati, spiega che Generali è abituata a «navigare bene nella tempesta». E tempeste, nel mondo finanziario e geopolitico, non mancano certo. Il messaggio agli azionisti è semplice: continuiamo a guadagnare bene e continueremo a darvi soddisfazioni. La maniera migliore per ricucire i rapporti con i grandi azionisti come Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.
La cedola sale a 1,64 euro per azione, con un incremento del 14,7%, superiore alle attese degli analisti. Quasi 2,4 miliardi distribuiti agli azionisti. Donnet lancia anche un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro. In altre parole, soldi che tornano direttamente nelle tasche dei soci. Quando si distribuisce così tanta liquidità significa che il motore gira forte. Le masse gestite dal gruppo arrivano a sfiorare i 900 miliardi di euro, in crescita del 4,3%. Il risparmio gestito porta a casa oltre 1,19 miliardi di utile operativo. Ma il cuore pulsante resta l’attività assicurativa. I premi lordi complessivi salgono a 98,1 miliardi. La solidità patrimoniale resta robusta. In termini semplici: il capitale per coprire i rischi è più che abbondante. Accanto a Donnet, il nuovo direttore generale e vice ceo Giulio Terzariol prova a sintetizzare il momento dei mercati partendo da vicino: «Le assicurazioni non coprono i rischi di guerra». Ma la parte più interessante arriva quando si passa alla geografia della finanza. È cambiato l’azionista di riferimento di Mediobanca, la storica custode della quota strategica di Generali. Un passaggio che ha riacceso i riflettori sugli equilibri del capitalismo tricolore, con i soci Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio molto attivi nel riassetto del sistema. Donnet, con diplomazia d’ordinanza, dice di avere «rapporti positivi e istituzionali con tutti gli azionisti». Il riferimento è alla mancata alleanza con la francese Natixis nella gestione del risparmio, stoppata anche in nome della difesa della sovranità nazionale. Il ceo del Leone tira fuori la mossa più elegante della giornata. Se davvero il risparmio italiano deve restare in Italia, dice in sostanza Donnet, allora Generali è prontissima a dare una mano. L’accordo di bancassurance tra Banca Monte dei Paschi e la francese Axa scade il prossimo anno. «Il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio», osserva Donnet. «Forse saremo un candidato per sostituire Axa». Pertanto: «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia, saremo felici di farlo». Non solo patriottismo (Donnet ha preso la cittadinanza italiana) e tentativo di allacciare nuovi rapporti con la capogruppo: gli sportelli del Monte rappresentano una rete commerciale importante per vendere polizze, previdenza e prodotti di investimento. In altre parole, un affare che vale miliardi. E non è l’unica partita aperta. Generali guarda con interesse anche all’espansione dell’accordo di bancassurance con Unicredit, oggi limitato al Centro ed Est Europa. L’idea è ampliarlo e rafforzarlo sostituendo Amundi, altro gruppo francese. Intanto, mentre a Trieste si parlava di utili record, il titolo Generali a Piazza Affari chiudeva la seduta in controtendenza, salendo dell’1,48% a 33,6 euro. Segno che il mercato apprezza la traiettoria del Leone. Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea del 23 aprile. Una riunione un po’ particolare: per la prima volta dopo il periodo Covid gli azionisti non saranno presenti fisicamente e voteranno solo tramite il rappresentante designato. Ma non è detto che mancherà lo spettacolo. Perché quando si parla di Generali, di Mediobanca e di finanza italiana, qualcosa succede sempre.
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«Quella Notte» (Netflix)
Il romanzo da cui Netflix ha deciso di trarre ispirazione, in Italia, non è mai arrivato. Non tradotto. Esiste solo la sua versione inglese, quella che il Sunday Times ha celebrato annoverandola tra i propri bestseller. Veloce, dinamico, capace di prendere le distanze dal classico giallo procedurale per trovare una complessità diversa, allargando l'ambito psicologico fino a interrogarsi sui confini che l'etica e la morale dovrebbero imporre ad ognuno di noi.
That Night, com'è stato intitolato in lingua originale il romanzo di Gillian McAllister, non ha falle, per la critica statunitense. Che, venerdì 13 marzo, sarà chiamata a valutare una nuova versione di questo libro perfetto: la serie televisiva che di qui ha avuto origine.Quella Notte, i cui episodi saranno rilasciati su Netflix nella modalità canonica del cofanetto, è l'adattamento televisivo del romanzo mai tradotto. E, con lo stesso ritmo, ne racconta la storia. Una storia difficile da valutare, quella di una donna, Elena, partita per una vacanza che avrebbe dovuto essere leggera. Aveva scelto la Repubblica Dominicana per passare qualche giorno lontano dalla città, sulle spiagge in cui il mare sovrasti i pensieri. Ma, poco dopo il proprio arrivo, con la macchina presa a nolo, ha investito un uomo. Lo ha ucciso e lasciato sul ciglio della strada. Elena è scappata, per paura. Paura della prigione in un Paese straniero, paura di essere separata dal figlio piccolo. Paura di ammettere il proprio errore, di non riuscire a giustificarlo come tale, di essere considerata un'assassina. Così, anziché fare quello che avrebbe dovuto, chiamare le autorità competenti, lascia che sia il panico a guidare le proprie azioni, scegliendo la famiglia. Sono le sue sorelle le prime persone che Elena avvisa, Paula e Cris. E sono loro a cedere al legame di sangue, acconsentendo a coprire l'omicidio. Peggio, ad insabbiarlo. Avevano le stesse paure di Elena, temevano il nipotino rimanesse senza sua madre. Coprono, dunque, rendendosi complici di un crimine che avrebbe dovuto essere denunciato.
Quella Notte comincia qui, allontanandosi dall'incedere tipico del giallo per raccontarne una variabile, il calvario di chi del giallo è parte, la pressione psicologica, l'ansia che schiaccia e toglie il fiato. E, ad agitare le coscienze, il dubbio e la colpa. Lo show, come il romanzo dal quale è tratto, cerca di interrogarsi sui limiti dell'etica individuale, capendo quanto possa essere elastica: fin dove si possano spingere gli esseri umani per proteggere se stessi e coloro che amano. La risposta è ambigua, volutamente fumosa. Tra le sorelle, una sembra patire meno il senso di colpa. L'altra vorrebbe aggiustare il tiro, fare diversamente. Non c'è moralismo, né la condanna dell'una o dell'altra. Solo l'interrogativo, declinato con lo schema sempre efficace di episodi breve e intensi.
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