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Se si vuol trovare la «vera destra» basta rimettere al centro la vita
Un'immagine della Manifestazione nazionale per la vita svoltasi ieri a Roma (Ansa)
La nascita di Futuro nazionale ha proposto di nuovo il dibattito su chi rappresenti al meglio i conservatori. Per dirimere il battibecco, si riparta dalla visione del mondo: più verticalità, senso del sacro e dell’umano.

Abbiamo assistito nell’ultima settimana a un dibattito i cui fuochi ancora non si sono spenti a proposito della «vera destra«. È una discussione antica che, se condotta con superficialità o con rancore, non conduce da nessuna parte e si può rivelare, più che sterile, controproducente.

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Fa paura la sinistra, non Vannacci
Elly Schlein (Getty Images)
L’elettore moderato o radicale di centrodestra non deve temere la «feccia» di Futuro nazionale, come l’ha ribattezzata ieri il generale. La iattura sarebbero Schlein premier, Renzi agli Esteri, Conte all’Economia, Speranza alla Salute, Zan alla Famiglia e Landini al Lavoro.

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito, i moderati della coalizione al governo si spaventino e se la diano a gambe levate. Oppure che gli elettori più radicali di Lega e Fratelli d’Italia si facciano conquistare dalle proposte dell’uomo forte, voltando le spalle ai rispettivi partiti.

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Il lavoro da contabile, l’affitto nel Milanese. La seconda vita di Stasi
Alberto Stasi (Ansa)
Prime notti fuori dal carcere ma senza far ritorno nel luogo del delitto. Per uscire dalla Lombardia o andare in vacanza servirà l’ok del giudice.

Per oltre dieci anni Alberto Stasi ha vissuto con una certezza assoluta: la sera si tornava in cella. Dopo il lavoro o dopo permessi e licenze. Anche quando la sua vita aveva ricominciato a somigliare a quella di un uomo libero, con un impiego da contabile a Milano, con gli spostamenti autorizzati e le giornate fuori da Bollate. Alla fine della giornata c’era comunque la cella. Ieri quella routine si è spezzata.

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Lo spirito vulcanico di Pantelleria si trova nel suo vino
iStock
Dalla vite ad alberello alla bottiglia di passito: sull’isola lavorare la terra non è un mestiere ma una danza con le radici dell’anima.

Per iniziare a raccontare di Pantelleria, molti possono essere gli spunti. Forse il più originale è quello di Italo Cucci, commissario straordinario del Parco nazionale isolano, che la definisce «il Continente, tant’è la ricchezza, la vastità racchiusa in una capocchia di spillo che la rappresenta».

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