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2026-02-24
La band di migranti battezza il Festival. E gli italiani pagano i biglietti il 20% in più
(Ansa). Nel riquadro, I «Faraoni fuoriclasse»
- I «Faraoni fuoriclasse» vivono in Campania all’interno di case famiglia di una onlus diretta da Sossio Fardello, un fan di Roberto Fico.
- E Fiorello, in collegamento, rincara la dose: «Vi auguro tanti, tanti battibecchi».
Lo speciale contiene due articoli
Parlava (anche) arabo l’evento che ieri sera nella Lounge Mango di Casa Sanremo, hub creato da Gruppo Eventi per tutti i giornalisti, gli artisti, gli addetti ai lavori che seguono il Festival, ha allietato i presenti già arrivate nella Città dei Fiori per la tradizionale kermesse dedicata alla canzone italiana. Sul palco dell’esclusivo hub sono infatti saliti i Faraoni Fuoriclasse, sconosciutissima band formata da quattro minori stranieri non accompagnati, arrivati in Italia due anni fa dopo viaggi con i barconi nel Mediterraneo.
Si tratta di Wael (alla batteria), Mohamed (voce), Mohamed (alle percussioni) e un altro Mohamed (alla chitarra). I quattro minorenni, che vivono in Campania all’interno di case famiglia della Cooperativa sociale Fuoriclasse, Onlus fondata da Sossio Fardello che oggi ne è il direttore generale, dopo aver sfiorato un seggio alle ultime regionali nella lista Avanti Campania che sosteneva Roberto Fico. Nella circoscrizione di Napoli Fardello con 10.666 preferenze è risultato il secondo della sua lista e il primo dei non eletti. Nel repertorio della giovanissima band si mischiano brani popolari dei Paesi d’origine a classici italiani come L’Italiano di Toto Cutugno e Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno. Nel loro inedito Figli del vento scrivono: «Abbiamo vite in salita, ma vogliamo salire». Il testo, come quello di Sfinge un’altra canzone inedita della band, mischia però l’italiano all’arabo. Quello che è certo è che, l’operazione di lancio della giovane band può contare su un marketing di assoluto livello. Per quanto l’idea di fondo sia certamente meritoria, esibirsi davanti a una platea del genere non capita di certo a tutte le band di ragazzini. Insomma, anche il Sanremo di quest’anno sembra ben lontano dall’idea della Rai trasformata in Tele Meloni di cui da ormai tre anni parla l’opposizione. Anzi, si potrebbe dire che, su certe tematiche di contorno, al Festival la «musica» non sia affatto cambiata rispetto ai tempi dei governi a trazione progressista.
Quello che è cambiato è il prezzo dei biglietti, aumentato del 20% rispetto al 2025. Ma complice anche il fatto che il Teatro Ariston può ospitare solo 2.000 persone, sono andati comunque a ruba.
A prezzi che non sono proprio da Festival della canzone popolare.
Le tariffe ufficiali, che sono state annunciate dal Comune di Sanremo, prevedevano la vendita attraverso Vivaticket e Tcketone dopo registrazione e sorteggio. Una procedura resa necessaria dal fatto che la domanda supera l’offerta e i biglietti vanno esauriti in poche ore dopo l’apertura delle vendite.
Per le prime quattro serate (da oggi a venerdì 27 febbraio), un posto in galleria era in vendita a 132 euro, mentre in platea arriva a 240 euro. La serata finale del sabato vede prezzi più alti: 430 euro in galleria e 875 euro in platea.
Gli abbonamenti (carnet) per tutte e cinque le serate costano 958 euro in galleria e 1.835 euro in platea, senza sconti significativi rispetto all’acquisto dei singoli biglietti.
In parole povere, una coppia che desidera vedere la finale del Festival dalla platea deve essere pronta a stanziare 1.750 euro in una sera.
Cifre totalmente fuori portata per moltissimi italiani, che facilitano il proliferare di truffe online, con gli ignari acquirenti che, allettati dalla cessione di tagliandi a prezzi molto più bassi del listino ufficiale, finiscono con il mandare acconti su carte prepagate o su conti esteri a perfetti sconosciuti, che garantiscono la disponibilità dei biglietti con le scuse più fantasiose.
Ma non mancano i truffatori che giocano al rialzo. Già un mese fa, infatti, sui social e in chat riservate, erano spuntate offerte di biglietti che arrivano a 1.500 euro per una singola serata del Festival. Anche in questo caso, senza nessuna garanzia che i tagliandi per entrare all’Ariston fossero realmente disponibili.
Va detto Festival un volano economico quasi senza pari che il volume di affari leciti che la kermesse genera è altissimo.
«Non credo che esista veramente un evento di tale magnitudo in Europa ma anche più conversati al
mondo attraverso l’Hashtag, persino superiore al Super Bowl.», ha detto Williams Di
Liberatore, direttore intrattenimento Prime Time, alla conferenza stampa ufficiale di Rai Pubblicità a Sanremo».
Il manager della tv pubblica ha spiegato: «Basti pensare che l’analisi condotta da Ernst & Young sul
Festival di Sanremo 2026 evidenzia un impatto economico complessivo di 252 milioni. Di euro Il risultato di tutto questo però sia meraviglioso, perché oggi in questo tavolo, ma anche in questa stanza, c’è tutta la linea editoriale industriale del Paese, ci sono le aziende, le istituzioni, il podcast, la discografia, la stampa, il pubblico».
Di Liberatore elenca anche i motivi di interesse: «Il festival è un evento etico inclusivo non soltanto perché oggi puoi venire a Sanremo a godere parimenti di uno spettacolo anche fuori senza avere il biglietto, ma abbiamo anche fatto sì che proliferassero i contenuti, ce ne fossero sempre di più anche fuori. E poi c’è l’item commerciale: abbiamo
determinato naturalmente un fatturato crescente».
Anche per quanto riguarda gli spot. Luca Poggi, Ad di Rai Pubblicità, rispondendo alle domande dei cronisti ha spiegato: «Il bilancio lo faremo domenica prossima, perché siamo ancora nel processo di vendita, specie su digital e radio, ma la tendenza è sicuramente positiva», con un segno più quindi rispetto all’anno scorso, quando attraverso la vendita degli spazi pubblicitari legati alle serate della kermesse della furono raccolti 65,3 milioni di euro.
Al via il Sanremo delle polemiche. Conti: «Sono solo un uomo libero»
Quest’anno tutti contro il Festival di Sanremo e Carlo Conti. In un certo senso, è una piccola rivoluzione copernicana del circo mediatico del villaggio. Cos’è successo di tanto sconvolgente, allora? Che il direttore artistico ha avuto l’ardire di invitare Andrea Pucci, un comico di destra, con qualche sconfinamento volgare. E tutti contro anche Laura Pausini, «quella che non canta Bella ciao». È noto, il mondo si divide tra quelli che la cantano, buoni giusti e frequentabili, e quelli che no. Quest’anno va così, i giornaloni hanno l’artiglieria spianata, il Festival è la punta di diamante di TeleMeloni. Ci si inventa persino la notizia del premier stasera in prima fila all’Ariston. Pare che, si dice, corre voce, si ipotizza, ci sarebbero stati abboccamenti tra emissari di Palazzo Chigi e il conduttore. Una bufala totale.
Questo è il clima e difficile che a Conti e soci basti evocare i santi in paradiso per scansare gli attacchi preordinati. «Già l’anno scorso avevo detto che il mio Festival era baudiano, ed è un’emozione condurre il primo senza di lui», dice commuovendosi quando ricorda Pippo Baudo come «maestro e faro... È doveroso dedicarlo a lui, ho fatto mettere una targhetta fuori dal mio camerino». Anche Laura cita Superpippo al quale fece la prima telefonata dopo la proposta di co-conduzione arrivata nel marzo scorso. Altre volte aveva declinato perché non si sentiva pronta. Invece la serenità di Carlo, ribattezzato Carlotan (Carlo più Lexotan) aveva fatto breccia. «Che cosa aspetti? Te lo dico da un po’», l’ha rassicurata Baudo. Quindi eccola qui, con la sua semplicità e la sua tendenza alla logorrea. Dopo Superpippo, l’altro para polemiche dovrebbe essere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricevuto l’intero cast sanremese qualche giorno fa e «non potevo finire meglio di così», dice il direttore artistico ricordando che il Festival, arrivato alla 76ª edizione, è solo di poco più giovane della Repubblica che ha 80 anni. Non basteranno Baudo e Mattarella a rintuzzare gli attacchi. Le polemiche possono servire anche ad alzare l’audience che preoccupa la Rai perché, a differenza degli anni scorsi, stavolta c’è la controprogrammazione Mediaset e soprattutto, stasera e domani, ci sono le partite di Champions League. Infatti, «vi auguro tante polemiche, tante tante», dice chiaro Fiorello collegato via cellulare.
Ma quella sul caso Pucci, invitato su input governativo, è presto sedata: «Quando chiamo un ospite non gli chiedo per chi vota. Mi spiace per lui, ma siamo stati tutti testimoni di cosa è successo su questo palco a un fuoriclasse come Maurizio Crozza. Quanto a me», sottolinea Conti, «in passato mi hanno dato del renziano, ora del meloniano, un giorno diranno che sono cinquestellato: sono un uomo libero e indipendente, ho svolto sempre con autonomia il mio lavoro di giullare. Preferisco che si dica che non so fare il mio mestiere che sentire che mi tirano la giacca e dicono che ho preso qualcuno per appartenenza».
Spenta per la seconda volta anche la boutade di una presenza del premier stasera all’Ariston: «È fantascienza pura pensare che io l’abbia invitata. Non ho un rapporto diretto. È una libera cittadina, se vuole acquistare un biglietto e venire può farlo», taglia corto il direttore artistico. Prima che sul suo profilo X Giorgia Meloni posti una replica ironica: «Leggo da giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo. Una notizia totalmente inventata. Eppure, dopo la smentita, il conduttore è stato nuovamente incalzato su questa mia fantomatica presenza. A questo punto forse conviene ricordare a chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale. E sono sicura che Sanremo saprà brillare senza ospiti immaginari. Perché è la più grande festa della musica italiana, e non serve infilarci a forza la polemica politica».
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(Totaleu)
Lo ha dichiarato l’eurodeputato di Futuro Nazionale a margine di una conferenza stampa del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane (Esn) al Parlamento europeo di Bruxelles, dopo avere aderito oggi al gruppo con il suo nuovo partito, fondato in seguito all’addio alla Lega.
«Con un “Sì” le cose cambierebbero in meglio con la magistratura, ma se dovesse vincere il “No” sarebbe una vittoria dell’ala estrema della magistratura, che ipotecherebbe la politica». Così il ministro della Giustizia al Forum Ansa.
«Se dovesse vincere un “No” — prosegue Nordio — temo che, politicizzandosi il referendum anche attraverso l’intervento molto forte della magistratura, e come temo continui a fare, la politica in generale sarebbe sconfitta. La magistratura, forte di una vittoria alla quale ha conferito un forte significato politico, si sentirebbe nella facoltà di continuare l’ipoteca sulla politica».
Leggi anche l'articolo di Carlo Tarallo a questo LINK
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Presentata dai legali un’istanza di ricusazione nei confronti della psicologa Garrapetta: derideva i Trevallion sui social
Sembra proprio che la dottoressa Valentina Garrapetta non si sia resa conto della gravità della situazione. Stiamo parlando della giovane psicologa scelta come ausiliaria per la consulenza tecnica d’ufficio chiesta dal tribunale dei minori dell’Aquila sul caso della famiglia nel bosco. La Garrapetta è stata selezionata dalla psichiatra Simona Ceccoli, titolare della perizia sui Trevallion, per svolgere i test psicologici sui genitori e sui bambini. Esami da cui dipende il futuro della famiglia, dunque particolarmente delicati. La Verità ha mostrato nei giorni scorsi i post pubblicati dalla Garrapetta sul suo profilo Facebook: ha condiviso vari articoli irridenti e insultanti nei confronti dei Trevallion, in pratica attaccava pubblicamente coloro che dovrebbe esaminare.
Come ha notato la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, quei post rappresentano una clamorosa perdita di credibilità: l’imparzialità della dottoressa ne esce gravemente compromessa. «Un professionista che abbia già manifestato un orientamento pregiudiziale non può garantire quella necessaria serenità di giudizio indispensabile per valutare in modo obiettivo la condizione psicologica e fisica dei minori e del loro nucleo familiare», ha detto la Garante. La quale ha giustamente rimarcato che, soprattutto in procedimenti complessi come questo, «non è ammissibile neppure il dubbio sulla neutralità di chi è chiamato a svolgere funzioni tecniche». Possiamo dire che i post su Facebook (il più feroce dei quali è stato prontamente cancellato dalla psicologa) il dubbio sulla neutralità lo hanno alimentato a dismisura. Ma a fare definitivamente chiarezza ci ha pensato la dottoressa rilasciando ai giornali alcune dichiarazioni decisamente sorprendenti.
Parlando con il Messaggero, Garrapetta non ha voluto rispondere al nostro articolo e alle reazioni che ha suscitato. «Non commento per il benessere dei bambini», ha detto. Peccato che nei mesi passati, sui social, di commenti ne abbia fatti eccome: forse al momento di pubblicarli non aveva come primo pensiero il benessere dei piccoli. Le esternazioni più gravi, però, sono quelle che la dottoressa ha fatto a Gianluca Lettieri del Centro: «Questi post sono stati pubblicati con la mia pagina personale: in questo caso rispondo in quanto professionista, non come persona. Non ho nulla da aggiungere». Sono parole davvero sorprendenti. Tanto per cominciare, il profilo su cui sono stati pubblicati i post non è privato, ma pubblico e contiene per lo più comunicazioni professionali (condivisione di post di altri psicologi, commenti su questo o quel caso di cronaca). In ogni caso, la dottoressa non solo non smentisce di aver condiviso giudizi ruvidi sui Trevallion, ma in qualche modo li rivendica. E stabilisce una surreale separazione fra «persona e professionista» che non esiste in alcun codice o regolamento. Sarebbe davvero incredibile, a questo punto, che le istituzioni non ne tenessero conto.
Gli avvocati della famiglia Trevallion, giustamente, hanno deciso di presentare al tribunale dell’Aquila un’istanza di ricusazione: ai loro occhi (e non solo) l’ostilità dei commenti pubblicati sui social dalla dottoressa è totalmente incompatibile con il fatto che ella possa continuare a svolgere i test sui genitori e i bambini. Sarebbe ingiusto tuttavia concentrarsi soltanto sulla giovane professionista, a cui l’inesperienza ha giocato evidentemente un pessimo scherzo.
E difficile non ritenere, vista la situazione, che l’intera consulenza tecnica sia compromessa. La psichiatra Ceccoli - che in teoria di esperienza ne dovrebbe avere parecchia - avrebbe dovuto occuparsi di effettuare verifiche preliminari sulla collega prima di indicarla con ausiliaria. E le possibilità sono due: o non ha verificato la neutralità dell’assistente, oppure ne condivide le posizioni sui Trevallion. In entrambi i casi, si tratta di una pesante mancanza. La Ceccoli non solo ha scelto una collega giovane, iscritta all’Albo nel 2022, e dunque non troppo esperta, almeno per quel che riguarda la gestione dei minori. Ma non si è nemmeno premurata di assicurarsi che la collaboratrice da lei selezionata non avesse espresso giudizi sul caso che si apprestava a trattare. Dettagli, questi, che certificano l’assurda superficialità con cui è stato trattato questo caso. I bambini Trevallion meritavano decisamente di meglio.
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