True
2020-07-28
Offre ai turisti sesso con bimbo di 2 anni. Arrestato un nomade
iStock
Sembra che non ci sia limite all'indecenza, alla miseria d'animo di certi individui. Doveva essere una tranquilla domenica estiva come tante altre, invece la giornata di 48 ore fa ad Ostia verrà ricordata per un episodio a dir poco abominevole. Splende un limpido sole mattutino quando sul lungomare Amerigo Vespucci un uomo di 25 anni di etnia rom offre incontri sessuali - in cambio di un po' di denaro - con un bambino di due anni alle persone che si trovano in spiaggia, in particolare ai turisti. È proprio uno di loro che al termine della raccapricciante proposta, ricevuta nei pressi dell'ex Amanusa, decide di denunciare. «Un uomo qui fuori mi ha chiesto se mi interessava pagarlo per avere una prestazione sessuale con un bambino di due anni», comincia così la testimonianza del bagnante che si trovava nelle vicinanze dello stabilimento di proprietà della guardia di finanza. A questo punto le fiamme gialle hanno fatto scattare subito l'allarme, chiedendo anche supporto sul posto ai colleghi del gruppo di Ostia e a quello delle volanti del commissariato Lido. Fino a quel momento l'uomo di origine rom era andato tranquillamente in giro per il litorale, tenendo sia in braccio che per mano il piccolo. Quando l'aguzzino si rende conto di essere braccato dalle forze dell'ordine, decide in un primo momento di spostarsi verso il centro della città; poi abbandona il bimbo sul marciapiede e tenta una fuga disperata, arrampicandosi sui tettucci di alcune auto in sosta per seminare i suoi inseguitori. Il suo tentativo non dura a lungo, visto che viene raggiunto da poliziotti e finanzieri.
Ma non è finita qui perché il rom anche dopo essere stato fermato continua ad aggredire i poliziotti come dimostra un video dell'arresto che circola su Internet. Servono ben due agenti di polizia che per tenere fermo il venticinquenne di etnia rom appoggiano mani e ginocchia sulla sua schiena e sui suoi polpacci. Nonostante ciò l'uomo si dimena, non accetta di essere bloccato e prova a liberarsi, dato che ha solo una manetta sul polso sinistro.
I poliziotti, come testimonia il filmato, comprendono che serve l'ausilio della volante, altrimenti il persecutore potrebbe complicare la situazione. Già di per sé non facile e a dir poco assurda. L'uomo che indossa solo degli striminziti boxer chiari, porta un vistoso taglio di capelli (tinti), è ricoperto di tatuaggi lungo tutto il corpo: sul petto, sulle braccia e sulla parte superiore delle gambe. Per qualche istante, mentre si dimena in maniera quasi incessante, guarda verso l'obiettivo della camera. Alza più volte il sopracciglio sinistro, un gesto con il quale cerca di far intendere che lui è un tipo che la sa lunga, un furbo. Nel suo volto non manca il ghigno, che mostra non di rado quando gli agenti della polizia gli fanno le prime domande. «La madre di questo bambino», chiedono i poliziotti, «dov'è?». Sorridendo, fa trascorrere qualche secondo, poi dà una non risposta: «Complimenti mi date una chance». Nel frattempo continua ad irrigidirsi. Un attimo più tardi fa capire che quel bambino non è suo figlio. Quindi inevitabilmente uno dei poliziotti gli chiede a più riprese: «Questo (bimbo ndr) chi è?» Ancora una volta la replica non è pertinente, anzi sfrontata e quasi blasfema. «Gli do da mangiare. Non è nessuno, è Gesù». Frasi sconnesse dovute all'evidente stato di alterazione in cui si trovava. Appena soccorso da una poliziotta, invece, il bambino era molto spaventato e assetato. Dunque è stato prima assistito e poi trasferito in ambulanza all'ospedale Grassi di Ostia per i controlli medici. Al termine delle visite, il piccolo di due anni (con i capelli biondi, in parte simili a quelli del suo persecutore), è stato preso in carico dai servizi social e sarà affidato ad una casa famiglia. Prima di essere trasferito nel carcere romano di Regina Coeli anche il rom è stato portato nella struttura ospedaliera per effettuare gli esami tossicologici, che avrebbero dato esito negativo. Poi, come detto, è stato trasferito in penitenziario e al momento del fotosegnalamento è andato ancora in escandescenze ed ha danneggiato alcuni macchinari dell'ufficio. Nei suo confronti pende la grave accusa di sfruttamento di minore ai fini di prostituzione. Adesso per chi indaga si apre una fase molto delicata. Il pool della procura della Repubblica di Roma che si occupa della tutela delle fasce deboli è coordinato dall'aggiunto Maria Monteleone. Sulle indagini vige il più stretto riserbo, con gli inquirenti che stanno valutando tutte le varie ipotesi. Innanzitutto occorrerà capire se c'è un legame familiare tra vittima e sfruttatore. Una circostanza che al momento non si può del tutto escludere. Chi indaga dovrà anche fare chiarezza sull'eventuale complicità nel reato della madre del piccolo. L'attività investigativa si focalizzerà anche sull'ampio mondo rom di Roma, infatti al vaglio degli inquirenti ci sono le centinaia di denunce che riguardano la scomparsa di minori ed episodi di «vendita» di bambini.
Runner violentata da un clandestino
È un uomo di 32 anni del Gambia il sospettato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria per il tentato stupro che si è consumato, ieri mattina, alla Spezia. La vittima è una donna aggredita mentre faceva jogging su una pista ciclabile in Via dei Pioppi. La squadra volante del commissariato è intervenuta e dopo una serie di ricerche è riuscita a fermare il presunto violentatore, interrogato per tutto il pomeriggio in questura. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima è stata assalita dall'uomo mentre faceva jogging approfittando della bella giornata di sole. Un agguato in piena regola che non le ha lasciato possibilità di scampo. La povera vittima è stata trascinata e picchiata in un angolo nascosto della pista ciclabile, dove ha cercato di usarle violenza. Subito dopo, l'uomo è fuggito ma non per molto. È stata infatti raccolta la descrizione dell'aggressore, grazie al racconto della vittima e a quello di alcuni testimoni che hanno soccorso la donna ma che non sono stati in grado di mettersi sulle tracce del balordo. Le indagini condotte, come detto, dalla squadra volante hanno permesso di rintracciare il presunto aggressore poche ore dopo in quanto corrispondente alla descrizione fatta dalla vittima: si tratta di un soggetto irregolare sul territorio italiano. Un episodio che ha destato particolare clamore nella città ligure. «Esprimo tutta la mia solidarietà alla donna e un sentito ringraziamento sia alle forze dell'ordine, intervenute prontamente che ai cittadini che hanno permesso, grazie alle loro testimonianze, l'immediata individuazione dell'aggressore», è stato infatti il commento di Manuela Gagliardi, parlamentare di «Cambiamo!». Che ha ribadito inoltre: «Ora ci aspettiamo che la giustizia sia celere e inflessibile nella condanna di un crimine grave che combattiamo quotidianamente, dobbiamo dare un segnale forte per dire no alla violenza sulle donne».
Appena pochi giorni fa, un episodio analogo si era concluso con il fermo di un clandestino 24enne africano, indagato per lo stupro di una 45enne nel parco del Monte Stella, a Milano di metà luglio scorso. Un'inchiesta «lampo» che ha visto in azione i poliziotti di strada, che conoscono tutti i balordi di Milano e gli esperti della scientifica che hanno analizzato tracce di Dna sul corpo della vittima e sono andati a colpo sicuro fermando il senegalese con alcuni precedenti, senza fissa dimora, che aveva un giaciglio nel mercato comunale dismesso di via Isernia, a poca distanza dal luogo dello stupro. Il primo controllo sull'uomo risaliva al 2014. Gli agenti avevano sentito numerosi testimoni, trovato un frame da un video girato da una telecamera di sorveglianza della zona da cui hanno tratto indicazioni utili: la fisionomia dell'aggressore e gli abiti che indossava. Elementi che la vittima, pur provata dalla terribile esperienza, ha riconosciuto senza indugio. È quindi partita la caccia all'uomo, con i «falchi» a setacciare il mondo sommerso di Milano e gli agenti della scientifica a lavorare freneticamente sul Dna per avere riscontri. Il sospetto era stato individuato già il 18 luglio, un paio di giorni dopo l'aggressione, e tenuto d'occhio; dalla banca dati era stato preso il suo Dna e si era atteso il match. «Il Dna è risultato perfettamente compatibile, anzi il Dna era identico a quello trovato sul corpo della vittima della violenza», aveva spiegato il dirigente della squadra mobile di Milano Marco Calì. Per il procuratore aggiunto Letizia Mannella, l'operazione lampo che ha portato a «elementi granitici», serve a rassicurare le persone che «giustamente hanno paura». « Gli uomini violenti devono sapere che la giustizia arriva, e arriva in fretta».
Continua a leggereRiduci
Rom bloccato a Ostia dai carabinieri dopo una colluttazione. Militari avvertiti da una segnalazione, il piccino è in ospedale.La donna aggredita in pieno giorno, sulla pista ciclabile della Spezia, mentre faceva jogging. Fermato poco dopo dalla polizia un africano senza permesso di soggiorno.Lo speciale contiene due articoli.Sembra che non ci sia limite all'indecenza, alla miseria d'animo di certi individui. Doveva essere una tranquilla domenica estiva come tante altre, invece la giornata di 48 ore fa ad Ostia verrà ricordata per un episodio a dir poco abominevole. Splende un limpido sole mattutino quando sul lungomare Amerigo Vespucci un uomo di 25 anni di etnia rom offre incontri sessuali - in cambio di un po' di denaro - con un bambino di due anni alle persone che si trovano in spiaggia, in particolare ai turisti. È proprio uno di loro che al termine della raccapricciante proposta, ricevuta nei pressi dell'ex Amanusa, decide di denunciare. «Un uomo qui fuori mi ha chiesto se mi interessava pagarlo per avere una prestazione sessuale con un bambino di due anni», comincia così la testimonianza del bagnante che si trovava nelle vicinanze dello stabilimento di proprietà della guardia di finanza. A questo punto le fiamme gialle hanno fatto scattare subito l'allarme, chiedendo anche supporto sul posto ai colleghi del gruppo di Ostia e a quello delle volanti del commissariato Lido. Fino a quel momento l'uomo di origine rom era andato tranquillamente in giro per il litorale, tenendo sia in braccio che per mano il piccolo. Quando l'aguzzino si rende conto di essere braccato dalle forze dell'ordine, decide in un primo momento di spostarsi verso il centro della città; poi abbandona il bimbo sul marciapiede e tenta una fuga disperata, arrampicandosi sui tettucci di alcune auto in sosta per seminare i suoi inseguitori. Il suo tentativo non dura a lungo, visto che viene raggiunto da poliziotti e finanzieri. Ma non è finita qui perché il rom anche dopo essere stato fermato continua ad aggredire i poliziotti come dimostra un video dell'arresto che circola su Internet. Servono ben due agenti di polizia che per tenere fermo il venticinquenne di etnia rom appoggiano mani e ginocchia sulla sua schiena e sui suoi polpacci. Nonostante ciò l'uomo si dimena, non accetta di essere bloccato e prova a liberarsi, dato che ha solo una manetta sul polso sinistro. I poliziotti, come testimonia il filmato, comprendono che serve l'ausilio della volante, altrimenti il persecutore potrebbe complicare la situazione. Già di per sé non facile e a dir poco assurda. L'uomo che indossa solo degli striminziti boxer chiari, porta un vistoso taglio di capelli (tinti), è ricoperto di tatuaggi lungo tutto il corpo: sul petto, sulle braccia e sulla parte superiore delle gambe. Per qualche istante, mentre si dimena in maniera quasi incessante, guarda verso l'obiettivo della camera. Alza più volte il sopracciglio sinistro, un gesto con il quale cerca di far intendere che lui è un tipo che la sa lunga, un furbo. Nel suo volto non manca il ghigno, che mostra non di rado quando gli agenti della polizia gli fanno le prime domande. «La madre di questo bambino», chiedono i poliziotti, «dov'è?». Sorridendo, fa trascorrere qualche secondo, poi dà una non risposta: «Complimenti mi date una chance». Nel frattempo continua ad irrigidirsi. Un attimo più tardi fa capire che quel bambino non è suo figlio. Quindi inevitabilmente uno dei poliziotti gli chiede a più riprese: «Questo (bimbo ndr) chi è?» Ancora una volta la replica non è pertinente, anzi sfrontata e quasi blasfema. «Gli do da mangiare. Non è nessuno, è Gesù». Frasi sconnesse dovute all'evidente stato di alterazione in cui si trovava. Appena soccorso da una poliziotta, invece, il bambino era molto spaventato e assetato. Dunque è stato prima assistito e poi trasferito in ambulanza all'ospedale Grassi di Ostia per i controlli medici. Al termine delle visite, il piccolo di due anni (con i capelli biondi, in parte simili a quelli del suo persecutore), è stato preso in carico dai servizi social e sarà affidato ad una casa famiglia. Prima di essere trasferito nel carcere romano di Regina Coeli anche il rom è stato portato nella struttura ospedaliera per effettuare gli esami tossicologici, che avrebbero dato esito negativo. Poi, come detto, è stato trasferito in penitenziario e al momento del fotosegnalamento è andato ancora in escandescenze ed ha danneggiato alcuni macchinari dell'ufficio. Nei suo confronti pende la grave accusa di sfruttamento di minore ai fini di prostituzione. Adesso per chi indaga si apre una fase molto delicata. Il pool della procura della Repubblica di Roma che si occupa della tutela delle fasce deboli è coordinato dall'aggiunto Maria Monteleone. Sulle indagini vige il più stretto riserbo, con gli inquirenti che stanno valutando tutte le varie ipotesi. Innanzitutto occorrerà capire se c'è un legame familiare tra vittima e sfruttatore. Una circostanza che al momento non si può del tutto escludere. Chi indaga dovrà anche fare chiarezza sull'eventuale complicità nel reato della madre del piccolo. L'attività investigativa si focalizzerà anche sull'ampio mondo rom di Roma, infatti al vaglio degli inquirenti ci sono le centinaia di denunce che riguardano la scomparsa di minori ed episodi di «vendita» di bambini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/offre-ai-turisti-sesso-con-bimbo-di-2-anni-arrestato-un-nomade-2646809604.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="runner-violentata-da-un-clandestino" data-post-id="2646809604" data-published-at="1595882466" data-use-pagination="False"> Runner violentata da un clandestino È un uomo di 32 anni del Gambia il sospettato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria per il tentato stupro che si è consumato, ieri mattina, alla Spezia. La vittima è una donna aggredita mentre faceva jogging su una pista ciclabile in Via dei Pioppi. La squadra volante del commissariato è intervenuta e dopo una serie di ricerche è riuscita a fermare il presunto violentatore, interrogato per tutto il pomeriggio in questura. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima è stata assalita dall'uomo mentre faceva jogging approfittando della bella giornata di sole. Un agguato in piena regola che non le ha lasciato possibilità di scampo. La povera vittima è stata trascinata e picchiata in un angolo nascosto della pista ciclabile, dove ha cercato di usarle violenza. Subito dopo, l'uomo è fuggito ma non per molto. È stata infatti raccolta la descrizione dell'aggressore, grazie al racconto della vittima e a quello di alcuni testimoni che hanno soccorso la donna ma che non sono stati in grado di mettersi sulle tracce del balordo. Le indagini condotte, come detto, dalla squadra volante hanno permesso di rintracciare il presunto aggressore poche ore dopo in quanto corrispondente alla descrizione fatta dalla vittima: si tratta di un soggetto irregolare sul territorio italiano. Un episodio che ha destato particolare clamore nella città ligure. «Esprimo tutta la mia solidarietà alla donna e un sentito ringraziamento sia alle forze dell'ordine, intervenute prontamente che ai cittadini che hanno permesso, grazie alle loro testimonianze, l'immediata individuazione dell'aggressore», è stato infatti il commento di Manuela Gagliardi, parlamentare di «Cambiamo!». Che ha ribadito inoltre: «Ora ci aspettiamo che la giustizia sia celere e inflessibile nella condanna di un crimine grave che combattiamo quotidianamente, dobbiamo dare un segnale forte per dire no alla violenza sulle donne». Appena pochi giorni fa, un episodio analogo si era concluso con il fermo di un clandestino 24enne africano, indagato per lo stupro di una 45enne nel parco del Monte Stella, a Milano di metà luglio scorso. Un'inchiesta «lampo» che ha visto in azione i poliziotti di strada, che conoscono tutti i balordi di Milano e gli esperti della scientifica che hanno analizzato tracce di Dna sul corpo della vittima e sono andati a colpo sicuro fermando il senegalese con alcuni precedenti, senza fissa dimora, che aveva un giaciglio nel mercato comunale dismesso di via Isernia, a poca distanza dal luogo dello stupro. Il primo controllo sull'uomo risaliva al 2014. Gli agenti avevano sentito numerosi testimoni, trovato un frame da un video girato da una telecamera di sorveglianza della zona da cui hanno tratto indicazioni utili: la fisionomia dell'aggressore e gli abiti che indossava. Elementi che la vittima, pur provata dalla terribile esperienza, ha riconosciuto senza indugio. È quindi partita la caccia all'uomo, con i «falchi» a setacciare il mondo sommerso di Milano e gli agenti della scientifica a lavorare freneticamente sul Dna per avere riscontri. Il sospetto era stato individuato già il 18 luglio, un paio di giorni dopo l'aggressione, e tenuto d'occhio; dalla banca dati era stato preso il suo Dna e si era atteso il match. «Il Dna è risultato perfettamente compatibile, anzi il Dna era identico a quello trovato sul corpo della vittima della violenza», aveva spiegato il dirigente della squadra mobile di Milano Marco Calì. Per il procuratore aggiunto Letizia Mannella, l'operazione lampo che ha portato a «elementi granitici», serve a rassicurare le persone che «giustamente hanno paura». « Gli uomini violenti devono sapere che la giustizia arriva, e arriva in fretta».
Nicola Fratoianni (Ansa)
Il Pd però la scelta di campo l’ha fatta, con o senza i 5 stelle, sapendo che ha dalla sua la sponda della Cgil. Domani, a Roma, Schlein e il segretario del sindacato di Corso Italia, Maurizio Landini, presentano il volume L’Italia che non arriva a fine mese dell’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, del già professore di sociologia economica, Mimmo Carrieri e del sindacalista Cgil Agostino Megale che dialogheranno con il segretario Pd e Landini sul problema salariale e sulla ricchezza accumulata nelle mani di pochi e quindi sulla necessità di una redistribuzione equa. I relatori non si limiteranno all’analisi ma forniranno una soluzione per sbloccare l’impasse delle retribuzioni. È probabile che il tema della patrimoniale rispunti ma se così non fosse, le basi ideologiche sono state gettate.
Il giorno dopo, venerdì a Milano, c’è l’appuntamento organizzato dall’European Left Alliance, l’alleanza della sinistra europea, dal titolo «Tax the rich, combattere le disuguaglianze e ridistribuire ricchezza». Tra i partecipanti la deputata di Sinistra italiana nel gruppo Avs, Elisabetta Piccolotti.
Per la Cgil si tratta di andare a ripescare una proposta lanciata a novembre 2025 e rimessa nel cassetto per le reazioni polemiche ma mai definitivamente archiviata. Landini proponeva di applicare un’aliquota dell’1,3% su una platea di contribuenti, circa 500.000, che detiene almeno 2 milioni di euro. Il segretario della Cgil la spiegava come «un contributo di solidarietà da parte dell’1% della popolazione a vantaggio del 99%». Il gettito stimato sarebbe pari a circa 26 miliardi di euro. Risorse che secondo il sindacalista, servirebbero a finanziare sanità, istruzione, non autosufficienza, politiche abitative, sociali e di trasporto pubblico.
Ma poi, ammesso che la sinistra riesca a farla digerire, la patrimoniale funzionerebbe? A questa domanda ha già risposto la Commissione Ue che ha bocciato preventivamente la tesi Schlein. A fine marzo, quindi in anticipo sul lancio del segretario del Pd, la Commissione europea ha pubblicato uno studio, Wealth Taxation, Including Net Wealth, Capital and Exit Taxes, affidato a un consorzio di centri di ricerca. Il lavoro ripescato dal Corriere della Sera, fa una panoramica delle luci e delle (molte) ombre delle imposte patrimoniali negli Stati membri. Negli ultimi trent’anni c’è stata una accelerazione della ricchezza privata nell’Ue che si è però concentrata ai vertici della piramide sociale. Sicché l’1% ha accelerato più rapidamente mentre la classe media è avanzata a ritmo più lento. Una situazione condizionata anche dalla pressione fiscale elevata sul lavoro e dai bisogni di bilancio post crisi. Di qui nasce il dibattito pubblico che reclama equità.
Lo studio a questo punto analizza gli effetti delle varie imposte patrimoniali, da quella netta sul patrimonio, alle plusvalenze maturate o realizzate, alle successioni e donazioni, exit tax. Risultato: nessuna di queste genera in pratica entrate significative nella maggior parte degli Stati membri. Anzi, i gettiti si sono spesso ridotti nonostante il boom dei patrimoni. Il perché è noto: soglie elevate, esenzioni estese, regimi di favore, aliquote in discesa, basi imponibili erose. Lo sbocco è stato diverso per i Paesi che l’hanno adottata. Germania e Svezia l’hanno abolita, Francia ridimensionata, Norvegia e Svizzera la mantengono, Spagna la combina con un’imposta di solidarietà. Il 30 novembre 2025 gli elettori svizzeri hanno respinto con un secco 78,3% la proposta dei Giovani Socialisti di un’imposta federale del 50% su successioni e donazioni sopra i 50 milioni di franchi, seconda bocciatura dopo il no del 2015 (71%), con tutti i 26 cantoni contrari.
Continua a leggereRiduci
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 3 giugno con Carlo Cambi
iStock
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiesto al capo della Polizia, Vittorio Pisani, di far verificare i motivi del mancato allontanamento dall’Italia in occasione dei precedenti controlli di polizia a cui era stato sottoposto. Infatti, all’uomo, nel maggio 2022 è scaduto il permesso di soggiorno provvisorio che aveva ottenuto mentre era in attesa dell’esito del ricorso contro la mancata concessione della protezione internazionale. Da allora è stato fermato più volte da agenti impegnati nel controllo del territorio e ha subito cinque denunce per spaccio e detenzione di sostanza stupefacente, tentato furto (di un cellulare), rapina, resistenza, violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale, ricettazione (sembra di due tessere sanitarie). Gli ispettori dovranno individuare quali ufficiali di polizia giudiziaria siano intervenuti in questi frangenti e perché, dopo averlo fermato, non lo abbiano spedito in un Centro di permanenza per i rimpatri. L’uomo non sarebbe mai entrato negli uffici della Squadra mobile di Genova, mentre a occuparsi di lui, in passato, sarebbero stati i carabinieri. Ma gli uomini della Benemerita sono anche quelli che sabato, dopo l’omicidio, lo hanno arrestato e condotto all’ospedale San Martino in stato di alterazione.
L’ipotesi del Viminale è che i precedenti dell’uomo, privo di documento valido, fossero più che sufficienti a determinarne l’espulsione. Il suo avvocato, Filippo Guiglia, ieri, via Whatsapp, ha provato a rubarci il mestiere: «Più che preoccuparmi dei permessi di soggiorno, mi domanderei quali politiche si attuano per aiutare chi ha forti disagi». Abbiamo provato a chiedere a quali disagi si riferisse, ma il legale non ha più replicato. Edoardo Rixi, viceministro leghista dei Trasporti, è l’unico ligure della compagine governativa. E commenta con favore l’iniziativa del collega a capo del Viminale: «Il governo, tramite il ministro Piantedosi, ha giustamente aperto un procedimento perché non va lasciato nulla al caso e bisogna garantire le espulsioni».
Rixi ragiona da abitante del capoluogo ligure: «Da troppo tempo Genova registra una presenza crescente di clochard aggressivi, soggetti che si drogano di crack in pieno giorno nel cuore della città e perfino sulle scale della metropolitana, oltre che di baby gang che rendono sempre più difficile vivere serenamente le aree della movida». Una situazione di degrado che tutti possono constatare leggendo le cronache cittadine dove quasi ogni giorno si registra un’aggressione a cittadini e turisti. Nelle scorse ore, per esempio, in via del Campo, la strada della città vecchia cantata da Fabrizio De André, due rapinatori sono entrati a forza dentro un appartamento armati di coltello e hanno derubato il muratore che lavorava all’interno. L’uomo non ha reagito e, per questo, non ha subito danni peggiori, ma in molti altri casi le vittime vengono ricoverate anche con prognosi serie. In città è diventato difficile girare senza correre rischi nella centralissima piazza Caricamento (utilizzata recentemente come una moschea a cielo aperto), a pochi metri dall’Acquario, ma anche in via San Lorenzo, la strada che conduce all’omonima cattedrale e a Palazzo Ducale.
In certe sere quelle aree sono invase da gruppi di maranza che con atteggiamenti aggressivi e musica ad altissimo volume scoraggiano le passeggiate delle famiglie, costrette a rimanere a casa o a scegliere zone meno pericolose. «È una situazione che richiede una risposta forte dello Stato, anche valutando un maggiore impiego dell’Esercito a supporto delle forze dell’ordine nei punti più sensibili. Ma serve anche un cambio di atteggiamento da parte dell’amministrazione comunale, che troppo spesso ha adottato toni e linguaggi indulgenti verso fenomeni di degrado e illegalità» continua Rixi. «La sicurezza non è né di destra, né di sinistra: è un diritto dei cittadini. Per questo condivido e rilancio l’allarme che i consiglieri comunali della Lega Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua portano avanti da tempo in Consiglio comunale, denunciando con costanza situazioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Ignorare il problema non lo risolve. Servono regole, controlli e tolleranza zero verso chi trasforma interi quartieri in zone franche». Una deriva che hanno difficoltà a negare anche i più convinti sostenitori delle società aperte.
Rixi è da sempre impegnato ad attirare fondi per finanziare infrastrutture e nuove attività nella Superba, ma l’attuale situazione rischia di scoraggiare chi voglia scommettere sul futuro del capoluogo ligure: «Genova merita più sicurezza, più decoro e più rispetto per chi vive, lavora e investe nella nostra città». Il viceministro cita la teoria della finestra rotta (o dei vetri rotti), un noto principio sociologico e criminologico secondo cui lasciare un piccolo segno di degrado (come una finestra non riparata) trasmette un senso di incuria e abbandono che incoraggiano ulteriori atti vandalici o comportamenti antisociali, innescando un effetto a catena di progressivo degrado urbano. «Dove governa la sinistra», conclude Rixi, «i balordi prendono coraggio: in questo momento va rilanciata la tolleranza zero». Un tema su cui la Lega non vuole farsi superare da Futuro nazionale.
Il sindaco di Genova, Silvia Salis, sull’argomento, ha scelto di lanciare la palla in tribuna incolpando il governo dell’attuale situazione di emergenza, dimenticando di avere il controllo diretto della polizia municipale. Da tempo sostiene la necessità di un grande patto nazionale sulla sicurezza tra governo e città, uno di quei tavoli dove, solitamente, si discetta dei massimi sistemi, ma si conclude poco. Per esempio, digitando su Internet, si scopre che quasi tutte le città che hanno siglato «patti sulla sicurezza» con il governo centrale sono per lo più Comuni a guida progressista, con i più alti indici di criminalità sul territorio nazionale, da Milano a Roma, da Torino a Napoli a Firenze. Chi vive nella Superba non ha bisogno di chiacchiere, ma di poter girare per la città senza avere paura di essere rapinato o picchiato. O, magari, come è accaduto al povero Pietro Signor, ucciso a colpi di bottiglia in un parco a pochi passi da via Roma e via XXV Aprile, il «salotto buono» dei genovesi.
Continua a leggereRiduci
Maurizio Landini ed Elly Schlein (Ansa)
Il governo di centrodestra, e anche i toni accesi che anticipano ogni campagna elettorale, ovviamente aiutano e infatti Landini ha deciso di scendere in campo con una serie di proposte economiche. L’occasione sarà la presentazione di un libro dal titolo L’Italia che non arriva a fine mese, in compagnia di Elly Schlein. Edito dalla Fondazione Feltrinelli, il volume rappresenta la più clamorosa smentita alle tesi care al principale alleato del Pd, che in una precedente legislatura, dopo l’introduzione del reddito di cittadinanza, annunciò per bocca dell’allora suo leader Luigi Di Maio l’abolizione della povertà. Rottamato da Giorgia Meloni, il sussidio non fa al momento parte del programma di Landini, il quale invece è più propenso a rispolverare un vecchio cavallo di battaglia della sinistra, ovvero la patrimoniale, trovando nella segretaria del Pd, che non vuole certo farsi scavalcare a sinistra, un’alleata.
Al segretario della Cgil poco importa che l’idea di una tassa dell’1,3% su patrimoni da due milioni di euro spacchi il campo largo, con Matteo Renzi decisamente contrario (dopo aver lasciato Palazzo Chigi è diventato milionario, e perciò sarebbe tra le vittime dalla stangata) e Giuseppe Conte assai tiepido. Anche l’ala riformista del Partito democratico non vede di buon occhio un prelievo su case, conti correnti e investimenti, criticando la tempistica dell’uscita, che prima del voto rischierebbe di spaventare molti elettori.
Nessuno, né Landini che la propone né quanti prendono le distanze per opportunità o per calcolo, sembra però rendersi conto che la patrimoniale in Italia esiste già e genera ogni anno una raccolta per il fisco pari a una cinquantina di miliardi. A introdurla ci pensò Mario Monti nel 2011, con la famosa manovra che tramortì per un paio d’anni l’economia italiana. L’ex rettore della Bocconi introdusse l’Imu sulla seconda e anche sulla prima casa e non contento inventò l’Ivie, l’imposta sui valori immobiliari all’estero. Il governo Berlusconi poi tolse la tassa sulla residenza principale, ma il resto rimase. Unito peraltro alle imposte di bollo, di registro, catastali, ipotecarie e di successione. In totale, nel 2020 facevano più di 40 miliardi, cifra che ci collocava al di sopra della media Ue sia per gettito erariale che in rapporto al Pil. Tanto per essere chiari, solo cinque Paesi su 27 avevano un prelievo percentualmente più pesante del nostro.
Ho citato i dati del 2020, anno in cui a causa del Covid l’incidenza fu inferiore, perché la patrimoniale all’epoca fu oggetto di uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica diretto da Carlo Cottarelli, uno che non è certo sospettabile di antipatia verso Schlein e compagni, essendo stato senatore del Pd. Oggi in Italia la patrimoniale genera un gettito addirittura maggiore, sopra i 50 miliardi, quasi il doppio dunque di quei 26 che Landini immagina di rastrellare con la sua super imposta. Ma il leader sindacale evidentemente non lo sa. Tutto ciò dimostra che non soltanto l’idea del segretario della Cgil è propaganda, ma che è anche aria fritta.
Del resto, che la tassa sui patrimoni non funzioni lo provano i risultati ottenuti da chi ha perseguito quella strada. In Francia, quando ci provò François Hollande, i grandi capitali fuggirono e in Gran Bretagna, con l’arrivo di Keir Starmer, molti ricconi hanno fatto le valigie. Per non dire della Svezia, che dopo aver sperimentato uno Stato sociale sostenuto da alte tasse ha fatto marcia indietro. Perché chi ha soldi e consulenti non sta certo ad aspettare Landini: alla prima avvisaglia se ne va. Nella rete del fisco così finisce chi ricco non è, ma avendo ereditato una casa in città come Milano rischia di sembrarlo e di pagare grazie a Landini decine di migliaia di euro ogni anno. Una stangata capace di uccidere un’intera fascia di reddito e insieme di far scappare i grandi capitali.
Non resta che sperare che da tipi come il segretario della Cgil gli italiani si tengano alla larga. Qui non si rischia di bloccare il Paese con gli scioperi, ma di ammazzarlo.
Continua a leggereRiduci