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Nord Stream 2 fa causa all’Unione europea

La società posseduta interamente da Gazprom contesta le sanzioni imposte da Bruxelles che impediscono la manutenzione dell’unica condotta sopravvissuta al sabotaggio del 2022. Senza interventi, il tubo potrebbe irreversibilmente deteriorarsi.

La società proprietaria del Nord Stream 2 ha citato in giudizio il Consiglio dell’Unione europea, contestando le sanzioni imposte da Bruxelles a quello che resta del gasdotto saltato in aria il 26 settembre 2022. La Nord Stream 2 Ag chiede alla Corte di giustizia dell’Unione europea che venga annullato l’articolo 5 bis septies del regolamento (Ue) n. 2025/1494 del Consiglio, del 18 luglio 2025, meglio noto come diciottesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia.

L’articolo in questione vieta di «effettuare, direttamente o indirettamente, operazioni in relazione ai gasdotti per il gas naturale Nord Stream e Nord Stream 2, per quanto riguarda il completamento, l’esercizio, la manutenzione o l’uso dei gasdotti». La società, al 100% di proprietà del colosso russo del gas Gazprom, elenca sette motivi per cui ritiene illegittimo il divieto di effettuare operazioni sul gasdotto e su quel che ne resta. Ad esempio, le nozioni di «operazione» e «manutenzione» non sarebbero giuridicamente definite, e il divieto si configura come una espropriazione de facto. Inoltre, la società dice che eventuali manutenzioni sarebbero volte «a meri fini di sicurezza per gli anni a venire» e non darebbero vantaggi patrimoniali alla Russia (che è la ragione delle sanzioni).

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La grazia è un atto di clemenza individuale concesso dal presidente della Repubblica previsto dall’articolo 87 della Costituzione italiana. Il procedimento prevede però un’istruttoria svolta dal ministro della Giustizia che raccoglie pareri, documentazione e valutazioni prima di sottoporre la proposta al Quirinale.

Nel caso di Nicole Minetti, la grazia è stata concessa per consentirle di assistere all’estero un minore gravemente malato, in ragione di motivazioni umanitarie. Il provvedimento, firmato il 18 febbraio scorso, ha estinto le condanne residue per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Nelle ultime ore, tuttavia, il Quirinale ha chiesto al ministero della Giustizia ulteriori verifiche su alcuni elementi contenuti nella domanda di clemenza, dopo dubbi emersi sulla documentazione presentata.

Oggi il Parlamento di Strasburgo discuterà l’introduzione di cinque nuovi balzelli destinati a incrementare il bilancio Ue: Ets, carbonio, rifiuti elettronici, prelievo sulle grandi imprese e accise sul tabacco. Per l’Italia si tratta di 8 miliardi di imposte in più.

Siamo alla commedia dell’assurdo: Bruxelles non solo non vuole che si sfori il patto del 3%, ma punta addirittura a introdurre tasse europee dell’ordine di 60 miliardi l’anno. Se un uomo venisse dalla Luna e gli spiegassimo cosa sta accadendo nella Ue, ci prenderebbe per matti. Purtroppo è tutto vero. Che poi 60 miliardi l’anno di cosiddette «entrate proprie» fanno a spanne circa 8 miliardi di balzelli per il nostro Paese, a spanne 300 euro a famiglia. Aggiuntivi ovviamente a quelli tricolore. E gli effetti della guerra? E la crisi energetica? E il Pil dell’eurozona che cresce un quarto rispetto a quello americano? E l’invasione cinese?

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Di chi è la colpa se sparano a Trump? Ovvio, di Trump
Donald Trump (Getty Images)
Fioccano pareri di esperti sui frutti dell’odio seminato dai Maga In alternativa, diventano buone persino le teorie complottiste.

Anche questa volta la versione più diffusa è che «se l’è andata a cercare». Tesi, appunto, non certo inedita che però si tinge ora di una sfumatura particolare. Più o meno i maestri del pensiero sono d’accordo sul fatto che Donald Trump sia la causa dell’ennesimo attentato ai suoi danni. Tuttavia qualcuno ritiene che il presidente abbia armato la mano (aspirante) assassina di Cole Tomas Allen alimentando l’odio e la divisione fra gli americani.

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Oggi il cdm per il decreto Lavoro: aumenti contrattuali retroattivi
Marina Calderone (Ansa)
Allungati i bonus per l’assunzione di under 35, donne e nell’area Zes solo a chi applica il «salario giusto» (definito dagli accordi delle sigle più rappresentative). Spid per i rider e polizze per i caregiver.

Il decreto Primo maggio arriva il 28 aprile. Non è solo un gioco di parole, ma una buona notizia per il lavoratori, visto che già oggi si terrà il consiglio dei ministri che conterrà i tanto attesi provvedimenti a favore di donne, giovani e occupazione. Buona notizia perché dopo un tira e molla che dura da settimane, il premier Giorgia Meloni stanca di rinvii e dispute tra le parti ha preso in mano il dossier. Decisivo l’ultimo vertice a Chigi alla presenza di Alfredo Mantovano (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), Marina Calderone (ministro del Lavoro), Claudio Durigon (sottosegretario al Lavoro) e Luigi Sbarra (ha la delega al Sud per la presidenza del Consiglio). Novità? Innanzitutto le risorse, perché si parlava di una forchetta oscillante tra i 750 milioni e il miliardo e alla fine dovrebbero essere messi sul piatto non meno di 960 milioni.

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