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Non è lotta all’evasione, ma controllo. La prossima tappa? L’euro digitale

Non è lotta all’evasione, ma controllo. La prossima tappa? L’euro digitale
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La sinistra ha nel monitoraggio dei cittadini un suo pilastro ideologico. Dopo il green pass, tocca alla moneta elettronica, che in futuro potrà essere ancorata a un sistema di crediti sociali e finanziari.
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Da Washington a Londra: è allarme debito
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Record annuale al 4,6% degli interessi sui bond Usa: salgono i timori per l’inflazione causata dalla guerra, +3,5% per il petrolio. La crisi di Keir Starmer fa invece volare al 5,2% i decennali britannici. I costi degli Stati appaiono sempre meno sostenibili, Borse ko.

I mercati non hanno applaudito dopo il vertice di Pechino. Hanno preso nota che la diplomazia si è presentata al grande summit in giacca lucida ma senza una cravatta abbastanza stretta da contenere il disordine del mondo. Il vertice tra Xi Jinping e Donald Trump si è chiuso con il sorriso di circostanza e poca sostanza. Buone intenzioni, pochissime concessioni.

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Non cambiano mai: «Decidiamo noi chi parla»
Gustavo Zagrebelsky e Giorgio Parisi (Ansa)
Gustavo Zagrebelsky teorizza due egemonie culturali: una buona e gramsciana, che verrebbe «dal basso», e una cattiva, di destra, imposta dall’alto. Giorgio Parisi dà la colpa del niet a Joseph Ratzinger al rettore che rese pubblica la lettera dei docenti: la censura va praticata in silenzio...

Il modo migliore per comprendere a fondo che cosa sia davvero il mondo della cosiddetta cultura italiana consiste nell’esaminare con attenzione le esternazioni di coloro che ne fanno parte e ne sono addirittura considerati autorevolissimi esponenti. A tale riguardo ci vengono in aiuto due nomi pesanti, due istituzioni: il sommo giurista Gustavo Zagrebelsky e il premio Nobel Giorgio Parisi. Il primo, intervistato dalla Stampa al Salone del libro di Torino, dichiara che «dall’alto la cultura non si cambia». Subito dopo, l’illustre Zagrebelsky spiega che esistono due tipi di egemonia culturale.

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La Ue non sa come sono spesi i soldi del Pnrr
(Eu Photo)
La Corte dei Conti europea: non tutti gli Stati mandano rendiconti, solo i principali 100 progetti sono dettagliati sui costi reali. D’altronde, i 577 miliardi prestati da Bruxelles erano legati a voci di spesa incontrollabili o inutili.

L’Europa ha stanziato circa 577 miliardi di euro per la ripresa post Covid, facendo quindi lievitare il proprio debito, ma non è in grado di monitorare come vengono spesi.

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Sul ruolo della sanità resta il muro Fdi-Lega
Stefania Craxi (Ansa)
Craxi si appella a Zaia. Senza larghe intese, il 3 giugno si parte dal testo della sinistra già passato alla Camera.

Non si vuole farla diventare una battaglia tra bande, ma la legge sul fine vita sembra aver schierati due fronti opposti all’interno del centrodestra. Da un lato chi si oppone con forza all’idea di un possibile coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale nel percorso del suicidio assistito, dall’altro chi invece si colloca in una posizione più laica e si dice aperto anche a questa ipotesi.

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