Il no di Tridico complica le regionali del centrosinistra
Pasquale Tridico (Imagoeconomica)
Dalla Calabria alle Marche, il domino delle candidature è in stallo. E in Toscana scatta la rissa tra le forze del Terzo polo.

Crisi da regionali per il centrosinistra. L’asse del campo largo sembra non reggere su più fronti, a cominciare dalla Calabria, che andrà al voto il 5 e il 6 ottobre.

Proprio lì infatti sembrava si fosse arrivati a un accordo su Pasquale Tridico, con il Pd che due giorni fa aveva deciso di convergere sul candidato del M5s. A comunicarlo a Giuseppe Conte, la stessa Elly Schlein. Eppure il leader pentastellato ha subito messo le mani avanti spiegando che ci sarebbero altri nomi in ballo. In testa la deputata Vittoria Baldino, che già sovraesposta, non piace per il suo carattere aggressivo. Soprattutto non è gradita dal segretario regionale del Movimento, Anna Laura Orrico, anche lei in lizza, ma secondo i maligni, solo per far finta che ci siano altre opzioni. Ad ogni modo Tridico, attualmente europarlamentare per The Left, a quanto risulta non ha nessuna intenzione di candidarsi. Ufficialmente si sostiene che il nome dell’ex presidente dell’Inps debba restare su dimensioni nazionali o europee, senza rischiare di bruciarsi in sfide difficili. In realtà Tridico avrebbe voluto inserire nel suo programma un Reddito di cittadinanza regionale, e alla richiesta presentata dagli alleati di fornire delle coperture, avrebbe deciso di rinunciare. I fondi non ci sono e non ci saranno. Per trovare il candidato di centrosinistra che sfiderà il dimissionario Roberto Occhiuto bisognerà quindi ricominciare da capo. I dem rilanciano i loro nomi: il segretario regionale, Nicola Irto , e il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà. Il nome più spinto da Avs è sempre quello di Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, oggi europarlamentare che già nel 2021 si era presentato alle elezioni regionali calabresi come capolista in tutte le circoscrizioni, con la lista civica «Un’altra Calabria è possibile» a sostegno di Luigi de Magistris. Ottenne però solo il 2,39% delle preferenze, neanche 10.000 voti.

Infine si fa il nome anche di Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, voluto dalla sinistra riformista e gradito anche a Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana. Entrambe le realtà vorrebbero metterci il cappello. Troppi nomi che, come spesso accade, rischiano di essere bruciati.

Il punto è che le nomine dei candidati governatori si intrecciano l’un l’altra e ogni casella pesa sulla coalizione. Ed è per questo che si attende il via libera definitivo per l’appoggio dem a Roberto Fico in Campania, così da sbloccare anche le altre decisioni.

L’intreccio prosegue anche in Puglia. Lì si converge su Antonio Decaro, anche lui europarlamentare, ha collezionato circa 500.000 preferenze in tutta Italia, la maggior parte in Puglia. Gode di vasta popolarità ma crea più di qualche malumore l’eventuale appoggio di una lista di Michele Emiliano. Lo stesso Decaro (che nasce come suo delfino) non vorrebbe il governatore uscente eletto come consigliere regionale, per non vedere offuscata la sua leadership. Fratelli d’Italia inoltre, accusa l’ex sindaco di Bari di usare la candidatura come trampolino di lancio «per diventare segretario nazionale del Pd e, in seguito, candidato premier».

Ancora problemi nelle Marche con Matteo Ricci, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta che ha coinvolto il suo assessore Massimiliano Santini. Non fila tutto liscio neanche in Toscana dove è scoppiata una nuova polemica tra le forze riformiste. Si voterà il 12 e il 13 ottobre come stabilito ieri da Eugenio Giani, il governatore uscente sostenuto da tutto il centrosinistra, ma all’interno della coalizione sono già botte da orbi.

Ieri su Repubblica il segretario regionale di Italia viva, Francesco Bonifazi, ha «annunciato» che ci sarà una sola lista riformista a sostegno di Giani. Dura la reazione dell’altra lista riformista, «Avanti con Giani», che comprende Azione, +Europa, Psi e Pri e che definisce le parole del senatore renziano «sbagliate nel metodo e nel contenuto». Nel frattempo Pd e M5s si sono incontrati sul programma.

L’unica regione dove sembra sia tutto tranquillo è il Veneto, nella quale tutti i partiti tranne Azione si affidano a Giovanni Manildo (Pd), ex sindaco di Treviso. Facile. Lì si gareggia a perdere.

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