2026-02-10
Ciclone Harry, Nesci: «Le regioni colpite necessitano risposte efficaci da Ue»
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Lo ha dichiarato l'europarlamentare di Fratelli d'Italia a Strasburgo, riferendosi specificamente alla Calabria.
Lo ha dichiarato l'europarlamentare di Fratelli d'Italia a Strasburgo, riferendosi specificamente alla Calabria.
Il momento d’oro delle banche non accenna a scolorire. Anzi, luccica sempre di più. Dopo i conti record di Bper e Intesa Sanpaolo, anche Unicredit sale sul podio. Numeri robusti, dividendi muscolari e una strategia che, per una volta, dice una cosa semplice in un mondo complicato: meglio crescere bene che comprare male.
L’amministratore delegato Andrea Orcel ha deciso che l’epoca delle grandi abbuffate di acquisizioni può aspettare. Dopo lo stop in Italia su Banco Bpm e il semaforo rosso acceso in Germania su Commerzbank, Orcel cambia spartito («Su Commerz», dice, «pensiamo che al momento giusto, se le condizioni saranno favorevoli, tutto accadrà nel modo corretto»). Insomma niente shopping compulsivo, niente fusioni forzate: crescita organica, tecnologia e capitale restituito agli azionisti come se piovesse. E piove forte.
Il gruppo archivia il 2025 con 10,6 miliardi di utile netto, in crescita del 14%, nonostante 1,4 miliardi di oneri straordinari messi a bilancio come chi paga subito il conto per non pensarci più. È un utile «pulito», digerito dal mercato senza bruciori, tanto che il titolo ieri mattina ha aperto le danze in Borsa toccando nuovi massimi. L’aumento dei volumi lascia immaginare che la musica non sta per finire. Chiude a 78,6 euro con un rialzo del 6,36%
Ma il vero colpo di teatro non è l’utile. È il bazooka dei dividendi. Unicredit promette 30 miliardi in tre anni, pari a oltre un quarto della capitalizzazione di mercato. Tradotto dal linguaggio bancario: gli azionisti sono invitati a tavola, e non per un aperitivo. Solo nel 2025 le cedole e il riacquisto di azioni valgono 9,5 miliardi, con 4,75 miliardi di dividendi cash. La remunerazione ai soci sale del 31% a 3,15 euro, l’utile per azione cresce del 20%.
La macchina operativa gira: i costi al 38% dei ricavi, tra i migliori del settore, costi stabili a 9,4 miliardi nonostante investimenti e perimetro più ampio, qualità dell’attivo solida come una cassaforte di una volta. Le sofferenze nette sono all’1,6%. Insomma, niente sorprese sgradevoli dietro l’angolo. Il mercato apprezza considerando anche la robusta distribuzione di valore.
Con il completamento del piano industriale denominatio «Unicredit Unlocked», Orcel chiude un capitolo da venti trimestri consecutivi di crescita e ne apre uno nuovo. Si chiamerà «Unicredit Unlimited». Il nome è ambizioso, quasi hollywoodiano, ma la sceneggiatura è prudente. Dal 2026 al 2028 la parola d’ordine è una sola: creazione di valore. Più quota di mercato nei segmenti migliori, più efficienza, più tecnologia per arginare l’avanzata delle fintech. E soprattutto più investimenti in dati e intelligenza artificiale, finanziati non con debito o avventure straordinarie, ma con la generazione interna di risorse.
Qui entra in scena Alpha Bank in Grecia, laboratorio avanzato di una banca che vuole diventare sempre più piattaforma tecnologica, meno sportello e più algoritmo. Orcel non lo dice apertamente, ma il messaggio è chiaro: il futuro non si compra, si costruisce. E se l’Europa sogna grandi fusioni transfrontaliere, Unicredit preferisce aspettare. «Abbiamo 13 mercati, quindi 13 opzioni», dice. Traduzione: possiamo permetterci di dire no.
Anche sul dossier Generali Orcel abbassa i toni: partnership industriale, dialogo costante, niente trame segrete. Il resto, dice, «sono fantasie di chi ha bisogno di inventare storie». Una frase che fotografa bene lo spirito del momento: meno romanzi, più contabilità. Spiega che i rapporti con Trieste sono migliori perché ormai con Amundi le cose vanno sempre peggio: «Sapete che il contratto che avevamo scade a metà del 2027 e avrete notato che abbiamo aumentato i volumi con altri fornitori e con Onemarkets. Ogni volta che lo facciamo, paghiamo loro una penale. E questo fino al 2027» Per fronteggiare i rischi «abbiamo accantonato un fondo per la maggior parte delle penali che dovremo onorare»
Le nuove proiezioni sono musica per le orecchie degli analisti. Nel 2026 ricavi netti oltre 25 miliardi, utile intorno agli 11 miliardi. Nel 2028 l’asticella sale: ricavi a 27,5 miliardi, utile vicino ai 13 miliardi. Gli analisti di Mediobanca applaudono, Equita conferma il consiglio d’acquisto, Banca Akros parla di flessibilità strategica elevata. Citi storce un po’ il naso sui risultati operativi del trimestre, ma ammette che gli oneri straordinari sono stati anticipati per rafforzare il futuro. In altre parole: il presente può anche stonare di una nota, ma la sinfonia resta intatta.
E così, mentre l’economia europea arranca e la politica discute, le banche italiane continuano a macinare utili come se nulla potesse fermarle. Il momento d’oro prosegue. Unicredit si prende la scena spiegando che non serve crescere in fretta (soprattutto dopo gli infortuni su Bpm e Commerz). Più importante crescere bene. Orcel dirige promettendo dividendi e tecnologia. Lo shopping può attendere.
«Il Senato della Repubblica aderisce al Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale. Le bandiere sono esposte a mezz’asta per tutta la giornata di martedì 10 febbraio. La facciata di Palazzo Madama è stata illuminata con i colori della Bandiera dal tramonto del 9 febbraio all’alba di oggi e, nuovamente, sarà illuminata dal tramonto alla mezzanotte di martedì 10 febbraio».
Gli effetti sono dirompenti, le cause restano accuratamente sotto il tappeto. Il «caso Bulbarelli» è diventato il «caso Petrecca», e la Rai - per mano del suo amministratore delegato Giampaolo Rossi -, ha battuto un colpo. Ieri infatti Rossi ha incontrato il direttore di RaiSport al centro della impacciata telecronaca dell’evento inaugurale dei XXV Giochi olimpici invernali chiedendo una «assunzione di responsabilità» a Paolo Petrecca stesso e all’azienda tutta. Tradotto: niente conduzione della cerimonia di chiusura di Milano-Cortina e parziale contentino all’agitazione del comitato di redazione della testata pubblica.
In mattinata, infatti, l’organo sindacale dei giornalisti del canale sportivo della tv di Stato era nuovamente sceso in campo contro Petrecca annunciando il ritiro delle firme fino alla fine dei Giochi «in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato ai telespettatori, alla Rai e a tutta la redazione». «Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far credere», prosegue il comunicato, «ma di rispetto e di dignità per il servizio pubblico». Segue annuncio di tre giorni di sciopero, a Giochi finiti, che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore.
Che non sia una «questione politica» resta però piuttosto discutibile, se è vero che neppure ieri - sotto il profluvio di comunicati, dichiarazioni e rivendicazioni - c’è stato qualcuno che abbia avuto la minima dignità di citare il motivo per cui la telecronaca incriminata di Roberto Petrecca sia andata in onda: ovvero la cacciata, documentata e mai smentita, di Auro Bulbarelli a opera del Quirinale. Il vicedirettore della testata, diventato un fantasma dopo aver fatto un «passo di lato» decisamente «spintaneo» dalla conduzione, ha pagato carissimo l’aver anticipato una notizia vera: la sorpresa che ha visto protagonista il capo di Stato nell’inaugurazione dei Giochi. Come rivelato infatti da un altro vicedirettore, quello di questo quotidiano - Giacomo Amadori -, Sergio Mattarella ha acconsentito a partecipare a un cameo a bordo di un tram guidato da Valentino Rossi, prendendo così parte alla cerimonia dello scorso 6 febbraio. Ma quando Bulbarelli aveva «spoilerato» senza dettagli il blitz di Mattarella, si era beccato gli strali e le smentite di mezzo mondo, e un successivo intervento degli uomini del presidente aveva fatto sì che il giornalista venisse escluso dalla telecronaca forse più attesa della sua carriera.
Nel frattempo la storia si è incaricata di certificare che Bulbarelli aveva detto la pura verità, e la (nostra) cronaca di svelare il pressing del Colle sulla Rai. Risultato: Petrecca si è intestato una diretta che forse oggi non rifarebbe, e su di lui si è rovesciato un putiferio. A opposizione, cdr e Usigrai non è parso vero di avere un motivo valido per tornare all’assalto del direttore di RaiSport. Ma hanno dovuto fare le contorsioni per evitare di pronunciare due nomi: quello di Auro Bulbarelli e quello di Sergio Mattarella. Sempre perché, ovviamente, «non è una questione politica».
Paperone e immobiliarista. Matteo Renzi, mentre polemizzava con Giorgia Meloni per l’acquisto da parte della premier di una villa da 1,25 milioni di euro, zitto zitto si è comprato pure lui casa a Roma, investendo 1,25 milioni in una delle zone più esclusive della Capitale, il quartiere Trieste. Un immobile che si aggiunge a due ville fiorentine acquistate nella stessa via: una da 1,3 milioni e 11 vani (2018) e a un’altra da 1,825 milioni e 11,5 locali.
Quest’ultima è stata comprata nel dicembre 2024. Nell’occasione si è presentato davanti al notaio, in qualità di procuratore dell’ex premier, l’amico e senatore Francesco Bonifazi, il quale, per conto dell’ex sindaco, ha formalizzato l’affare con un noto avvocato fiorentino. La magione (accatastata come «villino») misura 266 metri quadrati e ha un giardino con un pozzo artesiano (per una superficie catastale complessiva di 1910 metri). L’ex premier ha acquistato, al prezzo di 100.000 euro, anche un terreno adiacente di «forma e giacitura irregolari» grande 2.410 metri quadrati. Per questa compravendita non sono stati utilizzati mediatori. Nel febbraio del 2024 Renzi ha anticipato 200.000 euro agli ex proprietari e, a fine novembre dello stesso anno, ha saldato l’intero importo. Sembra senza bisogno di accendere alcun mutuo. Pochi mesi dopo la realizzazione di questo affare, Matteo ha fatto il bis.
Il 27 maggio 2025 ha acquistato da un cinquantatreenne manager residente in Svizzera un appartamento posto al quarto piano di un palazzo signorile e composto da 9 vani (accatastati come «A2», abitazione civile residenziale, ma non di lusso) e una cantina per un totale di 174 metri quadrati, a cui va aggiunto un locale soffitta di altri 9 metri. Per questo immobile Renzi ha investito, come detto, 1,25 milioni e si è accaparrato una casa spaziosa a prezzo di mercato (nella zona gli immobili valgono tra i 6.000 e i 7.500 euro): 50.000 euro sono stati pagati attraverso la società mediatrice, la Engel & Völkers Market Center, specializzata in immobili di pregio. Altri 424.000 euro sono stati girati a Banca Intesa per estinguere il mutuo e altri 775.000 sono andati al venditore, con la causale «saldo compravendita».
Ma come ha fatto Renzi a comprare immobili del valore di circa 3,5 milioni di euro? In molti ricordano come il 17 gennaio 2018, durante la trasmissione Matrix di Canale 5, l’ex sindaco di Firenze avesse esibito, in un rigurgito di pauperismo, il suo estratto conto da 15.859 euro. Era ancora segretario del Pd ed era stato per tre anni primo ministro. Ma da allora tutto è cambiato. Nel 2018 Renzi è entrato in Senato. Da quell’anno al 2024 (redditi del 2023) ha dichiarato entrate per un totale di 12,1 milioni. A queste occorre aggiungere gli ultimi due anni di incassi, che farebbero crescere il tesoretto di altri 4,6 milioni, per un totale di 16,7. Per mettere da parte lo stesso denaro un normale parlamentare dovrebbe lavorare 160 anni. Il tutto grazie alla sua attività di consulente legato alla politica.
Ma questa età dell’oro sembrava essere stata messa in discussione nel dicembre del 2024, quando l’attuale governo ha introdotto il divieto per i parlamentari di svolgere incarichi retribuiti per soggetti pubblici o privati con sede fuori dall'Unione europea. Una norma che Renzi ha contestato ferocemente, ritenendola una misura ad personam, pensata per punirlo. Per questo la sua risposta non si è fatta attendere. Nel libro dedicato alla Meloni (L’influencer) e in alcune interrogazioni presentate dai parlamentari di Italia viva l’ex segretario dem e i suoi fedelissimi hanno cercato di accendere i riflettori sui regali istituzionali ricevuti dalla premier e su eventuali agevolazioni o sconti legati all'acquisto e alla ristrutturazione della villa da lei acquistata in zona Eur.
In particolare il senatore fiorentino ha rinfacciato alla Meloni le critiche che lei stessa gli aveva rivolto nel 2018 per l'acquisto della sua villa toscana.
Secondo il quotidiano Domani Renzi, che non ha ancora depositato la dichiarazione dei redditi del 2025, avrebbe messo a disposizione del Senato la documentazione di adesione al Concordato preventivo biennale introdotto dal governo Meloni nel 2024 per semplificare il rapporto tra Fisco e contribuenti di minori dimensioni.
Si tratta di un accordo con l'Agenzia delle entrate che consente di fissare in anticipo il reddito su cui pagare le tasse per un periodo di due anni, indipendentemente dai guadagni effettivi. Il dovuto viene calcolato dall’Agenzia sulla base delle ultime dichiarazioni presentate e gli eventuali maggiori redditi non vengono tassati. Le entrate previste da Renzi per 2024-2025 sarebbero state di 2,3 milioni l’anno, a fronte delle quali l’ex premier avrebbe versato nelle casse del Fisco meno di due milioni. Secondo il quotidiano, Renzi avrebbe scelto questa strada per non rendere pubblico il calo dei suoi affari dall’entrata in vigore della norma sopracitata. Ma, in realtà, il fu Rottamatore, in questo modo, potrebbe anche avere schermato un aumento degli incassi.
In ogni caso sono lontani gli anni delle ristrettezze. Nel 2012 Matteo fu costretto, insieme con i fratelli, ad accollarsi un mutuo per comprare la casa dei genitori, in difficoltà economiche. Nel 2018 arriva la prima svolta con il sontuoso contratto come autore e speaker televisivo del documentario Firenze secondo me e di altri due format. Un affare che venne gestito dall’agente delle star Lucio Presta. Alla fine Renzi incassò circa 800.000 euro, in parte utilizzati per rifondere il prestito versatogli da un amico fiorentino per l’acquisto della sua prima villa fiorentina. Per quella vicenda il fu Rottamatore e Presta vennero indagati e poi archiviati dalla Procura di Roma. I pm, infatti, avevano inizialmente ipotizzato i reati di emissione e utilizzo di fatture per prestazioni inesistenti e di finanziamento illecito. Alla fine la Procura stabilì che i contratti erano reali e che le prestazioni avevano una concreta valenza commerciale.
Nel frattempo Renzi ha iniziato la sua carriera all’estero di conferenziere lautamente retribuito, ma soprattutto di consulente. In Cina venne aperto un conto con il suo nome per fargli incassare i sudati emolumenti e in Arabia Saudita, grazie ai rapporti con il principe Mohamed bin Salman, è entrato in diversi comitati consultivi collegati ad alcuni grandi progetti culturali e infrastrutturali. Renzi ha pure ricoperto un ruolo nel consiglio di amministrazione di Delimobil, la più grande società russa di car sharing. Tutti incarichi che lo hanno fatto diventare uno dei parlamentari più ricchi e un appassionato investitore nel settore del mattone.

