Nel fascicolo anche «Lady Leopolda», quella delle fatture di mamma Laura
  • Lilian Mammoliti era già comparsa fra i dossier scomodi del Rottamatore: l’organizzatrice delle kermesse fiorentine avrebbe abbellito i bilanci della Direkta, la società fallita che ha messo nei guai la signora Laura Bovoli.
  • Luca Lotti, (ex) fedelissimo del Bullo, invia una lunga lettera al «Foglio» per spiegare perché non ha seguito il suo mentore in Italia viva. «Ho scelto il riformismo del Pd».

Lo speciale contiene due articoli

Lui, con la sua Keesy, è alle prese con il Revolution tour, un giro delle città più popolate e turistiche dello Stivale che non ha nulla a che fare con la politica. Lei, pur avendo un ruolo rilevante nella stessa azienda, sembra essersi concentrata di più sulla Balloon idea, una società in accomandita semplice che commercia al dettaglio gadget, articoli da regalo per feste e ricorrenze varie, ma che riesce a lavorare anche con Conad. I due strettissimi amici comunicatori che hanno accompagnato il fu Rottamatore, Matteo Renzi, durante la sua ascesa, Patrizio Gallo Donnini, classe 1975, fiorentino doc, e Lilian Mammoliti, 45 anni, fiorentina pure lei, dopo aver partecipato all’organizzazione delle Leopolde sin dalla prima edizione, chiusa Open e nell’attesa che si avvii la Matteo Renzi foundation (la struttura nuova di zecca che l’ex premier vuole far diventare la cassaforte del suo nuovo giocattolo politico), potrebbero già essere in posizione sui blocchi dello start.

Lo scissionista del Pd e la sua famiglia, d’altra parte, li hanno da sempre coinvolti in molte delle loro avventure. Sia politiche sia d’affari. Donnini, per esempio, in veste di editore, al fianco di babbo Tiziano Renzi, si preoccupò di scortare la scalata dell’ex Rottamatore con un foglio di propaganda intitolato Il Reporter. Con la sua Web and press Srl (che nel 2012 finì al centro di alcune polemiche per aver ricevuto nel 2009 36.800 euro dall’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, condannato in Cassazione a 7 anni per aver sottratto circa 25 milioni di euro di fondi pubblici dalle casse del partito), incamerò anche alcuni contributi diretti a Matteo, allora candidato sindaco e, quando stava per finire sul lastrico, fu soccorso da Tiziano, che si preoccupò di fargli arrivare un finanziamento attraverso una strana triangolazione con una ditta piemontese – la Direkta Srl – operazione che attirò l’attenzione della magistratura e che ha messo nei guai mamma Laura «Lalla» Bovoli. Nel fascicolo sul crac della Direkta compare l’amica e socia di Donnini, Lilian Mammoliti, indicata negli atti come concorrente nella bancarotta fraudolenta documentale post fallimentare, per aver partecipato, come autrice materiale, all’imbellettamento dei bilanci della Direkta quando l’azienda era già stata dichiarata fallita. Gli atti che riguardano la Mammoliti sono poi stati trasmessi a Firenze per competenza territoriale e da allora se ne sono apparentemente perse le tracce. Disavventure giudiziarie a parte, Donnini e Mammoliti sono stati tra i fondatori della Dot media, l’agenzia che ha seguito dall’inizio la comunicazione della Leopolda e di numerosi big del Pd. Tra i titolari della Dot media, per restare in famiglia, c’è anche Alessandro Conticini, fratello di Andrea, il cognato di Matteo Renzi, coinvolto nel cosiddetto affaire Unicef. Donnini è anche noto per la sua partecipazione ai pellegrinaggi a Medjugorje con babbo Renzi e per aver fatto parte dello staff del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, dopo il conseguimento, a quasi 40 anni, di un diploma da ragioniere in un istituto napoletano specializzato in recupero di anni scolastici. Con questo curriculum, Donnini, sostenuto dalla Mammoliti, ha deciso di dedicarsi al turismo, fondando, nel 2016, la Keesy, startup che opera nel settore dei servizi digitali e che «offre una soluzione innovativa ai bisogni di chi gestisce strutture alberghiere». E proprio con la Keesy il 24 settembre sarà a Como per il suo Revolution tour. E, anche se sul suo profilo Facebook, Donnini sembra essersi dedicato anema e core alla Keesy, alla Camera di commercio risulta titolare di almeno una carica in otto imprese ed è rappresentante in cinque. In passato ha avuto ruoli in altre 14 società. Mammoliti, invece, ha fatto la manager di sette società e attualmente risulta ricoprire cariche in tre imprese (la Quality press Italia, della quale è il liquidatore, la Doma Sas e la Balloon idea). La Keesy, però, è l’avventura che li tiene davvero uniti: ha un capitale sociale di 265.050 euro e una struttura societaria abbastanza complessa. Il 98,5 per cento appartiene alla Immobil green, controllata al 90 per cento dalla Mammoliti, al 5 per cento da Donnini e per un altro 5 per cento dalla Doma Sas (socio accomandatario Mammoliti, accomandante Donnini). Il restante 1,5 percento, invece, è della Vega 1 Srl, che fa riferimento a una fiduciaria (Fidereveuropa), controllata a sua volta da un’immobiliare di Firenze, la Fiderfin. E tra le commesse, la premiata ditta Donnini e Mammoliti, ha portato a casa un altro affare targato Pd: da gennaio, grazie a un accordo con il Comune di Firenze, la Keesy si occupa della riscossione e del versamento della tassa di soggiorno nel settore extra alberghiero. Sul sito Web dell’azienda, nell’area «Chi siamo», sono immortalati sorridenti. Lui indicato come manager e fondatore, lei come direttore finanziario. Sempre nell’attesa che parta la macchina organizzativa della nuova avventura renziana e delle Leopolde 2.0.

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