L’Abi: ad agosto l’interesse medio sui prestiti per l’acquisto della casa sale al 3,31% nonostante i tagli dei tassi Bce. Sileoni (Fabi): «Si è inceppata la trasmissione della politica monetaria». Pesano l’aumento del costo del debito transalpino e le maxi spese di Merz.

Ad agosto 2025, le famiglie italiane hanno ricevuto una sorpresa amara. Il tasso medio sui mutui, secondo le statistiche dell’Abi (la Confindustria delle banche) è tornato a salire. Ha raggiunto il 3,31%, in aumento rispetto al 3,20% del mese precedente. Un incremento apparentemente piccolo, ma sufficiente a suscitare qualche interrogativo sul futuro. Si tratta infatti di un segnale chiaro: la discesa dei finanziamenti immobiliari iniziata a gennaio 2024 si è fermata, interrotta da forze che non dipendono dalle famiglie italiane, né dalle loro scelte di spesa.

Il primo fattore è l’Irs a dieci anni, indicatore di riferimento per i mutui a tasso fisso, che nei primi dieci giorni di settembre 2025 si è attestato a 2,67%, con un aumento di 44 punti base rispetto al minimo di dicembre 2024 (2,23%). Sul fronte variabile, l’Euribor a tre mesi ha registrato 2,05%, in rialzo dai minimi di giugno 2025 (1,98%). Questi numeri, pur contenuti, si traducono in centinaia di euro in più ogni anno per le famiglie italiane.

Come spiega Lando Maria Sileoni, segretario della Fabi, «l’acquisto della casa, soprattutto per i giovani, sembra ormai un miraggio: tassi più alti, accesso difficile, condizioni poco favorevoli».

Ma perché Irs ed Euribor salgono? Perché l’aumento dei tassi non è un fenomeno isolato: è l’effetto della turbolenza dei mercati, che riflettono l’instabilità politica e fiscale dei giganti europei. I Bund tedeschi decennali sono passati dal 2,10-2,15% di gennaio a circa 2,70-2,75% oggi, un aumento di 60-65 punti base. I decennali francesi sono cresciuti da 3,31-3,32% a gennaio a circa 3,50%, guadagnando 18-20 punti base. In altre parole, la crisi altrui si traduce in un aumento immediato dei tassi in Italia: chi vive tra Roma, Milano o Napoli paga la fragilità politica e fiscale di Parigi e Berlino.

La Francia è al centro di un vero terremoto politico: il governo Bayrou caduto perché incapace di approvare la legge di bilancio, con la pressione dei mercati che fa salire rendimenti e costi del denaro. Il successore Sebastièn Lecornu dovrà affrontare problemi simili e il rischio di elezioni diventa sempre più vicino. La Germania non è da meno: il governo Merz, instabile e costretto a governare a stento, ha eliminato il tetto al deficit («Schuldenbremse») per finanziare spese militari e piani infrastrutturali pluriennali. Due decisioni che, pur legittime sul piano nazionale, fanno salire i rendimenti dei Bund e, di riflesso, i mutui italiani.

Il paradosso è evidente: lo spread fra i Btp e i decennali francesi e tedeschi si restringe, non solo perché l’Italia è diventata virtuosa, ma perché Francia e Germania sono peggiorate. Il rendimento dei Btp decennali italiani si attesta oggi intorno al 3,50%, praticamente alla pari con gli Oat. Lo scenario è grottesco: l’Italia appare più solida solo perché i «virtuosi» d’Europa vacillano, ma la realtà quotidiana per le famiglie è opposta: più alta la rata, più difficile comprare casa, più complicata la gestione del bilancio familiare.

Ma non finisce qui. Sileoni chiama in causa le banche che hanno fatto salire il costo del credito nonostante il taglio dei tassi Bce più che dimezzati a partire dall’anno scorso: «Le famiglie italiane vivono in un equilibrio precario. La trasmissione della politica monetaria si è inceppata: i tassi ufficiali calano, ma le condizioni praticate dalle banche restano elevate. Il sogno della casa è un miraggio per molti giovani. Il credito deve tornare a essere una leva di emancipazione sociale e non un cappio che soffoca le possibilità di crescita».

E allora il quadro diventa oscuro: i mutui italiani salgono per diversi ragioni. Perché le banche proteggono i loro margini. Perché la Francia crolla politicamente. Perché la Germania allenta le regole sul debito Perché i mercati reagiscono ai rischi esteri scaricandoli sulle tasche delle famiglie italiane. Il tutto in un contesto in cui lo stock dei mutui, dopo la crisi del 2022-2024, ha ripreso quota fino a 435 miliardi di euro, ma senza reale sollievo per chi deve sottoscrivere una nuova casa.

In fondo, il messaggio è chiaro: ad agosto 2025, le famiglie italiane pagano il conto della politica francese e tedesca, la speculazione dei mercati e l’immobilismo delle banche. Ogni taglio dei tassi della Bce arriva in ritardo, diluito e parziale. E la cinghia di trasmissione tra politica monetaria e vita reale resta inceppata, trasformando un diritto, quello all’abitazione, in un lusso per pochi. Servono risposte concrete, come chiede Sileoni: trasparenza bancaria, interventi legislativi che obblighino le banche a trasferire i benefici della politica monetaria, garanzie statali mirate per le famiglie, strumenti per sostenere i giovani e chi ha redditi medi. Altrimenti, l’illusione di tassi più bassi sarà solo un miraggio: un numero sui giornali, lontano dalle case, lontano dalle famiglie, lontano dalla realtà.

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