
Ora, non c’è dubbio che dia parecchia soddisfazione vederli rosicare tutti, da Romano Prodi in giù. Mentre il Pd negli ultimi anni è quasi riuscito a mandare in malora persino le inossidabili Feste dell’Unità, ad Atreju - kermesse concorrente degli odiati (post) fascistoni - plana nientemeno che Elon Musk, una celebrità di livello planetario e forse interplanetario, casomai riuscisse davvero ad andare su Marte. È abbastanza ovvio che i progressisti soffrano il colpo.
Prodi l’ha buttata al solito sulla superiorità morale. «Quando chiamate Musk o Vox o questi interlocutori, vuol dire che vivete in un mondo diverso, statevene nel mondo diverso, questo è quello che penso», ha detto. «Schlein che ci andava a fare? È uno show, un dibattito finto». Già, perché invece gli incontri a cui partecipa lui son dibattiti veri e approfonditi, come no... E dunque sì, vedere il Professore stillare veleno e osservare il tristo spettacolo delle vedette sinistrorse che s’affannano a svilire Musk perché non possono averlo è in effetti divertente. Di certo non può essere Prodi a stabilire con chi e come la destra italiana debba confrontarsi. Allo stesso modo, è semplicemente ridicolo che i commentatori progressisti si affannino a dipingere Musk come un pericoloso predatore neoliberista quando, a ben vedere, ne condividono l’impostazione di fondo.
Ed è proprio qui che sta il punto dolente, anche e soprattutto per la destra. Gli esponenti di Fratelli d’Italia ripetono da tempo di voler costituire il vero partito conservatore italiano. E allora la domanda spontanea è: ma per quale motivo un conservatore dovrebbe eccitarsi tanto per Musk? La soddisfazione data dal rosicamento di sinistra è sufficiente a giudicare tutto l’entusiasmo profuso per il patron di Tesla?
Ad Atreju, Elon ha snocciolato un repertorio che piace molto a tanti destrorsi. Ha parlato di crisi demografica e in modo piuttosto allarmato: «Credo che sia importante avere bambini e creare nuove generazioni. Sembra banale dirlo, ma i tassi di natalità sono ogni anno più deludenti», ha detto tra gli applausi.
Ha contestato la migrazione illegale e ha perfino tirato stoccate agli ecofanatici. «Sono un ambientalista», ha detto. «Credo, però, che il cambiamento climatico non sia, nel breve termine, una minaccia così grande. Non si può fare a meno, nell’immediato, di petrolio e combustibili fossili. Ci vorrà tempo per la piena sostenibilità, ma penso che la perdita di speranza per il futuro sia sbagliata».
Sono tutte idee più che interessanti e in parte pure condivisibili. Del resto Musk merita davvero di essere ascoltato ogni volta che parla, poiché gli spunti che fornisce sono quasi sempre stimolanti, qualche volta persino rivoluzionari. In più è senz’altro un imprenditore di immenso talento, un uomo colto e dotato di una mente scoppiettante. Una personalità fuori dal comune, per giunta dotata di una visione del mondo coerente, cosa per nulla scontata e difficilmente rintracciabile altrimenti. Ma da qui a farne un riferimento per la costruzione di una nuova destra ce ne passa eccome.
Molti lo hanno considerato una sorta di liberatore quando ha comprato Twitter e ha lanciato una sorta di crociata contro l’ideologia woke. Altri si sono fatti conquistare dalle sue citazioni di Ernst Jünger o dai suoi sfottò nei riguardi dei liberal. E, di nuovo, sono tutti elementi di enorme soddisfazione. Ma per quanto si possano apprezzare le venature libertarie di Musk e le sue spernacchiate ai benpensanti polverosi, egli resta sostanzialmente incompatibile con chi professi una visione del mondo diversa da quella dominante.
Elon è, in fin dei conti, un progressista, cioè un sacerdote del culto del progresso. Sembra, appunto, uscito da un libro del primo Junger, ma forse non sarebbe piaciuto al pensatore germanico nella sua seconda fase. È un esaltatore della tecnica, ne celebra le magnifiche sorti e progressive. Sostiene l’ibridazione tra uomo e macchina e già la pratica largamente. Non è per nulla un caso che abbia fatto ricorso all’utero in affitto per mettere al mondo alcuni dei suoi numerosi figli e non è stato piacevole che la destra abbia serenamente sorvolato su questo dettaglio. Va benissimo, per carità, l’idea - chissà quanto concretizzabile - di spingere Musk a investire in Italia, ma che egli sia, alla fine della fiera, un paladino del capitalismo della sorveglianza non si può negare e già questo dovrebbe bastare a suggerire prudenza a conservatori e affini.
Il problema vero, con Elon, non è tanto il fatto che si fumi le canne o che abbia appoggiato molti dei suoi radiosi progetti «libertari» sulle spalle degli enti pubblici. Il punto vero è la sua cristallina impostazione filosofica. Egli è un transumanista, né più né meno. Rappresenta una versione del transumanesimo buona per la destra, come ne esistono di buone per la sinistra, ma il suo tecnofeudalesimo è comunque spaventoso. Diverte, perché scandalizza tutti e indispone i maestrini del pensiero. Però la simpatia non lo rende buono, né tanto meno un modello da seguire. Magari non è cattivo (chi lo sa...), ma non è nemmeno un profeta.






