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Mps, via libera Ue alla scalata di Mediobanca

Mps, via libera Ue alla scalata di Mediobanca
Alberto Nagel (Imagoeconomica)
Siena, vista la discesa del Mf, «non è più vincolata a non fare acquisizioni. Può intraprendere le azioni che riterrà appropriate». Oggi il cda di Piazzetta Cuccia. Il titolo del Monte scende. Secondo vari analisti, possibile un rialzo dell’Ops con una parte in contanti.
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Putin offre aiuto all’Europa. Uk a corto di gas
Vladimir Putin (Ansa)
Viktor Orbán: «Eliminare gli embarghi». Persino Francia, Belgio e Spagna comprano ancora combustibili da Mosca.

Dopo 4 anni e 20 (dico venti) pacchetti di sanzioni della Ue contro la Russia, da ieri non siamo già al «contrordine compagni!», ma il vento sta cambiando.

A metà giornata, ci ha pensato il premier ungherese Viktor Orbán a gettare il primo sassolino nell’ingranaggio che gira (a vuoto) da anni scrivendo sui social che «Il blocco petrolifero ucraino e la guerra in Medio Oriente stanno facendo impennare i prezzi del petrolio. L’Europa deve agire. Oggi ho scritto al presidente Costa e a Von der Leyen chiedendo la revisione e la sospensione delle sanzioni sull’energia russa».

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Israele rinuncia al cambio di regime. «Ma lo stop ai raid sarà deciso insieme»
Donald Trump e Benjamin Netanyahu (Ansa)
Stizza Usa per i colpi dell’Idf alle raffinerie. Rubio: «L’obiettivo è eliminare i razzi nemici». Trump chiama lo zar su Iran e Ucraina.

Mentre prosegue l’offensiva israelo-americana contro l’Iran, il rapporto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu tende a farsi sempre più dialettico. Parlando domenica con il Times of Israel, il presidente statunitense ha ribadito l’alleanza con il premier israeliano, sottolineando che decideranno «di comune accordo» quando far cessare le ostilità. «L’Iran avrebbe distrutto Israele e tutto ciò che lo circondava. Abbiamo lavorato insieme. Abbiamo distrutto un Paese che voleva distruggere Israele», ha anche detto. Al contempo, l’inquilino della Casa Bianca ha però lasciato intendere di voler avere l’ultima parola sulla decisione finale e di non ritenere «necessario» che Israele prosegua gli attacchi, quando Washington li cesserà.

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L’ayatollah iracheno arringa gli sciiti. «È obbligatorio difendere l’Iran»
Getty images
Al Sistani, ancorché distante dai Pasdaran (l’ultima fatwa fu contro l’Isis), invoca la resistenza a Washington e Gerusalemme. Il dilemma dei Paesi del Golfo: legati all’Occidente, temono la resa dei conti tra islamici.

From the mountain to the sea, per parafrasare i keffioti di complemento. Dalle nevi del Damavand al mare di petrolio, quello iraniano non è solo un affare degli Stati Uniti e di Israele ma sta diventando sempre più una guerra araba. Dopo i razzi su Dubai, i droni in Kuwait, le provocazioni in Arabia Saudita, ieri Teheran ha mirato di nuovo verso la Turchia lanciando un (secondo) missile balistico intercettato e abbattuto dalle difese della Nato. Con queste mosse disperate il regime degli ayatollah prova a destabilizzare l’intera area con tre scopi precisi: creare caos diplomatico, terrorizzare i vicini fino a ieri considerati neutrali e indurli a prendere le distanze da Donald Trump e Benjamin Netanyahu.

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La Casa Bianca studia la nuova Guida suprema. Un oltranzista che però ha magioni a Londra vicino all’ambasciata di Tel Aviv.

A Teheran si respirano ore di tensione e attesa. In una località tenuta segreta, Mojtaba Khamenei, che è rimasto ferito negli ultimi attacchi, dovrebbe pronunciare in diretta televisiva il suo primo discorso pubblico dopo essere stato designato nuova Guida suprema della Repubblica islamica.

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