- Mentre Parigi accelera su aborto, eutanasia e propone di mandare a morire i soldati europei a Kiev, da noi i fan del presidente fingono di non vedere. Ma sulla carta Renzi, Gelmini e Gentiloni ambiscono al voto cattolico.
- Il furore ideologico dell’Eliseo rischia di contagiare il Continente. Chi fa obiezione di coscienza o prova ad aiutare una donna che pensa di rifiutare suo figlio è in pericolo.
Lo speciale contiene due articoli.
Davanti alla morte, la scelta migliore è il silenzio. Devono aver pensato qualcosa di molto simile i macroniani d’Italia, a partire da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, di fronte alla parabola necrofila del presidente francese. Negli ultimi giorni, Emmanuel Macron ha allungato un’ombra nera sull’Europa proponendo di mandare al fronte ucraino i nostri soldati. Non pago di aver costituzionalizzato l’aborto e di aver annunciato la volontà di favorire l’accesso all’eutanasia e al suicidio assistito. La vita, almeno ultimamente, gli fa improvvisamente orrore e a guardare i sondaggi del suo partito in Francia, forse, si può anche capire il momento cupo di Macron.
In Italia sono ormai decenni che i voti della Chiesa non riempiono le urne, ma con l’affluenza media al 50% anche i consensi dei cattolici possono risultare, se non decisivi, quantomeno vitali per superare una soglia di sbarramento. Specie se si guarda alle formazioni centriste dei vari Renzi e alle ambizioni di un cattolico come Gentiloni, il commissario Ue agli Affari economici che sogna un rientro in Italia in grande stile e all’insegna del moderatismo filofrancese. Solo che di questi tempi Macron è scatenato e sembra quasi un antipapa.
In difficoltà nella campagna elettorale per le Europee, marcato stretto dalle opposizioni sui fallimenti del suo governo nella lotta all’immigrazione clandestina e alle diseguaglianze sociali, il leader di En Marche! ha fatto inserire il diritto all’aborto nella Costituzione francese. Poi, quattro giorni fa, ha dichiarato che vuole iscrivere «la libertà di ricorrere all’aborto» anche «nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dove più nulla è acquisito e tutto è da difendere». Una sottolineatura che riflette la sua paura di fronte alle posizioni dell’Ungheria e non solo. «Noi condurremo questa battaglia sul nostro continente», ha annunciato in una cerimonia pubblica in place Vendome, «dove le forze reazionarie attaccano prima e sempre i diritti delle donne prima di rivolgersi contro i diritti delle minoranze, di tutti gli oppressi, di tutte le libertà». Quindi, domenica scorsa, l’inquilino dell’Eliseo ha chiuso il cerchio (della morte) spiegando che vuole portare Bruxelles a facilitare l’accesso all’eutanasia e al suicidio assistito. Ovviamente non ha usato termini così crudi, ma si è trincerato dietro formule ipocrite come «aiuto attivo a morire». Dopo aver sistemato vecchi e bambini, ha pensato anche ai giovani del Vecchio continente, che vuole mandare a morire al fronte in Ucraina. Due settimane fa, dopo che aveva già ipotizzato l’invio di militari un mese prima, Macron ha di nuovo buttato un sasso nello stagno, affermando di «non escludere» l’opzione dell’impiego diretto dei soldati a disposizione di Volodymyr Zelensky.
E così, mentre il Pontefice suggeriva al presidente ucraino di rivalutare la saggezza della «bandiera bianca», i sostenitori italiani di Macron piombavano nel mutismo di fronte alla sua micidiale tripletta aborto-eutanasia-guerra. Manca un bell’appello a favore delle droghe e poi il catalogo delle pompe funebri è completo.
Ok, Renzi è notoriamente un «cattolico adulto», per dirla alla Romano Prodi, e nel 2016, da premier, andò in Rai da Bruno Vespa a dispensare lezioni di laicità: «Io sono cattolico ma ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo». Eravamo prima della sue derive saudita ed emiratine, Stati dove il diritto alla vita è tutelato in modo assai originale. In ogni caso, in Italia, l’ex sindaco di Firenze sta molto attento a esprimersi su certi temi. Di Macron è sollecito sodale e sogna di sbancare in Europa grazie a un’alleanza con Renew Europe, tagliando la strada all’inciucione tra Popolari e Socialisti, che vogliono confermare Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione. Ma la svolta pro morte di Macron, almeno per ora, lo ha lasciato silente.
Un altro che cammina rasente i muri, di questi tempi, è Paolo Gentiloni, che con Macron scrisse il famigerato Trattato del Quirinale. L’ex premier del Pd, come Enrico Letta, è un sostenitore del presidente francese, ma ama tenere buoni rapporti con le gerarchie vaticane. A Bruxelles molti segnalano che il piano di Macron per il dopo elezioni sia di giocare la carta Mario Draghi per la presidenza del Consiglio europeo (o addirittura per la Commissione) e di spedire l’amico Paolo a Roma, a guidare le nuove brigate internazionali contro Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Immaginare il curiale Gentiloni candidarsi premier con un programma sui «diritti» alla Macron è pura fantascienza. Il 17 febbraio, Gentiloni ha lodato la sua proposta di un esercito europeo, ma poi si è ammutolito. Inutile dire che anche Sandro Gozi, ex prodiano eletto parlamentare europeo in Francia, ha perso la parola di fronte alle ultime sortite dark dell’amato Emmanuel. Idem, per dire, un’altra simpatizzante come l’ex berlusconiana Mariastella Gelmini, oggi vicesegretario di Azione, guidata da Carlo Calenda. Forse sperano che l’amato Macron torni a concentrarsi sull’economia, sulla finanza e sulle banche.
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