Non è una fiaba del folklore celtico, ma si tratta comunque di una storia scozzese molto utile per educare grandi e piccini. Potrebbe intitolarsi: «Ecco che cosa accade quando si votano i Verdi». I partiti ecologisti ultimamente ottengono buoni risultati in varie parti d’Europa, e non stupisce visto il martellamento che da alcuni anni viene portato avanti in ogni dove sul riscaldamento globale, la salvezza del pianeta e l’apocalisse climatica imminente.
Le contraddizioni ideologiche dei Verdi scozzesi
Fasce della popolazione, giustamente attratte dalle battaglie a favore della natura, pensano di sostenere compagini politiche il cui primo obiettivo sia proprio quello di tutelare animali e foreste. Poi, però, appena si scava un poco in profondità e non appena questi partiti hanno occasione di mostrarsi per ciò che sono davvero, ci si rende conto che tutto fanno tranne che occuparsi del verde.
Il caso emblematico è quello dei Verdi scozzesi, che lo scorso maggio si sono fatti notare per avere portato in Parlamento i primi due esponenti apertamente transgender della storia, Iris Duane e Q Manivannan. Quest’ultimo, in particolare, è una figura piuttosto interessante. Si dichiara queer e non binario, e non è certo una novità sconvolgente di questi tempi.
Ma ha suscitato un bel po’ di polemiche fin dall’inizio della sua avventura politica per varie ragioni, la prima delle quali è che non solo non è scozzese, ma non ha nemmeno la residenza permanente in Scozia. È stato candidato sfruttando una legge del 2025 che permette ai cittadini stranieri di presentarsi alle elezioni a patto che posseggano un visto regolare. Manivannan, che è nato in Tamil Nadu, in India, gode di un visto studentesco che scade l’anno prossimo. Secondo alcuni non avrebbe nemmeno potuto candidarsi, in ogni caso è stato votato e ora ha presentato richiesta per un nuovo visto: potrebbero concedergli quello riservato agli stranieri che si sono laureati in Scozia oppure il cosiddetto Global talent Visa, riservato a persone che si sono distinte nel campo accademico e culturale.
Le parole scioccanti sullo stupro
Manivannan, benché sia portavoce dei Verdi proprio sui temi culturali, per ora si è fatto notare soprattutto per altro, in particolare per alcune dichiarazioni piuttosto sorprendenti fatte in un podcast.
Prima di essere eletto, lo scorso febbraio, ha registrato una puntata di The subjective space, durante la quale ha affrontato il tema dello stupro in modo un po’ particolare. «Esiste indubbiamente una demonizzazione dello stupro, inteso però come uno spettro», ha spiegato Manivannan. «Pur senza voler sminuire la gravità dello stupro, si tratta pur sempre di uno spettro: non ci sono forme più o meno gravi in senso assoluto, ma è una gamma di atti diversi che confluiscono in quell’unica parola onnicomprensiva: stupro».
E ancora: «Credo che l’idea dello stupratore come “uomo grosso e nerboruto” non sia necessariamente infondata, dato che è proprio quel tipo di individuo a spaventarmi di più nella vita di tutti i giorni, ma è anche una figura spesso fraintesa, semplicemente perché ritengo che chiunque ne sia capace: inclusi tu (rivolto alla conduttrice del podcast Sindhu Rajasekaran, ndr) e me. Credo che questo pensiero inquietante sia proprio quello più difficile da affrontare».
Insomma, secondo Q Manivannan bisogna considerare lo stupro come uno spettro di azioni, non tutte egualmente gravi. E sul conto degli stupratori esistono pregiudizi e stereotipi che vanno smontati.
La bufera sulle dichiarazioni del trans dei Verdi
Sul fatto che a stuprare possano non essere soltanto uomini grandi e grossi si può pure essere d’accordo. Ma sul fatto che lo stupro sia uno spettro è decisamente più difficile concordare. Diciamo che siamo di fronte all’ennesimo, potente cortocircuito woke. Attivisti progressisti di ogni ordine e grado si battono da tempo per fare rientrare nella categoria della violenza sessuale anche le molestie o altri tipi di comportamenti sgradevoli ma non violenti o comunque non paragonabili allo stupro.
Manivannan senza dubbio si riconosce in questo tipo di attivismo, ma ha detto frasi che risultano inaccettabili in base alla narrazione sinistrorsa, e che suonano discutibili anche per chi non si abbevera alla narrazione woke. Sostenere che esistano stupri più accettabili di altri e che lo stupro sia «demonizzato» è offensivo per le vittime prima che ridicolo e contraddittorio.
E infatti Manivannan è stato travolto da una bufera. Sono insorte associazioni di vittime di stupro di ogni parte della Scozia; la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, Reem Alsalem, ha scritto su X che non si dovrebbe mai parlare di stupro come se fosse uno spettro. Meghan Gallacher, responsabile per le Pari opportunità dei conservatori scozzesi ha definito «profondamente allarmante il fatto che qualcuno, ma soprattutto un rappresentante eletto, possa cercare di minimizzare la gravità dello stupro e suggerire che esista uno spettro di reati». Manivannan si è maldestramente scusato, ma si è pure detto «inorridito» dal fatto che le sue parole siano state «maliziosamente» interpretate e «modificate selettivamente al fine di trarre in inganno le persone e travisare la mia immagine».
Le deriva politica globale dei Verdi
Ovviamente, la vittima è lui, povera stella. Ecco, questo è ciò che succede quando si votano i Verdi: si pensa di sostenere istanze ecologiche e invece ci si ritrova a essere rappresentati da un sedicente poeta queer che definisce lo stupro «uno spettro». Oppure ci si ritrova a sostenere più o meno volontariamente le istanze delle associazioni musulmane a chi il partito tedesco ha spalancato le porte nei mesi scorsi, presentando perfino un piano in 24 punti per «migliorare il riconoscimento e la strutturazione della vita musulmana in Germania».
A marzo, il partito ha pure offerto una festa di fine Ramadan con spazi ben separati per uomini e donne, cosa che non ha fatto molto piacere alle associazioni femministe e ad alcuni ex esponenti di spicco del partito, che hanno duramente criticato la cessione di terreno «agli islamisti». Viste queste recenti aperture a posizioni non proprio femministe, viene quasi da pensare che le uscite di Q Manivannan non fossero affatto frutto di un errore: forse stava semplicemente rivolgendosi a una parte della base del partito.
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