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Un drone lanciato dagli Huthi in Yemen (Ansa)

Gli Huthi hanno lanciato una serie di offensive sulle città portuali e sui governatorati interni dello Yemen, controllato dal governo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Contemporaneamente la tribù sciita alleata dell’Iran ha continuato a colpire obiettivi strategici in Arabia Saudita e navi mercantili di passaggio da Bab el Mandeb, ma adesso potrebbero addirittura alzare la posta in gioco.

Il generale di Brigata Yahya Saree è il portavoce dei miliziani e su X ha rivendicato il lancio di missili balistici e droni sul porto di Mokha, dove, da sabato almeno 18 persone sono state uccise e altre 35 sono rimaste gravemente ferite. La stessa località è stata nuovamente colpita ieri pomeriggio.

Gli attacchi contro Yemen e Arabia Saudita

Nei giorni precedenti gli Huthi avevano colpito Marib e Hadramout due importanti basi militari delle forze governative dov’è hanno provocato la morte di 30 soldati e un numero imprecisato di civili, anche in un campo profughi nelle vicinanze.

Contemporaneamente i ribelli yemeniti, che controllano l’ex capitale Sana’a, hanno colpito l’impianto petrolifero del colosso Saudi aramco a Jizan, nel Sud dell’Arabia Saudita, un impianto capace di produrre oltre 400.000 barili di greggio al giorno. La raffineria è stata centrata con un drone che ha provocato un vasto incendio nella struttura centrale. Il generale e volto pubblico di Ansar Allah ha inoltre detto che tutte le loro operazioni su larga scala sono parte di un ampio progetto militare volto a colpire concentrazioni di truppe saudite e depositi di armi, sia in Arabia che in Yemen, dove i governativi sono sostenuti proprio da Riad.

Saree: «Possiamo colpire fino a Oman ed Emirati»

«Tutti i nostri raid sono stati lanciati in risposta alle incursioni criminali dei sauditi nel territorio del Nord-ovest dello Yemen. Devono capire che noi siamo i veri rappresentanti del popolo yemenita e che schiacceremo chiunque proverà ad opporsi. Possiamo colpire dall’Arabia Saudita fino all’Oman e agli Emirati Arabi Uniti», ha continuato Saree.

In totale i militanti di Ansar Allah hanno dichiarato di aver attaccati quattro imbarcazioni perché direttamente o indirettamente legate all’Arabia Saudita. «I nostri fratelli dell’Iran hanno dimostrato di dettare le regole sullo Stretto di Hormuz, resistendo al terrorismo sionista e statunitense. La forza del popolo dello Yemen è stata dimostrata in tanti anni di guerra, durante i quali Riad e Abu Dhabi hanno dato il peggio di loro.

Ma oggi i rapporti di forza sono cambiati e possiamo sconfiggere chiunque. La comunità internazionale, che prende ordini dagli Stati Uniti e Israele, deve smettere di riconoscere il falso governo di Aden e darci il posto che ci spetta».

Gli Huthi vogliono far pagare il passaggio a Bab el Mandeb

Yahya Saree e il suo governo hanno una lunga lista di richieste, consapevoli che con lo Stretto di Hormuz ancora al centro dello scontro la loro posizione geografica è diventata ancora più strategica. Ha infatti detto alla Verità: «L’Arabia Saudita ha rifiutato un risarcimento di 14 miliardi di dollari al nostro popolo a cui ha causato molte sofferenze.

Le Nazioni Unite devono rimuovere il blocco nelle nostre province ed il falso governo di Aden deve condividere i ricavi petroliferi dei giacimenti in Yemen. Stiamo valutando la creazione di un tariffario per chi vuole passare da Bab el Mandeb. Un pedaggio per garantire la sicurezza del naviglio che naviga verso Suez e soltanto noi possiamo garantire questo tipo di sicurezza e riteniamo che sia una richiesta equa. Il Mar Rosso è un’arteria commerciale vitale per l’Europa e noi siamo convinti che molte nazioni siano disposte a trattare con il nostro governo per evitare che il Canale di Suez venga bloccato di nuovo».

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