
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con una buona dose di cinismo, ha detto che Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti.
Che gli Stati Uniti e in parte anche alcuni Paesi europei abbiano chiuso gli occhi perché a loro conviene l’offensiva scatenata da Benjamin Netanyahu contro Teheran è piuttosto evidente. L’Occidente non ha alcuna voglia di impantanarsi in una guerra in Medioriente, tirandosi addosso non soltanto le critiche ma anche il rischio di attentati. Dunque, se Gerusalemme si fa carico di colpire gli ayatollah e di porre fine al programma nucleare per costruire la bomba atomica, all’America come all’Europa fa piacere. Il lavoro sporco è fatto dagli israeliani e l’Occidente se ne può lavare le mani.
Dell’ipocrisia di alcuni Paesi, Francia in testa, abbiamo già scritto e credo non ci sia bisogno di aggiungere altro: sono bravi a invocare la pace ed altrettanto a fare affari con chi fa la guerra. Tuttavia, non esiste solo la doppiezza del cosiddetto mondo democratico, ma anche quella dei regimi che all’apparenza dovrebbero stare dalla parte dell’Iran. Da quando Israele ha iniziato a bombardare, mi ha colpito il silenzio, se non la freddezza, con cui i Paesi arabi hanno commentato l’attacco. In passato avremmo ascoltato parole di fuoco e avremmo visto le piazze delle capitali mediorientali riempirsi di gente urlante, con roghi di bandiere e di fantocci. Invece, nulla o quasi di tutto ciò è accaduto. In posti dove non si muove foglia che il regime non voglia, così come prima si intravedeva lo zampino dei governi nelle manifestazioni di protesta, adesso c’è da immaginarsi che a far restare a casa il «popolo» dei cortei siano ancora le stesse autorità. Niente urla in piazza, niente minacciosi proclami, nessuna esibizione di muscoli: le bombe continuano a cadere su Teheran senza che le capitali mediorientali insorgano.
Già questo testimonia l’isolamento dell’Iran, che, mentre è preso di mira dai missili sganciati dagli aerei israeliani, non suscita alcuna solidarietà dal suo stesso mondo. Anzi, leggendo alcune notizie sulla stampa internazionale si ha la sensazione che, al di là dalle dichiarazioni di circostanza, il mondo arabo-mediorientale in fondo stia più dalla parte di Israele che da quella degli ayatollah. O quanto meno guardi con indifferenza o quasi ciò che sta accadendo. È pur vero che la Repubblica islamica iraniana è sciita e il resto del mondo mediorientale sunnita. Così come è un fatto innegabile che gli ayatollah, a cominciare dalla guida suprema Ruhollah Khomeyni che quasi mezzo secolo fa ha dato vita alla teocrazia di Teheran, abbiano a lungo coltivato mire espansionistiche e fino a ieri abbiano finanziato movimenti come Hezbollah, Hamas e Huthi, estendendo il proprio potere in Libano, in Siria, nello Yemen e in Palestina. Tuttavia, era difficile immaginare tanta indifferenza di fronte a un attacco così determinato da parte di Israele, con dichiarazioni che fanno presagire la volontà non solo di porre fine alla produzione della bomba nucleare, ma anche di cambiare regime. Puntare apertamente alla decapitazione dei vertici iraniani avrebbe dovuto far scattare la paura che poi potesse toccare ai quelli di altri Paesi che pure non sono propriamente democratici, un po’ come accaduto con le primavere arabe. E invece no, niente di tutto ciò è successo. Anzi. I giordani nel loro piccolo hanno pure dato una mano a intercettare qualche missile lanciato contro Israele. La Siria ha lasciato aperti i suoi cieli, consentendo ai jet di Gerusalemme di sorvolare il proprio spazio aereo. Il Libano ha avvisato Hezbollah, ovvero la milizia sciita a lungo armata dall’Iran, che non sarebbero stati tollerati attacchi a Israele dal proprio territorio. L’Arabia Saudita ha messo alle frontiere i propri aerei pronti a intervenire e c’è il sospetto che abbia intercettato qualche missile. L’Iraq ha chiuso tutti e due gli occhi. In passato i regimi dell’area avevano ignorato l’invasione dell’Iraq, ma all’epoca c’era stata l’invasione del Kuwait e questo aveva spaccato il fronte. Con l’Iran invece, il fronte pro Teheran non c’è mai stato. Sebbene non partecipino ad alcuna azione militare, se ne stanno alla finestra. Anzi, si ha quasi la sensazione che i famosi accordi di Abramo per normalizzare la situazione in Medioriente prevedessero proprio questo, ovvero la soluzione del problema Iran. Costi quel che costi, anche una quasi alleanza con il caro nemico di sempre.






