- Il fondatore del marchio amato dalle star della tv come Belén Rodriguez: «Andiamo bene nonostante la crisi e puntiamo sull'estero».
- «Questo inverno andrà lo zebrato». Perla Perlini, anima del gruppo Glamour in rose: «Viaggio in tutto il mondo, dall'Africa all'Australia, per trovare brand poco noti. Torneranno le pellicce ecologiche lunghe».
- Anche i collari per i cagnolini di casa sono di lusso con Malucchi.
Lo speciale contiene tre articoli.
Piace alle donne che piacciono. Tanto che sono diverse le star, da Belén Rodríguez a Emanuela Folliero e a Serena Rossi, che indossano Hanita per i loro impegni in tv. Colore e non anonime tinte scialbe e senza personalità. Fantasie che non conoscono tentennamenti. Sarà Napoli, sarà il sole, sarà il mare, ma il marchio creato nel 2008 nella città partenopea ha fatto centro grazie a un mix di ingredienti inconfondibili.
«Hanita è nato nel distretto industriale di Nola, paese alle porte di Napoli, zona molto ricca di vari generi di produzione e, senza dubbio, qui la moda fa la parte del leone», racconta Carlo Casillo, patron di Push, società produttrice del brand e presidente della sezione sistema moda dell'Unione industriali di Napoli. «Noi ideiamo dalla penna e dalla fantasia del nostro ufficio stile le varie collezioni. Abbiamo una fornita schiera di modellisti che elaborano questi disegni, delle stiliste e diverse prototipiste che realizzano il primo capo per vedere se rispecchia l'idea iniziale. La nostra è una vera e propria creazione made in Italy con uno sguardo forte sul carattere mediterraneo della donna che vestiamo, e questo lo si vede dai nostri colori e dalle stampe uniche».
Dove avviene la produzione?
«Sempre nella nostra area, abbiamo laboratori che lavorano solo per noi e conservano la vecchia manualità artigianale napoletana, famosa anche per l'abbigliamento da uomo. Abbiamo conservato questa tradizione pure per la donna. Parliamo di lavorazioni di alto livello».
Il vostro successo non rispecchia l'andamento del settore in Italia. Qual è il segreto?
«Con il mio ruolo nella sezione moda dell'Unione industriali di Napoli conosco a fondo il tema. Per quanto riguarda Hanita abbiamo circa 300 clienti in Italia e siamo rappresentati in negozi di prestigio pur avendo prezzi per il consumatore molto accattivanti, diciamo democratici. Anche i nostri tessuti sono quasi totalmente italiani. Con la qualità che usiamo e la manifattura artigianale riusciamo a essere competitivi perché non applichiamo ricarichi esagerati e abbiamo sell out interessanti. Questa politica ci ha premiati anche nella stagione estiva 2019 perché i negozianti sono molto contenti delle vendite che riguardano il nostro marchio. Però sono scontenti in generale».
La collezione è molto ampia, senza dubbio un valore aggiunto.
«Noi facciamo un total look. Siamo un'alternativa ai marchi blasonati e troppo cari. Abbiamo due collezioni, Hanita (main collection) e Hanita couture, con cui proponiamo un prodotto di una fascia ancora più alta per cui usiamo mussole di seta e georgette. Capi più da cerimonia o per eventi speciali e che, nel tempo, conservano immutato il valore della qualità».
Mercati di riferimento?
«Ovviamente Italia e poi Francia, Austria, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Irlanda, Portogallo, Grecia, Russia, Emirati Arabi, Giordania, Giappone, Hong Kong e Cina, Libano, Kuwait e Taiwan. Stiamo spingendo in altri Paesi perché in Italia la situazione è stagnante. Pensiamo più a uscire che al mercato domestico».
Da quanto tempo si occupa di moda?
«Dal 1979, avevo 19 anni e facevo l'agente di commercio nel settore dei tessuti. Dal 1993 sono passato alla produzione di abbigliamento. Hanita è un brand che ha undici anni di vita, creato nel 2008».
Un nome particolare.
«Anita è il nome di una signora di San Giuseppe Vesuviano. Ero ragazzino quando la vedevo passare, elegantissima. E mi rimase impressa nella mente. Ho usato il suo nome aggiungendo una H per renderlo più internazionale».
Napoli nel cuore sempre, quindi. E Napoli e la moda?
«È in forte crescita e quando parlo di moda mi riferisco al sistema a 360 gradi: abbigliamento, calzature, accessori da uomo e da donna. Abbiamo brand come Kiton, Isaia, Marinella, Harmont & Blaine ma anche Mario Valentino per le scarpe e Giorgio Armani retail tra i nostri associati. Per quanto riguarda il comparto, nonostante le avversità del mercato, non si registrano particolari criticità perché in parte stiamo facendo di tutto per internazionalizzarci e chi non ha un brand lavora attraverso il private lable per i grandi gruppi, come nel caso delle borse Louis Vuitton, Dior e Chanel. Vengono tutti a Napoli perché la migliore qualità la trovano da noi. E significa anche che ci riconoscono grande serietà e affidabilità. Abbiamo un'azienda che vende i migliori pellami del mondo, tutte le case più importanti acquistano le pelli da Russo di Casandrino, grande produttore di materiali straordinari. Questo è emerso durante il congresso mondiale della calzatura che abbiamo ospitato per la prima volta in Italia, a Napoli, e che si tiene ogni quattro anni. Ero responsabile dell'organizzazione e abbiamo dato il segnale di quanto è ricca questa terra di produttori e di quanto siamo organizzati. A furor di popolo ci hanno detto che è stato il congresso più bello e interessante tra quelli che ci hanno preceduti. Una dimostrazione della nostra alta professionalità».
Gli stranieri cosa hanno apprezzato?
«Abbiamo portato in diverse nostre aziende giapponesi, cinesi, americani, finlandesi, francesi e sono rimasti a bocca aperta constatando l'efficienza rispecchiata anche dall'organizzazione del congresso. La serata di gala l'abbiamo tenuta al Museo Ferroviario di Pietrarsa con le carrozze antiche. Siamo riusciti a tirare fuori il massimo e il mondo ne ha parlato».
«Questo inverno andrà lo zebrato»
Non ci sono solo i grandi brand a dettare lo stile. C'è chi se ne intende più dei designer di grido, capace di ispirare in base al proprio gusto una tendenza fino a farne legge. Basta guardarla, Perla Perlini, creatrice di Glamour in rose, marchio e boutique (a Milano e Forte dei Marmi), per capire che lei la moda la inventa, la scova nei luoghi più strani e la fa sua trasformandola e plasmandola sulle clienti.
Capelli neri corvini, carica di collane, bracciali e anelli di turchese acquistati durante i suoi innumerevoli viaggi, shorts neri e top con guarnizioni di marabù: in una parola, glamour. Anima hippy ma chic. «Mi occupo di moda da oltre 30 anni. Ho iniziato come rappresentante per poi fermarmi a Riccione perché l'Emilia Romagna è la regione più all'avanguardia per il modo di vestire. Alla discoteca Peter Pan ho conosciuto mio marito che ha iniziato a lavorare con me. Quindi a Milano lo showroom e il primo Glamour in rose a Verona, mia città natale. La svolta è arrivata con il negozio a Forte dei Marmi». Da dove partono i diktat dell'estate per tutte le altre località di vacanza.
Perla Perlini seleziona prima di tutto marchi introvabili grazie a una costante e capillare ricerca in tutto il mondo. «Abbiamo nomi di Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Messico, California, New York, Inghilterra, Germania, Belgio, Spagna. Pochissimi italiani perché sono molto distribuiti mentre io voglio cose di nicchia, molto speciali. Sul territorio chiunque arriva e quindi per me non è più interessante. Da me si trovano pezzi, dall'abbigliamento alle calzature e ai bijuoux, che non è facile scovare. Questa è la mia filosofia. A me non piace andare a un evento e indossare lo stesso abito super firmato di un'altra ospite, comprato a Milano piuttosto che a Palermo o a Bolzano e pagato un occhio della testa. È una situazione che purtroppo capita molte volte».
Il segreto? «Ho prezzi abbordabili e do la certezza di comprare un capo quasi unico. Le donne vogliono sentirsi speciali. La mia stessa cliente milanese quando arriva a Forte dei Marmi si trasforma e diventa un'altra. Cambia completamente, è camaleontica, come se avesse due facce: in città mantiene certe regole, al mare si lancia».
Certo che la moda di Glamour in rose non è delle più facili. «È per una donna sicura di sé e che non ha problemi a mostrarsi in un certo modo. Niente tubini, niente twin set nelle mie boutique. Le mie cose sono particolari ma non amo le esagerazioni e quando un look mi sembra eccessivo preferisco dirlo e perdere una vendita. Se vieni da me e mi sembri ridicola l'abito non te lo do».
Un doppio ruolo, il suo, da venditrice e da buyer. «In negozio teniamo marchi che successivamente passano in showroom perché così li testiamo. Per questo ho super clienti, da Gio Moretti a Tiziana Fausti. E Beppe Angiolini di Sugar, l'unico personaggio nel nostro Paese sempre più avanti degli altri, un biglietto da visita dell'Italia nel mondo, il numero uno indiscutibile. È un punto di riferimento per chi pensa alla moda in Italia».
Consigli per il prossimo inverno? «Dai texani alti alla pelliccia ecologica lunga. Le clienti difficilmente vogliono la pelliccia vera. E poi abiti a metà polpaccio. Molto animalier, anche zebrato, check, fiori per un mix and match speciale. Tanti cappottini in maglia perché ormai tutte ci vestiamo a cipolla con più pesi contemporaneamente».
Anche i collari sono di lusso con Malucchi
Belli e ricercati come degli accessori per persone esigenti. Studiati e prodotti con la maestria artigianale delle mani fiorentine che lavorano la pelle alla perfezione. Parliamo dei collari per cani firmati da Malucchi, marchio arrivato alla terza generazione. È nel 1937 che Libero Malucchi, nella bottega di un artigiano, apprendeva l'arte della lavorazione artigianale manuale per calzatura. Nel dopoguerra Libero e il fratello aprono un piccolo laboratorio artigianale, dove lavoravano calzature interamente prodotte a mano e vendute nelle piazze di Firenze. Il figlio di Libero, Riccardo, nasce circondato da manufatti in pelle e fin da piccolo è attratto da queste lavorazioni manuali, creandosi i giocattoli con i ritagli di pelle avanzati. Finiti gli studi, Riccardo fa esperienza nel settore delle pelletteria, conoscendo, sperimentando e lavorando tutti i tipi di pellami, imparando i metodi di lavorazione tipici dell'artigianato fiorentino.
Nel 1977 Riccardo fonda l'azienda Malucchi, creando prodotti specifici per cinofilia e in breve tempo riesce a progettare e produrre intere gamme di collari e guinzagli per importanti brand sia nazionali che esteri. Alla fine degli anni Novanta, in occasione della fiera internazionale di Norimberga espone la sua prima collezione a marchio Malucchi Made in Italy. Da lì in poi il marchio cresce in maniera continuativa, fino a posizionarsi tra i primi produttori artigianali a livello mondiale nel settore del lusso per il pet anche grazie alla lavorazione artigianale della pelle, antica tradizione Toscana vanto dei vecchi artigiani fiorentini. Nonostante le innovazioni del processo produttivo date dalla globalizzazione, l'azienda mantiene tutt'ora alcune fasi di lavorazioni manuali puramente italiane che non potranno mai essere sostituite con la tecnologia.
Oggi l'azienda si dedica alla continua ricerca di materiali sempre più innovativi unita allo studio costante della morfologia del cane, per migliorare il comfort ed agevolarne i movimenti. Nel futuro, grazie anche all'entrata del figlio di Riccardo, Jacopo Malucchi, l'azienda intende espandere la propria gamma prodotti, progettando articoli confortevoli per l'ambiente del cane, come cucce e ciotole realizzate da artigiani locali su design Malucchi.














