Merz fa muro sull’Italia che conquista il gas tedesco e stende i tappeti alla Cina
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa)
A causa delle richieste di Berlino, Snam rinvia l’operazione Open Grid. Intanto la Germania apre le porte a Pechino su MediaWorld.

Sembra che nel periodo estivo i vertici di Snam siano stati sommersi da una serie di richieste del governo tedesco. Una buona parte di queste riguardano la presenza nell’azionariato della controllante Cdp Reti di soci cinesi «poco graditi». All’esecutivo Merz la partecipazione di Pechino interessa perché da quando la nostra società del gas è arrivata a un passo dall’acquisire, per poco meno di 1 miliardo, il 24,99% di Open Grid Europe (con i suoi 12.000 chilometri di rete è il più grande operatore indipendente di trasporto di metano in Germania), sta cercando in tutti i modi di metterle i bastoni tra le ruote.

Snam, che peraltro da pochi mesi ha cambiato i vertici (a maggio Agostino Scornajenchi ha preso il posto di Stefano Venier, l’artefice dell’affare), ha risposto prontamente a tutte le sollecitazioni. Ma inevitabilmente il pressing dell’esecutivo tedesco porterà a uno slittamento del closing dell’operazione che, come evidenziato dal Sole 24 Ore, scavallerà di sicuro il mese di settembre.

Pressing che non sorprende, quando si tratta di Italia la cancelleria vede nero, ma che stona rispetto ad altri comportamenti dello stesso esecutivo. Di recente, per esempio, il colosso JD.com (si tratta della seconda piattaforma di commercio elettronico cinese, dietro solo ad Alibaba) ha rilevato il controllo della tedesca Ceconomy, proprietaria di oltre 1.000 punti vendita MediaMarkt in Europa e di 144 negozi in Italia con il marchio MediaWorld. Una mossa strategica perché permette a Pechino di penetrare in modo capillare (con centinaia di nuovi negozi fisici) nel mercato del Vecchio Continente e portata a termine senza che Berlino (ma neanche Bruxelles) muovesse un dito. Palazzo Chigi pare stai valutando seriamente la possibilità di intervenire usando il Golden power, mentre lato tedesco tutto tace.

Fa riflettere. Merz si mobilita perché un player italiano (Snam) che ha nel cda un consigliere di Pechino su nove (peraltro senza potere di verto) vuol acquisire il 25% di una società locale della rete energetica, mentre asseconda, senza nessuna obiezione, Pechino che conquista il 100% di uno dei colossi delle vendite al dettaglio del Paese.

Paradossale. Ma fino a un certo punto. Perché seppur con tutte le differenze del caso, un trattamento anche peggiore viene riservato dal governo tedesco alle ambizioni di Unicredit su Commerzbank.

Qui l’esecutivo Merz ha superato qualsiasi imbarazzo formale da quando il ministro delle Finanze, Lars Klingbeil, ha evidenziato senza tanti giri di parole: «Ci aspettiamo che Unicredit rinunci al tentativo di acquisizione, noi puntiamo ancora a una Commerzbank autonoma». Da allora le esternazioni della politica tedesca si sono susseguite alla faccia del mercato e delle sollecitazioni di Bruxelles e della Bce che invocano da anni fusioni bancarie tra Paesi diversi.

Così come si può ricordare che poche settimane fa Pier Silvio Berlusconi, l’ad di Mfe (l’ex Mediaset), è dovuto volare a Berlino per fornire rassicurazioni al ministro tedesco, Wolfram Weimer, sull’indipendenza editoriale e la tutela dell’occupazione di ProsiebenSat, il gruppo dei media bavarese conquistato dal Biscione con un’offerta che ha sbaragliato la concorrenza.

Anche quella di Snam è un’operazione di mercato, ma a quanto pare l’operatore energetico italiano che già ad aprile aveva chiuso il deal, su Open Grid Europe dovrà pazientare ancora un po’. Alla Verità non risulta che al momento ci sia un cambio di strategia, da ricordare che nel piano industriale sono previsti 12,4 miliardi di investimenti per buona parte in Italia, certo che il muro del governo tedesco complica il quadro. Anche perché il tira e molla con Berlino dura da tempo. E dopo aver ottenuto il via libera dell’Antitrust e aver verificato che gli altri soci del gruppo tedesco non avrebbero esercitato il diritto di prelazione, sarebbe davvero un peccato cedere la presa sul più bello.

Se si pensa che tutto questo succede mentre secondo diverse indiscrezioni il governo Meloni sta valutando un’ulteriore stretta sulle partecipazioni cinesi nelle aziende italiane (quindi anche su quella di China State Grid in Cdp Reti), viene da sorridere. O meglio viene da pensare ancora una volta che in Europa, al di là delle dichiarazioni di facciata sulla strategia comune in tema di difesa approvvigionamento energetico ecc, ogni Paese valuti solo ciò che torna meglio al proprio tornaconto, con una sfacciata asimmetria di comportamenti. È palese da tempo, ma davanti ai reiterati appelli di Von der Leyen e compagni a non dividersi e a rispettare le regole del gioco, vale sempre la pena ricordarlo.

Da non perdere

I nostri soldi

Si sgonfia l’IA: crollano le Borse Ue

Non bastano i timori legati a Medio Oriente e Ucraina a spiegare la giornata nera dei mercati di ieri. Martedì 23 giugno la pressione è arrivata soprattutto dal comparto tecnologico: una vendita diffusa sui titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale…

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…