Meloni: «Con Trump non c’è sudditanza, ho già parlato chiaro». E sferza Ue e Israele

Giorgia Meloni, all’indomani delle parole severe contro Trump circa l’intervento di quest’ultimo contro il Papa, conferma la linea e non cambia idea. «Quello che ho detto è quello che penso, che le dichiarazioni in particolare sul Pontefice fossero inaccettabili» ha spiegato arrivando al Vinitaly a Verona.
«Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone. Dico di più: francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo».
«A me pareva che il post pubblicato alle 8.30 del mattino fosse un segnale chiaro» ha aggiunto, «poi ovviamente servivano parole più chiare e abbiamo detto anche parole più chiare. Non so quanti leader le abbiano espresse, questo per quanti dicono che ci sarebbe una sudditanza».
Severa, decisa, ancor più con un alleato di quanto forse non farebbe con un leader che non lo fosse. «Consideriamo gli Stati Uniti un nostro alleato strategico, prioritario; però, quando si è amici e si hanno alleati, particolarmente se sono strategici, bisogna anche avere il coraggio di dire quando non si è d’accordo. È quello che faccio ogni giorno: quando sono d’accordo lo dico, quando non sono d’accordo dico di non esserlo, perché credo che questo faccia bene all’Europa, agli Stati Uniti e all’Occidente in generale». Non una rottura perché «non penso che da domani i nostri alleati strategici debbano essere altri, non penso che dovremmo guardare a un’altra parte del mondo, le alleanze tra le nazioni non cambiano in base a chi le governa. La nostra collocazione storica, geopolitica, lo ha ribadito anche il presidente Mattarella nel discorso di fine anno, è europea e occidentale e io mi attengo a quella, che tra l’altro condivido pienamente. Poi quando ci sono delle cose che non condividiamo agiamo di conseguenza, le alleanze tra le nazioni non cambiano in base a chi le governa». Non una rottura ma una presa di distanza decisa, quella di Meloni, ma non è l’unica per il governo. All’indomani della convocazione dell’ambasciatore italiano a Tel Aviv l’esecutivo «ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele». Anche «in considerazione della situazione attuale».
Una situazione attuale che comprende tante cose, a guidare l’azione del governo in questo momento c’è la crisi economica: «Sospendere il Patto di stabilità potrebbe aiutare. L’Ue non dovrebbe sottovalutare l’impatto che la crisi potrà avere, muoversi troppo tardi è un enorme errore di valutazione. Stiamo chiedendo sia la sospensione del Patto, sia dell’Ets. Dar battaglia in Ue su questi temi è per il bene dell’Ue».
Sui cambiamenti a Bruxelles ha particolarmente insistito: «Noi stiamo ponendo una serie di questioni in Europa, come il tema di prendere anche in considerazione una sospensione del Patto di stabilità. Non intesa come misura che può essere fatta dal singolo Stato membro, ma come misura generalizzata. Siamo determinati a dare battaglia in Europa per il bene dell’Europa, perché non si può rimanere sempre identici a sé stessi mentre il mondo intorno a noi cambia in maniera vorticosa. Crediamo che chi oggi pone queste questioni sia responsabile e non irresponsabile come invece alcuni vorrebbero».
Politica estera e crisi energetica sono legate a doppio filo in questo momento. Non solo per il blocco dello stretto di Hormuz, resta anche il tema del gas russo su cui era intervenuto l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, spiegando che «sia necessario sospendere il bando che scatterà il primo gennaio 2027 sui 20 miliardi di Gnl (gas naturale liquefatto, ndr) che vengono dalla Russia». Meloni ha chiarito di comprendere le motivazioni che hanno portato l’ad dell’Eni a fare queste dichiarazioni. «Descalzi è un operatore del settore e ha il dovere di porre le questioni per come le vede sul gas russo, io continuo a sperare che quando il problema dovesse porsi, a gennaio 2027, saremo riusciti a fare un passo avanti e a portare pace la pace in Ucraina. Io capisco il punto di vista di Descalzi ma non dobbiamo dimenticare che la pressione economica esercitata sulla Russia è l’arma più efficace per costruire pace, per cui dobbiamo fare molta attenzione a come ci muoviamo». E poi la chiosa: «È comunque presto per parlare di questa dinamica».
A Meloni viene chiesta anche una battuta sulle reazioni ai risultati elettorali in Ungheria. «Mi fa un po’ sorridere questo fatto che la sinistra italiana è così contenta di un risultato di un’elezione in cui la sinistra non è pervenuta. Lascia ben sperare per il futuro: contenti loro che quello sarà lo scenario che avremo in tutta Europa, io ci metto la firma». Il presidente del Consiglio ha poi ribadito che «Italia e Ungheria continueranno a lavorare insieme. Per difendere gli interessi italiani non mi interessa capire da dove viene l’interlocutore».









