- Il capo dello Stato incassa un primo successo: evitare il ritorno alle urne a giugno. Ma la mossa di Elisabetta Alberti Casellati non cambia il blocco di veti incrociati. Oggi possibile nuovo round. Sullo sfondo l’ipotesi di incarico a Roberto Fico, ma anche un nome per il «governissimo».
- M5s granitici: «Matteo Salvini mette veti sul Pd, noi sul Cavaliere». Poi dettano i tempi: «Patto alla tedesca entro la settimana».
- E il leader di Forza Italia, pessimista sulla riuscita delle consultazioni, ai suoi dice: «I grillini non hanno alcuna soluzione». Poi difende la coalizione («non è artificiale») e annuncia: «Disponibili a secondo incontro con l’incaricata».
Lo speciale contiene tre articoli.
Come previsto il mandato esplorativo del presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati va a vuoto. E l’accordo tra Lega e 5 stelle si allontana ancora di più, dopo le accuse incrociate volate ieri tra i due partiti. Ma comunque, alla fine di una giornata complessa e difficile da decifrare, sul campo rimane un vincitore: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo dello Stato da un lato smaschera il mancato accordo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dall’altro prende altro tempo per cercare nuove maggioranze di governo (M5s e Pd) e soprattutto per non andare a votare a giugno. La finestra elettorale, infatti, si chiuderà il prossimo giovedì, 26 aprile, dal momento che l’ultima domenica utile di giugno per votare sarebbe il 26: la data delle elezioni può essere fissata con un minimo di 60 giorni da quando si sciolgono le camere. A luglio e agosto non c’è possibilità di andare alle urne, quindi se ne riparlerà ormai a ottobre o novembre. Mattarella, quindi, come il banco in una mano di black jack, aspetta di capire chi potrebbe avere in mano le carte vincenti per fare un governo. E intanto tira le fila del gioco. A meno di colpi di scena nella giornata di oggi, domani il capo dello Stato prenderà atto dell’ennesimo stallo e a questo punto, potrebbe chiedere al presidente del Senato un nuovo giro di consultazioni con gli altri partiti, un’ipotesi che il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha lasciato balenare all’uscita dalle consultazioni. Quindi, altra idea che circola in queste ore, è la possibilità di consegnare al presidente della Camera Roberto Fico un nuovo incarico esplorativo per la prossima settimana. L’ipotesi di Fico in esplorazione non è, al momento, confermata. Ma di sicuro spaventa molto i 5 stelle, perché il numero uno di Montecitorio rappresenta l’ala sinistra dei pentastellati, quella vicina a Beppe Grillo, contrapposta alla destra di Di Maio e Casaleggio. Ieri Danilo Toninelli, capogruppo grillino a palazzo Madama, buttava acqua sul fuoco: «Un mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico? Se così fosse lo affronteremo con la stessa serietà che abbiamo usato nelle precedenti consultazioni». Tutto dipende da Mattarella. Al secondo giro di mandato esplorativo anche con il Partito democratico e Liberi e uguali, infatti, la Casellati potrebbe trovare una maggioranza? O la troverà Fico prima di dare poi un incarico a un premier terzo? Da quel che filtra nelle segrete stanze dei partiti bisognerà aspettare maggio. Le elezioni in Friuli Venezia Giulia del 29 aprile, dove la Lega si appresta a sbancare con Max Fedriga, sono il vero Rubicone, dopo il quale forse anche il Pd di Matteo Renzi potrebbe destarsi dal letargo di queste settimane. Non è più una notizia sostenere che i democratici siano pronti a entrare in un governo, persino con i grillini. Lo ha detto ieri chiaro e tondo sul Foglio, giornale di area renziana, il deputato Alfredo Bazoli, non un cognome qualunque per il mondo della politica e della finanza in Italia. Il nipote di Giovanni, presidente onorario di Intesa San Paolo, dice chiaro e tondo che «il M5s non può stare all’opposizione. Ha preso il 32 per cento dei voti, un numero enorme, e questo li mette nella condizione di dover governare. Come diceva Martinazzoli: hanno ragione di governare, ma non hanno tutte le ragioni. Se il M5s stesse all’opposizione gli si darebbe un’ulteriore arma a disposizione».
I grillini dovrebbero però cambiare approccio, in modo tale che il Pd non sia solo una stampella ma possa verificare se ci siano dei punti in comune sul programma da portare avanti. In queste ore al Nazareno si ragiona sulla possibilità che a un certo punto Mattarella possa tirare fuori dal cilindro un candidato terzo, «un incaricato affidabile», di certo non Di Maio. Cosa farà a quel punto Renzi? Da giorni circola nei conciliaboli di Palazzo Madama una suggestione. Che alla fine il Rottamatore rottamato possa sparigliare le carte e dirsi disposto a ragionare su un governo con i grillini, retroscena che era già emerso qualche settimana fa sui quotidiani, poi sempre smentiti dall’ex presidente del Consiglio. Il punto vero in cui gira la formazione del governo è in ogni caso lo stesso Di Maio. Il leader dei 5 stelle appare sempre più isolato dal punto di vista istituzionale. È l’unico fino a questo momento a non aver mai fatto un passo indietro. A chiederlo è stato per primo Salvini. E il leader della Lega lo ha ripetuto anche ieri: «Fai come me un passo di lato». Idem Giancarlo Giorgetti: «Se cade il veto del Movimento Cinque Stelle facciamo un governo la prossima settimana». Persino Berlusconi: «Da parte nostra mai veti, è il M5s ha porre il veto nei confronti di Forza Italia. Noi siamo insieme nel centrodestra da molti anni». Il Cavaliere ha fatto capire che l’alleanza non è scalfibile, anche perché bene cementata nelle amministrazioni comunali e regionali amministrate insieme da anni. Insomma è tutto nelle mani di Di Maio. Ma il leader grillino, nonostante l’amabile chiacchierata con il presidente del Senato, continua a insistere su un centrodestra «artifizio elettorale». Infine c’è chi sostiene che dietro la Casellati possa celarsi la formazione di un altro governo, centrodestra e centrosinistra. Lo stesso Berlusconi ha detto di avere un’idea in mente, ma ha chiesto del tempo prima di annunciarla. Ora l’unica cosa da aspettare è Mattarella, che venerdì tornerà a parlare. E a dare le carte di una partita che si fa sempre più complessa.
Alessandro Da Rold
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