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2020-10-13
Mascherine in casa e scure sulle feste. Le nuove restrizioni sono un delirio
Ansa
«Se proprio questa curva dovesse continuare a risalire prevedo qualche lockdown molto circoscritto territorialmente, ma non siamo più nella condizione di intervenire in modo generalizzato sul territorio nazionale o su ampie aree del territorio»: Giuseppe Conte esclude l'ipotesi di un nuovo lockdown nazionale, e ci mancherebbe altro, con un'economia italiana già in ginocchio. La giornata di ieri, in attesa del varo del nuovo Dpcm sul coronavirus, trascorre tra una riunione e una indiscrezione, una smentita e una smentita della smentita. Il premier Conte riunisce intorno alle 18, in videoconferenza, la cabina di regia tra governo, Regioni, Province e Comuni, insieme ai ministri agli Affari regionali, Francesco Boccia, e alla Salute, Roberto Speranza, prima di incontrare di nuovo il Comitato tecnico scientifico e poi i capidelegazione dei partiti di maggioranza (le Regioni avrebbero chiesto al governo 24 ore per visionare e ragionare sul nuovo Dpcm).
I pilastri fondamentali della strategia di contrasto alla seconda ondata saranno, per ora, l'obbligo della mascherina anche all'aperto per l'intera giornata, tranne per chi si dedica al jogging e al footing; la chiusura di bar, pub e ristoranti alle 24 e lo stop della vendita delle bevande da asporto alle 21 per evitare assembramenti in piedi all'esterno dei locali; la chiusura alle 21 dei locali senza servizio al tavolo; la spinta allo smart working; un tetto massimo 30 invitati per quel che riguarda le feste per matrimoni, battesimi, prime comunioni e cresime; lo stop agli sport amatoriali da contatto come calcetto, basket e pallavolo, ma non per quel che riguarda i campionati agonistici.
I limiti alle feste e agli incontri conviviali nelle abitazioni private fanno discutere. «Proveremo a incidere», ha spiegato a Che tempo che fa il ministro della Salute, Speranza, «su alcuni pezzi della vita delle persone che consideriamo non essenziali. Io ho proposto che vengano vietate tutte le feste, che in questo possono essere evitate». Ok, e chi controlla se qualcuno organizza una festicciola in casa propria per la comunione di sua figlia? «Quando c'è una norma», ha risposto Speranza, «questa va rispettata e gli italiani hanno dimostrato di non aver bisogno di un carabiniere o di un poliziotto a controllarli personalmente. Ma è chiaro che aumenteremo i controlli, ci saranno le segnalazioni». Avete letto bene: le segnalazioni. Eppure l'articolo 14 della Costituzione, che non ci risulta sia stato ancora abrogato, recita così: «Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale». Per sgominare gli spacciatori di fette di torta ci vuole un mandato di un giudice, non basta (per fortuna) la telefonata della vicina. «Gli accertamenti e le ispezioni», prosegue l'articolo 14 della Carta, «per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali». Considerato che un Dpcm non è una legge speciale, come può essere ad esempio una norma antiterrorismo, questa follia delle «spiate» non farà altro che ingolfare i centralini delle forze dell'ordine, che di cose serie da fare, ne hanno già in sovrabbondanza. «Nel Dpcm», ha aggiunto Conte, «inseriremo una forte raccomandazione sulle mascherine all'interno delle abitazioni private in presenze di persone non conviventi. Vogliamo dare il messaggio che se si ricevono persone non conviventi anche in casa bisogna usare la mascherina». Il concetto di «ricevere persone non conviventi» andrebbe studiato in filosofia teoretica: se sono conviventi, come fanno e essere ricevute in casa? Non si sa: quello che si sa è che il governo sembra in preda alla confusione più totale, tanto più che ieri sera è circolata pure l'ipotesi di limitare a sei il numero di persone ammesse alle feste in casa, attraverso una «raccomandazione», sostanzialmente una moral suasion.
Non c'è pace neanche per la scuola. Ieri è emersa l'ipotesi di dire stop a gite scolastiche, attività didattiche fuori sede e gemellaggi. E nel confronto con le Regioni si è anche parlato di prevedere la didattica a distanza per gli studenti delle scuole superiori. E vogliamo parlare delle cerimonie, dai matrimoni ai battesimi? Il tetto di partecipanti previsto è di 30 persone: in alcune zone d'Italia, questa cifra si raggiunge soltanto tra fotografi, truccatori e parrucchieri. Limitare la partecipazione a un matrimonio a 30 persone significa far morire letteralmente di fame ristoratori, wedding planner, servizi di catering, proprietari di ville adibite a sala cerimonie. Come prevede il governo di ristorare i ristoratori? Emettendo Conte-bond? Follia totale, così come folle è ridurre sul lastrico i gestori dei campi di calcetto, mentre si lascia tranquillamente che i mezzi pubblici siano affollati come sempre. Infine, un accenno alle smentite sulle ipotesi in circolazione che ieri sono piovute dall'ufficio stampa della Presidenza del consiglio. Ipotesi messe in circolazione, naturalmente, dagli stessi ministri. Altro che «fake news», qui l'unica cosa «fake» è proprio il governo giallorosso.
Dal turismo al calcetto, ecco chi resta fregato
Per capire la mazzata che il nuovo Dpcm rischia di infliggere ai settori che saranno messi nel mirino, occorre partire dai pesantissimi colpi già assestati agli stessi comparti dal lockdown prolungato dei mesi scorsi.
È Mariano Bella, che guida l'Ufficio studi di Confcommercio, a scattare la fotografia attuale, precedente rispetto al nuovo Dpcm, eppure di per sé impressionante: «Già circa 110 miliardi di ricavi in meno in questo 2020», proiezione coerente con le previsioni di un calo del Pil del 9-10%. Ma attenzione, spiega Bella: «Realisticamente questi dati negativi saranno quasi tutti concentrati in alcuni settori: turismo, ristorazione, convivialità, lo stare insieme». Esattamente i settori che avrebbero dovuto essere indennizzati in modo speciale, insieme al commercio in genere, essendo stati colpiti in modo diretto dalle chiusure: eppure, come si ricorderà, sul complesso dei 100 miliardi stanziati da marzo in poi, il governo ne ha assegnati solo 6 ai contributi a fondo perduto alle imprese, e con una formula cervellotica e al ribasso (appena il 20, o il 15 o il 10% della differenza tra i ricavi di aprile 2020 e quelli di aprile 2019).
«Il governo», spiega Bella, «sta sottovalutando gli effetti di questa situazione. In qualche passaggio mostra di averne contezza, come quando nella Nadef dice che anche nel 2021 bisognerà sostenere i lavoratori dei settori più colpiti dal Covid. Però occorrerebbe pensare non solo ai lavoratori dipendenti, ma pure alle imprese. Già adesso, senza ulteriori restrizioni, la nostra stima è di 270.000 imprese del commercio destinate a chiudere da qui a fine anno».
Ecco, se questa è la fotografia attuale, non è difficile immaginare che gli ulteriori interventi restrittivi progettati su ristoranti, bar, centri sportivi sono destinati ad arrecare il proverbiale colpo di grazia. Ad esempio, in ambito sportivo, sembra certo lo stop al calcetto amatoriale: pur limitando l'intervento alla sfera non agonistica, il riverbero sui circoli sportivi sarà pesante. Quanto alla stretta sui matrimoni (non più di 30 invitati), va ricordato che si stimano circa 80.000 imprese in Italia (oltre 10.000 in Lombardia) direttamente o indirettamente legate alla celebrazione delle nozze, con un giro d'affari annuo stimato in 15 miliardi.
In questo, la dinamica di ciò che può accadere è perfino brutale: se i potenziali ricavi da adesso a fine anno (e oltre) rischiano di essere prossimi al livello dei costi fissi, o addirittura inferiori, la sentenza di morte è quasi scritta. Se si va addirittura più in basso dei costi fissi, uno come fa a reggere? Le stime generalmente ritenute attendibili collocano questi costi fissi nel commercio al dettaglio intorno al 50% del totale dei costi di esercizio, e nella ristorazione e nell'alberghiero intorno al 30.
Intanto, si conferma la logica dei figli e dei figliastri. Nessuna pietà per ristoranti, bar e centri sportivi, mentre ci sarà mano più leggera - fa sapere Dario Franceschini - per cinema e teatri. Il che naturalmente rallegra moltissimo per questi settori, e addolora per quelli che invece non riceveranno uguale clemenza: «Continuo a leggere dichiarazioni o a ricevere appelli del mondo dello spettacolo sulla presunta volontà del governo di ridurre il limite di 200 persone al chiuso e di 1000 all'aperto per spettacoli dal vivo e cinema. Non esiste questo rischio», dice il ministro della Cultura.
Resta il dubbio che i settori colpiti siano quelli con minore visibilità mediatica e meno santi in paradiso (politicamente parlando). E rimangono altre due osservazioni lasciate a verbale alla Verità ancora da Mariano Bella. La prima riguarda ciò «che non vediamo, cioè le imprese non nate: si può stimare un 40% in meno rispetto al 2019». La seconda riguarda un paradosso anche dal punto di vista della sicurezza sanitaria: «Proprio nei locali (negozi, ristoranti, ecc) il rispetto delle distanze è garantito. Dunque, a rigor di logica, il governo dovrebbe incentivare a frequentarli, anziché imporre altre restrizioni».
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Coperture indossate con i non conviventi, «raccomandazione» per i party con un massimo di sei persone Valutato lo stop alle gite scolastiche, tagli alle nozze, locali chiusi alle 24 e «divieto di sosta» fuori dalle 21In arrivo l'ennesima mazzata per l'economia. Ma Dario Franceschini pensa solo ai «compagni» di cinema e teatroLo speciale contiene due articoli«Se proprio questa curva dovesse continuare a risalire prevedo qualche lockdown molto circoscritto territorialmente, ma non siamo più nella condizione di intervenire in modo generalizzato sul territorio nazionale o su ampie aree del territorio»: Giuseppe Conte esclude l'ipotesi di un nuovo lockdown nazionale, e ci mancherebbe altro, con un'economia italiana già in ginocchio. La giornata di ieri, in attesa del varo del nuovo Dpcm sul coronavirus, trascorre tra una riunione e una indiscrezione, una smentita e una smentita della smentita. Il premier Conte riunisce intorno alle 18, in videoconferenza, la cabina di regia tra governo, Regioni, Province e Comuni, insieme ai ministri agli Affari regionali, Francesco Boccia, e alla Salute, Roberto Speranza, prima di incontrare di nuovo il Comitato tecnico scientifico e poi i capidelegazione dei partiti di maggioranza (le Regioni avrebbero chiesto al governo 24 ore per visionare e ragionare sul nuovo Dpcm). I pilastri fondamentali della strategia di contrasto alla seconda ondata saranno, per ora, l'obbligo della mascherina anche all'aperto per l'intera giornata, tranne per chi si dedica al jogging e al footing; la chiusura di bar, pub e ristoranti alle 24 e lo stop della vendita delle bevande da asporto alle 21 per evitare assembramenti in piedi all'esterno dei locali; la chiusura alle 21 dei locali senza servizio al tavolo; la spinta allo smart working; un tetto massimo 30 invitati per quel che riguarda le feste per matrimoni, battesimi, prime comunioni e cresime; lo stop agli sport amatoriali da contatto come calcetto, basket e pallavolo, ma non per quel che riguarda i campionati agonistici.I limiti alle feste e agli incontri conviviali nelle abitazioni private fanno discutere. «Proveremo a incidere», ha spiegato a Che tempo che fa il ministro della Salute, Speranza, «su alcuni pezzi della vita delle persone che consideriamo non essenziali. Io ho proposto che vengano vietate tutte le feste, che in questo possono essere evitate». Ok, e chi controlla se qualcuno organizza una festicciola in casa propria per la comunione di sua figlia? «Quando c'è una norma», ha risposto Speranza, «questa va rispettata e gli italiani hanno dimostrato di non aver bisogno di un carabiniere o di un poliziotto a controllarli personalmente. Ma è chiaro che aumenteremo i controlli, ci saranno le segnalazioni». Avete letto bene: le segnalazioni. Eppure l'articolo 14 della Costituzione, che non ci risulta sia stato ancora abrogato, recita così: «Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale». Per sgominare gli spacciatori di fette di torta ci vuole un mandato di un giudice, non basta (per fortuna) la telefonata della vicina. «Gli accertamenti e le ispezioni», prosegue l'articolo 14 della Carta, «per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali». Considerato che un Dpcm non è una legge speciale, come può essere ad esempio una norma antiterrorismo, questa follia delle «spiate» non farà altro che ingolfare i centralini delle forze dell'ordine, che di cose serie da fare, ne hanno già in sovrabbondanza. «Nel Dpcm», ha aggiunto Conte, «inseriremo una forte raccomandazione sulle mascherine all'interno delle abitazioni private in presenze di persone non conviventi. Vogliamo dare il messaggio che se si ricevono persone non conviventi anche in casa bisogna usare la mascherina». Il concetto di «ricevere persone non conviventi» andrebbe studiato in filosofia teoretica: se sono conviventi, come fanno e essere ricevute in casa? Non si sa: quello che si sa è che il governo sembra in preda alla confusione più totale, tanto più che ieri sera è circolata pure l'ipotesi di limitare a sei il numero di persone ammesse alle feste in casa, attraverso una «raccomandazione», sostanzialmente una moral suasion. Non c'è pace neanche per la scuola. Ieri è emersa l'ipotesi di dire stop a gite scolastiche, attività didattiche fuori sede e gemellaggi. E nel confronto con le Regioni si è anche parlato di prevedere la didattica a distanza per gli studenti delle scuole superiori. E vogliamo parlare delle cerimonie, dai matrimoni ai battesimi? Il tetto di partecipanti previsto è di 30 persone: in alcune zone d'Italia, questa cifra si raggiunge soltanto tra fotografi, truccatori e parrucchieri. Limitare la partecipazione a un matrimonio a 30 persone significa far morire letteralmente di fame ristoratori, wedding planner, servizi di catering, proprietari di ville adibite a sala cerimonie. Come prevede il governo di ristorare i ristoratori? Emettendo Conte-bond? Follia totale, così come folle è ridurre sul lastrico i gestori dei campi di calcetto, mentre si lascia tranquillamente che i mezzi pubblici siano affollati come sempre. Infine, un accenno alle smentite sulle ipotesi in circolazione che ieri sono piovute dall'ufficio stampa della Presidenza del consiglio. Ipotesi messe in circolazione, naturalmente, dagli stessi ministri. Altro che «fake news», qui l'unica cosa «fake» è proprio il governo giallorosso. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mascherine-in-casa-e-scure-sulle-feste-le-nuove-restrizioni-sono-un-delirio-2648180838.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dal-turismo-al-calcetto-ecco-chi-resta-fregato" data-post-id="2648180838" data-published-at="1602539134" data-use-pagination="False"> Dal turismo al calcetto, ecco chi resta fregato Per capire la mazzata che il nuovo Dpcm rischia di infliggere ai settori che saranno messi nel mirino, occorre partire dai pesantissimi colpi già assestati agli stessi comparti dal lockdown prolungato dei mesi scorsi. È Mariano Bella, che guida l'Ufficio studi di Confcommercio, a scattare la fotografia attuale, precedente rispetto al nuovo Dpcm, eppure di per sé impressionante: «Già circa 110 miliardi di ricavi in meno in questo 2020», proiezione coerente con le previsioni di un calo del Pil del 9-10%. Ma attenzione, spiega Bella: «Realisticamente questi dati negativi saranno quasi tutti concentrati in alcuni settori: turismo, ristorazione, convivialità, lo stare insieme». Esattamente i settori che avrebbero dovuto essere indennizzati in modo speciale, insieme al commercio in genere, essendo stati colpiti in modo diretto dalle chiusure: eppure, come si ricorderà, sul complesso dei 100 miliardi stanziati da marzo in poi, il governo ne ha assegnati solo 6 ai contributi a fondo perduto alle imprese, e con una formula cervellotica e al ribasso (appena il 20, o il 15 o il 10% della differenza tra i ricavi di aprile 2020 e quelli di aprile 2019). «Il governo», spiega Bella, «sta sottovalutando gli effetti di questa situazione. In qualche passaggio mostra di averne contezza, come quando nella Nadef dice che anche nel 2021 bisognerà sostenere i lavoratori dei settori più colpiti dal Covid. Però occorrerebbe pensare non solo ai lavoratori dipendenti, ma pure alle imprese. Già adesso, senza ulteriori restrizioni, la nostra stima è di 270.000 imprese del commercio destinate a chiudere da qui a fine anno». Ecco, se questa è la fotografia attuale, non è difficile immaginare che gli ulteriori interventi restrittivi progettati su ristoranti, bar, centri sportivi sono destinati ad arrecare il proverbiale colpo di grazia. Ad esempio, in ambito sportivo, sembra certo lo stop al calcetto amatoriale: pur limitando l'intervento alla sfera non agonistica, il riverbero sui circoli sportivi sarà pesante. Quanto alla stretta sui matrimoni (non più di 30 invitati), va ricordato che si stimano circa 80.000 imprese in Italia (oltre 10.000 in Lombardia) direttamente o indirettamente legate alla celebrazione delle nozze, con un giro d'affari annuo stimato in 15 miliardi. In questo, la dinamica di ciò che può accadere è perfino brutale: se i potenziali ricavi da adesso a fine anno (e oltre) rischiano di essere prossimi al livello dei costi fissi, o addirittura inferiori, la sentenza di morte è quasi scritta. Se si va addirittura più in basso dei costi fissi, uno come fa a reggere? Le stime generalmente ritenute attendibili collocano questi costi fissi nel commercio al dettaglio intorno al 50% del totale dei costi di esercizio, e nella ristorazione e nell'alberghiero intorno al 30. Intanto, si conferma la logica dei figli e dei figliastri. Nessuna pietà per ristoranti, bar e centri sportivi, mentre ci sarà mano più leggera - fa sapere Dario Franceschini - per cinema e teatri. Il che naturalmente rallegra moltissimo per questi settori, e addolora per quelli che invece non riceveranno uguale clemenza: «Continuo a leggere dichiarazioni o a ricevere appelli del mondo dello spettacolo sulla presunta volontà del governo di ridurre il limite di 200 persone al chiuso e di 1000 all'aperto per spettacoli dal vivo e cinema. Non esiste questo rischio», dice il ministro della Cultura. Resta il dubbio che i settori colpiti siano quelli con minore visibilità mediatica e meno santi in paradiso (politicamente parlando). E rimangono altre due osservazioni lasciate a verbale alla Verità ancora da Mariano Bella. La prima riguarda ciò «che non vediamo, cioè le imprese non nate: si può stimare un 40% in meno rispetto al 2019». La seconda riguarda un paradosso anche dal punto di vista della sicurezza sanitaria: «Proprio nei locali (negozi, ristoranti, ecc) il rispetto delle distanze è garantito. Dunque, a rigor di logica, il governo dovrebbe incentivare a frequentarli, anziché imporre altre restrizioni».
«Maschi Veri» (Netflix)
Dalla Spagna a Netflix, la serie segue quattro quarantenni alle prese con identità, relazioni e nuovi equilibri sociali. Tra ironia e crisi personali, il racconto evolve oltre il patriarcato, interrogando cosa significhi essere uomini oggi.
In Italia, abbiamo fatto appena in tempo ad applaudire la prima, ma, in Spagna, le stagioni di Machos Alfa - da noi riadattato in Maschi Veri - sono state quattro. Con una quinta disponibile su Netflix da venerdì 17 aprile.
La serie tv, che ha saputo ribaltare gli assunti del politicamente corretto, ha voluto proseguire oltre quel che è stato fatto, tornando a interrogandosi sul significato che la mascolinità possa avere quest'oggi. Dapprima, è stato il patriarcato. Poi, nel corso delle quattro stagioni già viste, altri mostri, altre battaglie. Pedro, Luis, Raul e Santi, amici di sempre, sulla soglia degli -anta, sono stati costretti a misurarsi con una realtà duttile e mutevole. Relazioni che cambiano, improvvise virate, il Giusto e lo Sbagliato come insiemi dai confini labili. Niente di quel che era stato insegnato loro sembra poter sopravvivere in questo mondo nuovo. La loro cultura, quello di cui sono intrisi, è stato derubricato a scoria del patriarcato, ogni loro pensiero cerchiato con la penna rossa. Avrebbero dovuto imparare a disimpararsi. Rivedere ogni automatismo, fermarsi al pensiero, senza più verbalizzarlo. Ogni cosa nota, l'ironia un tempo ben accetta, i nomignoli e le piccolezze legate ai ruoli di genere, sarebbero stati presi come insulti. Di qui, dunque, l'esigenza di costringersi ad un corso vero e proprio, che potesse fornire loro gli strumenti necessari a liberarsi della propria mascolinità tossica.
Machos Alfa, nelle sue prime quattro stagioni, è partito dalla particolarità di questi quattro amici per navigare, attraverso loro, il politicamente corretto, la società fluida, il gender gap, le relazioni, così come social e parità di genere le stanno riscrivendo. Poi, si è portato più in là, dando a ciascun quarantenne una vita che consentisse (anche) uno sviluppo verticale della narrazione.Così, Pedro, Luis, Santi e Raul si sono evoluti, di episodio in episodio. E, in questi inediti, continuano nel proprio processo di ricerca, uomini costretti a ridefinire, in tarda età, i confini della propria identità. Non sono maschi come lo erano i propri padri. Non si sentono alfa né capobranco. Forse, un branco, nemmeno lo hanno. Eppure vanno, incontrando sul proprio cammino i drammi legati alle crisi matrimoniali, all'ingresso nelle relazioni umane dell'intelligenza artificiale, alla paternità, soprattutto a quella non convenzionale. E vanno con ironia sottile, meravigliosa, con una capacità di divertire, che, nell'economia dell'offerta televisiva odierna, raramente ha trovato pari.
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Secondo Wilders, la scrittrice italiana aveva già previsto, oltre venticinque anni fa, le trasformazioni che oggi — a suo dire — sarebbero sotto gli occhi di tutti. Citando il suo libro La rabbia e l'orgoglio, ha rilanciato il messaggio attribuito alla Fallaci: «Svegliatevi, gente».
Nel discorso, il leader olandese ha legato immigrazione, islamismo e crisi dell’Europa, parlando di una «migrazione di massa» che avrebbe cambiato profondamente le città europee. Tra gli esempi citati anche Milano, descritta come simbolo di un mutamento segnato — nella sua ricostruzione — da insicurezza e perdita di identità.
Uno dei passaggi più duri è stato rivolto agli immigrati irregolari: «Vi manderemo via, dovete andarvene», ha affermato, delineando una posizione fortemente restrittiva.
Nel finale, Wilders ha affiancato alla figura della Fallaci anche quella di Giovanni Paolo II, citando il celebre «Non abbiate paura», per rafforzare il tono identitario e simbolico del suo intervento.
Il senso complessivo del discorso è stato chiaro: per Wilders, la questione migratoria rappresenta una sfida centrale per il futuro e per la stessa identità dell’Europa.
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