True
2022-08-28
Mare, Ciociaria e borghi fantasma: il Lazio non è solo Roma
True
Il Lazio è fagocitato da Roma: difficile che si scelga questa regione come meta per le vacanze o anche solo per un weekend (escludendo la capitale). Peccato, perché – anche se poco conosciuto – il Lazio vanta bellezze naturalistiche e storico-artistiche di tutto rispetto, offuscate da una strabiliante metropoli che tutto ingoia.
Il Lazio dei borghi-fantasma
Uno su tutti: Galeria Antica, a pochi chilometri dalla capitale (circa 28 km). È un’area naturale protetta, il cui fascino ha spinto molti registi a selezionarla come set per i loro film.
Il borgo venne abbandonato a fine ‘800 a causa di un’epidemia di malaria. O almeno così si dice: i punti di domanda sono ancora tanti, incluso quello sui molti corpi lasciati per strada, privi di una degna sepoltura. Perché uno svuotamento così repentino?
Del resto, se non ci fossero ancora dei dubbi, il manipolo di case e chiese di origine medieval, ben nascoste nella fitta boscaglia, non avrebbe il fascino che ha. Sotto le rovine arroccate sul tufo scorre il fiume Arrone, che rende questo trekking un’esperienza a 360 gradi nella natura. Nonostante la facilità del percorso, bisogna comunque prestare attenzione, perché ci sono dei punti nascosti dal fogliame che si gettano a picco nella vallata.
Il Lazio, ad ogni modo, è pieno di borghi-fantasma: altri da vedere sono Monterano (RM), Celleno Antica (VT) e Norba (LT): tutte ottime idee per l’autunno in arrivo.
Dormire nei dintorni
- Resort La Rocchetta, Via Giulio Galli 41, La Giustiniana: immerso nella natura e a soli 20 minuti di auto da Roma.
Mangiare nei dintorni
- Antico Mulino a Vejo, Via Riserva Campetti, Isola Farnese: splendida la location, ottima la carne.
Il Lazio dei borghi
Questa volta “vivi”, non ancora fantasma. Nel Lazio sono uno più bello dell’altro. Prendete Tivoli: è vero che si tratta di una popolosa cittadina, ma il suo cuore è il borgo medievale, nel quale si nascondono pregiati palazzi e scorci da Mille e una Notte sulla cascata che si getta nel fiume Aniene. Da non perdere il Tempio di Vesta, risalente al II secolo a.C.
Come se non bastasse, vanta due Patrimoni Unesco (Villa Adriana e Villa d’Este) e un bene FAI (Villa Gregoriana). Insomma, Tivoli è perfetta per gli amanti della sontuosità, sia naturalistica che archeologica.
A proposito di archeologia, un altro borgo da visitare è quello di Ostia Antica, che non coincide esclusivamente con il suo Parco Archeologico. Dovrebbe essere un obbligo per i turisti che si recano nella capitale, vista la sua vicinanza. Si tratta di una minuscola, ma preziosa perla dominata dal Castello di Giulio II. Un borghetto per animi romantici.
Infine Vitorchiano, borgo che esemplifica la bellezza della Tuscia. Una passeggiata tra i suoi vicoli in peperino (la pietra scura locale) rende perfettamente l’idea. A contrasto, il rosa di una parete, il giallo dei fiori sul davanzale, il verde dei rampicanti sulle case e nei boschi che lo circondano. Per gli amanti della natura: visitate il Giardino Botanico Moutan, con le sue splendide peonie cinesi da collezione e i mille angoli fioriti.
Dormire:
- Agriturismo La Cerra, Strada di San Gregorio da Sassola, Km 6.800, Tivoli: location agreste di tutto rispetto e ottimo ristorante interno;
- B&B Domus Gratiae, Via Arturo Evans 18, Ostia Antica: posizione tranquilla, giardino e vicinanza all’aeroporto;
- B&B Il Moai, Via Sandro Pertini 10, Vitorchiano: parcheggio gratuito, vicinanza al centro del paese e biciclette per gli ospiti.
Mangiare
- Ristorante Sibilla, via della Sibilla 42, Tivoli: a due passi dal Tempio di Vesta, propone piatti della cucina italiana e romana rivisitati;
- Monumento, Piazza Umberto I, Ostia Antica: ottimi i primi di pesce;
- La Grotticella, Via Arringa 8, Vitorchiano: pizza di primo livello.
Il Lazio ciociaro
La Ciociaria è una zona che merita una visita a sé stante: non può essere relegata a margine di una gita a Roma, trovandosi al confine con Abruzzo e Molise.
Almeno una mezza giornata andrebbe dedicata all’Abbazia di Montecassino (FR), arroccata sull’acropoli dell’antica Casinum. Fondata nel 529 da San Benedetto, venne distrutta per ben quattro volte: dai Longobardi, dai Saraceni, da un terremoto e dagli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Bisogna attraversare i suoi tre chiostri e ammirare la sua candida monumentalità per respirare appieno l’atmosfera di misticismo che aleggia qui.
Ma la Ciociaria è anche natura. Si pensi alla Valle di Comino, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Per un trekking ameno, si può partire dal Santuario della Madonna Nera di Canneto, in località Settefrati (FR) e arrivare alla cascata Giovanni Paolo II, dove il Papa si fermò a meditare nel 1985. A testimoniare il suo passaggio, una scultura in pietra che riproduce un libro dedicato a Wojtyla.
San Donato Val di Comino, Atina e Veroli sono solo alcuni degli splendidi borghi che puntellano questo verdissimo territorio, dove godere anche della ricca e casereccia enogastronomia.
Dormire
- Best Western Hotel Rocca, Via Sferracavalli 105, Cassino: hotel comodo da tutti i punti di vista, ha al suo interno anche un buon ristorante. Inoltre organizza tour per gli ospiti che lo desiderano.
Mangiare
- Osteria Ficcanaso, P.za Carlo Coletti 37, San Donato Val di Comino: da provare il risotto topinambur e salsiccia;
- Cantina Cominium, Via San Ritinto s.n.c., Alvito: ottimi i salumi e i formaggi locali;
- Casa Lawrence, Contrada Serre, Picinisco (FR): luogo letterario e piatti preparati con prodotti a Km 0.
Il Lazio del mare
Bisogna sfatare il mito che nel Lazio non ci sia un bel mare: provate ad andare nel Circeo e vi ricrederete. San Felice Circeo, per esempio, unisce la bellezza del borgo a un mare bello e pulito, oltre che ai miti legati a Ulisse: fu proprio da queste parti che il nostro eroe si invaghì della maga Circe.
Da vedere: Torre Paola (l’unica sopravvissuta tra le quattro torri papali), l’acropoli sullo sperone roccioso del paese e il faro di Capo Circeo.
Se cercate un’altra spiaggia lunga e incantevole, fate un salto anche a Sabaudia, ma da settembre in poi. È famosa per le sue dune, ma anche per il lago di Paola, che crea uno scenario lagunare a due passi dal mare.
Dormire
- La Conchiglia sul Mare, Lungomare Circe 13, San Felice Circeo: camere nuove e pulite e vicinanza al mare.
Mangiare
- Hostaria La Perla Nera, Viale Tommaso Tittoni 183B: da non perdere l’antipasto Perla Nera;
- Al Giardino, Via Dante Alighieri 2, Sabaudia: ottime le carni alla brace.
Continua a leggereRiduci
Per rendere onore a questa regione, abbiamo deciso di indicarvi alcuni punti di estremo interesse, da visitare ciascuno in un momento diverso. Che sia per un weekend o per un paio di settimane, il nostro consiglio è quello di entrare in contatto con la storia che trasuda da ogni pietra, da ogni castello, da ogni necropoli.Il Lazio è fagocitato da Roma: difficile che si scelga questa regione come meta per le vacanze o anche solo per un weekend (escludendo la capitale). Peccato, perché – anche se poco conosciuto – il Lazio vanta bellezze naturalistiche e storico-artistiche di tutto rispetto, offuscate da una strabiliante metropoli che tutto ingoia.Il Lazio dei borghi-fantasmaUno su tutti: Galeria Antica, a pochi chilometri dalla capitale (circa 28 km). È un’area naturale protetta, il cui fascino ha spinto molti registi a selezionarla come set per i loro film.Il borgo venne abbandonato a fine ‘800 a causa di un’epidemia di malaria. O almeno così si dice: i punti di domanda sono ancora tanti, incluso quello sui molti corpi lasciati per strada, privi di una degna sepoltura. Perché uno svuotamento così repentino?Del resto, se non ci fossero ancora dei dubbi, il manipolo di case e chiese di origine medieval, ben nascoste nella fitta boscaglia, non avrebbe il fascino che ha. Sotto le rovine arroccate sul tufo scorre il fiume Arrone, che rende questo trekking un’esperienza a 360 gradi nella natura. Nonostante la facilità del percorso, bisogna comunque prestare attenzione, perché ci sono dei punti nascosti dal fogliame che si gettano a picco nella vallata.Il Lazio, ad ogni modo, è pieno di borghi-fantasma: altri da vedere sono Monterano (RM), Celleno Antica (VT) e Norba (LT): tutte ottime idee per l’autunno in arrivo.Dormire nei dintorniResort La Rocchetta, Via Giulio Galli 41, La Giustiniana: immerso nella natura e a soli 20 minuti di auto da Roma.Mangiare nei dintorniAntico Mulino a Vejo, Via Riserva Campetti, Isola Farnese: splendida la location, ottima la carne.Il Lazio dei borghiQuesta volta “vivi”, non ancora fantasma. Nel Lazio sono uno più bello dell’altro. Prendete Tivoli: è vero che si tratta di una popolosa cittadina, ma il suo cuore è il borgo medievale, nel quale si nascondono pregiati palazzi e scorci da Mille e una Notte sulla cascata che si getta nel fiume Aniene. Da non perdere il Tempio di Vesta, risalente al II secolo a.C.Come se non bastasse, vanta due Patrimoni Unesco (Villa Adriana e Villa d’Este) e un bene FAI (Villa Gregoriana). Insomma, Tivoli è perfetta per gli amanti della sontuosità, sia naturalistica che archeologica.A proposito di archeologia, un altro borgo da visitare è quello di Ostia Antica, che non coincide esclusivamente con il suo Parco Archeologico. Dovrebbe essere un obbligo per i turisti che si recano nella capitale, vista la sua vicinanza. Si tratta di una minuscola, ma preziosa perla dominata dal Castello di Giulio II. Un borghetto per animi romantici.Infine Vitorchiano, borgo che esemplifica la bellezza della Tuscia. Una passeggiata tra i suoi vicoli in peperino (la pietra scura locale) rende perfettamente l’idea. A contrasto, il rosa di una parete, il giallo dei fiori sul davanzale, il verde dei rampicanti sulle case e nei boschi che lo circondano. Per gli amanti della natura: visitate il Giardino Botanico Moutan, con le sue splendide peonie cinesi da collezione e i mille angoli fioriti.Dormire:Agriturismo La Cerra, Strada di San Gregorio da Sassola, Km 6.800, Tivoli: location agreste di tutto rispetto e ottimo ristorante interno;B&B Domus Gratiae, Via Arturo Evans 18, Ostia Antica: posizione tranquilla, giardino e vicinanza all’aeroporto;B&B Il Moai, Via Sandro Pertini 10, Vitorchiano: parcheggio gratuito, vicinanza al centro del paese e biciclette per gli ospiti.MangiareRistorante Sibilla, via della Sibilla 42, Tivoli: a due passi dal Tempio di Vesta, propone piatti della cucina italiana e romana rivisitati;Monumento, Piazza Umberto I, Ostia Antica: ottimi i primi di pesce;La Grotticella, Via Arringa 8, Vitorchiano: pizza di primo livello.Il Lazio ciociaroLa Ciociaria è una zona che merita una visita a sé stante: non può essere relegata a margine di una gita a Roma, trovandosi al confine con Abruzzo e Molise.Almeno una mezza giornata andrebbe dedicata all’Abbazia di Montecassino (FR), arroccata sull’acropoli dell’antica Casinum. Fondata nel 529 da San Benedetto, venne distrutta per ben quattro volte: dai Longobardi, dai Saraceni, da un terremoto e dagli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Bisogna attraversare i suoi tre chiostri e ammirare la sua candida monumentalità per respirare appieno l’atmosfera di misticismo che aleggia qui.Ma la Ciociaria è anche natura. Si pensi alla Valle di Comino, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Per un trekking ameno, si può partire dal Santuario della Madonna Nera di Canneto, in località Settefrati (FR) e arrivare alla cascata Giovanni Paolo II, dove il Papa si fermò a meditare nel 1985. A testimoniare il suo passaggio, una scultura in pietra che riproduce un libro dedicato a Wojtyla.San Donato Val di Comino, Atina e Veroli sono solo alcuni degli splendidi borghi che puntellano questo verdissimo territorio, dove godere anche della ricca e casereccia enogastronomia.DormireBest Western Hotel Rocca, Via Sferracavalli 105, Cassino: hotel comodo da tutti i punti di vista, ha al suo interno anche un buon ristorante. Inoltre organizza tour per gli ospiti che lo desiderano.MangiareOsteria Ficcanaso, P.za Carlo Coletti 37, San Donato Val di Comino: da provare il risotto topinambur e salsiccia;Cantina Cominium, Via San Ritinto s.n.c., Alvito: ottimi i salumi e i formaggi locali;Casa Lawrence, Contrada Serre, Picinisco (FR): luogo letterario e piatti preparati con prodotti a Km 0.Il Lazio del mareBisogna sfatare il mito che nel Lazio non ci sia un bel mare: provate ad andare nel Circeo e vi ricrederete. San Felice Circeo, per esempio, unisce la bellezza del borgo a un mare bello e pulito, oltre che ai miti legati a Ulisse: fu proprio da queste parti che il nostro eroe si invaghì della maga Circe.Da vedere: Torre Paola (l’unica sopravvissuta tra le quattro torri papali), l’acropoli sullo sperone roccioso del paese e il faro di Capo Circeo.Se cercate un’altra spiaggia lunga e incantevole, fate un salto anche a Sabaudia, ma da settembre in poi. È famosa per le sue dune, ma anche per il lago di Paola, che crea uno scenario lagunare a due passi dal mare.DormireLa Conchiglia sul Mare, Lungomare Circe 13, San Felice Circeo: camere nuove e pulite e vicinanza al mare.MangiareHostaria La Perla Nera, Viale Tommaso Tittoni 183B: da non perdere l’antipasto Perla Nera;Al Giardino, Via Dante Alighieri 2, Sabaudia: ottime le carni alla brace.
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
Continua a leggereRiduci
Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
Continua a leggereRiduci
iStock
Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
Continua a leggereRiduci