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2019-09-27
Macron vuole la procreazione senza padre
Ansa
A Parigi il 6 ottobre si terrà una manifestazione contro la nuova legislazione bioetica, di cui da anni si dibatte in Francia, senza esclusione di colpi. Fortemente voluta dal presidente liberal-socialista Emmanuel Macron, la nuova normativa - presentata dal governo il 26 luglio scorso e non ancora approvata - viene definita dalla stampa progressista come «Pma per tutte», ovvero «procreazione medicalmente assistita per tutte le donne».
Il matrimonio gay
Si riutilizza quindi il linguaggio demagogico-orwelliano che ha già funzionato con il mariage pour tous, cioè il matrimonio gay (inclusa l'adozione), definito a suo tempo dai maîtres-à-penser dell'ingarbugliamento come «matrimonio per tutti». Come se, fino alla sciagurata legge Taubira-Hollande del 2013, le nozze fossero solo per «alcuni». Sarebbe un po' come se oggi qualche provocatore volesse aprire un contenzioso con lo Stato nazionale per chiedere il «voto per tutti», visto che, assieme a certi ergastolani, mafiosi e terroristi, i cittadini da 0 fino a 18 anni meno un giorno ne sono legalmente esclusi.
E la sinistra al potere, ieri con Francois Hollande, oggi con l'ipocrita Macron, va avanti imperterrita sulla via di queste leggi regressive che mortificano la storia di un grande Paese, dividono gli animi, indeboliscono le istituzioni e le norme giuridiche più solide, come quelle sulla filiazione, l'eredità, la trasmissione della vita, la certezza dei genitori. Creando altresì una montagna di crisi (ed obiezioni) di coscienza, in cittadini sia di fede religiosa (cristiana, islamica, ebraica) che nei razionalisti e nei laici non omologati.
La questione di fondo, assieme giuridica e morale, è la seguente. La Pma è riservata in Francia, e più o meno in tutte le nazioni civili d'Occidente, alle sole coppie eterosessuali, con genitori stabili, in età da poter procreare (per evitare il triste caso delle mamme-nonne di 65 anni e più), e con problemi di infertilità tali da non permettere la nascita naturale. In modo da permettere al bambino di trovarsi nella stessa situazione di tutti gli altri, un po' come avviene per l'adozione.
La nuova legge, fortemente sostenuta dal ministro della salute Agnès Buzin e dalle femministe più radicali e nichiliste, vuole svellere questi paletti, in modo da rendere possibile, legale e gratuita, la procreazione per qualunque donna, in qualsiasi situazione psicologica, relazionale, affettiva si trovi. Così una diciottenne potrebbe richiedere l'inseminazione artificiale poiché desidera fortemente un figlio-passatempo. E lo stesso potrebbe fare una donna anziana dopo un matrimonio fallito, in modo da rifarsi una vita, senza però impegnarsi in una relazione stabile, che come noto ha sempre diritti e doveri, gioie e responsabilità. Ed anzitutto la Pma che si intende approvare andrebbe a colmare il desiderio di maternità di talune coppie di lesbiche, le quali ritengono la figura paterna assolutamente inutile se non dannosa, e in ogni caso non (più) necessaria alla nascita, alla crescita e all'educazione del bambino.
Si è giunti al punto di ipotizzare che sul certificato di nascita di colui che vedrà la luce grazie alle tecniche della Pma (e non al rapporto d'amore) vi sarà scritto: nato da madre X e madre Y! Come se il bambino potesse in natura avere due madri, e come se la sua esistenza fosse il frutto del sentimento reciproco delle due donne con cui si troverà a vivere, senza poter mai conoscere la bellezza del rapporto, ugualmente importante, figlio-padre.
La Manif pour tous, la principale organizzazione che sfilerà a Parigi domenica 6 ottobre, fa notare che si tratta di uno stravolgimento completo della legge e di una ingiustizia assoluta e forse irreparabile. I bambini francesi con la nuova normativa non sarebbero più tutti uguali, ma alcuni sarebbero privati per sempre del padre, non potendo in nessun modo conoscere chi ha prestato-venduto il seme che è servito al suo concepimento.
Il fatto che parlando di procreazione, famiglia e amore genitoriale si debba scendere a parlare di «compravendita di semi» o di «prestito di sperma», la dice lunga sul fatto che stiamo già ora superando Frankenstein, e Il dottor Jackill e mister Hyde. E lo stiamo facendo in nome di diritti non bilanciati da doveri, o affermando i diritti della donna ma rivolti contro i diritti dell'uomo. La fine della paternità, di cui si parla dal Sessantotto ora arriva davvero al capolinea, e certe donne vivranno il delirio di onnipotenza di essere madri e padri della creatura che tutte sole (si fa per dire) hanno messo al mondo!
I vescovi in piazza
La ministra Agnés Buzyn ha avuto l'impudenza di dichiarare che il ruolo del padre può essere ricoperto «da un'altra donna, da un'altra figura familiare, degli zii, una nonna» e che «ciò che conta realmente è la serenità e l'amore che circondano il bambino». A lei ha risposto per le rime la deputata sovranista Emmanuelle Ménard, dichiarando così, all'apertura dei dibattiti parlamentari: «La vostra legge è criminale (…). Un essere umano non è un oggetto, un progetto, o una promessa di campagna elettorale». Molti vescovi e prelati francesi hanno invitato i fedeli a scendere in piazza per protestare contro la legge, al grido di liberté egalité paternité. Speriamo che non sia ancora una volta una protesta a legge ormai approvata, segno di grande impegno, ma senza risultati.
Fabrizio Cannone
Ottanta psicanalisti a «Le Monde»: «Gli antirazzisti fanno terrorismo»
Il mondo accademico francese insorge contro il razzismo e il populismo. E questa, di per sé, non sarebbe una novità. Senonché, stavolta i «rigurgiti totalitari» messi all'indice sono quelli del «pensiero decoloniale», ovvero l'avanguardia estrema del pensiero antirazzista. Ieri, su Le Monde, è comparso un appello siglato da 80 psicanalisti (prima firmataria: Houria Abdelouahed...) in cui si denunciava il terrorismo intellettuale intrinseco alle discipline militanti che si vanno facendo largo nelle università di mezzo mondo, come, per l'appunto, gli études décoloniales. Si tratta, per capirci, di quella disciplina che valorizza aprioristicamente qualsiasi esperienza indigena, per quel tanto che non sia stata compromessa dall'uomo bianco, e che per mettersi al riparo da ogni forma di colonialismo, anche culturale, finisce per proporre una sorta di apartheid.
Basti ricordare che, nel 2016, tanto per fare un esempio, fu organizzato in Francia un «campo decoloniale» riservato ai non bianchi e che diversi eventi simili si sono visti anche negli anni successivi. Esiste anche un movimento, gli Indigènes de la République, nato per promuovere esattamente questo tipo di politiche. Houria Bouteldja, la portavoce degli «indigeni», ha condannato i matrimoni misti, spiegando che «la prospettiva decoloniale implica di rompere la fascinazione del matrimonio con qualcuno della comunità bianca». Lo stesso gruppo è noto per il gioco di parole razzista volto a qualificare i cosiddetti français de souche, cioè i francesi «di ceppo», i bianchi insomma, come souchiens, che però suona come «sotto-cani».
Che tutto questo sembri ideologico ed estremistico a una persona normale è scontato, che appaia tale anche agli occhi di 80 psicanalisti francesi che si rivolgono a Le Monde (praticamente il politicamente corretto alla terza) lo è molto meno. Il testo, in effetti, è sorprendente, già dall'incipit, che cita una frase di George Orwell: «Gli intellettuali hanno una mentalità più totalitaria della gente comune». Alla faccia. Ma è solo l'antipasto. L'attacco, infatti, è violentissimo: «Oggigiorno dei militanti, ossessionati dall'identità, ridotta a identitarismo, sotto la copertura dell'antirazzismo e della difesa del bene, impongono nel campo del sapere e del sociale delle ideologie razziste. […] Non esitiamo a parlare di un fenomeno di influenza, che distilla surrettiziamente un'ideologia dai rigurgiti totalitari utilizzando delle tecniche di propaganda».
Sembra lo stesso gergo usato per demonizzare il Front national, ma adesso rivolto contro i militanti antirazzisti. L'appello prosegue: «Reintrodurre la “razza" e stigmatizzare le popolazioni cosiddette “bianche" o di colore come colpevoli o vittime vuol dire negare la complessità psichica». Per gli psicanalisti, una visione troppo schiacciata sulle appartenenze etniche, anche se in chiave pretesamente antidiscriminatoria, rischia di «negare la singolarità dell'individuo» e il «primato del vissuto personale». Ebbene, per gli studiosi che hanno scritto a Le Monde, tutto questo dà luogo a «una forma di razzismo mascherato» che «porta alla posizione vittimaria, al settarismo, all'esclusione e alla fine al disprezzo o alla insofferenza per il differente e alla sua esclusione di fatto». Il risultato è una nuova forma di caccia al diverso, dove quest'ultimo ha le inedite sembianze dell'europeo. Per gli estensori dell'articolo, in questo modo «la lotta di classe è diventata una lotta di razze».
L'appello parla inoltre chiaramente di «rivendicazioni totalitarie» che «minacciano i nostri valori democratici e repubblicani», ed è di nuovo un clamoroso dejà vu rispetto a certi manifesti antifascisti che siamo stati abituati a vedere in questi anni. Il tutto fino all'accusa delle accuse: quella di populismo. «Là dove si crede di lottare contro il razzismo e l'oppressione socioeconomica», è scritto, «si favoriscono invece il populismo e gli odi identitari». I toni della polemica sono inaspettatamente feroci e hanno tutto l'aspetto di una resa dei conti interna al pensiero dominante. Del resto, solo qualche settimana fa, non abbiamo forse visto il paladino dell'antirazzismo, il calciatore Lilian Thuram, scaricato dalla principale associazione del settore, la Licra, per via di alcune sue frasi infelici contro la «cultura bianca»? Evidentemente anche a una parte dell'intellighenzia politicamente corretta ha capito che certi temi rischiano di finire in burletta, se si lascia campo libero alla loro versione parodistica ed estremistica.
Adriano Scianca
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Il 6 ottobre manifestazione nella capitale contro la normativa presentata dal governo per consentire a tutte le donne, anche single, di fare figli con inseminazione artificiale. Una legge che destrutturerà la società, colpendo i valori della famiglia e della genitorialità.La denuncia degli accademici transalpini: «Aiutano il populismo e gli odi identitari».Lo speciale contiene due articoliA Parigi il 6 ottobre si terrà una manifestazione contro la nuova legislazione bioetica, di cui da anni si dibatte in Francia, senza esclusione di colpi. Fortemente voluta dal presidente liberal-socialista Emmanuel Macron, la nuova normativa - presentata dal governo il 26 luglio scorso e non ancora approvata - viene definita dalla stampa progressista come «Pma per tutte», ovvero «procreazione medicalmente assistita per tutte le donne».Il matrimonio gaySi riutilizza quindi il linguaggio demagogico-orwelliano che ha già funzionato con il mariage pour tous, cioè il matrimonio gay (inclusa l'adozione), definito a suo tempo dai maîtres-à-penser dell'ingarbugliamento come «matrimonio per tutti». Come se, fino alla sciagurata legge Taubira-Hollande del 2013, le nozze fossero solo per «alcuni». Sarebbe un po' come se oggi qualche provocatore volesse aprire un contenzioso con lo Stato nazionale per chiedere il «voto per tutti», visto che, assieme a certi ergastolani, mafiosi e terroristi, i cittadini da 0 fino a 18 anni meno un giorno ne sono legalmente esclusi. E la sinistra al potere, ieri con Francois Hollande, oggi con l'ipocrita Macron, va avanti imperterrita sulla via di queste leggi regressive che mortificano la storia di un grande Paese, dividono gli animi, indeboliscono le istituzioni e le norme giuridiche più solide, come quelle sulla filiazione, l'eredità, la trasmissione della vita, la certezza dei genitori. Creando altresì una montagna di crisi (ed obiezioni) di coscienza, in cittadini sia di fede religiosa (cristiana, islamica, ebraica) che nei razionalisti e nei laici non omologati.La questione di fondo, assieme giuridica e morale, è la seguente. La Pma è riservata in Francia, e più o meno in tutte le nazioni civili d'Occidente, alle sole coppie eterosessuali, con genitori stabili, in età da poter procreare (per evitare il triste caso delle mamme-nonne di 65 anni e più), e con problemi di infertilità tali da non permettere la nascita naturale. In modo da permettere al bambino di trovarsi nella stessa situazione di tutti gli altri, un po' come avviene per l'adozione.La nuova legge, fortemente sostenuta dal ministro della salute Agnès Buzin e dalle femministe più radicali e nichiliste, vuole svellere questi paletti, in modo da rendere possibile, legale e gratuita, la procreazione per qualunque donna, in qualsiasi situazione psicologica, relazionale, affettiva si trovi. Così una diciottenne potrebbe richiedere l'inseminazione artificiale poiché desidera fortemente un figlio-passatempo. E lo stesso potrebbe fare una donna anziana dopo un matrimonio fallito, in modo da rifarsi una vita, senza però impegnarsi in una relazione stabile, che come noto ha sempre diritti e doveri, gioie e responsabilità. Ed anzitutto la Pma che si intende approvare andrebbe a colmare il desiderio di maternità di talune coppie di lesbiche, le quali ritengono la figura paterna assolutamente inutile se non dannosa, e in ogni caso non (più) necessaria alla nascita, alla crescita e all'educazione del bambino.Si è giunti al punto di ipotizzare che sul certificato di nascita di colui che vedrà la luce grazie alle tecniche della Pma (e non al rapporto d'amore) vi sarà scritto: nato da madre X e madre Y! Come se il bambino potesse in natura avere due madri, e come se la sua esistenza fosse il frutto del sentimento reciproco delle due donne con cui si troverà a vivere, senza poter mai conoscere la bellezza del rapporto, ugualmente importante, figlio-padre.La Manif pour tous, la principale organizzazione che sfilerà a Parigi domenica 6 ottobre, fa notare che si tratta di uno stravolgimento completo della legge e di una ingiustizia assoluta e forse irreparabile. I bambini francesi con la nuova normativa non sarebbero più tutti uguali, ma alcuni sarebbero privati per sempre del padre, non potendo in nessun modo conoscere chi ha prestato-venduto il seme che è servito al suo concepimento.Il fatto che parlando di procreazione, famiglia e amore genitoriale si debba scendere a parlare di «compravendita di semi» o di «prestito di sperma», la dice lunga sul fatto che stiamo già ora superando Frankenstein, e Il dottor Jackill e mister Hyde. E lo stiamo facendo in nome di diritti non bilanciati da doveri, o affermando i diritti della donna ma rivolti contro i diritti dell'uomo. La fine della paternità, di cui si parla dal Sessantotto ora arriva davvero al capolinea, e certe donne vivranno il delirio di onnipotenza di essere madri e padri della creatura che tutte sole (si fa per dire) hanno messo al mondo!I vescovi in piazzaLa ministra Agnés Buzyn ha avuto l'impudenza di dichiarare che il ruolo del padre può essere ricoperto «da un'altra donna, da un'altra figura familiare, degli zii, una nonna» e che «ciò che conta realmente è la serenità e l'amore che circondano il bambino». A lei ha risposto per le rime la deputata sovranista Emmanuelle Ménard, dichiarando così, all'apertura dei dibattiti parlamentari: «La vostra legge è criminale (…). Un essere umano non è un oggetto, un progetto, o una promessa di campagna elettorale». Molti vescovi e prelati francesi hanno invitato i fedeli a scendere in piazza per protestare contro la legge, al grido di liberté egalité paternité. Speriamo che non sia ancora una volta una protesta a legge ormai approvata, segno di grande impegno, ma senza risultati.Fabrizio Cannone<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/macron-vuole-la-procreazione-senza-padre-2640635986.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ottanta-psicanalisti-a-le-monde-gli-antirazzisti-fanno-terrorismo" data-post-id="2640635986" data-published-at="1771718269" data-use-pagination="False"> Ottanta psicanalisti a «Le Monde»: «Gli antirazzisti fanno terrorismo» Il mondo accademico francese insorge contro il razzismo e il populismo. E questa, di per sé, non sarebbe una novità. Senonché, stavolta i «rigurgiti totalitari» messi all'indice sono quelli del «pensiero decoloniale», ovvero l'avanguardia estrema del pensiero antirazzista. Ieri, su Le Monde, è comparso un appello siglato da 80 psicanalisti (prima firmataria: Houria Abdelouahed...) in cui si denunciava il terrorismo intellettuale intrinseco alle discipline militanti che si vanno facendo largo nelle università di mezzo mondo, come, per l'appunto, gli études décoloniales. Si tratta, per capirci, di quella disciplina che valorizza aprioristicamente qualsiasi esperienza indigena, per quel tanto che non sia stata compromessa dall'uomo bianco, e che per mettersi al riparo da ogni forma di colonialismo, anche culturale, finisce per proporre una sorta di apartheid. Basti ricordare che, nel 2016, tanto per fare un esempio, fu organizzato in Francia un «campo decoloniale» riservato ai non bianchi e che diversi eventi simili si sono visti anche negli anni successivi. Esiste anche un movimento, gli Indigènes de la République, nato per promuovere esattamente questo tipo di politiche. Houria Bouteldja, la portavoce degli «indigeni», ha condannato i matrimoni misti, spiegando che «la prospettiva decoloniale implica di rompere la fascinazione del matrimonio con qualcuno della comunità bianca». Lo stesso gruppo è noto per il gioco di parole razzista volto a qualificare i cosiddetti français de souche, cioè i francesi «di ceppo», i bianchi insomma, come souchiens, che però suona come «sotto-cani». Che tutto questo sembri ideologico ed estremistico a una persona normale è scontato, che appaia tale anche agli occhi di 80 psicanalisti francesi che si rivolgono a Le Monde (praticamente il politicamente corretto alla terza) lo è molto meno. Il testo, in effetti, è sorprendente, già dall'incipit, che cita una frase di George Orwell: «Gli intellettuali hanno una mentalità più totalitaria della gente comune». Alla faccia. Ma è solo l'antipasto. L'attacco, infatti, è violentissimo: «Oggigiorno dei militanti, ossessionati dall'identità, ridotta a identitarismo, sotto la copertura dell'antirazzismo e della difesa del bene, impongono nel campo del sapere e del sociale delle ideologie razziste. […] Non esitiamo a parlare di un fenomeno di influenza, che distilla surrettiziamente un'ideologia dai rigurgiti totalitari utilizzando delle tecniche di propaganda». Sembra lo stesso gergo usato per demonizzare il Front national, ma adesso rivolto contro i militanti antirazzisti. L'appello prosegue: «Reintrodurre la “razza" e stigmatizzare le popolazioni cosiddette “bianche" o di colore come colpevoli o vittime vuol dire negare la complessità psichica». Per gli psicanalisti, una visione troppo schiacciata sulle appartenenze etniche, anche se in chiave pretesamente antidiscriminatoria, rischia di «negare la singolarità dell'individuo» e il «primato del vissuto personale». Ebbene, per gli studiosi che hanno scritto a Le Monde, tutto questo dà luogo a «una forma di razzismo mascherato» che «porta alla posizione vittimaria, al settarismo, all'esclusione e alla fine al disprezzo o alla insofferenza per il differente e alla sua esclusione di fatto». Il risultato è una nuova forma di caccia al diverso, dove quest'ultimo ha le inedite sembianze dell'europeo. Per gli estensori dell'articolo, in questo modo «la lotta di classe è diventata una lotta di razze». L'appello parla inoltre chiaramente di «rivendicazioni totalitarie» che «minacciano i nostri valori democratici e repubblicani», ed è di nuovo un clamoroso dejà vu rispetto a certi manifesti antifascisti che siamo stati abituati a vedere in questi anni. Il tutto fino all'accusa delle accuse: quella di populismo. «Là dove si crede di lottare contro il razzismo e l'oppressione socioeconomica», è scritto, «si favoriscono invece il populismo e gli odi identitari». I toni della polemica sono inaspettatamente feroci e hanno tutto l'aspetto di una resa dei conti interna al pensiero dominante. Del resto, solo qualche settimana fa, non abbiamo forse visto il paladino dell'antirazzismo, il calciatore Lilian Thuram, scaricato dalla principale associazione del settore, la Licra, per via di alcune sue frasi infelici contro la «cultura bianca»? Evidentemente anche a una parte dell'intellighenzia politicamente corretta ha capito che certi temi rischiano di finire in burletta, se si lascia campo libero alla loro versione parodistica ed estremistica. Adriano Scianca
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Operazione internazionale contro il Locale di ’ndrangheta di Siderno: sette arresti e sequestro di un’impresa. Indagini dal 2019 al 2025 sui legami con Stati Uniti e Canada.
Un’operazione costruita negli anni e chiusa con un asse investigativo tra Italia e Stati Uniti. Il Raggruppamento Operativo Speciale, in collaborazione con l’Federal Bureau of Investigation, ha colpito il cuore del Locale di Siderno, ritenuto snodo strategico delle proiezioni nordamericane della ’ndrangheta. L’inchiesta ricostruisce gerarchie, raccordi e canali di collegamento tra la Calabria e Albany, nello Stato di New York, fino al Canada. Un quadro che rafforza la tesi di una struttura globale ma ancora saldamente ancorata alla casa madre calabrese. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
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I giocatori del Como festeggiano il gol di Maxence Caqueret nella vittoria per 2-0 contro la Juventus (Ansa)
È vero, sulla carta i bianconeri avevano un impegno più complicato rispetto a quello dei nerazzurri, ma la squadra di Luciano Spalletti sembra essere sprofondata in una crisi irreversibile, evidenziata in maniera netta dai lariani, bravi e concreti a imporsi 2-0 allo Stadium, dove di fatto non c’è mai stata partita. Dopo un primo tentativo di Yildiz respinto da Butez, al minuto 11 è arrivato infatti l’episodio che ha indirizzato l’incontro: McKennie sbaglia un retropassaggio, Douvikas intercetta e serve Vojvoda sulla destra. Il kosovaro rientra su Cambiaso e calcia sul primo palo sorprendendo Di Gregorio, tutt’altro che impeccabile.
Come sottolineato nel post partita da Spalletti, la Juve si è ritrovata a incassare gol al primo tiro in porta degli avversari per la tredicesima volta in stagione: «Così è chiaro che dopo ci sono delle difficoltà», ha ammesso il tecnico di Certaldo, «perché poi tenti di riprendere la partita con le pressioni individuali». Ed è stato esattamente con questo atteggiamento che i bianconeri hanno tentato di raggiungere un Como che viaggia sulle ali dell’entusiasmo e che a differenza di altre volte ha saputo chiudere il match con il raddoppio in contropiede al minuto 61 di Caqueret. Per la Juventus la sconfitta contro la squadra di Cesc Fàbregas rischia di avere ora conseguenze sia sul piano emotivo che su quello del raggiungimento del minimo obiettivo stagionale rappresentato dalla qualificazione alla prossima Champions. Il quarto posto occupato dalla Roma è adesso distante un punto, ma i giallorossi avranno, domani sera alle 20.45 all’Olimpico contro la Cremonese, la possibilità di allungare. Tuttavia, gli uomini di Spalletti devono guardarsi le spalle: sia dal Como, che con i tre punti portati via dallo Stadium si sono rifatti sotto nella lotta per l’Europa che conta e inseguono i bianconeri a un punto; sia dalla risalita dell’Atalanta, settima a -4 dalla Juve e in campo domani pomeriggio contro il Napoli.
A proposito di lotta Champions, lo stesso Fàbregas prova a mantenere alta la concentrazione di tutto l’ambiente: «La Champions? Per noi non è importante, magari possiamo dirlo tra 2-3 anni», ha spiegato dopo la vittoria di Torino, «ora dobbiamo stare calmi e continuare a crescere per far diventare il Como sempre più forte». E se per la competizione europea più importante si profila una bagarre fino alla fine del campionato, per lo Scudetto pare esserci spazio soltanto per l’Inter. I nerazzurri, dopo il brutto scivolone di mercoledì in Norvegia con il Bodø/Glimt e in vista della gara di ritorno in programma martedì a San Siro, hanno ripreso la marcia verso il tricolore con un 2-0, non senza difficoltà, sul campo del Lecce. I salentini hanno costretto l’Inter a una partita sporca arroccandosi in difesa e resistendo per oltre un’ora: 24 tiri totali, di cui ben 9 nello specchio della porta per l’Inter, un palo colpito da Pio Esposito, un gol annullato per fuorigioco a Dimarco, a certificare un predominio offensivo netto prima della rete stappa match firmata da Mkhitaryan al minuto 75 e del punto esclamativo messo dal colpo di testa di Akanji all’82’.
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Federico Tomasoni, Simone Deromedis e Alex Fiva sul podio dello Ski Cross maschile ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Il capolavoro del trentino Deromedis vale il decimo oro, il suo è un dominio. Quando è certo del trionfo si volta ad abbracciare Tomasoni, baffi e pizzetto da D’Artagnan, felice per sé e per la fondazione Sole in nome della sfortunata Matilde. Il bergamasco deve aspettare il fotofinish per essere sicuro di avere sopravanzato di un centimetro lo svizzero Alex Fiva. Poi il guerriero di Castione della Presolana esplode di gioia. «Le favole esistono. È stato emozionante immaginare questo momento realizzarsi. Lei mi ha aiutato a concentrarmi, a non pensare ad altro, a salire su questo podio che avrebbe potuto essere suo». Oro e argento in una specialità inventata 15 anni fa per aumentare il peso specifico dei Giochi invernali e accontentare le esigenze televisive. Qualcuno obietta che non è una Libera, non è uno Slalom, le gobbe non sono gobbe e i salti non sono salti. Quello che non è lo skicross lo sappiamo. Oggi abbiamo scoperto quello che è: uno spettacolo capace di regalare emozioni infinite.
Se i metalli preziosi arrivano dalla montagna, il bronzo matura in pista. La solita pista, quella dello Speed skating a Rho Fiera, dove il finanziere trentino Andrea Giovannini s’inventa una rimonta assurda dopo una mass start di Pattinaggio nervosissima e va in medaglia battendo addirittura il fenomeno americano Jordan Stolz. Troppo lontani l’olandese Jorit Bergsma (oro) e il danese Viktor Thorup (argento). Quando arriva in fondo, l’azzurro si mette le mani sul casco come a dire: cosa ho lasciato per strada. «È proprio così, le gambe andavano, c’erano i presupposti per una giornata ancora più speciale». Per Giovannini, che da ragazzo pattinava sul lago ghiacciato di Baselga di Pinè, è il secondo podio dopo l’oro in staffetta.
Tricolore, inno, lacrime. È lui a lenire la delusione per la medaglia di legno di Francesca Lollobrigida, la nuova Lollo nazionale dal sorriso che stende. Ormai stanca e appagata, la mammina di Ladispoli si fa intrappolare nel gruppone, non riesce a dispiegare le ali nella voliera colorata e quando si scrolla di dosso le avversarie è tardi: Marijke Groenewoud (Olanda), Lise Blondin (Canada) e Mia Manganello (Usa) sono irraggiungibili. Francesca si arrende ma è ugualmente in paradiso con due ori. Riassunto delle due settimane con il piccolo Tommaso in braccio: «È stato incredibile, ho sentito la spinta degli italiani. Sono sulle nuvole». I trionfi sul ghiaccio milanese consentono all’Olanda di superare l’Italia nel medagliere dietro a Norvegia e Stati Uniti, pure a parità di ori con noi (10).
Potrebbe andare meglio nel Biathlon ad Anterselva, dove Dorothea Wierer trova le condizioni ideali per chiudere la carriera con un exploit storico nella mass start con Lisa Vittozzi. L’altoatesina va perfino in testa, poi sbaglia al poligono e finisce quinta. Il dominio è francese: Oceane Michelon e Julia Simon non fanno prigionieri, signore della fatica e della cattiveria agonistica, più vicine a personaggi di Emmanuel Carrère che alle mollezze parigine di Emmanuel Macron.
La giornata è lunga e comincia male: alla partenza della 50 km di Fondo non si presenta l’italiano numero uno, anch’egli all’ultimo valzer: Federico Pellegrino è rimasto a letto per un attacco influenzale e le speranze azzurre vanno a zero. La gara è una passerella norvegese: tre sul podio, con l’incoronazione definitiva di Johannes Klaebo, sei prove, sei medaglie d’oro. Niente da fare neppure nella durissima staffetta mista di sci alpinismo a Bormio, con l’inedita coppia marito e moglie, Michele Boscacci-Alba De Silvestro. Mentre lei guadagna posizioni, lui le perde. Mentre lei recupera su Francia, Spagna e Svizzera, lui proprio non ce la fa a tenere il passo. Alla fine gli azzurri sono quinti, stasera letti separati.
Oggi il Team Italia chiude bottega con il bottino più clamoroso di sempre: 30 medaglie, 10 ori, nazioni ricche come Francia, Germania, Austria, Svezia, Canada alle spalle. Quasi impossibile aumentare i podi nella 50 km di Fondo donne e nel Bob a 4, a meno di un miracolo di Patrick Baumgartner sulla meravigliosa pista di Cortina, dove oggi si sono ribaltati senza conseguenze i bolidi di Austria, Francia e Trinidad.
Prima della passerella finale all’Arena di Verona davanti al premier Giorgia Meloni, i Giochi chiudono con la finale più attesa: Stati Uniti-Canada di hockey. Spettacolo puro che non riguarda noi ma riguarda tutti.
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