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Ma quali migranti, serve il ministero per gli italiani

Ma quali migranti, serve il ministero per gli italiani
Ansa

Tutti sanno che fare lo spazzino non è un'occupazione di gran prestigio. È un modo onesto per portare a casa uno stipendio, ma nella percezione comune, ripulire le strade dall'immondizia è un lavoro povero, poco qualificato e ancor meno pagato. Per questo, per dargli un po' di prestigio, forse si è preferito chiamare chi fa questo servizio in modo politicamente corretto, definendolo operatore ecologico. Ecologia è un sostantivo che contiene in sé una valenza positiva, di pulizia. Mentre spazzatura, da cui deriva spazzino, richiama ovviamente lo sporco e i rifiuti. Vi chiedete perché, con tutti i guai che abbiamo, la crisi, lo spread e il governo che non c'è, all'inizio di settembre mi metta a scrivere di persone che vanno a scopare le strade? La risposta è semplice: perché ne ho seguiti due. Li guardavo dalla finestra del mio ufficio mentre ripulivano piazza Duca d'Aosta, (...)

Tornando ai nostri due spazzini, l'altro giorno li ho seguiti per un po'. Erano un uomo e una donna, a bordo di uno di quegli automezzi con le spazzole che servono per rimuovere cartacce e spazzatura. Si aggiravano con quella specie di bruco dai baffi rotanti davanti alle uscite della metropolitana, cercando di rimuovere l'immondizia dal marciapiede. Ma per spazzar via tutto ciò che era stato abbandonato, il millepiedi non bastava e alla fine la donna e il suo collega si sono dovuti armare di ramazza per radunare lattine di birra, piatti di carta sporchi, avanzi di cibo e altri rifiuti.

Embé, direte voi, hanno fatto ciò che abitualmente fanno tutti gli spazzini del mondo: ripuliscono le strade. Sì, è vero. Ma ciò che mi ha colpito è altro. Mentre la signora ci dava dentro con la scopa, una ventina di ragazzotti in t-shirt, jeans e sneaker se ne stavano bellamente a guardare, appollaiati sulle ringhiere delle uscite della metropolitana. I piatti, le lattine e il cibo erano gli scarti di un pasto consumato in piazza: rifiuti gettati sul marciapiede invece che dentro i bidoni della spazzatura che pure erano a uno o due metri. La donna era costretta a spazzare via gli avanzi tra i loro piedi, mentre loro guardavano la scena beffardi, alcuni con in mano una lattina, che molto probabilmente avrebbe poco dopo fatto la fine di quelle che i due spazzini cercavano di rimuovere. Erano tutti giovani quegli spettatori che con un'aria di sarcasmo e di disprezzo osservavano la coppia rimuovere il pattume. Tutti extracomunitari.

Ecco, ho pensato. A Roma vogliono fare un ministero per l'Immigrazione. Anzi, vogliono abolire, con il nuovo governo, il decreto Sicurezza, per agevolare gli sbarchi e riaprire i porti. Proprio sabato, Nicola Zingaretti, capo di un partito che gli italiani appena un anno fa hanno mandato a casa e che una manovra di Palazzo vuole riportare al governo, ha chiesto al presidente del Consiglio di far scendere dalle navi altri immigrati, dopo quelli appena arrivati. E così, mentre guardavo la scena di quella donna - probabilmente una madre di famiglia - che puliva là dove dei presunti profughi avevano sporcato, mi sono chiesto: si farà mai un ministero per gli spazzini? Anzi, ci sarà mai qualcuno che deciderà di creare un ministero per gli italiani? Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti, Matteo Renzi e Sergio Mattarella da giorni discutono di poltrone e alleanze che evitino le elezioni, cioè di ridare la parola agli italiani. Ma qualcuno che discuta di come restituire dignità a chi lavora, magari duramente e umilmente, e non chiede sussidi, non viola la legge, non spaccia per strada, ma le strade le pulisce, ci sarà mai?

Il nuovo governo nasce sotto i migliori auspici, quelli di Angela Merkel e di tutto l'establishment di Bruxelles, ma verrà un giorno in cui gli auspici saranno quelli degli italiani e verranno esplicitati su una scheda elettorale. E allora si capirà se il Paese reale è quello che si respira davanti a Palazzo Chigi e al Quirinale o sul marciapiede sporco di piazza Duca d'Aosta. Io aspetto quel giorno.

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Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Alessandro Ciriani durante la conferenza stampa sull'entrata in vigore del Patto Ue sulla migrazione. La conferenza stampa si è articolata in due parti per riflettere la complessità del pacchetto.

Nella prima sessione hanno preso la parola i relatori Tomas Tobé (EPP), Birgit Sippel (S&D), Jorge Buxadé Villalba (PfE) e Fabienne Keller (Renew), seguiti nella seconda parte da Lena Düpont (EPP), Juan Fernando López Aguilar (S&D), Matjaž Nemec (S&D) e dallo stesso Ciriani. L'intera architettura legislativa poggia sulla cornice originaria adottata nel 2024, integrata lo scorso 10 febbraio dalle nuove regole del Parlamento Ue sul concetto di «Paese terzo sicuro» e sulla lista comune dei paesi d'origine. A vigilare sui prossimi passi dei Ventisette sarà il gruppo di lavoro interparlamentare sul sistema europeo comune di asilo, attivo nel monitoraggio dell'attuazione già dal 15 gennaio.

Illustrazioni erotiche al gay pride per bimbi
(iStock)
Col patrocinio del Comune, sabato si è tenuto a Budrio un Pride ai danni dei più piccoli, con tanto di fiera delle eccellenze queer.

Inizio alle 16, nel parco, con il piccolo mercatino delle eccellenze queer ed erotiche. Alle 16.30, poi, i bambini sono stati accolti nell’area gioco-laboratoriale a cura di Genderlens (associazione specializzata nell’infanzia trans e queer) per le «coloratissime attività» a cura dello staff del Piccolo Pride

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Trafficavano migranti sotto il decreto flussi. Uno degli arrestati vicino agli estremisti
(Ansa)
Italo-egiziano legato a Fratelli musulmani e pro Pal tesseva con dei complici una rete per favorire gli ingressi illegali.

La Digos lo stava seguendo per i post pro Pal, per i contenuti pubblicati sui social dopo il 7 ottobre e per quella vicinanza alla galassia della Fratellanza musulmana che aveva acceso i riflettori degli apparati di sicurezza nel pieno della tensione mediorientale. Ma intercettando Ahmed Mohamed Atia Megahed, egiziano naturalizzato italiano nel 2023 e residente a Milano, gli investigatori, che monitoravano «l’area riferibile alle posizioni più oltranziste della comunità islamica», si sono imbattuti in qualcosa di diverso: un presunto sistema di ingressi illegali attraverso il decreto Flussi.

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Il premier ha commentato sui social quanto avvenuto alla Sapienza di Roma dove alcuni studenti di Cambiare Rotta hanno bruciato manifesti con il volto del leader della Lega e vicepremier. «Solidarietà a Matteo Salvini per il grave episodio avvenuto oggi alla Sapienza. Bruciare il volto di chi la pensa diversamente non è protesta: è odio ideologico. Un gesto intollerante, che nulla ha a che vedere con il confronto democratico. Noi continueremo a portare avanti il nostro lavoro con determinazione e senza sconti, nonostante il clima di odio che qualcuno cerca di alimentare»

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