Il M5s bussa alla sinistra europea e si mette fuori dall’asse pro Ursula
Ursula von der Leyen (Ansa)
  • I pentastellati chiedono di entrare a sorpresa in The Left, insieme a Ilaria Salis e Carola Rackete. I Socialisti intanto fanno arrabbiare i Popolari proponendo più transizione e più tasse. Manfred Weber tende ancora la mano a Giorgia Meloni.
  • Il copresidente di Ecr, Nicola Procaccini: «Il gruppo di Orbán non ci preoccupa. La coalizione della Le Pen si è ispirata al nostro schema. Gli elettori transalpini resistano alle demonizzazioni».

Lo speciale contiene due articoli.

A due settimane esatte dal voto di «fiducia» del prossimo 18 luglio, quando Ursula von der Leyen dovrà superare l’asticella dei 361 voti (segreti) al Parlamento europeo per insediarsi per la seconda volta alla guida della Commissione europea, continua la formazione dei nuovi gruppi.

La sorpresa di ieri è che gli otto eurodeputati del M5s hanno chiesto di aderire al gruppo The Left, la sinistra di Bruxelles, quella che ospita anche Sinistra italiana, con Ilaria Salis e Mimmo Lucano. Un gruppo, è bene sottolinearlo, che si prepara a votare contro la riconferma di Ursula, in occasione della fiducia del prossimo 18 luglio. Cinque anni fa, invece, il M5s fu determinante con i suoi voti per far superare a Ursula lo scoglio del via libera dell’Eurocamera. Erano altri tempi, quelli in cui i pentastellati si definivano «né di destra né di sinistra» e infatti erano capaci di governare sia con la Lega con il Pd, a condizione, manco a dirlo, che a capo del governo ci fosse Giuseppe Conte. I parlamentari europei del M5s dovranno superare un «esame d’ammissione» per entrare nel gruppo europeo di estrema sinistra. «Guarderemo con attenzione», spiega la copresidente del gruppo The Left, Manon Aubry, «alla richiesta del M5s di aderire al gruppo. Avremo una riunione del bureau e in base a quello decideremo. Il nostro gruppo è stato sempre ambizioso sulla difesa dei diritti dei migranti, lotta contro i fascismi, difesa della giustizia climatica. Non faremo alcun compromesso su ognuno di questi temi. La porta al M5s è aperta ma ci sono chiare condizioni politiche. Quindi spetta a loro decidere. Ciò avviene anche in stretta collaborazione con Sinistra italiana, perché i nostri membri italiani finora del gruppo sono di Sinistra italiana. E abbiamo un grande rispetto per i membri delle nostre delegazioni», aggiunge la Aubry, «che sono presenti prima del M5s, loro sono aperti alla cosa e questo fa parte anche del contesto di ricomposizione della sinistra in Italia. La discussione con il M5s avverrà domani (oggi, ndr) e prenderemo una decisione entro la giornata. Abbiamo domande per loro e anche per la loro strategia in Italia. Ma la grande domanda è se loro si sentono parte della famiglia della sinistra o no». Negli ultimi cinque anni gli eurodeputati del M5s non hanno aderito a nessun gruppo.

Dicevamo del «no» a Ursula: «L’indicazione del gruppo The Left al Parlamento europeo», chiarisce la Aubry, «è votare contro la conferma di Ursula von der Leyen per un secondo mandato alla Commissione europea. Per noi è chiaro che il gruppo della sinistra non farà parte della futura coalizione. Penso che milioni di cittadini siano stufi di questi accordi clandestini». Le parole della Aubry si riferiscono al metodo con il quale Popolari, Socialisti e Liberali si sono messi d’accordo per spartirsi le alte cariche della Ue, senza consultare nessuno. Un atteggiamento che rende necessaria la caccia al sostegno di altri gruppi, per non correre il rischio di una clamorosa bocciatura della Von der Leyen.

Il corteggiamento nei confronti dei Conservatori di Ecr, guidati da Giorgia Meloni è costante: «Il presidente Sergio Mattarella», dice alla Stampa il presidente del gruppo del Ppe, Manfred Weber, «ha ragione quando dice che l’Italia deve essere rispettata. È il terzo Paese Ue più grande, membro del G7, fondatore dell’Ue. L’Europa è impensabile senza l’Italia. I nostri criteri sono chiari: essere europeisti, pro Ucraina e pro stato di diritto. Il partito di Marine Le Pen, per esempio, non risponde a questo identikit, mentre Fratelli d’Italia ha votato a favore del Patto migrazione, una misura fondamentale. Meloni, insieme ad Antonio Tajani, è un partner ragionevole a livello europeo. Il governo italiano difende gli interessi italiani, ma lavora in modo costruttivo ai tavoli europei», aggiunge Weber, che sottolinea come durante l’ultimo Consiglio europeo «non c’è stata un’atmosfera positiva» verso Roma. «C’è però un altro fronte», dice ancora Weber, «che riguarda il partito dei Conservatori europei. È chiaro che Ecr ha due facce: una è quella costruttiva, della quale fa parte, per esempio, anche il premier ceco, Petr Fiala, e poi c’è quella del Pis (i polacchi di Diritto e giustizia, ndr). E questa probabilmente è ancora una sfida per Fratelli d’Italia».

Intanto continua la partita a scacchi tra i due principali gruppi, Popolari e Socialisti. Il Ppe è orientato a proporre una piattaforma sostanzialmente di centrodestra: transizione green molto ammorbidita, sì agli accordi con i Paesi come la Tunisia per contrastare l’immigrazione clandestina, via libera a centri in Paesi terzi per le procedure di rimpatrio sul solco dell’intesa tra Italia e Albania e un freno alla decarbonizzazione. I Socialisti rispondono con un programma messo a punto ieri che, almeno stando alle indiscrezioni, va nella direzione opposta: avanti con il green, più investimenti pubblici e più tasse.


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