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2024-09-01
Non solo Elon Musk, Luiz Inácio Lula da Silva imbavaglia i brasiliani
Elon Musk, miliardario statunitense, è proprietario della piattaforma social X (Getty)
«In Brasile non abbiamo più la X da mezzanotte. Sto twittando questo tramite Vpn. Questo tweet potrebbe costarmi quasi 10.000 dollari, secondo la decisione del tiranno Alexandre de Moraes, amico di Lula: ogni brasiliano che da ora in poi pubblicherà su X verrà multato di 50.000 reais, secondo la sua “sentenza” illegale. La mia dignità vale molto di più. In realtà, non ha prezzo. Continuerò a twittare nonostante le persecuzioni o le minacce dello Stato perché credo nella libertà di espressione, nella democrazia e nella vera giustizia. I brasiliani scenderanno in piazza. Il 7 settembre faremo sentire la nostra voce molto chiaramente. Chiederemo che Moraes venga messo sotto accusa dal Senato e mandato in prigione dopo un giusto processo, che Moraes crudelmente e incostituzionalmente non concede alle persone che perseguita». Lo ha scritto ieri su X Marcel van Hattem, ex giornalista, oggi deputato conservatore brasiliano, ringraziando poi Elon Musk per battersi «contro la censura e l’autoritarismo». Il blocco di X in Brasile è infatti scattato alla mezzanotte locale. Lo ha stabilito la decisione del giudice della Corte suprema federale (la Stf), de Moraes, perché Musk non ha rispettato l’ultimatum di 24 ore ricevuto due giorni fa e non ha nominato un rappresentante legale nel Paese. L’accesso al sito del social media non è più possibile per gli utenti, che incontrano un messaggio che chiede loro di ricaricare il browser quando entrano nel portale, senza però mai riuscire ad accedere con successo.
De Moraes ha anche imposto multe giornaliere di 50.000 reais, equivalenti a 8.027 euro, per chi userà la Vpn (la rete virtuale privata che consentirebbe al dispositivo usato di fingersi in un altro Paese) per aggirare il blocco. Limitando la libertà di tutti i brasiliani, dunque. Non solo di Musk. Il presidente dell’Anatel (Agenzia nazionale delle telecomunicazioni), Carlos Baigorri, ha inoltre dichiarato che i principali operatori di telecomunicazioni del Brasile - Vivo, Claro e Tim - sono già stati informati della decisione della Corte suprema federale per mettere X offline. Il paravento del governo è la guerra alla «disinformazione» in Rete che fa intravedere sullo sfondo il clima politico, a un mese dalle elezioni municipali in Brasile, con la sfida tra il presidente in carica Luiz Inacio Lula da Silva - il «democratico» Lula (copyright della sinistra italiana) - e l’ex leader di destra Jair Bolsonaro.
Moraes è un persecutore storico di Bolsonaro sul quale ha guidato diverse inchieste (tra cui quella sul presunto tentativo di golpe dopo la sconfitta elettorale del 2022). È stato segretario della sicurezza dello Stato di San Paolo, dove è stato accusato di usare la mano pesante nella repressione dei movimenti sociali. È arrivato alla Corte nel 2017, nominato dall’ex presidente conservatore Michel Temer (2016-2018), per il quale era stato ministro della Giustizia. «Anche se la sua folgorante carriera ha un aspetto legale, ciò che lo ha portato nella Corte suprema è la politica. È un animale politico», ha detto alla Afp l’esperto costituzionale Antonio Carlos de Freitas. E «si muove bene in diversi ambienti, comprese le forze armate». Ai vertici della magistratura Moraes potrà restare per legge almeno fino ai 75 anni, ma il magistrato, sposato con tre figli, «ha pretese politiche». Come quella, ad esempio, di diventare presidente del Brasile, anche se non ne ha mai parlato pubblicamente.
Sulla sua piattaforma Musk è scatenato da giorni contro de Moraes e contro lo stesso Lula. «La libertà d’espressione è il fondamento della democrazia e, in Brasile, uno pseudo giudice non eletto la sta distruggendo per motivazioni politiche», ha sottolineato ieri il magnate sudafricano. Poi ha aggiunto: «L’attuale governo brasiliano ama indossare il mantello della libera democrazia, mentre schiaccia il popolo sotto il suo stivale». Annunciando che da oggi inizierà a pubblicare la «lunga lista dei crimini» commessi dal giudice, accompagnata dall’elenco delle «leggi brasiliane che ha infranto» con la sua sentenza.
Intanto, un altro giudice, Cristiano Zanin, membro della Corte suprema brasiliana (Stf), ha respinto il ricorso di Starlink contro la decisione di de Moraes, che ha bloccato in Brasile anche i conti della società di Internet satellitare di Musk. Il magistrato di origini italiane ha spiegato che Stf ha una posizione definita secondo la quale, per contestare la decisione di un altro ministro, la procedura dev’essere differente. Zanin non avrebbe, inoltre, ravvisato alcun abuso nella decisione di Moraes che, il 18 agosto scorso, aveva ordinato il blocco dei conti di Starlink per garantire il pagamento delle multe inflitte a X e mai pagate, che ammontano a circa 3 milioni di euro.
Nel frattempo, Musk ha scritto su X che «sarebbe utile» limitare i suoi viaggi all’estero dopo l’arresto in Francia del fondatore di Telegram, Pavel Durov. «Forse dovrei limitare i miei viaggi ai Paesi in cui la libertà è protetta dalla Costituzione», ha risposto a un utente che lo invitava a pensare alle conseguenze.
Dal Sudamerica agli Usa, fino all’Ue: è nata l’internazionale della censura
Una mannaia, in Brasile, si è abbattuta su X. Il giudice della Corte Suprema, Alexandre de Moraes, ha decretato il blocco della piattaforma nel Paese. Una misura assai controversa, che è stata appoggiata dal presidente brasiliano, Lula da Silva. Il togato ha giustificato la sua ordinanza, accusando X di non avere una rappresentanza legale nel Paese: rappresentanza che Elon Musk aveva ritirato ad agosto, dopo che Moraes aveva preteso, dietro minaccia di arresto, che la piattaforma bloccasse degli account, da lui tacciati di diffondere fake news e incitamento all’odio. Non solo. Giovedì, il giudice ha anche decretato il congelamento dei conti finanziari di Starlink in Brasile, come garanzia per il pagamento delle multe. Ricordiamo che, in loco, X conta circa 40 milioni di utenti. Tutto questo offre lo spunto per un paio di considerazioni. Innanzitutto, oltre a essere uno storico avversario di Jair Bolsonaro, Moraes è una figura non poco controversa. Già a gennaio 2023, il New York Times si chiedeva se i suoi metodi spregiudicati fossero «buoni per la democrazia». In secondo luogo, i fatti brasiliani sembrano far emergere una sorta di inquietante rete internazionale a favore della censura. Una rete individuabile proprio a partire dai rapporti politici che Lula intrattiene a livello globale.
Partiamo dall’amministrazione Biden-Harris. Pochi giorni fa, Mark Zuckerberg ha ammesso di aver subito pressioni dall’attuale Casa Bianca per censurare contenuti non allineati sul Covid. Documenti interni, pubblicati a maggio dalla commissione Giustizia della Camera statunitense, hanno inoltre mostrato che il funzionario principalmente attivo in queste pressioni fu Rob Flaherty, che è attualmente vice manager della campagna elettorale di Kamala Harris. Sarà un caso, ma, a luglio, alcuni ministri di Lula hanno espresso sostegno alla candidatura della vicepresidente statunitense. «La possibilità che una donna nera possa diventare presidente degli Stati Uniti potrebbe ispirare e spingere il Brasile a seguire un percorso simile, promuovendo ulteriormente l’uguaglianza razziale e di genere nella nostra politica», ha per esempio dichiarato Anielle Franco, che è attualmente ministro per l’Uguaglianza razziale nel gabinetto di Lula. Non solo. Pochi giorni prima delle elezioni in Brasile del 2022, Lula ebbe un incontro con l’incaricato d’affari americano nel Paese, Douglas Koneff. Addirittura, a febbraio 2023, il presidente brasiliano fu ricevuto da Joe Biden alla Casa Bianca.
Ma non è finita qui. Sì perché Lula ha recentemente rafforzato i legami di Brasilia con Emmanuel Macron. A marzo, il presidente francese si è recato in Brasile, per consolidare i rapporti nel settore Difesa. Vale ricordare che proprio Macron sponsorizzò, nel 2019 la nomina di Thierry Breton a commissario europeo per il mercato interno: quel Breton che, il mese scorso, ha inviato una controversa lettera a Musk, in cui, alla vigilia della sua intervista a Donald Trump su X, intimava al Ceo di Tesla di rispettare il Digital services act. Una missiva che aveva il sapore della minaccia. Tanto che, a fronte delle polemiche, la stessa Commissione Ue aveva fatto marcia indietro.
Ora, queste attività di censura fanno emergere due problemi interconnessi: uno di principio e l’altro geopolitico. Innanzitutto, è chiaro che la demonizzazione del dissenso non ha nulla a che vedere con la democrazia liberale. In secondo luogo chi oggi sta brindando al blocco di X in Brasile dovrebbe rammentare che questa piattaforma è vietata anche in Russia, Cina e Iran. Non solo si tratta di autocrazie ma sono anche, come lo stesso Brasile, membri dei Brics. Il cortocircuito è servito. Chi oggi è favorevole alla censura di X in nome della salvaguardia della democrazia sta paradossalmente elogiando gli stessi metodi usati da Pechino, Mosca e Teheran. D’altronde, nell’ultimo anno e mezzo, sia Macron che Lula hanno rafforzato i loro legami con la Cina. Senza dimenticare il pernicioso appeasement dell’amministrazione Biden-Harris nei confronti del regime khomeinista. Il paradosso dei paradossi è, infine, il congelamento dei conti di Starlink, che fa a sua volta capo a Space X: società che vanta vari contratti d’appalto con il Pentagono. Nel frattempo, Musk ha aperto alla possibilità di sostenere un disegno di legge californiano volto a contrastare la manipolazione di contenuti tramite IA.
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Nel Paese scatta il blocco di X dopo la decisione del giudice della Corte suprema. Ma Alexandre de Moraes multerà anche tutti quei cittadini che utilizzeranno la Vpn per navigare fingendo di essere in un altro Paese. Il padre di Twitter: «Popolo schiacciato dal governo».Il leader carioca realizza i sogni di Thierry Breton e ricorda le pressioni di Joe Biden su Facebook.Lo speciale contiene due articoli«In Brasile non abbiamo più la X da mezzanotte. Sto twittando questo tramite Vpn. Questo tweet potrebbe costarmi quasi 10.000 dollari, secondo la decisione del tiranno Alexandre de Moraes, amico di Lula: ogni brasiliano che da ora in poi pubblicherà su X verrà multato di 50.000 reais, secondo la sua “sentenza” illegale. La mia dignità vale molto di più. In realtà, non ha prezzo. Continuerò a twittare nonostante le persecuzioni o le minacce dello Stato perché credo nella libertà di espressione, nella democrazia e nella vera giustizia. I brasiliani scenderanno in piazza. Il 7 settembre faremo sentire la nostra voce molto chiaramente. Chiederemo che Moraes venga messo sotto accusa dal Senato e mandato in prigione dopo un giusto processo, che Moraes crudelmente e incostituzionalmente non concede alle persone che perseguita». Lo ha scritto ieri su X Marcel van Hattem, ex giornalista, oggi deputato conservatore brasiliano, ringraziando poi Elon Musk per battersi «contro la censura e l’autoritarismo». Il blocco di X in Brasile è infatti scattato alla mezzanotte locale. Lo ha stabilito la decisione del giudice della Corte suprema federale (la Stf), de Moraes, perché Musk non ha rispettato l’ultimatum di 24 ore ricevuto due giorni fa e non ha nominato un rappresentante legale nel Paese. L’accesso al sito del social media non è più possibile per gli utenti, che incontrano un messaggio che chiede loro di ricaricare il browser quando entrano nel portale, senza però mai riuscire ad accedere con successo. De Moraes ha anche imposto multe giornaliere di 50.000 reais, equivalenti a 8.027 euro, per chi userà la Vpn (la rete virtuale privata che consentirebbe al dispositivo usato di fingersi in un altro Paese) per aggirare il blocco. Limitando la libertà di tutti i brasiliani, dunque. Non solo di Musk. Il presidente dell’Anatel (Agenzia nazionale delle telecomunicazioni), Carlos Baigorri, ha inoltre dichiarato che i principali operatori di telecomunicazioni del Brasile - Vivo, Claro e Tim - sono già stati informati della decisione della Corte suprema federale per mettere X offline. Il paravento del governo è la guerra alla «disinformazione» in Rete che fa intravedere sullo sfondo il clima politico, a un mese dalle elezioni municipali in Brasile, con la sfida tra il presidente in carica Luiz Inacio Lula da Silva - il «democratico» Lula (copyright della sinistra italiana) - e l’ex leader di destra Jair Bolsonaro. Moraes è un persecutore storico di Bolsonaro sul quale ha guidato diverse inchieste (tra cui quella sul presunto tentativo di golpe dopo la sconfitta elettorale del 2022). È stato segretario della sicurezza dello Stato di San Paolo, dove è stato accusato di usare la mano pesante nella repressione dei movimenti sociali. È arrivato alla Corte nel 2017, nominato dall’ex presidente conservatore Michel Temer (2016-2018), per il quale era stato ministro della Giustizia. «Anche se la sua folgorante carriera ha un aspetto legale, ciò che lo ha portato nella Corte suprema è la politica. È un animale politico», ha detto alla Afp l’esperto costituzionale Antonio Carlos de Freitas. E «si muove bene in diversi ambienti, comprese le forze armate». Ai vertici della magistratura Moraes potrà restare per legge almeno fino ai 75 anni, ma il magistrato, sposato con tre figli, «ha pretese politiche». Come quella, ad esempio, di diventare presidente del Brasile, anche se non ne ha mai parlato pubblicamente.Sulla sua piattaforma Musk è scatenato da giorni contro de Moraes e contro lo stesso Lula. «La libertà d’espressione è il fondamento della democrazia e, in Brasile, uno pseudo giudice non eletto la sta distruggendo per motivazioni politiche», ha sottolineato ieri il magnate sudafricano. Poi ha aggiunto: «L’attuale governo brasiliano ama indossare il mantello della libera democrazia, mentre schiaccia il popolo sotto il suo stivale». Annunciando che da oggi inizierà a pubblicare la «lunga lista dei crimini» commessi dal giudice, accompagnata dall’elenco delle «leggi brasiliane che ha infranto» con la sua sentenza. Intanto, un altro giudice, Cristiano Zanin, membro della Corte suprema brasiliana (Stf), ha respinto il ricorso di Starlink contro la decisione di de Moraes, che ha bloccato in Brasile anche i conti della società di Internet satellitare di Musk. Il magistrato di origini italiane ha spiegato che Stf ha una posizione definita secondo la quale, per contestare la decisione di un altro ministro, la procedura dev’essere differente. Zanin non avrebbe, inoltre, ravvisato alcun abuso nella decisione di Moraes che, il 18 agosto scorso, aveva ordinato il blocco dei conti di Starlink per garantire il pagamento delle multe inflitte a X e mai pagate, che ammontano a circa 3 milioni di euro.Nel frattempo, Musk ha scritto su X che «sarebbe utile» limitare i suoi viaggi all’estero dopo l’arresto in Francia del fondatore di Telegram, Pavel Durov. «Forse dovrei limitare i miei viaggi ai Paesi in cui la libertà è protetta dalla Costituzione», ha risposto a un utente che lo invitava a pensare alle conseguenze.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lula-imbavaglia-brasiliani-e-musk-2669110084.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dal-sudamerica-agli-usa-fino-allue-e-nata-linternazionale-della-censura" data-post-id="2669110084" data-published-at="1725153023" data-use-pagination="False"> Dal Sudamerica agli Usa, fino all’Ue: è nata l’internazionale della censura Una mannaia, in Brasile, si è abbattuta su X. Il giudice della Corte Suprema, Alexandre de Moraes, ha decretato il blocco della piattaforma nel Paese. Una misura assai controversa, che è stata appoggiata dal presidente brasiliano, Lula da Silva. Il togato ha giustificato la sua ordinanza, accusando X di non avere una rappresentanza legale nel Paese: rappresentanza che Elon Musk aveva ritirato ad agosto, dopo che Moraes aveva preteso, dietro minaccia di arresto, che la piattaforma bloccasse degli account, da lui tacciati di diffondere fake news e incitamento all’odio. Non solo. Giovedì, il giudice ha anche decretato il congelamento dei conti finanziari di Starlink in Brasile, come garanzia per il pagamento delle multe. Ricordiamo che, in loco, X conta circa 40 milioni di utenti. Tutto questo offre lo spunto per un paio di considerazioni. Innanzitutto, oltre a essere uno storico avversario di Jair Bolsonaro, Moraes è una figura non poco controversa. Già a gennaio 2023, il New York Times si chiedeva se i suoi metodi spregiudicati fossero «buoni per la democrazia». In secondo luogo, i fatti brasiliani sembrano far emergere una sorta di inquietante rete internazionale a favore della censura. Una rete individuabile proprio a partire dai rapporti politici che Lula intrattiene a livello globale. Partiamo dall’amministrazione Biden-Harris. Pochi giorni fa, Mark Zuckerberg ha ammesso di aver subito pressioni dall’attuale Casa Bianca per censurare contenuti non allineati sul Covid. Documenti interni, pubblicati a maggio dalla commissione Giustizia della Camera statunitense, hanno inoltre mostrato che il funzionario principalmente attivo in queste pressioni fu Rob Flaherty, che è attualmente vice manager della campagna elettorale di Kamala Harris. Sarà un caso, ma, a luglio, alcuni ministri di Lula hanno espresso sostegno alla candidatura della vicepresidente statunitense. «La possibilità che una donna nera possa diventare presidente degli Stati Uniti potrebbe ispirare e spingere il Brasile a seguire un percorso simile, promuovendo ulteriormente l’uguaglianza razziale e di genere nella nostra politica», ha per esempio dichiarato Anielle Franco, che è attualmente ministro per l’Uguaglianza razziale nel gabinetto di Lula. Non solo. Pochi giorni prima delle elezioni in Brasile del 2022, Lula ebbe un incontro con l’incaricato d’affari americano nel Paese, Douglas Koneff. Addirittura, a febbraio 2023, il presidente brasiliano fu ricevuto da Joe Biden alla Casa Bianca. Ma non è finita qui. Sì perché Lula ha recentemente rafforzato i legami di Brasilia con Emmanuel Macron. A marzo, il presidente francese si è recato in Brasile, per consolidare i rapporti nel settore Difesa. Vale ricordare che proprio Macron sponsorizzò, nel 2019 la nomina di Thierry Breton a commissario europeo per il mercato interno: quel Breton che, il mese scorso, ha inviato una controversa lettera a Musk, in cui, alla vigilia della sua intervista a Donald Trump su X, intimava al Ceo di Tesla di rispettare il Digital services act. Una missiva che aveva il sapore della minaccia. Tanto che, a fronte delle polemiche, la stessa Commissione Ue aveva fatto marcia indietro. Ora, queste attività di censura fanno emergere due problemi interconnessi: uno di principio e l’altro geopolitico. Innanzitutto, è chiaro che la demonizzazione del dissenso non ha nulla a che vedere con la democrazia liberale. In secondo luogo chi oggi sta brindando al blocco di X in Brasile dovrebbe rammentare che questa piattaforma è vietata anche in Russia, Cina e Iran. Non solo si tratta di autocrazie ma sono anche, come lo stesso Brasile, membri dei Brics. Il cortocircuito è servito. Chi oggi è favorevole alla censura di X in nome della salvaguardia della democrazia sta paradossalmente elogiando gli stessi metodi usati da Pechino, Mosca e Teheran. D’altronde, nell’ultimo anno e mezzo, sia Macron che Lula hanno rafforzato i loro legami con la Cina. Senza dimenticare il pernicioso appeasement dell’amministrazione Biden-Harris nei confronti del regime khomeinista. Il paradosso dei paradossi è, infine, il congelamento dei conti di Starlink, che fa a sua volta capo a Space X: società che vanta vari contratti d’appalto con il Pentagono. Nel frattempo, Musk ha aperto alla possibilità di sostenere un disegno di legge californiano volto a contrastare la manipolazione di contenuti tramite IA.
Attimi di panico nei pressi della Casa Bianca: un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima di essere ucciso. Ferita gravemente una persona presente nella zona. Giornalisti costretti a interrompere le dirette e a mettersi al riparo.
Momenti di tensione a Washington, nei pressi della Casa Bianca, dove un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service a uno dei checkpoint dell’area di sicurezza. L’aggressore è stato colpito durante lo scontro a fuoco ed è morto poco dopo in ospedale.
Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, nella sparatoria è rimasta ferita gravemente anche una persona che si trovava casualmente nei dintorni. L’uomo armato, identificato come il 21enne Nasir Best, era già noto agli agenti per precedenti episodi. L’allarme è scattato intorno alle 18.10 locali, mentre alcuni giornalisti stavano effettuando collegamenti in diretta dai giardini della Casa Bianca. Nei video si sentono chiaramente numerosi colpi di arma da fuoco, con i cronisti costretti a interrompere le trasmissioni e a cercare immediatamente riparo all’interno della briefing room.
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Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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