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2022-04-08
L’Ue rinvia il lockdown dell’energia. «Il petrolio? Se ne riparla lunedì»
Roberta Metsola (Ansa)
L’Unione europea frena sullo stop alle importazioni di gas e petrolio dalla Russia, e anche l’embargo del carbone finisce al centro di un serrato dibattito che tiene impegnato il Coreper, l’organismo di cui fanno parte gli ambasciatori degli Stati membri presso la Ue, per l’intera giornata di ieri, dedicata al varo del quinto pacchetto di sanzioni contro la Russia. Solo in serata arriva l’ok per siglare, entro stamattina alle 10, l’intesa, ma l’embargo sul carbone sarà solo graduale, come chiedeva Berlino.
Diversi Paesi, Germania e Ungheria in testa, in effetti, frenano, e non solo perché lo stop all’importazione delle fonti energetiche dalla Russia rischia di far collassare le economie che sono più dipendenti da Mosca, ma anche per motivi strettamente tecnici: a tenere banco è anche, ad esempio, la questione dei contratti già sottoscritti. Usa e Gran Bretagna possono spingere sull’acceleratore senza problemi: l’import di gas dalla Russia, per esempio, per Londra è residuale, mentre per Washington è pari a zero. Il Senato americano, ieri, ha votato all’unanimità la sospensione delle normali relazioni commerciali tra Stati Uniti e Mosca e il divieto sulle importazioni di petrolio, gas liquido e carbone russi, come annunciato dal presidente Joe Biden.
L’Europa ha molti più problemi a prendere decisioni così drastiche: diversi Paesi, tra cui Germania e Italia, importano gas russo per più del 40% del totale degli approvvigionamenti, e quindi il dilemma tra il tentativo di mettere ko l’economia russa e il rischio di ritrovarsi in ginocchio diventa drammatico. Il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, in questi giorni è stato tra i più espliciti nel rappresentare questa angoscia: ieri ha ribadito il concetto in una intervista a Die Zeit: «Se solo potessi seguire il mio cuore», dice Lindner, «vi sarebbe un embargo immediato su tutto. Non possono esistere normali relazioni economiche con una Russia il cui governo sta conducendo una guerra criminale contro l’Ucraina». Lo stop alle importazioni dalla Russia di petrolio e gas dovrà avvenire «il prima possibile», ma nell’immediato «non è possibile» ed è «dubbio che fermerebbe nel breve periodo la macchina da guerra russa». Realisticamente, sottolinea Lindner, la Germania «metterebbe a repentaglio la sua stabilità economica e sociale e non ci si può assumere la responsabilità di questo».
Sul blocco delle importazioni di petrolio il dibattito è aperto: «Non è nel pacchetto che discutiamo oggi (ieri, ndr)», ha spiegato ieri mattina l’Alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell, «che riguarda solo il carbone, ma verrà discusso lunedì prossimo nel Consiglio Affari esteri. Prima o poi, spero più prima che poi, avverrà». Anche il G7 ha annunciato nuove sanzioni contro Mosca: i leader, denunciando le «terribili atrocità da parte delle forze armate russe» contro i civili in Ucraina, hanno deciso di vietare «nuovi investimenti in settori chiave dell’economia russa, compreso il settore energetico», oltre ad ampliare i divieti all’esportazione di determinati beni e varare un ulteriore giro di vite su banche e società statali russe.
L’Europa, dicevamo, tentenna, stretta nella morsa tra il pressing di Londra e Washington, il grido di dolore dell’Ucraina e la necessità di evitare un collasso delle economie del continente.
Il pacchetto in discussione ieri comprende lo stop alle importazioni di carbone per 4 miliardi di euro all’anno, con una gradualità per i contratti in essere, il divieto di esportazione di prodotti verso Mosca per 10 miliardi in settori in cui la Russia è considerata «vulnerabile», come computer quantici e semiconduttori avanzati, macchinari sensibili ed equipaggiamenti per i trasporti, nuovi divieti specifici all’importazione, per un valore di 5,5 miliardi di euro, riguardo a diversi prodotti, dal legno al cemento, e dai frutti di mare ai liquori. Sul tavolo anche un completo divieto di transazioni su quattro banche russe chiave, tra cui Vtb, che pesano per il 23% del settore del credito in Russia, il divieto per le navi russe o gestite da russi di accedere ai porti dell’Ue, con alcune eccezioni come prodotti alimentari e agricoli, aiuti umanitari ed energia, e di un bando contro i trasportatori russi e bielorussi via terra. Katerina Tikhonovna e Maria Vorontsova, le due figlie di Vladimir Putin nate dal suo primo matrimonio, saranno con molta probabilità tra le personalità inserite nella black list dell’Ue.
Ieri intanto il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sulla reazione Ue alla guerra in Ucraina nella quale si chiede un embargo immediato per le importazioni di gas dalla Russia, oltre che per quelle di petrolio, carbone e combustibile nucleare. La richiesta di embargo immediato sul gas era oggetto di un emendamento approvato con 413 voti a favore, 93 contrari e 46 astensioni. L’intero testo è passato con 513 voti a favore, 22 contrari e 19 astensioni. L’unico italiano a votare contro l’emendamento sull’embargo totale è stato Carlo Calenda: «Per tagliare il gas russo», ha spiegato Calenda, «senza distruggere i servizi essenziali e le attività produttive, occorre mettere in atto un piano a partire dal pieno uso della potenza installata delle centrali a carbone. Trovo davvero poco serio», ha aggiunto Calenda, «votare un emendamento che tutti sanno essere non applicabile, per fare un po’ di retorica, nel mezzo di una guerra».
Volano insulti tra Mosca e Draghi
Indecente sarai tu: nuova aspra polemica tra Mosca e Roma, con un botta e risposta molto duro tra la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, e il premier Mario Draghi. «La posizione dell’Italia sulle sanzioni», afferma la Zakharova, «è indecente. L’Italia probabilmente ha dimenticato chi le tese una mano in quel momento difficilissimo. E ora la sua leadership è in prima linea in un attacco al nostro Paese». Il riferimento della portavoce di Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, è agli aiuti che arrivarono da Mosca nel pieno dell’emergenza Covid, tra l’altro finiti nei giorni scorsi al centro di polemiche per il sospetto che, dietro il sostegno sanitario, si celasse una operazione di intelligence.
«Ma questa», aggiunge Maria Zakharova,«non è la posizione dei cittadini italiani che stanno scrivendo di vergognarsi di chi li governa, di non condividere questa posizione e di comprendere l’origine di questa crisi». L’attacco della Zakharova alla leadership italiana arriva durante un’intervista con Vladimir Solovyov, uno dei giornalisti tv più influenti in Russia, la cui villa di Menaggio, sul lago di Como, sequestrata dalla Guardia di finanza italiana in esecuzione delle sanzioni che lo hanno colpito, è stata presa di mira da vandali.
Draghi risponde alla Zakharova nel corso delle dichiarazioni congiunte a Palazzo Chigi con il premier olandese, Mark Rutte: «Sanzioni indecenti? Di indecente», dice il presidente del Consiglio, «ci sono i massacri che vediamo ogni giorno. La Commissione Ue ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni che l’Italia appoggia con convinzione, siamo pronti a nuovi passi anche sul fronte dell’energia insieme ai nostri partner. L’Ue deve mostrare convinzione e rapidità». Intanto però Mark Rutte, al suo fianco, dice ancora una volta no all’embargo sul gas russo: «Lo stop all’importazione di gas», argomenta il premier olandese, «è difficile. E una grande frustrazione, ma adesso non è possibile». Draghi da parte sua sottolinea che «pagare questi prezzi del gas significa sostenere l’economia russa, finanziare indirettamente la guerra. Se non si riesce a fare un blocco, l’alternativa potrebbe essere imporre un tetto al prezzo», aggiunge il premier, «utilizzando il potere di mercato che ha l’Europa. Continueremo a esaminare questa alternativa. Noi e tanti Paesi siamo convinti che i benefici siano superiori agli eventuali problemi. Il punto di arrivo sarà il Consiglio europeo di maggio. Non sono riuscito a convincere Rutte», sottolinea Draghi, «ma ha fatto un passo fondamentale: mi ha assicurato che non c’è nessuna questione di principio e si è detto disponibile ad esaminare tutte le ragioni e avere una discussione aperta».
«L’Italia e altri Paesi», sottolinea in merito Rutte, «dicono che sarebbe utile, altri no. La situazione non è cambiata e il rischio è che queste diventino delle ideologie. Dobbiamo essere pragmatici se i vantaggi saranno superiori ai rischi mi convincerò».
Da segnalare quanto afferma Tommaso Cerno, senatore del Pd, il partito che più di ogni altro sta premendo per l’embargo totale nei confronti della Russia, gas compreso: «Se stiamo davvero per chiedere al Paese di scegliere fra democrazia e benessere o, come ha detto il premier Mario Draghi, fra pace e aria condizionata», dice Cerno all’Adnkronos, «chiudendo le forniture di gas russo per mettere in difficoltà Vladimir Putin in Ucraina, io voto sì. Non ho dubbi fra libertà e dittatura. Ma dobbiamo essere onesti con gli italiani: sarà dura, molto dura. Serve dare una volta tanto l’esempio per primi», aggiunge Cerno, «come classe politica, a partire dal governo e dal Parlamento: stop a tutte le auto blu e stop ai voli gratuiti».
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Ungheria e Germania frenano. Il ministro tedesco Christian Lindner: «Mineremmo l’economia e la stabilità sociale» Si parte dallo stop al carbone, però solo graduale. L’Europarlamento insiste: «Fermare l’import di metano».La portavoce di Sergej Lavrov: «Indecente la posizione dell’Italia». Chigi ribatte: «Indecenti sono i massacri». Il premier incassa il no olandese al tetto sul prezzo dell’oro azzurro.Lo speciale contiene due articoliL’Unione europea frena sullo stop alle importazioni di gas e petrolio dalla Russia, e anche l’embargo del carbone finisce al centro di un serrato dibattito che tiene impegnato il Coreper, l’organismo di cui fanno parte gli ambasciatori degli Stati membri presso la Ue, per l’intera giornata di ieri, dedicata al varo del quinto pacchetto di sanzioni contro la Russia. Solo in serata arriva l’ok per siglare, entro stamattina alle 10, l’intesa, ma l’embargo sul carbone sarà solo graduale, come chiedeva Berlino. Diversi Paesi, Germania e Ungheria in testa, in effetti, frenano, e non solo perché lo stop all’importazione delle fonti energetiche dalla Russia rischia di far collassare le economie che sono più dipendenti da Mosca, ma anche per motivi strettamente tecnici: a tenere banco è anche, ad esempio, la questione dei contratti già sottoscritti. Usa e Gran Bretagna possono spingere sull’acceleratore senza problemi: l’import di gas dalla Russia, per esempio, per Londra è residuale, mentre per Washington è pari a zero. Il Senato americano, ieri, ha votato all’unanimità la sospensione delle normali relazioni commerciali tra Stati Uniti e Mosca e il divieto sulle importazioni di petrolio, gas liquido e carbone russi, come annunciato dal presidente Joe Biden. L’Europa ha molti più problemi a prendere decisioni così drastiche: diversi Paesi, tra cui Germania e Italia, importano gas russo per più del 40% del totale degli approvvigionamenti, e quindi il dilemma tra il tentativo di mettere ko l’economia russa e il rischio di ritrovarsi in ginocchio diventa drammatico. Il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, in questi giorni è stato tra i più espliciti nel rappresentare questa angoscia: ieri ha ribadito il concetto in una intervista a Die Zeit: «Se solo potessi seguire il mio cuore», dice Lindner, «vi sarebbe un embargo immediato su tutto. Non possono esistere normali relazioni economiche con una Russia il cui governo sta conducendo una guerra criminale contro l’Ucraina». Lo stop alle importazioni dalla Russia di petrolio e gas dovrà avvenire «il prima possibile», ma nell’immediato «non è possibile» ed è «dubbio che fermerebbe nel breve periodo la macchina da guerra russa». Realisticamente, sottolinea Lindner, la Germania «metterebbe a repentaglio la sua stabilità economica e sociale e non ci si può assumere la responsabilità di questo». Sul blocco delle importazioni di petrolio il dibattito è aperto: «Non è nel pacchetto che discutiamo oggi (ieri, ndr)», ha spiegato ieri mattina l’Alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell, «che riguarda solo il carbone, ma verrà discusso lunedì prossimo nel Consiglio Affari esteri. Prima o poi, spero più prima che poi, avverrà». Anche il G7 ha annunciato nuove sanzioni contro Mosca: i leader, denunciando le «terribili atrocità da parte delle forze armate russe» contro i civili in Ucraina, hanno deciso di vietare «nuovi investimenti in settori chiave dell’economia russa, compreso il settore energetico», oltre ad ampliare i divieti all’esportazione di determinati beni e varare un ulteriore giro di vite su banche e società statali russe. L’Europa, dicevamo, tentenna, stretta nella morsa tra il pressing di Londra e Washington, il grido di dolore dell’Ucraina e la necessità di evitare un collasso delle economie del continente. Il pacchetto in discussione ieri comprende lo stop alle importazioni di carbone per 4 miliardi di euro all’anno, con una gradualità per i contratti in essere, il divieto di esportazione di prodotti verso Mosca per 10 miliardi in settori in cui la Russia è considerata «vulnerabile», come computer quantici e semiconduttori avanzati, macchinari sensibili ed equipaggiamenti per i trasporti, nuovi divieti specifici all’importazione, per un valore di 5,5 miliardi di euro, riguardo a diversi prodotti, dal legno al cemento, e dai frutti di mare ai liquori. Sul tavolo anche un completo divieto di transazioni su quattro banche russe chiave, tra cui Vtb, che pesano per il 23% del settore del credito in Russia, il divieto per le navi russe o gestite da russi di accedere ai porti dell’Ue, con alcune eccezioni come prodotti alimentari e agricoli, aiuti umanitari ed energia, e di un bando contro i trasportatori russi e bielorussi via terra. Katerina Tikhonovna e Maria Vorontsova, le due figlie di Vladimir Putin nate dal suo primo matrimonio, saranno con molta probabilità tra le personalità inserite nella black list dell’Ue. Ieri intanto il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sulla reazione Ue alla guerra in Ucraina nella quale si chiede un embargo immediato per le importazioni di gas dalla Russia, oltre che per quelle di petrolio, carbone e combustibile nucleare. La richiesta di embargo immediato sul gas era oggetto di un emendamento approvato con 413 voti a favore, 93 contrari e 46 astensioni. L’intero testo è passato con 513 voti a favore, 22 contrari e 19 astensioni. L’unico italiano a votare contro l’emendamento sull’embargo totale è stato Carlo Calenda: «Per tagliare il gas russo», ha spiegato Calenda, «senza distruggere i servizi essenziali e le attività produttive, occorre mettere in atto un piano a partire dal pieno uso della potenza installata delle centrali a carbone. Trovo davvero poco serio», ha aggiunto Calenda, «votare un emendamento che tutti sanno essere non applicabile, per fare un po’ di retorica, nel mezzo di una guerra». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lue-rinvia-il-lockdown-dellenergia-il-petrolio-se-ne-riparla-lunedi-2657118641.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="volano-insulti-tra-mosca-e-draghi" data-post-id="2657118641" data-published-at="1649366450" data-use-pagination="False"> Volano insulti tra Mosca e Draghi Indecente sarai tu: nuova aspra polemica tra Mosca e Roma, con un botta e risposta molto duro tra la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, e il premier Mario Draghi. «La posizione dell’Italia sulle sanzioni», afferma la Zakharova, «è indecente. L’Italia probabilmente ha dimenticato chi le tese una mano in quel momento difficilissimo. E ora la sua leadership è in prima linea in un attacco al nostro Paese». Il riferimento della portavoce di Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, è agli aiuti che arrivarono da Mosca nel pieno dell’emergenza Covid, tra l’altro finiti nei giorni scorsi al centro di polemiche per il sospetto che, dietro il sostegno sanitario, si celasse una operazione di intelligence. «Ma questa», aggiunge Maria Zakharova,«non è la posizione dei cittadini italiani che stanno scrivendo di vergognarsi di chi li governa, di non condividere questa posizione e di comprendere l’origine di questa crisi». L’attacco della Zakharova alla leadership italiana arriva durante un’intervista con Vladimir Solovyov, uno dei giornalisti tv più influenti in Russia, la cui villa di Menaggio, sul lago di Como, sequestrata dalla Guardia di finanza italiana in esecuzione delle sanzioni che lo hanno colpito, è stata presa di mira da vandali. Draghi risponde alla Zakharova nel corso delle dichiarazioni congiunte a Palazzo Chigi con il premier olandese, Mark Rutte: «Sanzioni indecenti? Di indecente», dice il presidente del Consiglio, «ci sono i massacri che vediamo ogni giorno. La Commissione Ue ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni che l’Italia appoggia con convinzione, siamo pronti a nuovi passi anche sul fronte dell’energia insieme ai nostri partner. L’Ue deve mostrare convinzione e rapidità». Intanto però Mark Rutte, al suo fianco, dice ancora una volta no all’embargo sul gas russo: «Lo stop all’importazione di gas», argomenta il premier olandese, «è difficile. E una grande frustrazione, ma adesso non è possibile». Draghi da parte sua sottolinea che «pagare questi prezzi del gas significa sostenere l’economia russa, finanziare indirettamente la guerra. Se non si riesce a fare un blocco, l’alternativa potrebbe essere imporre un tetto al prezzo», aggiunge il premier, «utilizzando il potere di mercato che ha l’Europa. Continueremo a esaminare questa alternativa. Noi e tanti Paesi siamo convinti che i benefici siano superiori agli eventuali problemi. Il punto di arrivo sarà il Consiglio europeo di maggio. Non sono riuscito a convincere Rutte», sottolinea Draghi, «ma ha fatto un passo fondamentale: mi ha assicurato che non c’è nessuna questione di principio e si è detto disponibile ad esaminare tutte le ragioni e avere una discussione aperta». «L’Italia e altri Paesi», sottolinea in merito Rutte, «dicono che sarebbe utile, altri no. La situazione non è cambiata e il rischio è che queste diventino delle ideologie. Dobbiamo essere pragmatici se i vantaggi saranno superiori ai rischi mi convincerò». Da segnalare quanto afferma Tommaso Cerno, senatore del Pd, il partito che più di ogni altro sta premendo per l’embargo totale nei confronti della Russia, gas compreso: «Se stiamo davvero per chiedere al Paese di scegliere fra democrazia e benessere o, come ha detto il premier Mario Draghi, fra pace e aria condizionata», dice Cerno all’Adnkronos, «chiudendo le forniture di gas russo per mettere in difficoltà Vladimir Putin in Ucraina, io voto sì. Non ho dubbi fra libertà e dittatura. Ma dobbiamo essere onesti con gli italiani: sarà dura, molto dura. Serve dare una volta tanto l’esempio per primi», aggiunge Cerno, «come classe politica, a partire dal governo e dal Parlamento: stop a tutte le auto blu e stop ai voli gratuiti».
«Gina Lollobrigida - Diva Contesa» (HBO Max)
Soprattutto, è un tentativo di capire cos'abbia segnato gli ultimi momenti della sua esistenza e cosa abbia portato all'esplosione mediatica di quel che, poi, è stato ribattezzato come vero «caso». La serie televisiva, tre episodi disponibili online a partire da venerdì 3 aprile, percorre veloce l'epoca dei fasti, quasi ad averne bisogno come contrappunto. Come alibi, come a dire che non è sempre stato così, che un'alternativa, una finestra in cui la Lollo sia stato altro, c'è stata, splendida e ampia. Gli esordi, il cinema, la consacrazione a diva. Poi, verso la fine, l'involuzione. E, nel mezzo, una riflessione sulla fama, gioie e dolori.
Gina Lollobrigida - Diva Contesa, pur restituendo un'immagine vivida dell'attrice, corre veloce fino agli anni precedenti la sua morte. Quelli in cui Javier Rigau, imprenditore spagnolo che si dice abbia frequentato la Lollo sin dal 1976, dai suoi quindici anni contro i quarantanove di lei, ha provato a vendersi come marito dell'attrice, cercando parimenti di allungare le mani sul suo patrimonio. Lo spagnolo, la cui esistenza è stata tenuta segreta fino al 2006, quando la diva ha reso nota l'intenzione di voler convolare a nozze, avrebbe sposato l'attrice per procura, il 29 novembre 2011. Avrebbe, perché la Lollobrigida in seguito ha dichiarato di non aver mai delegato le proprie funzioni.
Dunque, l'intervento di Papa Francesco, che nel 2019 ha chiesto alla Sacra Rota di annullare il matrimonio, definito inesistente. Rigau non avrebbe mai ricoperto il ruolo di marito. Eppure, negli anni, sarebbe riuscito a instaurare un ottimo rapporto con il figlio dell'attrice, Milko Skofic. Ed è con lui che, alla morte dell'amata, avvenuta il 16 gennaio 2023, ha polemizzato. La ripartizione dei beni della diva, stimati tra i dieci e i venti milioni di valore, sarebbe stata ingiusta. Di qui, la richiesta di avere oltre un milione di euro di eredità. Una richiesta giudicata folle e sconsiderata da Andrea Piazzolla, assistente di Gina Lollobrigida. Sono stati questi tre uomini, Rigau, Piazzolla e Skofic, a mettere in piedi il gran caso della diva contesa, ciascuno promettendo e strepitando di conoscerla meglio degli altri e di loro amarla. Sono stati loro ad accusarsi, reciprocamente, di plagio e ruberie, di truffa, senza però arrivare ad un dunque. Rigau, che da quel gennaio 2023 reclama il ruolo di vedovo ufficiale, è stato escluso dal testamento della Lollo, la quale ha deciso, invece, di lasciare metà del suo patrimonio al figlio, metà all'assistente.
Nulla di sindacabile, sulla carta. Peccato, però, che negli anni i beni dell'attrice si siano notevolmente ridotti. Quel tesoretto di dieci-venti milioni di euro, comprensivo dell'arcinota e magnifica villa sull'Appia Antica, è stato eroso, lasciando spazio a debiti e ombre. Piazzolla, nel frattempo, è stato condannato per aver sottratto alla diva parti consistenti del suo patrimonio, negli anni compresi fra il 2013 e il 2018. Ma la condanna non lo ha portato a perdere i propri diritti sul lascito della Lollobrigida, conteso come da titolo dello show.
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