L’Ue ci vuole tenere in ostaggio per anni
  • I tecnici di Bruxelles confermano che le sanzioni contro l’Italia sarebbero «giustificate». Jean-Claude Juncker fa il gufo: «La procedura durerà a lungo, così sbagliate direzione». Giuseppe Conte replica: «Lui ha sbagliato in Grecia». Giovanni Tria alle Camere: «Troveremo un compromesso».
  • Il Cdm approva il provvedimento leghista. Multe e sequestri per le navi delle Ong che forzano gli ingressi e nuove tutele alle forze dell’ordine. L’ipotesi rimpasto perde quota per il rischio ingerenze di Sergio Mattarella.

Lo speciale contiene due articoli

Bruxelles spara, Roma tratta (senza piegarsi). Cominciamo dalla capitale: com’è finito il vertice dell’altra notte tra i due vicepremier e Giuseppe Conte?

La versione ufficiale della presidenza del Consiglio ha provato a replicare lo schema dell’ultima legge di bilancio, quando i due partner si divisero i provvedimenti-bandiera, uno per ciascuno, da buoni amici e secondo il rito del Cencelli: per la Lega quota 100, per i grillini il reddito di cittadinanza. Stavolta, per Matteo Salvini ci sarebbe il decreto Sicurezza bis (oggetto del Cdm di ieri), mentre i grillini incasserebbero un’accelerazione sul salario minimo.

La nota prosegue spiegando che Conte e i vicepremier torneranno a riunirsi «per completare il piano di azione sino alla fine della legislatura». Insomma, il preannuncio, se non di un cronoprogramma dettagliato, quanto meno di una scansione temporale degli impegni. E infine, l’ovvio riferimento al lavoro (si parla di un incontro con i tecnici del Mef e il ministro Giovanni Tria) «per mettere a punto una strategia nell’interlocuzione con l’Europa».

Ma, leggendo tra le righe, appare chiaro che il salario minimo (che peraltro, viaggiando su un veicolo legislativo ordinario, avrà un percorso necessariamente più lento) è più che altro un premio di consolazione che nasconde la sostanziale adesione dell’intera maggioranza all’«agenda Salvini».

E infatti, dopo il decreto Sicurezza bis, il prossimo obiettivo, quello su cui si giocherà il successo della legislatura, è la flat tax. E che le priorità della Lega siano ormai divenute comuni alla coalizione, è immediatamente risultato chiaro l’altra notte, dopo il vertice, quando Luigi Di Maio ha sostanzialmente fatto eco a Salvini, senza distinzioni polemiche, e anzi mettendo anche il proprio peso su quell’obiettivo politico. «Tutto bene, il governo va avanti, nessuna manovra correttiva. Eviteremo la procedura garantendo crescita, lavoro e taglio delle tasse», ha detto il leader leghista. E, in totale sintonia con lui, Di Maio ha aggiunto: «Vertice positivo, la priorità è abbassare le tasse».

I due, tra l’altro, uscendo dal vertice, hanno trovato il modo di battersi il cinque rendendo la scena ben visibile ai flash dei fotografi, marcando così non solo l’intesa ritrovata tra di loro, ma pure la volontà comune di «transennare» Conte ed evitare che l’interlocuzione con l’Ue sia impostata in termini troppo morbidi.

E in qualche modo, ieri, Conte ha dato un primo segno di allineamento, per un verso escludendo «manovre recessive», e per altro verso recependo il messaggio che il viceministro leghista Massimo Garavaglia aveva anticipato alla Verità: il combinato disposto delle minori spese (i risparmi sul reddito di cittadinanza) e delle maggiori entrate (buon andamento dell’Iva) può portare il rapporto deficit-Pil al 2,1-2,2%, ben al di sotto del 2,5% pronosticato da Bruxelles. Di più: la valutazione del governo è che l’entrata Iva del primo trimestre sia attribuibile all’introduzione della fatturazione elettronica: si tratterebbe dunque di una crescita strutturale delle entrate, cosa che Roma intende far valere a Bruxelles.

Intanto, però, ieri non sono venute buone notizie dall’Ue. E non solo perché la Lettonia ha confermato come commissario Valdis Dombrovskis, uno dei cerberi più scatenati contro di noi (anche se ancora non si sa che portafoglio avrà). Ma soprattutto perché la riunione del comitato economico e finanziario (i tecnici del Consiglio Ue) ha asseverato la valutazione già compiuta dalla Commissione Ue, e cioè ha a sua volta confermato che la procedura contro l’Italia sarebbe «giustificata».

Insomma, aumenta la pressione su Roma, in vista dell’appuntamento decisivo, l’Ecofin dell’8-9 luglio, anticipato dal Consiglio europeo dei capi di Stato del 20-21 giugno. Inutile girarci intorno: sarà una partita tutta politica, giocata sul fatto che Bruxelles voglia infliggere una punizione esemplare a un governo sgradito, e si senta (o no) forte a sufficienza per provarci.

Anche il solito JeanClaude Juncker ha pensato bene di metterci del suo, minacciando conseguenze destinate a durare anni: «Penso che l’Italia rischi di restare nella procedura di infrazione per anni». Con la surreale conclusione: «Non voglio umiliare la Repubblica italiana, ho il massimo rispetto per l’Italia ma sta sbagliando direzione». A poche ore di distanza gli risponde il premier Conte: «Dice che sbagliamo? All’amico Juncker dico che lui ha sbagliato in Grecia».

In ogni caso va ricordato, contro Bruxelles e i suoi piromani, che questo tipo di procedura sarebbe la prima nella storia, che un atto del genere farebbe ulteriormente crescere l’impopolarità di una Commissione in scadenza, a cui ogni regola di prudenza suggerirebbe di non assumersi questa responsabilità. E va anche tenuto presente che per passare alle sanzioni occorrerebbero anni. Per questo, non va trascurata l’ipotesi – nonostante tutte queste provocazioni – che l’Ecofin, a luglio, scelga di prendere altro tempo. La scusa potrebbe essere quella di consentire all’Italia di fornire ulteriori elementi sull’andamento delle entrate erariali.

Dal canto suo, Giovanni Tria ha indossato i panni del pompiere parlando alle Camere: da un lato si è detto «certo» di avere l’appoggio della sua maggioranza, e dall’altro ha assicurato un atteggiamento «costruttivo» con Bruxelles: «Pur rimanendo convinti che le regole Ue devono essere migliorate e semplificate, è nel nostro interesse trovare un compromesso». Si vedrà quale compromesso Lega e M5s accetteranno. Intanto per oggi il premier Conte ha convocato una riunione sui temi economici con Salvini e Di Maio.

Daniele Capezzone

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