Xi invoca «più dialogo» e propone un partenariato strategico «a lungo termine, stabile e globale»; Starmer ribadisce che la Cina è un attore «vitale» e che Londra vuole una relazione «più sofisticata», in cui si individuano opportunità di collaborazione e si mantiene un confronto sulle aree di disaccordo. Certo, nessuno ha commentato che Londra si sta accingendo a fare accordi con un governo che spesso non rispetta i diritti umani o alcune regole di mercato.
La visita ufficiale del premier britannico in Cina segna dunque un passaggio politicamente rilevante: non tanto per l’annuncio di singoli accordi immediati, quanto per il tentativo dichiarato di ridefinire il «perimetro» del rapporto bilaterale dopo anni di irrigidimenti.
Starmer descrive la Cina un come «attore vitale» sulla scena globale, e dunque interlocutore necessario; allo stesso tempo, Londra chiede che l’intensificazione dei contatti crei spazi «significativi» di discussione.
Xi Jinping, dal canto suo, si è detto disponibile a un «partenariato strategico a lungo termine, stabile e globale», presentando la missione di Starmer come occasione per «aprire la strada» a un nuovo capitolo della cooperazione. Nella narrativa di Pechino, l’argomento-chiave è l’utilità del dialogo in un contesto di «situazioni complesse»: Cina e Regno Unito dovrebbero rafforzare cooperazione e comunicazione sia per la stabilità internazionale, sia per ricadute economiche e sociali nei rispettivi Paesi. Xi non nega gli ostacoli («superare le difficoltà», ha detto), ma prova a rovesciarne il significato: le difficoltà diventano la prova politica della leadership, chiamata a non arretrare e a «andare avanti con coraggio».
Questa è la prima visita ufficiale di un premier britannico in Cina dal 2018. Oltre a Xi Jinping, Starmer ha incontrato anche Li Qiang, primo ministro cinese, con cui la speranza è quella di realizzare il prima possibile accordi tangibili.
Non a caso Starmer è giunto nella Repubblica Popolare accompagnato da circa 60 imprenditori e numeri uno di organizzazioni culturali, tra cui Hsbc, Aberdeen Group, Airbus, British Airways, AstraZeneca e GSK. La visita è iniziata con la tradizionale cerimonia di benvenuto con il picchetto d'onore in vista, seguita da un pranzo ufficiale. La scelta, alla fine, segnala che Londra vuole tradurre il disgelo tra Regno Unito e Cina in opportunità commerciali. Sullo sfondo c’è anche il fattore statunitense: le turbolenze legate alle posizioni di Washington rendono, per il Regno Unito, più urgente diversificare interlocutori, senza però intaccare l’allineamento atlantico.
E intanto il gigante farmaceutico britannico Astrazeneca ha annunciato che investirà 15 miliardi di dollari in Cina entro il 2030 per espandere la produzione di medicinali e la ricerca. «La Cina è diventata un contributore fondamentale all’innovazione scientifica e alla salute pubblica globale», ha dichiarato in un comunicato l'amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot.