Il principale giornale cittadino, il Secolo XIX, non ha scritto una riga su questa iniziativa che interessa tutta la città.
In compenso, dopo aver pubblicato una breve notizia sul sito del giornale che riguardava la giornata al mare della prima cittadina, ha successivamente, in tutta fretta, eliminato la notizia dal Web.
Il portavoce del governatore Marco Bucci, Federico Casabella, sui social, ha picchiato duro, dopo essere stato accusato dal quotidiano della famiglia Aponte di aver realizzato dossier contro la Salis: «Perché un articolo viene pubblicato e poi ritirato? È stata una normale scelta editoriale? Oppure qualcuno ha ritenuto che quella notizia fosse meglio non lasciarla online? Lo chiedo perché qualche mese fa, quando il bersaglio eravamo io e il presidente Bucci, gli editoriali si sprecavano. Si parlava di dossieraggi, black-list, libertà di stampa sotto attacco. Si costruì un caso nazionale. Oggi, invece, un articolo sparisce e nessuno sembra trovare la cosa degna di una domanda».
Speciale, ex vicecapo dei vigili urbani, è stato capo di gabinetto con il sindaco Marco Doria, detto il marchese rosso per i nobili natali e le idee politiche, ma anche, per ben sette anni con Bucci, pezzo da 90 del centrodestra ligure.
Ma anche il segretario generale del Comune, Pasquale Criscuolo, aveva già lavorato con Bucci.
Insomma, i due dirigenti più influenti della macchina amministrativa non sono espressione del Pd, né dello spoil system. Anzi, sono entrambi considerati trasversali e non certo nemici della destra.
Per molti Speciale è colui che diffonde tra i dipendenti del Comune il Verbo della sindaca, che ai contatti con il personale preferisce i video, girati nella sua torre eburnea del sesto piano di Palazzo Tursi.
A rappresentarla all’esterno è più spesso Speciale che non il vicesindaco Alessandro Terrile, che mal digerirebbe il ruolo debordante del capo di gabinetto.
Per questo il servizio di Chi sarebbe stato diffuso a tambur battente anche da diversi esponenti dem, nella speranza (vana) di disarcionare Speciale a suon di battutine e gomitate, sebbene il dirigente in Versilia abbia casa e moglie.
Il capo di gabinetto ha uno stipendio di 143.000 euro, ma a inizio 2026 ha cessato il vecchio incarico e ha assunto quello nuovo: identico.
Nella delibera di nomina si legge che c’è «una quota di retribuzione di posizione determinata con atto datoriale del direttore generale […] del 18 dicembre 2025».
Per qualcuno la parte variabile potrebbe contenere un aumento ad personam (forse alla voce premio di risultato) in un momento in cui l’organico dei dipendenti del Comune sta subendo tagli senza precedenti.
Ma la vera spina nel fianco della Salis, che punta molto sulla sua immagine di sindaca de sinistra e antifa, è la guerra che le hanno dichiarato i sindacati.
Dal comunicato diramato da tutte le sigle (ignorato dalla versione cartacea del solito Secolo XIX) apprendiamo che il 15 giugno 2026 si è svolta l’assemblea generale dei lavoratori del Comune, in cui «sono emerse le numerose e inascoltate criticità che da tempo perdurano in tutte le Direzioni» del Comune.
Per questo il 22 è stato dichiarato lo stato di agitazione, comunicato alla Prefettura.
Una condizione che «comporterà, in particolare, l’indisponibilità a effettuare ore straordinarie, cambi turni non programmati e l’effettuazione di attività che non siano strettamente correlate all’erogazione del servizio».
Ma che cosa contestano alla giunta le rappresentanze dei lavoratori? Mancherebbero le «risposte chiare da parte dell’amministrazione» al taglio di 570 dipendenti previsto tra il 2023 e il 2028. La riduzione del personale avrebbe infatti «evidenti e palesi ricadute sullo stress da lavoro».
Non basta: il Comune avrebbe «deciso di non procedere a una razionalizzazione della spesa per il comparto dirigenziale, implementandone l’organico a tempo indeterminato». Su 5.000 dipendenti comunali, la metà sono sotto la supervisione di sei dirigenti, l’altra metà di altri 76. Circa un generale ogni trenta soldati.
Per i sindacati la scelta di puntare sul rafforzamento della componente dirigenziale e il ricorso a esternalizzazioni e appalti, mettono a rischio la qualità dei servizi, le condizioni salariali e la stabilità occupazionale.
Ci sarebbe, poi, una «gestione fuori controllo del lavoro straordinario»: solo la Polizia locale avrebbe accumulato 82.000 ore.
Nel comunicato inviato alla Prefettura, le rappresentanze dei lavoratori allargano, però, il quadro delle contestazioni ben oltre il tema degli organici e dello straordinario. Tutte le sigle denunciano, infatti, pressioni sempre più forti sul personale, tra scadenze, richieste di prestazioni aggiuntive, cambi turno, estensione della reperibilità e riduzione dello smart working.
Lo sfacelo è davanti agli occhi di tutti: i servizi amministrativi e demografici, l’ossatura del Comune, sono in continua sofferenza; la Polizia locale è gravata da un numero sempre maggiore di compiti; i servizi tecnici sono indeboliti dalla carenza di figure specialistiche e di mezzi. Nei servizi sociali, culturali e turistici e soprattutto nel settore educativo 0-6 anni, ci sarebbero un burnout diffuso, una carenza di assunzioni stabili e il rischio di riduzione del sostegno ai bambini più fragili.
Le organizzazioni sindacali lamentano il mancato rispetto di accordi già sottoscritti su smart working, buoni pasto, banca ore, valutazione e servizi educativi, oltre che la trasmissione tardiva di dati e informazioni. Su tali questioni è stato aperto lo stato di agitazione di tutto il personale comunale con richiesta di «raffreddamento» del conflitto al prefetto.
Il 29 giugno è previsto un presidio unitario dei sindacati sotto la Prefettura a partire dalle 10.30 del mattino.
Cinzia Maniglia, segretaria regionale della Cisl Fp Liguria, sottolinea la delicatezza del momento: «La proclamazione dello stato di agitazione nel Comune di Genova rappresenta un atto politico di straordinaria gravità, la cui portata è evidente nei numeri: sei organizzazioni sindacali che si muovono unite e compatte. Quando l’intero arco della rappresentanza del lavoro si schiera in questo modo, siamo di fronte a una vera e propria emergenza democratica e sociale per il territorio. L’amministrazione non può continuare a ignorare o a prendere passivamente atto di una realtà drammatica: da qui al prossimo triennio verranno a mancare oltre 500 posti di lavoro nella macchina comunale. Questa non è una fatalità, è una precisa responsabilità politica che sta scientemente svuotando i servizi pubblici. Questo fronte unito è il segno che il tempo delle risposte parziali è scaduto e che serve un cambio di rotta immediato».
Claudio Musicò, segretario regionale del Dipartimento autonomie locali e Polizie locali, rimarca la distanza che ormai separa la Salis, progressista solo sulla carta, e i dipendenti del Comune: «C’è un forte rammarico per essere arrivati a questo punto, perché da una giunta di centrosinistra ci saremmo aspettati un rapporto più vicino ai lavoratori, più ascolto e una maggiore capacità di intervenire prima che le criticità diventassero strutturali. Lo stato di agitazione non nasce per alzare i toni, ma perché per troppo tempo le lavoratrici e i lavoratori del Comune hanno segnalato problemi concreti su organici, carichi di lavoro, organizzazione dei servizi e rispetto degli accordi senza ricevere risposte adeguate. Adesso serve un cambio di passo vero: meno distanza politica e più confronto serio con chi ogni giorno manda avanti i servizi comunali».
Nonostante un simile scontro, la Salis, forte del sostegno dei media, risponde costruendo una narrazione del tutto virtuale.
Nei palazzi genovesi che contano si vocifera che nell’ultimo periodo la sintonia tra la prima cittadina e il suo comunicatore romano di riferimento, Marco Agnoletti, già portavoce di Matteo Renzi, si sia un po’ raffreddata. Di sicuro nella conferenza stampa su un anno di giunta, a precisa domanda su Agnoletti, la sindaca non ha voluto rispondere, specificando che la consulenza del giornalista era pagata da lei personalmente e non con denaro pubblico.
L’ex campionessa di lancio del martello sarebbe, però, pronta a circondarsi di nuovi collaboratori. Dopo l’exploit dell’intervista a Bloomberg, sta portando avanti le grandi manovre per una squadra della comunicazione ancora più efficace, ben consapevole che le fortune di Renzi iniziarono con la poderosa Bestia del fu Rottamatore, la Florence multimedia, quando l’ex premier era ancora presidente della Provincia.
L’1 maggio la responsabile dell’Informazione istituzionale, comunicazione e capo ufficio stampa, Chiara Barbieri, ha lasciato l’incarico. Considerata vicina alla Lega, ma apprezzata anche dal centrosinistra, passerà a luglio all’Autorità portuale.
La nuova amministrazione non ha ancora nominato il successore.
La vera novità è che il Comune ha aperto due partite contemporaneamente e ha indetto un bando per l’Ufficio stampa e uno per una figura di «alta specializzazione» presso il Gabinetto della sindaca. In pratica, un portavoce vero e proprio. Un incarico fiduciario e strategico per cui sono scadute l’8 giugno le candidature.
L’impressione è che la nuova amministrazione non stia semplicemente sostituendo Barbieri, ma stia costruendo una struttura più articolata.
Si tratta di un modello più simile a quello adottato da grandi amministrazioni e ministeri, dove la comunicazione strategica e l’ufficio stampa sono separati.
Al momento il portavoce della sindaca è Simone D’Ambrosio, redattore senior dell’agenzia di stampa Dire dal 2015 al 2025.
Nello staff della sindaca figurano anche l’assistente personale Ludovica Chiarelli, figlia di Teodoro, storico giornalista della Stampa, e l’addetto stampa Pietro Zampedroni.
Ma adesso si attende l’arrivo delle due nuove figure esterne pronte a rafforzare la comunicazione della sindaca. Già molto forte.
Notevole l’ultima trovata: un incontro pubblico tra la Salis e l’ex sindaco della Grande mela, Bill De Blasio, alla Festa del viaggio della guida Lonely planet. Nella locandina dell’evento, intitolato «Da New York a Genova storie di città che cambiano», i due primi cittadini sono posti sullo stesso piano, anche a livello di immagine.
L’ennesima dimostrazione del fatto che alla Salis l’ambizione non fa difetto.