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2021-12-23
Londra resiste ai catastrofisti della variante
Getty Images
Sono le 10 di mattina alla fermata Knighstbridge della metropolitana di Londra, dove si scende per andare ai grandi magazzini Harrod’s. Non è l’ora di punta, ma il treno della linea Piccadilly è pieno e tutti indossano diligentemente la mascherina. Molti hanno pure ingombranti valigie, pur essendo i turisti assenti da Londra (disincentivati dai troppi tamponi e dalla mini quarantena di due giorni). Sarà pure orfana dei visitatori stranieri, ma la capitale è la meta preferita dai turisti domestici: non potendo volare all’estero, si «consolano» con un viaggio nella capitale.
Stessa scena lungo Oxford Street: è quasi impossibile camminare dalla folla che anima la via mondiale dello shopping. È il pomeriggio del 21 dicembre e in teoria ci vuole il green pass per entrare nei luoghi affollati; le mascherine obbligatorie nei negozi. Su tutto, poi, aleggia pure lo spettro di nuovo lockdown che però sarebbe un suicidio politico per i Tory; e la catastrofe economica per il Paese. Ma per gli inglesi è un Natale come tanti: negozi presi d’assalto, metro piena, strade affollate. Da Fortnum&Mason, la storica casa di thè e casalinghi di lusso, peraltro con prezzi inaccessibili a uno stipendio normale, la ressa è tale che i commessi devono smistare le persone. «La saggezza della gente comune» teorizzava già a fine del Settecento il politologo irlandese Edmund Burke: di fronte a una nuova, presunta, emergenza i britannici si comportano senza isterismi o fobie. Il Covid è, banalmente, qualcosa con cui convivere. Anche a dispetto del governo: il common sense, il buon senso, è nel Dna da secoli.
Passeggiando in giro per Londra, ne viene fuori che il Paese reale è distante anni luce dalla narrazione dominante: sui giornali, specialmente quelli italiani, la Gran Bretagna è di nuovo descritta come sull’orlo dell’Apocalisse, l’inferno della pandemia: 91.000 casi di contagi al giorno strillano i media, alimentando la macchina della paura e la propaganda antibritannica. Ma con 44 morti al giorno, peraltro pure in calo, è evidente che non sono i contagi il problema, in un Paese dove sono quasi tutti vaccinati e dunque il Covid è ormai derubricato a banale influenza. Ma quei 91.000 casi sbandierati sono solo un’arma mediatica dell’ennesimo procurato allarme. L’ultimo bollettino medico registra 7.000 ricoverati per Covid nel Paese, a fronte di 140.000 posti letto del sistema sanitario nazionale: l’emergenza, per ora, è solo sui media. E infatti la gente va tranquillamente a fare le ultime compere di Natale, senza troppi patemi. Come sempre, non è mai tutto oro quel che luccica: le nuove restrizioni, che comunque sono bazzecole rispetto all’Italia, sono state una tegola per pub e ristoranti: fioccano le disdette delle feste aziendali di Natale, che in Gran Bretagna sono il momento clou dell’anno, l’occasione per fare bagordi. Le prenotazioni sono crollate del 40% La catena Greene King, gruppo di proprietà cinese che controlla il maggior numero di pub tradizionali nel Paese, ha accusato un calo degli incassi del 50%. Piangono anche teatri e cinema, di nuovo ripiombati a pochi clienti. A novembre, i consumi erano saliti dell’1,4% a livelli record per un mese notoriamente debole. Su questa scia, si attendeva un dicembre d’oro, per chiudere l’anno in bellezza. Ogni annuncio di restrizioni danneggia l’economia, ma a Londra segni di crisi, né tantomeno di emergenza Covid, non se ne vedono. Non sarà il Natale spumeggiante che molti pregustavano, ma sarà comunque un buon Natale per l’economia e per il Paese.
Il vero dilemma, semmai, è capire perché con la locomotiva Uk lanciata a mille, il governo di Boris Johnson, lo stesso che annunciò il Freedom Day lo scorso 19 luglio e brindò al primo Paese libero dal Covid grazie ai vaccini Astrazeneca, si sia incartato su Omicron. La riunione di emergenza del gabinetto dei ministri, dove pendeva la spada di Damocle di un nuovo lockdown, alla fine si è limitata a nuove misure di contenimento. Il primo ministro ha tuttavia avvertito che non si può «escludere nulla», che la situazione «è estremamente difficile» e che altre restrizioni potrebbero essere annunciate. Insomma per ora il Natale è salvo, ma tutti stanno col fiato sospeso. La cautela del premier, in assenza di ospedali in affanno, pare fin troppa, quasi esagerata. A mandare in tilt BoJo sono stati gli ormai detestabili «esperti»: il comitato di Sage (Scientific advisory group for emergencies), il gruppo di virologi che assiste il governo, ha chiesto a Johnson di introdurre nuove misure di restrizione sulla base di proiezioni che nello scenario peggiore vedono un balzo dei nuovi ricoveri a 10.000 al giorno a fronte di 6.000 decessi. Sono numeri da Armageddon, ma poco realistici. Sembrano quasi fatti apposta per convincere a prendere decisioni impopolari. Il partito dei virologi, che vive di terrorismo psicologico, batte il tamburo anche nel Regno Unito. Alcuni più smaliziati, invece, intravedono un piano dello stesso governo: l’allarme degli ultimi giorni, unito alle nuove restrizioni, ha spinto in massa la gente a farsi la terza dose. In strada si vedono lunghe file di persone in attesa nei centri vaccini volanti, dove si va senza prenotazione. Guarda caso, metà popolazione adulta ha già ricevuto la terza dose: 30 milioni di persone già vaccinate. Di questo passo, per Capodanno Omicron sarà inoffensivo. Dietrologia o meno, una cosa è certa: a Londra la vita scorre normale e difficilmente richiuderà del tutto.
Dalle vittime alle terapie intensive. L’Inghilterra è messa meglio di noi
Per la regina Elisabetta sarà il primo Natale dopo oltre 70 anni senza il marito, il principe Filippo, morto ad aprile. Sarà anche un Natale senza i tradizionali festeggiamenti reali nella residenza di Sandringham, nel Norfolk, una decisione che pare le sia pesata parecchio, racconta la stampa britannica. La sovrana ha deciso di rimanere al castello di Windsor con i famigliari. Ma, è notizia di ieri, dovrà fare a meno della compagnia della figlia, la principessa Anna, e del marito di lei, il vice ammiraglio Sir Timothy Laurence, risultati positivi al Covid-19 e in isolamento nel Gloucestershire.
L’aumento dei casi frutto della variante Omicron preoccupa il governo di Sua Maestà, guidato da Boris Johnson. Ma a ben vedere, non sembrano essere le basi per certe campagne denigratorie, tanto di moda sulla stampa italiana, verso l’operato dell’esecutivo. Lo dicono gli scienziati britannici. E lo dicono i numeri.
Andiamo con ordine, partiamo dai primi. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito pubblicherà oggi la sua valutazione della gravità di Omicron. Ma alcuni giornali, come Politico, hanno potuto vederla in anteprima. Il giudizio è netto: chi viene colpito dalla variante Omicron ha meno probabilità di ammalarsi gravemente rispetto a quelli chi contrae la Delta.
Tuttavia, gli scienziati hanno anche confermato che la trasmissibilità di Omicron è molto alta, il che significa che anche se è più lieve, i contagi subiranno una brusca accelerata al punto che un gran numero di persone potrebbe ancora finire in ospedale. Per l’Agenzia, due dosi di un vaccino non sono sufficienti per la protezione contro Omicron. Ma una dose di richiamo riduce significativamente la possibilità di infezione sintomatica e di ospedalizzazione.
Poi ci sono i numeri. Basta un confronto con l’Italia.
Nel Regno Unito ieri c’erano 129 persone ricoverate per contagio da variante Omicron ed erano 14 in totale i morti. Sempre ieri, il Paese, che viaggia poco sotto la soglia del milione e mezzo di test giornalieri, ha fatto segnare un nuovo record assoluto di contagi da coronavirus nel Regno Unito dall’inizio della pandemia: sono stati registrati 106.122 casi nelle ultime 24 ore, con 140 decessi. Martedì c’erano 8.008 persone in ospedale con il Covid-19, il numero più alto dal 22 novembre, aumentato del 4% rispetto alla settimana scorsa. Durante la seconda ondata, il numero di ospedalizzazioni ha raggiunto il picco di 39.254 il 18 gennaio.
Sempre ieri, in Italia, sono stati registrati 36.293 positivi (martedì erano stati 30.798), 146 vittime (7 in meno del giorno prima). Il tasso di positività è al 4,6%, in aumento rispetto al 3,6% di martedì. I pazienti in terapia intensiva sono 1.010, due in meno di martedì nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono stati 92.
Intanto, il governo britannico ha deciso di ridurre da dieci a sette giorni il periodo di autoisolamento per le persone che in Inghilterra che ottengono un risultato negativo al test rapido (offerto dal governo) per due giorni di fila. Una mossa pensata per cercare di alleviare le pressioni sui servizi essenziali. Molte aziende sono alle prese con carenze di personale. Anche gli ospedali, che hanno avvertito del rischio di un impatto pesante sui pazienti. «Il governo sta guardando tutti i dati su base giornaliera e li teniamo attentamente sotto controllo», ha detto il segretario di Stato per la Salute, Sajid Javid. Se fossero necessarie nuove restrizioni, il governo non esiterebbe a prenderle, ha spiegato. Per ora, però, non ne sono previste sotto l’albero di Natale.
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I virologi di Stato invocano chiusure, Boris Johnson per ora le ha escluse. Intanto, la capitale brulica di gente per Natale: mezzi, strade dello shopping e grandi magazzini sono pieni, anche se allarmi e (poche) restrizioni hanno determinato un boom di terze dosi.Il Paese registra tre volte i nostri contagi, ma, in proporzione, meno morti e ricoveri.Lo speciale contiene due articoli.Sono le 10 di mattina alla fermata Knighstbridge della metropolitana di Londra, dove si scende per andare ai grandi magazzini Harrod’s. Non è l’ora di punta, ma il treno della linea Piccadilly è pieno e tutti indossano diligentemente la mascherina. Molti hanno pure ingombranti valigie, pur essendo i turisti assenti da Londra (disincentivati dai troppi tamponi e dalla mini quarantena di due giorni). Sarà pure orfana dei visitatori stranieri, ma la capitale è la meta preferita dai turisti domestici: non potendo volare all’estero, si «consolano» con un viaggio nella capitale. Stessa scena lungo Oxford Street: è quasi impossibile camminare dalla folla che anima la via mondiale dello shopping. È il pomeriggio del 21 dicembre e in teoria ci vuole il green pass per entrare nei luoghi affollati; le mascherine obbligatorie nei negozi. Su tutto, poi, aleggia pure lo spettro di nuovo lockdown che però sarebbe un suicidio politico per i Tory; e la catastrofe economica per il Paese. Ma per gli inglesi è un Natale come tanti: negozi presi d’assalto, metro piena, strade affollate. Da Fortnum&Mason, la storica casa di thè e casalinghi di lusso, peraltro con prezzi inaccessibili a uno stipendio normale, la ressa è tale che i commessi devono smistare le persone. «La saggezza della gente comune» teorizzava già a fine del Settecento il politologo irlandese Edmund Burke: di fronte a una nuova, presunta, emergenza i britannici si comportano senza isterismi o fobie. Il Covid è, banalmente, qualcosa con cui convivere. Anche a dispetto del governo: il common sense, il buon senso, è nel Dna da secoli. Passeggiando in giro per Londra, ne viene fuori che il Paese reale è distante anni luce dalla narrazione dominante: sui giornali, specialmente quelli italiani, la Gran Bretagna è di nuovo descritta come sull’orlo dell’Apocalisse, l’inferno della pandemia: 91.000 casi di contagi al giorno strillano i media, alimentando la macchina della paura e la propaganda antibritannica. Ma con 44 morti al giorno, peraltro pure in calo, è evidente che non sono i contagi il problema, in un Paese dove sono quasi tutti vaccinati e dunque il Covid è ormai derubricato a banale influenza. Ma quei 91.000 casi sbandierati sono solo un’arma mediatica dell’ennesimo procurato allarme. L’ultimo bollettino medico registra 7.000 ricoverati per Covid nel Paese, a fronte di 140.000 posti letto del sistema sanitario nazionale: l’emergenza, per ora, è solo sui media. E infatti la gente va tranquillamente a fare le ultime compere di Natale, senza troppi patemi. Come sempre, non è mai tutto oro quel che luccica: le nuove restrizioni, che comunque sono bazzecole rispetto all’Italia, sono state una tegola per pub e ristoranti: fioccano le disdette delle feste aziendali di Natale, che in Gran Bretagna sono il momento clou dell’anno, l’occasione per fare bagordi. Le prenotazioni sono crollate del 40% La catena Greene King, gruppo di proprietà cinese che controlla il maggior numero di pub tradizionali nel Paese, ha accusato un calo degli incassi del 50%. Piangono anche teatri e cinema, di nuovo ripiombati a pochi clienti. A novembre, i consumi erano saliti dell’1,4% a livelli record per un mese notoriamente debole. Su questa scia, si attendeva un dicembre d’oro, per chiudere l’anno in bellezza. Ogni annuncio di restrizioni danneggia l’economia, ma a Londra segni di crisi, né tantomeno di emergenza Covid, non se ne vedono. Non sarà il Natale spumeggiante che molti pregustavano, ma sarà comunque un buon Natale per l’economia e per il Paese. Il vero dilemma, semmai, è capire perché con la locomotiva Uk lanciata a mille, il governo di Boris Johnson, lo stesso che annunciò il Freedom Day lo scorso 19 luglio e brindò al primo Paese libero dal Covid grazie ai vaccini Astrazeneca, si sia incartato su Omicron. La riunione di emergenza del gabinetto dei ministri, dove pendeva la spada di Damocle di un nuovo lockdown, alla fine si è limitata a nuove misure di contenimento. Il primo ministro ha tuttavia avvertito che non si può «escludere nulla», che la situazione «è estremamente difficile» e che altre restrizioni potrebbero essere annunciate. Insomma per ora il Natale è salvo, ma tutti stanno col fiato sospeso. La cautela del premier, in assenza di ospedali in affanno, pare fin troppa, quasi esagerata. A mandare in tilt BoJo sono stati gli ormai detestabili «esperti»: il comitato di Sage (Scientific advisory group for emergencies), il gruppo di virologi che assiste il governo, ha chiesto a Johnson di introdurre nuove misure di restrizione sulla base di proiezioni che nello scenario peggiore vedono un balzo dei nuovi ricoveri a 10.000 al giorno a fronte di 6.000 decessi. Sono numeri da Armageddon, ma poco realistici. Sembrano quasi fatti apposta per convincere a prendere decisioni impopolari. Il partito dei virologi, che vive di terrorismo psicologico, batte il tamburo anche nel Regno Unito. Alcuni più smaliziati, invece, intravedono un piano dello stesso governo: l’allarme degli ultimi giorni, unito alle nuove restrizioni, ha spinto in massa la gente a farsi la terza dose. In strada si vedono lunghe file di persone in attesa nei centri vaccini volanti, dove si va senza prenotazione. Guarda caso, metà popolazione adulta ha già ricevuto la terza dose: 30 milioni di persone già vaccinate. Di questo passo, per Capodanno Omicron sarà inoffensivo. Dietrologia o meno, una cosa è certa: a Londra la vita scorre normale e difficilmente richiuderà del tutto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/londra-resiste-catastrofisti-variante-2656093116.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dalle-vittime-alle-terapie-intensive-linghilterra-e-messa-meglio-di-noi" data-post-id="2656093116" data-published-at="1640200350" data-use-pagination="False"> Dalle vittime alle terapie intensive. L’Inghilterra è messa meglio di noi Per la regina Elisabetta sarà il primo Natale dopo oltre 70 anni senza il marito, il principe Filippo, morto ad aprile. Sarà anche un Natale senza i tradizionali festeggiamenti reali nella residenza di Sandringham, nel Norfolk, una decisione che pare le sia pesata parecchio, racconta la stampa britannica. La sovrana ha deciso di rimanere al castello di Windsor con i famigliari. Ma, è notizia di ieri, dovrà fare a meno della compagnia della figlia, la principessa Anna, e del marito di lei, il vice ammiraglio Sir Timothy Laurence, risultati positivi al Covid-19 e in isolamento nel Gloucestershire. L’aumento dei casi frutto della variante Omicron preoccupa il governo di Sua Maestà, guidato da Boris Johnson. Ma a ben vedere, non sembrano essere le basi per certe campagne denigratorie, tanto di moda sulla stampa italiana, verso l’operato dell’esecutivo. Lo dicono gli scienziati britannici. E lo dicono i numeri. Andiamo con ordine, partiamo dai primi. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito pubblicherà oggi la sua valutazione della gravità di Omicron. Ma alcuni giornali, come Politico, hanno potuto vederla in anteprima. Il giudizio è netto: chi viene colpito dalla variante Omicron ha meno probabilità di ammalarsi gravemente rispetto a quelli chi contrae la Delta. Tuttavia, gli scienziati hanno anche confermato che la trasmissibilità di Omicron è molto alta, il che significa che anche se è più lieve, i contagi subiranno una brusca accelerata al punto che un gran numero di persone potrebbe ancora finire in ospedale. Per l’Agenzia, due dosi di un vaccino non sono sufficienti per la protezione contro Omicron. Ma una dose di richiamo riduce significativamente la possibilità di infezione sintomatica e di ospedalizzazione. Poi ci sono i numeri. Basta un confronto con l’Italia. Nel Regno Unito ieri c’erano 129 persone ricoverate per contagio da variante Omicron ed erano 14 in totale i morti. Sempre ieri, il Paese, che viaggia poco sotto la soglia del milione e mezzo di test giornalieri, ha fatto segnare un nuovo record assoluto di contagi da coronavirus nel Regno Unito dall’inizio della pandemia: sono stati registrati 106.122 casi nelle ultime 24 ore, con 140 decessi. Martedì c’erano 8.008 persone in ospedale con il Covid-19, il numero più alto dal 22 novembre, aumentato del 4% rispetto alla settimana scorsa. Durante la seconda ondata, il numero di ospedalizzazioni ha raggiunto il picco di 39.254 il 18 gennaio. Sempre ieri, in Italia, sono stati registrati 36.293 positivi (martedì erano stati 30.798), 146 vittime (7 in meno del giorno prima). Il tasso di positività è al 4,6%, in aumento rispetto al 3,6% di martedì. I pazienti in terapia intensiva sono 1.010, due in meno di martedì nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono stati 92. Intanto, il governo britannico ha deciso di ridurre da dieci a sette giorni il periodo di autoisolamento per le persone che in Inghilterra che ottengono un risultato negativo al test rapido (offerto dal governo) per due giorni di fila. Una mossa pensata per cercare di alleviare le pressioni sui servizi essenziali. Molte aziende sono alle prese con carenze di personale. Anche gli ospedali, che hanno avvertito del rischio di un impatto pesante sui pazienti. «Il governo sta guardando tutti i dati su base giornaliera e li teniamo attentamente sotto controllo», ha detto il segretario di Stato per la Salute, Sajid Javid. Se fossero necessarie nuove restrizioni, il governo non esiterebbe a prenderle, ha spiegato. Per ora, però, non ne sono previste sotto l’albero di Natale.
Ford Puma Gen-E
Il modello è equipaggiato con una serie avanzata di Adas (Advanced driver assistance systems) abbastanza affidabile: pre-collision assist per intervenire in situazioni critiche; lane keeping system per mantenere la traiettoria; cruise control adattivo con riconoscimento dei segnali stradali; camera a 360°. Il motore promette, secondo la Casa, 523 km di autonomia nel ciclo urbano e 376 km in quello combinato. Dalle prove fatte, se nel ciclo urbano più o meno ci siamo, per quello misto il valore è leggermente inferiore al dichiarato. Onesta la velocità di ricarica: il produttore dichiara dal 10 all’80% in soli 23 minuti, a patto che si utilizzi una stazione di ricarica da 100 kW.
I PRO
Innanzitutto, la linea: la Puma è un’auto che piace agli italiani: lo scorso anno ha venduto, in tutte le sue motorizzazioni, oltre 25.000 esemplari. Non ci sono parti in plastica non verniciata all’esterno e questo, se da un lato rende più filante la linea, dall’altro espone le zone più critiche, come passaruota e fascioni anteriori e posteriori, a rischio di grattata. L’abitacolo è fatto bene: comodi ed esteticamente belli i sedili, gradevole il rivestimento in finta pelle di parte del cruscotto. Molto luminose le luci a led per illuminare l’abitacolo. Sorprende la capacità di carico: tra bagagliaio, profondissimo box immediatamente sotto (basta alzare il pianale per accedervi) e box ricavato nella parte anteriore, si raggiungono oltre 550 litri di spazio. Abbattendo i sedili posteriori (nella configurazione 60-40) si possono superare i 1.300 litri. Comodo e completo il grande quadro strumenti digitale da 12,8 pollici dietro al volante: tutte le informazioni sono al posto giusto e facilmente adocchiabili. Buona l’abitabilità: gli ingegneri Ford hanno saputo realizzare un piccolo capolavoro sfruttando ogni centimetro di spazio per rendere gradevole il soggiorno a bordo. Fanno egregiamente il loro lavoro i fari a led. Comodo il tunnel centrale a due piani, con tanti spazi dove riporre oggetti pure voluminosi e l’ormai immancabile piastra per la ricarica wireless dello smartphone.
I CONTRO
I tasti fisici sono ridotti al lumicino: ce ne sono soltanto quattro, il più utilizzabile è quello delle frecce d’emergenza. Per il resto, ci si deve affidare al grande display touch da 12 pollici centrale che non è immediatamente intuitivo: per trovare i vari comandi, ci si deve distrarre un po’ troppo dalla guida. Scomoda anche la manopola per la gestione delle luci: troppo nascosta dietro al volante e alla leva dei tergicristalli. Se si è un po’ alti, vedere che comando è impostato è un’impresa. Croccanti, come dicono gli esperti di auto, alcune plastiche all’interno. Divertente, ma forse troppo a rischio «deposito di polvere» la grande soundbar integrata sopra il cruscotto del sistema audio firmato da Bang & Olufsen da 575 watt. Altra pecca, l’utilizzo del nero lucido sul tunnel centrale: troppo a rischio graffio.
CONCLUSIONI
Le conclusioni si traggono sempre guardando il prezzo. La Puma Gen-E parte, con il modello base, da 27.250 euro (prezzo in promozione, il listino schizza a 33.250 euro) con già una buona dotazione di serie (fari proiettori e luci diurne a led, cerchi in lega da 17 pollici, gigabox posteriore, climatizzatore automatico). Per il modello definito «Premium» si spendono 2.000 euro in più. Grazie al cumulo tra incentivo statale (fino a 11.000 euro con rottamazione e Isee basso) e lo sconto Ford, il prezzo d’attacco può scendere sotto i 18.000 euro. Una quota che rende l’acquisto molto, molto interessante.
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Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un dato che non è solo un record finanziario, ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
«Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia», ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 a Roma.
«Euphoria» (Sky)
Dopo quattro anni torna Euphoria con otto nuovi episodi su Sky. La terza stagione segue Rue cinque anni dopo, tra dipendenze e tentativi di rinascita, mentre i personaggi affrontano il passaggio all’età adulta e la possibilità di un futuro diverso.
Dopo quattro anni di silenzio, il gran ritorno. Euphoria, venticinque nomination agli Emmy e nove vittorie, è pronta a debuttare su Sky, con otto episodi inediti. La terza stagione dello show, incensato unanimemente per la capacità di esporre la realtà dei giovani, quella scomoda e poco patinata, sarà disponibile a partire dalla prima serata di lunedì 13 aprile. Giorno storico che, per chi abbia seguito lo show fin dal principio, legandosi a personaggi che poco hanno di iperbolico o cinematografico.
Rue Bennett, personaggio che ha eletto Zendaya icona globale, è un'adolescente tossica. Sulla carta, dovrebbe rappresentare un'eccezione, diversa dalla miriade di adolescenti che cerca di imbroccare la strada giusta per il mondo dei grandi. Eppure, nelle sue fragilità, opportunamente romanzate per tener viva la narrazione televisiva, riesce a ricalcare le difficoltà dei ragazzi di oggi: la fatica nel costruire un'identità propria, estranea alle pressioni della società e al bisogno quasi epidermico di sentirsi parte di un tutto, le insicurezze, la scarsa fiducia nel domani. Rue Bennett è una tossicodipendente dei sobborghi californiani, figlia di una madre che non ha granché da offrirle. Ed è, però, quel che tanti, tantissimi adolescenti sono.
Euphoria l'ha trovata così, la sua forza: ricalcando con mano pesante la vita vera, le difficoltà comuni a tanti, quelle che, spesso, vengono derubricate a facezie. Ha individuato i problemi dei giovani e, su questi, ha costruito un impianto narrativo che potesse farli sentire visti, ascoltati, capiti. Dunque, mai soli. Anche in età semi-adulta.La terza stagione dello show, difatti, prosegue oltre l'adolescenza, e Rue la trova in Messico, cinque anni più tardi rispetto ai fatti narrati nelle prime stagioni. Cresciuta, ma non cambiata, ha ancora problemi di droga e dipendenza. Ha debiti e una vita segnata dall'improvvisazione, quella che di romantico ha poco. I suoi amici sono cresciuti. Qualcuno sembra avercela fatta, qualcun altro no. Uno è a un passo dalle nozze, un altro iscritto ad una scuola d'arte. Sono distanti, ma chiamati, tutti, a confrontarsi con la fede: non quella religiosa, ma quella che porta a credere che un domani migliore sia cosa possibile e che le risorse per attuarlo siano intrinseche all'essere umano. Anche a Rue, chiamata a scegliere fra paura e coraggio.
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