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2021-12-23
Londra resiste ai catastrofisti della variante
Getty Images
Sono le 10 di mattina alla fermata Knighstbridge della metropolitana di Londra, dove si scende per andare ai grandi magazzini Harrod’s. Non è l’ora di punta, ma il treno della linea Piccadilly è pieno e tutti indossano diligentemente la mascherina. Molti hanno pure ingombranti valigie, pur essendo i turisti assenti da Londra (disincentivati dai troppi tamponi e dalla mini quarantena di due giorni). Sarà pure orfana dei visitatori stranieri, ma la capitale è la meta preferita dai turisti domestici: non potendo volare all’estero, si «consolano» con un viaggio nella capitale.
Stessa scena lungo Oxford Street: è quasi impossibile camminare dalla folla che anima la via mondiale dello shopping. È il pomeriggio del 21 dicembre e in teoria ci vuole il green pass per entrare nei luoghi affollati; le mascherine obbligatorie nei negozi. Su tutto, poi, aleggia pure lo spettro di nuovo lockdown che però sarebbe un suicidio politico per i Tory; e la catastrofe economica per il Paese. Ma per gli inglesi è un Natale come tanti: negozi presi d’assalto, metro piena, strade affollate. Da Fortnum&Mason, la storica casa di thè e casalinghi di lusso, peraltro con prezzi inaccessibili a uno stipendio normale, la ressa è tale che i commessi devono smistare le persone. «La saggezza della gente comune» teorizzava già a fine del Settecento il politologo irlandese Edmund Burke: di fronte a una nuova, presunta, emergenza i britannici si comportano senza isterismi o fobie. Il Covid è, banalmente, qualcosa con cui convivere. Anche a dispetto del governo: il common sense, il buon senso, è nel Dna da secoli.
Passeggiando in giro per Londra, ne viene fuori che il Paese reale è distante anni luce dalla narrazione dominante: sui giornali, specialmente quelli italiani, la Gran Bretagna è di nuovo descritta come sull’orlo dell’Apocalisse, l’inferno della pandemia: 91.000 casi di contagi al giorno strillano i media, alimentando la macchina della paura e la propaganda antibritannica. Ma con 44 morti al giorno, peraltro pure in calo, è evidente che non sono i contagi il problema, in un Paese dove sono quasi tutti vaccinati e dunque il Covid è ormai derubricato a banale influenza. Ma quei 91.000 casi sbandierati sono solo un’arma mediatica dell’ennesimo procurato allarme. L’ultimo bollettino medico registra 7.000 ricoverati per Covid nel Paese, a fronte di 140.000 posti letto del sistema sanitario nazionale: l’emergenza, per ora, è solo sui media. E infatti la gente va tranquillamente a fare le ultime compere di Natale, senza troppi patemi. Come sempre, non è mai tutto oro quel che luccica: le nuove restrizioni, che comunque sono bazzecole rispetto all’Italia, sono state una tegola per pub e ristoranti: fioccano le disdette delle feste aziendali di Natale, che in Gran Bretagna sono il momento clou dell’anno, l’occasione per fare bagordi. Le prenotazioni sono crollate del 40% La catena Greene King, gruppo di proprietà cinese che controlla il maggior numero di pub tradizionali nel Paese, ha accusato un calo degli incassi del 50%. Piangono anche teatri e cinema, di nuovo ripiombati a pochi clienti. A novembre, i consumi erano saliti dell’1,4% a livelli record per un mese notoriamente debole. Su questa scia, si attendeva un dicembre d’oro, per chiudere l’anno in bellezza. Ogni annuncio di restrizioni danneggia l’economia, ma a Londra segni di crisi, né tantomeno di emergenza Covid, non se ne vedono. Non sarà il Natale spumeggiante che molti pregustavano, ma sarà comunque un buon Natale per l’economia e per il Paese.
Il vero dilemma, semmai, è capire perché con la locomotiva Uk lanciata a mille, il governo di Boris Johnson, lo stesso che annunciò il Freedom Day lo scorso 19 luglio e brindò al primo Paese libero dal Covid grazie ai vaccini Astrazeneca, si sia incartato su Omicron. La riunione di emergenza del gabinetto dei ministri, dove pendeva la spada di Damocle di un nuovo lockdown, alla fine si è limitata a nuove misure di contenimento. Il primo ministro ha tuttavia avvertito che non si può «escludere nulla», che la situazione «è estremamente difficile» e che altre restrizioni potrebbero essere annunciate. Insomma per ora il Natale è salvo, ma tutti stanno col fiato sospeso. La cautela del premier, in assenza di ospedali in affanno, pare fin troppa, quasi esagerata. A mandare in tilt BoJo sono stati gli ormai detestabili «esperti»: il comitato di Sage (Scientific advisory group for emergencies), il gruppo di virologi che assiste il governo, ha chiesto a Johnson di introdurre nuove misure di restrizione sulla base di proiezioni che nello scenario peggiore vedono un balzo dei nuovi ricoveri a 10.000 al giorno a fronte di 6.000 decessi. Sono numeri da Armageddon, ma poco realistici. Sembrano quasi fatti apposta per convincere a prendere decisioni impopolari. Il partito dei virologi, che vive di terrorismo psicologico, batte il tamburo anche nel Regno Unito. Alcuni più smaliziati, invece, intravedono un piano dello stesso governo: l’allarme degli ultimi giorni, unito alle nuove restrizioni, ha spinto in massa la gente a farsi la terza dose. In strada si vedono lunghe file di persone in attesa nei centri vaccini volanti, dove si va senza prenotazione. Guarda caso, metà popolazione adulta ha già ricevuto la terza dose: 30 milioni di persone già vaccinate. Di questo passo, per Capodanno Omicron sarà inoffensivo. Dietrologia o meno, una cosa è certa: a Londra la vita scorre normale e difficilmente richiuderà del tutto.
Dalle vittime alle terapie intensive. L’Inghilterra è messa meglio di noi
Per la regina Elisabetta sarà il primo Natale dopo oltre 70 anni senza il marito, il principe Filippo, morto ad aprile. Sarà anche un Natale senza i tradizionali festeggiamenti reali nella residenza di Sandringham, nel Norfolk, una decisione che pare le sia pesata parecchio, racconta la stampa britannica. La sovrana ha deciso di rimanere al castello di Windsor con i famigliari. Ma, è notizia di ieri, dovrà fare a meno della compagnia della figlia, la principessa Anna, e del marito di lei, il vice ammiraglio Sir Timothy Laurence, risultati positivi al Covid-19 e in isolamento nel Gloucestershire.
L’aumento dei casi frutto della variante Omicron preoccupa il governo di Sua Maestà, guidato da Boris Johnson. Ma a ben vedere, non sembrano essere le basi per certe campagne denigratorie, tanto di moda sulla stampa italiana, verso l’operato dell’esecutivo. Lo dicono gli scienziati britannici. E lo dicono i numeri.
Andiamo con ordine, partiamo dai primi. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito pubblicherà oggi la sua valutazione della gravità di Omicron. Ma alcuni giornali, come Politico, hanno potuto vederla in anteprima. Il giudizio è netto: chi viene colpito dalla variante Omicron ha meno probabilità di ammalarsi gravemente rispetto a quelli chi contrae la Delta.
Tuttavia, gli scienziati hanno anche confermato che la trasmissibilità di Omicron è molto alta, il che significa che anche se è più lieve, i contagi subiranno una brusca accelerata al punto che un gran numero di persone potrebbe ancora finire in ospedale. Per l’Agenzia, due dosi di un vaccino non sono sufficienti per la protezione contro Omicron. Ma una dose di richiamo riduce significativamente la possibilità di infezione sintomatica e di ospedalizzazione.
Poi ci sono i numeri. Basta un confronto con l’Italia.
Nel Regno Unito ieri c’erano 129 persone ricoverate per contagio da variante Omicron ed erano 14 in totale i morti. Sempre ieri, il Paese, che viaggia poco sotto la soglia del milione e mezzo di test giornalieri, ha fatto segnare un nuovo record assoluto di contagi da coronavirus nel Regno Unito dall’inizio della pandemia: sono stati registrati 106.122 casi nelle ultime 24 ore, con 140 decessi. Martedì c’erano 8.008 persone in ospedale con il Covid-19, il numero più alto dal 22 novembre, aumentato del 4% rispetto alla settimana scorsa. Durante la seconda ondata, il numero di ospedalizzazioni ha raggiunto il picco di 39.254 il 18 gennaio.
Sempre ieri, in Italia, sono stati registrati 36.293 positivi (martedì erano stati 30.798), 146 vittime (7 in meno del giorno prima). Il tasso di positività è al 4,6%, in aumento rispetto al 3,6% di martedì. I pazienti in terapia intensiva sono 1.010, due in meno di martedì nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono stati 92.
Intanto, il governo britannico ha deciso di ridurre da dieci a sette giorni il periodo di autoisolamento per le persone che in Inghilterra che ottengono un risultato negativo al test rapido (offerto dal governo) per due giorni di fila. Una mossa pensata per cercare di alleviare le pressioni sui servizi essenziali. Molte aziende sono alle prese con carenze di personale. Anche gli ospedali, che hanno avvertito del rischio di un impatto pesante sui pazienti. «Il governo sta guardando tutti i dati su base giornaliera e li teniamo attentamente sotto controllo», ha detto il segretario di Stato per la Salute, Sajid Javid. Se fossero necessarie nuove restrizioni, il governo non esiterebbe a prenderle, ha spiegato. Per ora, però, non ne sono previste sotto l’albero di Natale.
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I virologi di Stato invocano chiusure, Boris Johnson per ora le ha escluse. Intanto, la capitale brulica di gente per Natale: mezzi, strade dello shopping e grandi magazzini sono pieni, anche se allarmi e (poche) restrizioni hanno determinato un boom di terze dosi.Il Paese registra tre volte i nostri contagi, ma, in proporzione, meno morti e ricoveri.Lo speciale contiene due articoli.Sono le 10 di mattina alla fermata Knighstbridge della metropolitana di Londra, dove si scende per andare ai grandi magazzini Harrod’s. Non è l’ora di punta, ma il treno della linea Piccadilly è pieno e tutti indossano diligentemente la mascherina. Molti hanno pure ingombranti valigie, pur essendo i turisti assenti da Londra (disincentivati dai troppi tamponi e dalla mini quarantena di due giorni). Sarà pure orfana dei visitatori stranieri, ma la capitale è la meta preferita dai turisti domestici: non potendo volare all’estero, si «consolano» con un viaggio nella capitale. Stessa scena lungo Oxford Street: è quasi impossibile camminare dalla folla che anima la via mondiale dello shopping. È il pomeriggio del 21 dicembre e in teoria ci vuole il green pass per entrare nei luoghi affollati; le mascherine obbligatorie nei negozi. Su tutto, poi, aleggia pure lo spettro di nuovo lockdown che però sarebbe un suicidio politico per i Tory; e la catastrofe economica per il Paese. Ma per gli inglesi è un Natale come tanti: negozi presi d’assalto, metro piena, strade affollate. Da Fortnum&Mason, la storica casa di thè e casalinghi di lusso, peraltro con prezzi inaccessibili a uno stipendio normale, la ressa è tale che i commessi devono smistare le persone. «La saggezza della gente comune» teorizzava già a fine del Settecento il politologo irlandese Edmund Burke: di fronte a una nuova, presunta, emergenza i britannici si comportano senza isterismi o fobie. Il Covid è, banalmente, qualcosa con cui convivere. Anche a dispetto del governo: il common sense, il buon senso, è nel Dna da secoli. Passeggiando in giro per Londra, ne viene fuori che il Paese reale è distante anni luce dalla narrazione dominante: sui giornali, specialmente quelli italiani, la Gran Bretagna è di nuovo descritta come sull’orlo dell’Apocalisse, l’inferno della pandemia: 91.000 casi di contagi al giorno strillano i media, alimentando la macchina della paura e la propaganda antibritannica. Ma con 44 morti al giorno, peraltro pure in calo, è evidente che non sono i contagi il problema, in un Paese dove sono quasi tutti vaccinati e dunque il Covid è ormai derubricato a banale influenza. Ma quei 91.000 casi sbandierati sono solo un’arma mediatica dell’ennesimo procurato allarme. L’ultimo bollettino medico registra 7.000 ricoverati per Covid nel Paese, a fronte di 140.000 posti letto del sistema sanitario nazionale: l’emergenza, per ora, è solo sui media. E infatti la gente va tranquillamente a fare le ultime compere di Natale, senza troppi patemi. Come sempre, non è mai tutto oro quel che luccica: le nuove restrizioni, che comunque sono bazzecole rispetto all’Italia, sono state una tegola per pub e ristoranti: fioccano le disdette delle feste aziendali di Natale, che in Gran Bretagna sono il momento clou dell’anno, l’occasione per fare bagordi. Le prenotazioni sono crollate del 40% La catena Greene King, gruppo di proprietà cinese che controlla il maggior numero di pub tradizionali nel Paese, ha accusato un calo degli incassi del 50%. Piangono anche teatri e cinema, di nuovo ripiombati a pochi clienti. A novembre, i consumi erano saliti dell’1,4% a livelli record per un mese notoriamente debole. Su questa scia, si attendeva un dicembre d’oro, per chiudere l’anno in bellezza. Ogni annuncio di restrizioni danneggia l’economia, ma a Londra segni di crisi, né tantomeno di emergenza Covid, non se ne vedono. Non sarà il Natale spumeggiante che molti pregustavano, ma sarà comunque un buon Natale per l’economia e per il Paese. Il vero dilemma, semmai, è capire perché con la locomotiva Uk lanciata a mille, il governo di Boris Johnson, lo stesso che annunciò il Freedom Day lo scorso 19 luglio e brindò al primo Paese libero dal Covid grazie ai vaccini Astrazeneca, si sia incartato su Omicron. La riunione di emergenza del gabinetto dei ministri, dove pendeva la spada di Damocle di un nuovo lockdown, alla fine si è limitata a nuove misure di contenimento. Il primo ministro ha tuttavia avvertito che non si può «escludere nulla», che la situazione «è estremamente difficile» e che altre restrizioni potrebbero essere annunciate. Insomma per ora il Natale è salvo, ma tutti stanno col fiato sospeso. La cautela del premier, in assenza di ospedali in affanno, pare fin troppa, quasi esagerata. A mandare in tilt BoJo sono stati gli ormai detestabili «esperti»: il comitato di Sage (Scientific advisory group for emergencies), il gruppo di virologi che assiste il governo, ha chiesto a Johnson di introdurre nuove misure di restrizione sulla base di proiezioni che nello scenario peggiore vedono un balzo dei nuovi ricoveri a 10.000 al giorno a fronte di 6.000 decessi. Sono numeri da Armageddon, ma poco realistici. Sembrano quasi fatti apposta per convincere a prendere decisioni impopolari. Il partito dei virologi, che vive di terrorismo psicologico, batte il tamburo anche nel Regno Unito. Alcuni più smaliziati, invece, intravedono un piano dello stesso governo: l’allarme degli ultimi giorni, unito alle nuove restrizioni, ha spinto in massa la gente a farsi la terza dose. In strada si vedono lunghe file di persone in attesa nei centri vaccini volanti, dove si va senza prenotazione. Guarda caso, metà popolazione adulta ha già ricevuto la terza dose: 30 milioni di persone già vaccinate. Di questo passo, per Capodanno Omicron sarà inoffensivo. Dietrologia o meno, una cosa è certa: a Londra la vita scorre normale e difficilmente richiuderà del tutto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/londra-resiste-catastrofisti-variante-2656093116.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dalle-vittime-alle-terapie-intensive-linghilterra-e-messa-meglio-di-noi" data-post-id="2656093116" data-published-at="1640200350" data-use-pagination="False"> Dalle vittime alle terapie intensive. L’Inghilterra è messa meglio di noi Per la regina Elisabetta sarà il primo Natale dopo oltre 70 anni senza il marito, il principe Filippo, morto ad aprile. Sarà anche un Natale senza i tradizionali festeggiamenti reali nella residenza di Sandringham, nel Norfolk, una decisione che pare le sia pesata parecchio, racconta la stampa britannica. La sovrana ha deciso di rimanere al castello di Windsor con i famigliari. Ma, è notizia di ieri, dovrà fare a meno della compagnia della figlia, la principessa Anna, e del marito di lei, il vice ammiraglio Sir Timothy Laurence, risultati positivi al Covid-19 e in isolamento nel Gloucestershire. L’aumento dei casi frutto della variante Omicron preoccupa il governo di Sua Maestà, guidato da Boris Johnson. Ma a ben vedere, non sembrano essere le basi per certe campagne denigratorie, tanto di moda sulla stampa italiana, verso l’operato dell’esecutivo. Lo dicono gli scienziati britannici. E lo dicono i numeri. Andiamo con ordine, partiamo dai primi. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito pubblicherà oggi la sua valutazione della gravità di Omicron. Ma alcuni giornali, come Politico, hanno potuto vederla in anteprima. Il giudizio è netto: chi viene colpito dalla variante Omicron ha meno probabilità di ammalarsi gravemente rispetto a quelli chi contrae la Delta. Tuttavia, gli scienziati hanno anche confermato che la trasmissibilità di Omicron è molto alta, il che significa che anche se è più lieve, i contagi subiranno una brusca accelerata al punto che un gran numero di persone potrebbe ancora finire in ospedale. Per l’Agenzia, due dosi di un vaccino non sono sufficienti per la protezione contro Omicron. Ma una dose di richiamo riduce significativamente la possibilità di infezione sintomatica e di ospedalizzazione. Poi ci sono i numeri. Basta un confronto con l’Italia. Nel Regno Unito ieri c’erano 129 persone ricoverate per contagio da variante Omicron ed erano 14 in totale i morti. Sempre ieri, il Paese, che viaggia poco sotto la soglia del milione e mezzo di test giornalieri, ha fatto segnare un nuovo record assoluto di contagi da coronavirus nel Regno Unito dall’inizio della pandemia: sono stati registrati 106.122 casi nelle ultime 24 ore, con 140 decessi. Martedì c’erano 8.008 persone in ospedale con il Covid-19, il numero più alto dal 22 novembre, aumentato del 4% rispetto alla settimana scorsa. Durante la seconda ondata, il numero di ospedalizzazioni ha raggiunto il picco di 39.254 il 18 gennaio. Sempre ieri, in Italia, sono stati registrati 36.293 positivi (martedì erano stati 30.798), 146 vittime (7 in meno del giorno prima). Il tasso di positività è al 4,6%, in aumento rispetto al 3,6% di martedì. I pazienti in terapia intensiva sono 1.010, due in meno di martedì nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono stati 92. Intanto, il governo britannico ha deciso di ridurre da dieci a sette giorni il periodo di autoisolamento per le persone che in Inghilterra che ottengono un risultato negativo al test rapido (offerto dal governo) per due giorni di fila. Una mossa pensata per cercare di alleviare le pressioni sui servizi essenziali. Molte aziende sono alle prese con carenze di personale. Anche gli ospedali, che hanno avvertito del rischio di un impatto pesante sui pazienti. «Il governo sta guardando tutti i dati su base giornaliera e li teniamo attentamente sotto controllo», ha detto il segretario di Stato per la Salute, Sajid Javid. Se fossero necessarie nuove restrizioni, il governo non esiterebbe a prenderle, ha spiegato. Per ora, però, non ne sono previste sotto l’albero di Natale.
Ansa
Angelo Pezzana vi fondò quello che sarebbe diventato il movimento Lgbt italiano, gettando le basi dell’ArciGay e chiarendo senza ambiguità alcuna che le persone con comportamento omoerotico sarebbero diventate una lobby politica. Ha usato lui stesso questa parola: lobby. Il termine lobby compare nella sua intervista al giornale La Stampa, intitolata «I gay mettono la cravatta». Il termine «lobby» compare nero su bianco in uno dei testi fondativi di questa strategia politica: After the Ball, scritto da Marshall Kirk, psicologo, e Hunter Madsen, esperto di marketing. Un manuale in cui i due autori spiegavano, con precisione metodica e fredda lucidità, come trasformare la cosiddetta «omosessualità» – termine scientificamente privo di senso – da comportamento semplicemente tollerato a pratica non solo accettata ma addirittura beatificata, con la beatificazione imposta e infine blindata attraverso la punizione spietata dei dissidenti. Il tasso enormemente più alto di Aids nel loro gruppo doveva essere usato per scatenare il vittimismo, invece che essere quello che era: la conseguenza di un comportamento biologicamente disfunzionale per eccesso di promiscuità e uso di un organo improprio.
Il comportamento omoerotico, questo è il termine corretto, moltiplica secondo alcune statistiche fino a 100 volte il rischio di malattie sessualmente trasmissibili (Aids, sifilide ecc...), moltiplica in maniera esponenziale le patologie anorettali, aumenta le patologie infiammatorie intestinali (Gay Bowel Syndrome) con conseguente aumento di rischio di Alzheimer, moltiplica il rischio di malattie a trasmissione orofecale (es. epatite A). Il cristianesimo condanna questa pratica, dichiarata uno dei peccati che grida vendetta a Dio. La lobby gay ha lo scopo di imbavagliare sia il dissenso sia qualsiasi critica a uno stile di vita che è un comportamento senza nulla di genetico – altra informazione sotto censura – e che come è stato appreso può essere disappreso, come testimoniano gli ex gay, anche loro sotto censura.
La lobby, poche centinaia di persone non elette da nessuno, che hanno infiltrato scuola, chiesa, politica e soprattutto università, in particolare le facoltà di psicologia e scienze sociali, quella da cui escono psicologi e assistenti sociali che decidono se i bambini della famiglia del bosco e innumerevoli altre, spesso cattoliche con i figli in educazione parentale, possono esistere o devono essere annientate e smembrate. L’obiettivo dichiarato della lobby gay è diffondere come dogma la menzogna che lo stile di vita omoerotico sia geneticamente determinato e irreversibile (per cui criticarlo è equiparato al razzismo), sia sano (per cui criticarlo è insensato), sia bello e interessante (per cui criticarlo è stupido), e che chiunque lo critichi debba essere azzittito. Non lo dico io: lo hanno scritto loro.
In Italia in questo momento l’omofobia è un «fattore considerato negativo e dannoso per lo sviluppo psicologico del minore». Peccato che considerare il rapporto tra due uomini un peccato sia un obbligo per un cristiano, considerarlo un problema sia un obbligo per un medico onesto e sano di mente. In teoria «la rimozione del figlio non dovrebbe avvenire per la sola espressione di convinzioni omofobe», cinguettano le linee guida dei nostri servizi, ma a Bibbiano abbiamo visto che questa linea è già stata superata. Anche se il Ddl Zan fortunatamente non è passato, la lobby continua a controllare scuola, università, servizi, e codice stradale. Censura dei manifesti che non piacciono alla lobby. Indottrinamento nelle scuole e punizione per chi cerca di sottrarsi, per esempio con la scuola parentale.
Il caso di Bibbiano ha svelato meccanismi agghiaccianti. L’assistente sociale Federica Anghinolfi aveva candidamente comunicato a un padre, e per rispetto alla sua privacy non ne faccio il nome, che gli avrebbero tolto i figli perché lo riteneva «omofobo». Per fortuna quell’uomo aveva l’abitudine di portare sempre con sé un registratore. Registrando tutto, è riuscito a salvare la sua paternità. Ora il dubbio si affaccia sulla famiglia del bosco. Nella relazione depositata agli atti di quel procedimento, due aggettivi ricorrono in modo ossessivo: inadeguato e rigido.
Partiamo da «inadeguato». Inadeguato rispetto a cosa? A quale parametro? Nel Terzo Reich erano considerati «inadeguati» come genitori coloro che si rifiutavano di mandare i figli nelle Hitlerjugend, e per questo perdevano la patria potestà. Sotto Stalin i figli dei dissidenti erano incarcerati in orfanatrofi di Stato. Gli assistenti sociali, i giudici e gli psicologi che scrivono la parola «inadeguato» a quale standard si riferiscono? Poi c’è «rigido». Nessuno toglierebbe i figli a un genitore perché insegna in maniera rigida al proprio bambino che non si mettono le dita nella presa. Le regole morali devono essere altrettanto rigide. «Non rubare» è «non rubare». «Non uccidere» è «non uccidere». «Non commettere atti impuri» anche. Tornando alla famiglia del bosco: la parola «rigido», ripetuta in continuazione nella relazione dei servizi sociali, è frutto del caso? La parola rigido (su cosa?) e la parola inadeguato (a che?) sono talmente assurde per giustificare il rendere brutalmente orfani figli di genitori vivi, che l’unica ipotesi che ci fanno venire in mente è che il tema nascosto, il convitato di pietra, siano le tematiche Lgbt. Bibbiano docet.
Ho ascoltato la disperazione di altri genitori resi orfani dei loro figli: lo schema era molto simile alla famiglia del bosco: famiglie cattoliche, con madre che sta vicino ai figli e scuola parentale. Quest’ultima (come il non vaccinare i figli) è diritto garantito dalla Costituzione. Ma ai nostri servivi sociali non piacciono, e allora si interviene levando i figli. È sempre molto forte il sospetto che chiunque eviti le scuole di Stato stia sottraendo i figli alla propaganda gender. Il Ddl Zan non è passato, ma la lobby gay infiltra la chiesa, i servizi sociali e la scuola, dove gli insegnanti sono costretti ad assurdi corsi di aggiornamento sulle tematiche Lgbt, ovviamente le facoltà di psicologia e quelle di scienze sociali, dove le tematiche Lgbt e i gender studies sono spacciati per roba che abbia un qualche senso. È evidente che la sottrazione dei bambini del bosco non abbia alcuna giustificazione, che era già decisa dal primo istante. Non permettere a una bambina con una crisi di dispnea la presenza della madre è un gesto che come medico e come madre non esito a definire feroce. Una ferocia di questo genere non nasce solo dalla sete di denaro che i bambini deportati forniscono: deve avere alle spalle un’ideologia. È evidente che c’è un convitato di pietra. Questo caso è uno spartiacque, quello che permetterà di sottoporre a interrogatorio le mamme e i papà: «Cosa pensa del movimento Lgbt?», «Se suo figlio si dichiarasse transgender, lo farebbe operare?», «Ha qualcosa in contrario al fatto che un adulto maschio travestito da drag queen tenga in braccio sua figlia in una scuola mentre legge una fiaba?». La risposta a queste domande, se giudicata «rigida», determinerà l’inadeguatezza genitoriale, come già avviene in alcuni Stati esteri. Non approvare chi ruba, uccide, mente e commette atti impuri fa anche parte della Legge, la Legge di Mosè, Legge di cui Cristo non ha cambiato nemmeno uno iota. Cristo si è dichiarato figlio del Padre, il Padre è il Signore degli Eserciti e Colui che ha distrutto Sodoma. L’etica non prevede eccezioni, non ammette gradazioni, non si negozia in base alle circostanze. La morale non è un elastico: o è solida, rigida, o è una burla.
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Ecco #DimmiLaVerità dell'11 maggio 2026. Con la nostra Flaminia Camilletti analizziamo il caso Giuli e le difficoltà del centrodestra.
Lo ha dichiarato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani in uscita dal Consiglio degli esteri di Bruxelles. Il ministro ha parlato della situazione ad Hormuz e di come sia importante garantire la libera circolazione. Ha sottolineato che tutti i ministri degli esteri hanno posizioni analoghe, ovvero una spinta di entrambe le controparti per una soluzione di dialogo pacifico. Un ultimo punto su Hezbollah, Tajani ha ribadito la necessità di disarmare il partito di Dio, rafforzando l'esercito regolare libanese.
Hantavirus, vaccini già pronti e media di nuovo in allarme: per Maddalena Loy stanno tornando gli stessi meccanismi visti durante il Covid. Dalle virostar, all’OMS e fino alle campagne mediatiche, il sospetto è che qualcuno abbia già riaperto il circo pandemico. Ne parliamo con il dottor Giovanni Rezza.