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2021-06-17
Londra frena sulla profilassi per i bambini
Boris Johnson (Ansa)
Il Regno Unito frena sulla somministrazione del vaccino anti Covid a bambini e adolescenti. Il Comitato congiunto su vaccinazione e immunizzazione (Jcvi) rilascerà un documento ufficiale in proposito solo la prossima settimana, ma in queste ore ha già fatto sapere di essere contrario all'idea di una vaccinazione di massa per i ragazzini, che era stata richiesta da presidi e insegnanti nell'intento di assicurare il ritorno alla normalità a partire dal prossimo anno scolastico.
Il Jcvi si è sbilanciato e ha rivelato di non appoggiare l'idea, spiegando anzitutto che ci sono troppi rischi ancora non analizzati e che non conviene mettere in pericolo ragazzi e bambini, anche considerando che il Covid è una malattia che solo in rari casi ha creato problemi seri ai giovani. Secondo alcune statistiche, citate dal professor Calum Semple, pediatra che fa parte del comitato Sage, il Gruppo di epidemiologi che consiglia il governo, il rischio di morte da Covid per i bambini è pari ad uno per milione, come emerge dai dati del passato. Durante la prima e la seconda ondata di Coronavirus, infatti, in tutto il Regno Unito sono morti 12 bambini, un numero veramente ridotto, se si considera che i minorenni sono tra i 13 e i 14 milioni.
L'altra perplessità del Comitato consiste nel fatto che si parla di vaccinare i minorenni per proteggere la salute pubblica e ridurre la trasmissione del virus, ma se è vero che gli adolescenti sono biologicamente simili agli adulti e quindi a rischio di diffondere la malattia, le cose cambiano per i piccoli, che hanno caratteristiche diverse e hanno la metà, se non addirittura un terzo delle probabilità di diventare degli «untori». Il dubbio è se abbia senso vaccinare i bambini per il benessere degli altri, senza essere certi che sulla distanza le sostanze che si inoculano non comportino problemi per loro. Una serie di perplessità non da poco, che sono condivise anche da altri specialisti nel Paese. Nel corso dei prossimi sette giorni, il Comitato valuterà come articolare meglio la sua posizione, considerando anche se abbia senso lasciare ai genitori l'ultima parola, offrendo un margine di possibilità per la somministrazione del vaccino in casi specifici, quando ci siano malattie pregresse o genitori e parenti particolarmente fragili.
L'indicazione arrivata dagli esperti del Regno Unito non è di poco conto, dal momento che la campagna di vaccinazione promossa tra i britannici è diventata un modello, per come è stata portata avanti in modo impeccabile ed efficace. Di recente i casi di contagio sono aumentati, per via della variante Delta, ma la colpa non è tanto dei vaccini che non funzionano, quanto del fatto che probabilmente le frontiere con l'India sono state chiuse in ritardo. Al momento la campagna di immunizzazione sta procedendo senza intervalli o cambi di rotta: da ieri i cittadini che hanno tra i 21 e i 22 anni hanno iniziato a ricevere la prima dose e nelle prossime settimane cominceranno a prenotare l'appuntamento coloro che hanno tra i 18 e i 20 anni. Proprio tenendo conto di questo cronoprogramma e delle pressioni arrivate dal mondo della scuola, qualche settimana fa il governo aveva chiesto un parere al Comitato Jcvi per capire come muoversi sulla fascia dei minorenni. E la risposta fornita non è stata probabilmente quella che si attendeva. Il gruppo di esperti non ritiene appropriata la campagna vaccinale sui minorenni in questa fase, anche perché tiene conto della posizione simile assunta la scorsa settimana dalla Germania, dove il vaccino viene proposto a chi ha meno di 18 anni soltanto nel caso in cui ci siano delle patologie pregresse, mentre gli altri possono riceverlo, ma devono farne richiesta, con i genitori che si assumono ogni responsabilità in proposito. Anche Israele, che è ancora più avanti dell'Inghilterra nella campagna di immunizzazione, ha sottolineato che vaccinare gli adulti potrebbe bastare per evitare il contagio dei piccoli. In Francia è stata aperta ieri la vaccinazione per i giovani tra i 12 e i 18 anni, ma subito si è levata la voce contraria del dottor Gérald Kierzek, che ritiene questa pratica «non essenziale».
Atteggiamenti diametralmente opposti rispetto a quelli che si riscontrano in Italia, dove ormai è tutta una corsa a vaccinare anche adolescenti e preadolescenti. Come dimostra il caso del Lazio. La Regione ha stipulato nei giorni scorsi un accordo con tutte le associazioni dei pediatri per la somministrazione dei vaccini alla fascia d'età compresa tra i 12 e i 16 anni e il piano d'attacco targato Pd ha preso le mosse due giorni fa. Prevede l'utilizzo di 30.000 dosi, cominciando con i ragazzini più fragili e passando poi agli altri, che verranno invitati a tre Junior Open Day promossi nel fine settimana. Per prenotare un vaccino i genitori dovranno andare sul sito della regione e iscrivere il proprio figlio in uno dei circa 40 siti di vaccinazione messi a disposizione. Una campagna che prevede l'utilizzo del vaccino Pfizer, che è considerata al momento l'unica accettabile anche nel Regno Unito. A Londra si sta valutando se anche il Moderna possa essere offerto ai piccoli, mentre il vaccino di casa, l'Oxford-AstraZeneca, è considerato adatto solo agli over 18, anche se ormai viene somministrato esclusivamente agli adulti sopra i quarant'anni, per via dei problemi con i trombi.
Esperti contrari anche in Italia: «Effetti avversi ancora sconosciuti»
Gli scienziati britannici si sono espressi contro il vaccino ai giovanissimi. Il Comitato scientifico francese sconsiglia la vaccinazione dei minori come già accaduto in Germania. Ieri nel convegno presso la Sala «Caduti di Nassirya» del Senato, organizzato dalla Lega su iniziativa del senatore Armando Siri dal titolo: «Bambini e vaccini anti-Covid. Pro e contro», anche molti esperti italiani, tutti vaccinati e senza ombre no-vax, hanno frenato sulla campagna che invece si vorrebbe avviare con l'inizio delle scuole. Il primo motivo per evitare di vaccinare i più piccoli arriva dai numeri, come ha spiegato Maurizio Rainisio, matematico, esperto in statistica medica: «La mortalità da Covid fino ai 60 anni è irrilevante mentre è alta fino a 90 anni. Tra i giovani da 0 a 19 anni, maschi e femmine, ci sono stati 26 decessi su 10, 5 milioni di soggetti, ovvero 1 su 500.000. Inoltre i giovanissimi non hanno avuto la malattia in modo grave.
Insomma i giovanissimi non rischiano niente mentre i rischi del vaccino non si conoscono. Inoltre non vaccinare i bambini potrebbe avere beneficio per loro stessi, infatti la malattia che nei giovani è molto debole indurrebbe immunità di lunga durata e permetterebbe di restare immuni per tutta la vita o ammalarsi in modo lieve». Secondo il prof. Silvio Garattini, presidente e dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, «vanno vaccinati gli anziani e i fragili. Invece ci sono ancora oltre 3 milioni di ultra sessantenni non vaccinati. Sui minori di 12 anni non abbiamo dati, potrebbe esserci un vantaggio perché non trasmetterebbero il contagio, ma non sappiamo nulla su effetti collaterali e tossicità. Quando avremo più dati avremo tempo per decidere ed evitare eventuali danni che oggi non conosciamo e che invece dobbiamo temere se lanciassimo una vaccinazione generalizzata». Anche Edoardo Missoni, medico, specialista in Medicina tropicale, docente di salute globale, sviluppo e management delle organizzazioni internazionali Università Bocconi di Milano, ritiene necessario un confronto basato su evidenze scientifiche e ricerche realizzate senza conflitto d'interesse: «I rischi da mancata vaccinazione sui bambini sono nulli, la contagiosità molto bassa, suscettibilità all'infezione molto bassa. Con la vaccinazione dei bambini si parla di raggiungimento di immunità di gregge, ma non è vero: il vaccino contiene solo in parte la diffusione, e il nostro Paese non è un'isola. I bambini possono avere potenziali conseguenze negative, essere esposti a rischi maggiori e in età successiva possono essere più suscettibili ai farmaci».
Non vaccinerà sua figlia il prof. Giovanni Vanni Fajese, endocrinologo, docente presso Università di Roma, «Foro Italico», che ha sottolineato come il «vaccino mRNA è un profarmaco e non si sa quanta proteina spike produrrà un individuo. Potenziali effetti a insorgenza tardiva possono richiedere mesi o anni per diventare evidenti. I limitati studi sui bambini intrapresi fino ad oggi sono del tutto sottodimensionati e non possono escludere effetti collaterali gravi, anche se non comuni».
A sostegno della vaccinazione dei bambini senza dubbio è la Società italiana di pediatria che attraverso Rocco Russo sostiene che: «I bambini non sono coinvolti in modo rilevante con complicanze, ma questa è un'opportunità per mettere in atto strategie vaccinali utili a contenere complicanze nella stessa fascia pediatrica. Non c'è vaccino inutile né rischio zero, è un farmaco che ha rischi, quindi rischi e benefici, ma nessuno vuole fare del male ai bambini».
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Dopo le perplessità degli esperti israeliani, il comitato britannico per l'immunizzazione sconsiglia di ampliare la campagna vaccinale agli under 18: uno schiaffo agli ultrà nostrani della siringa. Voci critiche verso la puntura ai giovanissimi pure in Francia.Tante le criticità espresse nel convegno organizzato dalla Lega sui vaccini ai più piccoli.Lo speciale contiene due articoli.Il Regno Unito frena sulla somministrazione del vaccino anti Covid a bambini e adolescenti. Il Comitato congiunto su vaccinazione e immunizzazione (Jcvi) rilascerà un documento ufficiale in proposito solo la prossima settimana, ma in queste ore ha già fatto sapere di essere contrario all'idea di una vaccinazione di massa per i ragazzini, che era stata richiesta da presidi e insegnanti nell'intento di assicurare il ritorno alla normalità a partire dal prossimo anno scolastico. Il Jcvi si è sbilanciato e ha rivelato di non appoggiare l'idea, spiegando anzitutto che ci sono troppi rischi ancora non analizzati e che non conviene mettere in pericolo ragazzi e bambini, anche considerando che il Covid è una malattia che solo in rari casi ha creato problemi seri ai giovani. Secondo alcune statistiche, citate dal professor Calum Semple, pediatra che fa parte del comitato Sage, il Gruppo di epidemiologi che consiglia il governo, il rischio di morte da Covid per i bambini è pari ad uno per milione, come emerge dai dati del passato. Durante la prima e la seconda ondata di Coronavirus, infatti, in tutto il Regno Unito sono morti 12 bambini, un numero veramente ridotto, se si considera che i minorenni sono tra i 13 e i 14 milioni. L'altra perplessità del Comitato consiste nel fatto che si parla di vaccinare i minorenni per proteggere la salute pubblica e ridurre la trasmissione del virus, ma se è vero che gli adolescenti sono biologicamente simili agli adulti e quindi a rischio di diffondere la malattia, le cose cambiano per i piccoli, che hanno caratteristiche diverse e hanno la metà, se non addirittura un terzo delle probabilità di diventare degli «untori». Il dubbio è se abbia senso vaccinare i bambini per il benessere degli altri, senza essere certi che sulla distanza le sostanze che si inoculano non comportino problemi per loro. Una serie di perplessità non da poco, che sono condivise anche da altri specialisti nel Paese. Nel corso dei prossimi sette giorni, il Comitato valuterà come articolare meglio la sua posizione, considerando anche se abbia senso lasciare ai genitori l'ultima parola, offrendo un margine di possibilità per la somministrazione del vaccino in casi specifici, quando ci siano malattie pregresse o genitori e parenti particolarmente fragili. L'indicazione arrivata dagli esperti del Regno Unito non è di poco conto, dal momento che la campagna di vaccinazione promossa tra i britannici è diventata un modello, per come è stata portata avanti in modo impeccabile ed efficace. Di recente i casi di contagio sono aumentati, per via della variante Delta, ma la colpa non è tanto dei vaccini che non funzionano, quanto del fatto che probabilmente le frontiere con l'India sono state chiuse in ritardo. Al momento la campagna di immunizzazione sta procedendo senza intervalli o cambi di rotta: da ieri i cittadini che hanno tra i 21 e i 22 anni hanno iniziato a ricevere la prima dose e nelle prossime settimane cominceranno a prenotare l'appuntamento coloro che hanno tra i 18 e i 20 anni. Proprio tenendo conto di questo cronoprogramma e delle pressioni arrivate dal mondo della scuola, qualche settimana fa il governo aveva chiesto un parere al Comitato Jcvi per capire come muoversi sulla fascia dei minorenni. E la risposta fornita non è stata probabilmente quella che si attendeva. Il gruppo di esperti non ritiene appropriata la campagna vaccinale sui minorenni in questa fase, anche perché tiene conto della posizione simile assunta la scorsa settimana dalla Germania, dove il vaccino viene proposto a chi ha meno di 18 anni soltanto nel caso in cui ci siano delle patologie pregresse, mentre gli altri possono riceverlo, ma devono farne richiesta, con i genitori che si assumono ogni responsabilità in proposito. Anche Israele, che è ancora più avanti dell'Inghilterra nella campagna di immunizzazione, ha sottolineato che vaccinare gli adulti potrebbe bastare per evitare il contagio dei piccoli. In Francia è stata aperta ieri la vaccinazione per i giovani tra i 12 e i 18 anni, ma subito si è levata la voce contraria del dottor Gérald Kierzek, che ritiene questa pratica «non essenziale».Atteggiamenti diametralmente opposti rispetto a quelli che si riscontrano in Italia, dove ormai è tutta una corsa a vaccinare anche adolescenti e preadolescenti. Come dimostra il caso del Lazio. La Regione ha stipulato nei giorni scorsi un accordo con tutte le associazioni dei pediatri per la somministrazione dei vaccini alla fascia d'età compresa tra i 12 e i 16 anni e il piano d'attacco targato Pd ha preso le mosse due giorni fa. Prevede l'utilizzo di 30.000 dosi, cominciando con i ragazzini più fragili e passando poi agli altri, che verranno invitati a tre Junior Open Day promossi nel fine settimana. Per prenotare un vaccino i genitori dovranno andare sul sito della regione e iscrivere il proprio figlio in uno dei circa 40 siti di vaccinazione messi a disposizione. Una campagna che prevede l'utilizzo del vaccino Pfizer, che è considerata al momento l'unica accettabile anche nel Regno Unito. A Londra si sta valutando se anche il Moderna possa essere offerto ai piccoli, mentre il vaccino di casa, l'Oxford-AstraZeneca, è considerato adatto solo agli over 18, anche se ormai viene somministrato esclusivamente agli adulti sopra i quarant'anni, per via dei problemi con i trombi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/londra-frena-profilassi-bambini-2653412464.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="esperti-contrari-anche-in-italia-effetti-avversi-ancora-sconosciuti" data-post-id="2653412464" data-published-at="1623920650" data-use-pagination="False"> Esperti contrari anche in Italia: «Effetti avversi ancora sconosciuti» Gli scienziati britannici si sono espressi contro il vaccino ai giovanissimi. Il Comitato scientifico francese sconsiglia la vaccinazione dei minori come già accaduto in Germania. Ieri nel convegno presso la Sala «Caduti di Nassirya» del Senato, organizzato dalla Lega su iniziativa del senatore Armando Siri dal titolo: «Bambini e vaccini anti-Covid. Pro e contro», anche molti esperti italiani, tutti vaccinati e senza ombre no-vax, hanno frenato sulla campagna che invece si vorrebbe avviare con l'inizio delle scuole. Il primo motivo per evitare di vaccinare i più piccoli arriva dai numeri, come ha spiegato Maurizio Rainisio, matematico, esperto in statistica medica: «La mortalità da Covid fino ai 60 anni è irrilevante mentre è alta fino a 90 anni. Tra i giovani da 0 a 19 anni, maschi e femmine, ci sono stati 26 decessi su 10, 5 milioni di soggetti, ovvero 1 su 500.000. Inoltre i giovanissimi non hanno avuto la malattia in modo grave. Insomma i giovanissimi non rischiano niente mentre i rischi del vaccino non si conoscono. Inoltre non vaccinare i bambini potrebbe avere beneficio per loro stessi, infatti la malattia che nei giovani è molto debole indurrebbe immunità di lunga durata e permetterebbe di restare immuni per tutta la vita o ammalarsi in modo lieve». Secondo il prof. Silvio Garattini, presidente e dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, «vanno vaccinati gli anziani e i fragili. Invece ci sono ancora oltre 3 milioni di ultra sessantenni non vaccinati. Sui minori di 12 anni non abbiamo dati, potrebbe esserci un vantaggio perché non trasmetterebbero il contagio, ma non sappiamo nulla su effetti collaterali e tossicità. Quando avremo più dati avremo tempo per decidere ed evitare eventuali danni che oggi non conosciamo e che invece dobbiamo temere se lanciassimo una vaccinazione generalizzata». Anche Edoardo Missoni, medico, specialista in Medicina tropicale, docente di salute globale, sviluppo e management delle organizzazioni internazionali Università Bocconi di Milano, ritiene necessario un confronto basato su evidenze scientifiche e ricerche realizzate senza conflitto d'interesse: «I rischi da mancata vaccinazione sui bambini sono nulli, la contagiosità molto bassa, suscettibilità all'infezione molto bassa. Con la vaccinazione dei bambini si parla di raggiungimento di immunità di gregge, ma non è vero: il vaccino contiene solo in parte la diffusione, e il nostro Paese non è un'isola. I bambini possono avere potenziali conseguenze negative, essere esposti a rischi maggiori e in età successiva possono essere più suscettibili ai farmaci». Non vaccinerà sua figlia il prof. Giovanni Vanni Fajese, endocrinologo, docente presso Università di Roma, «Foro Italico», che ha sottolineato come il «vaccino mRNA è un profarmaco e non si sa quanta proteina spike produrrà un individuo. Potenziali effetti a insorgenza tardiva possono richiedere mesi o anni per diventare evidenti. I limitati studi sui bambini intrapresi fino ad oggi sono del tutto sottodimensionati e non possono escludere effetti collaterali gravi, anche se non comuni». A sostegno della vaccinazione dei bambini senza dubbio è la Società italiana di pediatria che attraverso Rocco Russo sostiene che: «I bambini non sono coinvolti in modo rilevante con complicanze, ma questa è un'opportunità per mettere in atto strategie vaccinali utili a contenere complicanze nella stessa fascia pediatrica. Non c'è vaccino inutile né rischio zero, è un farmaco che ha rischi, quindi rischi e benefici, ma nessuno vuole fare del male ai bambini».
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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«Non è un investimento per i deboli di cuore», avverte il fondo Canaima, prevedendo che per districare il pantano politico ed economico serviranno anni. Nel resto dell’America Latina, tra reazioni politiche e minacce tariffarie, i listini continuano a macinare.
«La cattura di Maduro ha una valenza geopolitica ed economica profonda, ma questa “invasione di campo” preoccupa i vicini», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Messico, Colombia e Brasile hanno reagito con durezza, parlando di linee inaccettabili superate. Eppure, nonostante le minacce di Trump e i dazi pesantissimi, i mercati azionari dell’area nell’ultimo anno e anche nelle ultime sedute hanno messo a segno performance positive quasi da record».
D’altronde, «il Messico non è più solo una meta turistica o un fornitore di materie prime, ma è diventato l’hub manifatturiero vitale per l’industria americana», continua Gaziano. «Grazie alla vicinanza geografica e ai vantaggi logistici dell’accordo Usmca, l’85% dell’export messicano resta immune dai dazi. Questo spiega la crescita esplosiva di titoli come Cemex (+83%) o dei gruppi aeroportuali (Gap e Oma): ogni nuova fabbrica costruita per servire il mercato Usa genera un indotto infrastrutturale che la borsa sta premiando con multipli generosi».
Anche il Brasile se la passa bene. Le esportazioni sono ai massimi e il mercato azionario rimane secondo molti analisti attraente: l’indice Msci Brazil è scambiato a circa 10 volte gli utili futuri, con un rendimento da dividendi che sfiora il 6%. E i dazi hanno finora avuto un impatto limitato perché il Paese ha saputo diversificare, esportando record di soia verso la Cina.
Del resto, il ciclo dei tassi di interesse in Brasile sembra aver raggiunto il suo apice al 15%, e questo lascia spazio a un potenziale allentamento monetario che favorirebbe ulteriormente le valutazioni azionarie. Il mercato sembra aver trovato un accordo con Lula, preferendo la stabilità della riforma fiscale alle incertezze di uno scontro frontale con Washington.
Il Sud America nonostante tutto rappresenta per molti analisti un’opportunità tattica tra le più interessanti dei mercati emergenti seppur rischiosa per i rischi politici e geopolitici. La scommessa degli investitori è chiara: la regione è diventata troppo cruciale per le filiere globali. Dal petrolio al cemento passando per l’acciaio, stiamo parlando di mercati interessanti per le economie più sviluppate, sempre più bisognose di materie prime necessarie per supportate la digitalizzazione e, più in generale, lo sviluppo delle nuove infrastrutture tecnologiche.
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