2023-12-12
Tutti in seggiovia. La Lombardia riapre la stagione dello sci
Nonostante l’autunno fatichi a farsi largo, molti stanno già pianificando la settimana bianca. Quando si dice «neve», bisogna infatti organizzarsi per tempo: ambito come il mare, il candore che ricopre le nostre montagne attira ogni anno milioni di italiani. La Lombardia può vantare straordinarie località in cui sciare, ciaspolare o anche solo passeggiare tra una mangiata in rifugio e un pomeriggio alle terme. La Valtellina, in particolare, racchiude tutto questo: bellissime montagne, piatti tradizionali come i pizzoccheri e attività di ogni genere, come i viaggi a bordo del Trenino Rosso del Bernina, che collega Tirano con St. Moritz, in Svizzera. Quanto alle località, bisogna solo scegliere tra le molte a disposizione. Livigno fa grandi numeri: 115 chilometri di piste tra nere, rosse e blu sono sufficienti ad accontentare chiunque, dagli esperti ai principianti. I 44 impianti (tra seggiovie, cabinovie, tapis roulant e skilift) fanno inoltre del «Piccolo Tibet» un paradiso per tutti gli sciatori o aspiranti tali. Carosello 3000 è il luogo perfetto da cui cominciare una vacanza «con i fiocchi»: snowpark, piste, ristoranti e sentieri fanno di questo comprensorio una vera e propria celebrità, ma ci sono anche Mottolino Fun Mountain e il Sitas Livigno. La stagione apre ufficialmente il 2 dicembre. Non solo sci, non solo neve: Livigno offre anche un centro storico che fa gola, sia per i molti punti d’interesse che per i prezzi. Essendo infatti zona extra doganale, è possibile fare acquisti a prezzi competitivi, soprattutto se si parla di carburante, orologi e beni tecnologici. Dal 4 dicembre riaprirà anche il MUS! Museo di Livigno e Trepalle, che attraverso un percorso d’eccezione aiuta i visitatori a comprendere il passato di questa zona.
Per chi, invece, è in cerca di attività insolite, è possibile mettersi alla guida di una slitta trainata da husky: il Centro Sleddog Husky Village si trova a soli 20 minuti d’auto da Livigno. Altra località sciistica di pregio è Bormio, conosciuta anche per le sue terme (ne conta ben tre: Bagni Vecchi, Bagni Nuovi e Bormio Terme), dove rilassarsi dopo una giornata al freddo. La stazione sciistica principale, Bormio Ski, apre i battenti il 1° dicembre, inaugurando così la stagione. Tra le novità, sono da segnalare i nuovi campi scuola a Bormio 2000 dedicati ai piccoli sciatori e snowboardisti o aspiranti tali. Se si viaggia con al seguito bambini, l’ideale è percorrere tutti insieme il Percorso dei Fiocchi, inaugurato nel 2007 dalla campionessa Manuela Di Centa: un sentiero ad anello che parte dal Centro La Fonte di Santa Caterina e si inoltra nel bosco, regalando scenari suggestivi in piena sicurezza, grazie alla presenza di cartelli disseminati ovunque. A proposito di Santa Caterina: anche la frazione del Comune di Valfurva ha una ski area di tutto rispetto: 35 chilometri di piste, 8 impianti di risalita, 1 area tapis-roulant e una pista dedicata agli slittini e ai giochi sulla neve. Santa Caterina è anche cultura: di grande interesse il Museo Valfurva Vallivo, nella vicina frazione di Sant’Antonio: qui si può davvero entrare in contatto con la storia e i saperi della valle attraverso gli oggetti che hanno contraddistinto la vita quotidiana degli abitanti e i loro mestieri artigiani.Tra le località sciistiche della Lombardia c’è poi Chiesa Valmalenco, che può fregiarsi dei suoi 60 chilometri di piste e della funivia più grande al mondo, la Snow Eagle, che può portare fino a 160 persone a 2080 metri di altezza. Infine Aprica, dal latino apricus, che significa «esposto al sole» e quindi luminoso. I chilometri sciabili sono 50. Se si preferisce ciaspolare, a pochi chilometri si trova la Riserva Naturale di Pian di Gembro, area naturale protetta del comune di Villa di Tiran. Anche la Valle Camonica è amata da chi pratica gli sport invernali: una delle località più famose è Ponte di Legno, collegata attraverso le sue piste (che superano gli 80 chilometri) al Passo del Tonale. Come a Livigno, anche a Ponte di Legno è possibile sperimentare lo sleddog, ossia la corsa a bordo di slitte trainate da husky: basta rivolgersi ad Huskyland - Scuola Italiana Sleddog. Da non dimenticare che la Valle Camonica deve la sua importanza a livello internazionale soprattutto alla quantità di incisioni rupestri che vi si trovano, motivo per cui è inserita, a ragione, nella lista dei Patrimoni Unesco: sono otto i parchi archeologici dedicati in cui vedere da vicino gli affascinanti segni preistorici. Oltre la neve, oltre lo sci, c’è quindi molto di più: un mondo culturale di inestimabile valore.
Dalle piramidi ai fari: i luoghi insoliti da scoprire
La Lombardia non si esaurisce certo con Milano, il Lago di Como o il Lago di Garda, tre dei suoi luoghi più famosi. Questa regione nasconde alla maggior parte dei visitatori una miriade di bellezze segrete, che solo chi ama andare oltre i cliché di viaggio si impegna a scoprire.
Senza nulla togliere alle top ten, sono molti di più i punti di interesse che rendono la Lombardia una regione ricca di sfumature che nemmeno gli abitanti, spesso, conoscono. Si pensi al Lago di Como, divenuto una vera e propria celebrità televisiva da quando George Clooney, nel 2002, la elesse come meta delle sue vacanze estive con l’acquisto di Villa Oleandra. Chi, però, può dire di conoscere il Faro Voltiano, che si trova a Brunate, sul versante opposto di Laglio? La torre venne costruita nel 1927 in onore di Alessandro Volta, nativo di Como, e offre una magnifica visuale sul lago, sulle Alpi e sulla Pianura Padana. Alta 29 metri, è scalabile grazie ai 143 gradini della sua scala a chioccola interna. Nonostante oggi non sia più in funzione, di sera illumina Como e la valle con un fascio di luce bianco, rosso e verde, omaggio alla bandiera italiana. L’orario di apertura invernale (10:30-16:30) riguarda solo il sabato, la domenica e i festivi, salvo maltempo. È raggiungibile anche in funicolare da Como. Gli amanti delle passeggiate nella natura si stupiranno, invece, nell’apprendere che in Lombardia esiste anche la brughiera: ebbene sì, si trova a Lonate Pozzolo (Varese) e fa parte de I Luoghi del Cuore del Fai. La Strada del Gaggio collega la cittadina del Varesotto con la frazione di Tornavento. Un sentiero, lungo 3 chilometri, che attraversa il bosco fino all’ex dogana austroungarica, dove si trovano gli uffici del Parco naturale lombardo della Valle del Ticino. La brughiera del Gaggio riveste una grande importanza scientifica: è infatti caratterizzata da una biodiversità che racchiude specie animali e vegetali tipiche del Centro Europa e mediterranee. Il periodo di massimo splendore è maggio, quando il giallo della ginestra dei carbonai la ricopre.
Altro luogo insolito lombardo si trova nel capoluogo: la chiesa di Santa Maria presso San Satiro, a pochi passi dal Duomo, venne costruita a fine Quattrocento su richiesta del duca Gian Galeazzo Sforza. La sua particolarità consiste nell’illusione ottica che genera nel visitatore, grazie all’abile mente del Bramante: entrando si ha infatti la sbagliata impressione che dietro l’altare ci sia una grande profondità, quando invece si tratta di poco meno di un metro. In sostanza non esiste l’abside, come invece sembrerebbe. Una conformazione a dir poco insolita è quella delle Piramidi di Zone, in Valle Camonica, conosciute anche come «camini delle fate»: la forza erosiva dell’acqua ha generato, negli anni, un paesaggio a dir poco surreale, costituito da guglie e pinnacoli di terra, che mai si assocerebbero al Bresciano. Il trekking dura circa un’ora. Infine la sontuosità di una dimora: il Palazzo Vertemate-Franchi, vero e proprio capolavoro rinascimentale, si trova nella bella Valchiavenna, a Piuro (Sondrio). Fatto erigere dai facoltosi fratelli Guglielmo e Luigi Vertemate Franchi, merita una visita per gli affreschi a tema mitologico, le stüe e i soffitti intarsiati e il giardino all’italiana. Prezzi e orari sul sito di Palazzo Vertemate Franchi.
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La regione, oltre a chilometri di piste, offre anche percorsi per le ciaspole e giri in slitte trainate dai cani. E le località alpine ospitano musei e siti tutelati dall’Unesco.Oltre alle località più famose, sono tante le chicche nascoste, come la brughiera di Varese e la chiesa «illusionista» nel cuore di Milano.Lo speciale contiene due articoli.Nonostante l’autunno fatichi a farsi largo, molti stanno già pianificando la settimana bianca. Quando si dice «neve», bisogna infatti organizzarsi per tempo: ambito come il mare, il candore che ricopre le nostre montagne attira ogni anno milioni di italiani. La Lombardia può vantare straordinarie località in cui sciare, ciaspolare o anche solo passeggiare tra una mangiata in rifugio e un pomeriggio alle terme. La Valtellina, in particolare, racchiude tutto questo: bellissime montagne, piatti tradizionali come i pizzoccheri e attività di ogni genere, come i viaggi a bordo del Trenino Rosso del Bernina, che collega Tirano con St. Moritz, in Svizzera. Quanto alle località, bisogna solo scegliere tra le molte a disposizione. Livigno fa grandi numeri: 115 chilometri di piste tra nere, rosse e blu sono sufficienti ad accontentare chiunque, dagli esperti ai principianti. I 44 impianti (tra seggiovie, cabinovie, tapis roulant e skilift) fanno inoltre del «Piccolo Tibet» un paradiso per tutti gli sciatori o aspiranti tali. Carosello 3000 è il luogo perfetto da cui cominciare una vacanza «con i fiocchi»: snowpark, piste, ristoranti e sentieri fanno di questo comprensorio una vera e propria celebrità, ma ci sono anche Mottolino Fun Mountain e il Sitas Livigno. La stagione apre ufficialmente il 2 dicembre. Non solo sci, non solo neve: Livigno offre anche un centro storico che fa gola, sia per i molti punti d’interesse che per i prezzi. Essendo infatti zona extra doganale, è possibile fare acquisti a prezzi competitivi, soprattutto se si parla di carburante, orologi e beni tecnologici. Dal 4 dicembre riaprirà anche il MUS! Museo di Livigno e Trepalle, che attraverso un percorso d’eccezione aiuta i visitatori a comprendere il passato di questa zona.Per chi, invece, è in cerca di attività insolite, è possibile mettersi alla guida di una slitta trainata da husky: il Centro Sleddog Husky Village si trova a soli 20 minuti d’auto da Livigno. Altra località sciistica di pregio è Bormio, conosciuta anche per le sue terme (ne conta ben tre: Bagni Vecchi, Bagni Nuovi e Bormio Terme), dove rilassarsi dopo una giornata al freddo. La stazione sciistica principale, Bormio Ski, apre i battenti il 1° dicembre, inaugurando così la stagione. Tra le novità, sono da segnalare i nuovi campi scuola a Bormio 2000 dedicati ai piccoli sciatori e snowboardisti o aspiranti tali. Se si viaggia con al seguito bambini, l’ideale è percorrere tutti insieme il Percorso dei Fiocchi, inaugurato nel 2007 dalla campionessa Manuela Di Centa: un sentiero ad anello che parte dal Centro La Fonte di Santa Caterina e si inoltra nel bosco, regalando scenari suggestivi in piena sicurezza, grazie alla presenza di cartelli disseminati ovunque. A proposito di Santa Caterina: anche la frazione del Comune di Valfurva ha una ski area di tutto rispetto: 35 chilometri di piste, 8 impianti di risalita, 1 area tapis-roulant e una pista dedicata agli slittini e ai giochi sulla neve. Santa Caterina è anche cultura: di grande interesse il Museo Valfurva Vallivo, nella vicina frazione di Sant’Antonio: qui si può davvero entrare in contatto con la storia e i saperi della valle attraverso gli oggetti che hanno contraddistinto la vita quotidiana degli abitanti e i loro mestieri artigiani.Tra le località sciistiche della Lombardia c’è poi Chiesa Valmalenco, che può fregiarsi dei suoi 60 chilometri di piste e della funivia più grande al mondo, la Snow Eagle, che può portare fino a 160 persone a 2080 metri di altezza. Infine Aprica, dal latino apricus, che significa «esposto al sole» e quindi luminoso. I chilometri sciabili sono 50. Se si preferisce ciaspolare, a pochi chilometri si trova la Riserva Naturale di Pian di Gembro, area naturale protetta del comune di Villa di Tiran. Anche la Valle Camonica è amata da chi pratica gli sport invernali: una delle località più famose è Ponte di Legno, collegata attraverso le sue piste (che superano gli 80 chilometri) al Passo del Tonale. Come a Livigno, anche a Ponte di Legno è possibile sperimentare lo sleddog, ossia la corsa a bordo di slitte trainate da husky: basta rivolgersi ad Huskyland - Scuola Italiana Sleddog. Da non dimenticare che la Valle Camonica deve la sua importanza a livello internazionale soprattutto alla quantità di incisioni rupestri che vi si trovano, motivo per cui è inserita, a ragione, nella lista dei Patrimoni Unesco: sono otto i parchi archeologici dedicati in cui vedere da vicino gli affascinanti segni preistorici. Oltre la neve, oltre lo sci, c’è quindi molto di più: un mondo culturale di inestimabile valore.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lombardia-riapre-stagione-dello-sci-2666570571.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dalle-piramidi-ai-fari-i-luoghi-insoliti-da-scoprire" data-post-id="2666570571" data-published-at="1702407046" data-use-pagination="False"> Dalle piramidi ai fari: i luoghi insoliti da scoprire La Lombardia non si esaurisce certo con Milano, il Lago di Como o il Lago di Garda, tre dei suoi luoghi più famosi. Questa regione nasconde alla maggior parte dei visitatori una miriade di bellezze segrete, che solo chi ama andare oltre i cliché di viaggio si impegna a scoprire.Senza nulla togliere alle top ten, sono molti di più i punti di interesse che rendono la Lombardia una regione ricca di sfumature che nemmeno gli abitanti, spesso, conoscono. Si pensi al Lago di Como, divenuto una vera e propria celebrità televisiva da quando George Clooney, nel 2002, la elesse come meta delle sue vacanze estive con l’acquisto di Villa Oleandra. Chi, però, può dire di conoscere il Faro Voltiano, che si trova a Brunate, sul versante opposto di Laglio? La torre venne costruita nel 1927 in onore di Alessandro Volta, nativo di Como, e offre una magnifica visuale sul lago, sulle Alpi e sulla Pianura Padana. Alta 29 metri, è scalabile grazie ai 143 gradini della sua scala a chioccola interna. Nonostante oggi non sia più in funzione, di sera illumina Como e la valle con un fascio di luce bianco, rosso e verde, omaggio alla bandiera italiana. L’orario di apertura invernale (10:30-16:30) riguarda solo il sabato, la domenica e i festivi, salvo maltempo. È raggiungibile anche in funicolare da Como. Gli amanti delle passeggiate nella natura si stupiranno, invece, nell’apprendere che in Lombardia esiste anche la brughiera: ebbene sì, si trova a Lonate Pozzolo (Varese) e fa parte de I Luoghi del Cuore del Fai. La Strada del Gaggio collega la cittadina del Varesotto con la frazione di Tornavento. Un sentiero, lungo 3 chilometri, che attraversa il bosco fino all’ex dogana austroungarica, dove si trovano gli uffici del Parco naturale lombardo della Valle del Ticino. La brughiera del Gaggio riveste una grande importanza scientifica: è infatti caratterizzata da una biodiversità che racchiude specie animali e vegetali tipiche del Centro Europa e mediterranee. Il periodo di massimo splendore è maggio, quando il giallo della ginestra dei carbonai la ricopre.Altro luogo insolito lombardo si trova nel capoluogo: la chiesa di Santa Maria presso San Satiro, a pochi passi dal Duomo, venne costruita a fine Quattrocento su richiesta del duca Gian Galeazzo Sforza. La sua particolarità consiste nell’illusione ottica che genera nel visitatore, grazie all’abile mente del Bramante: entrando si ha infatti la sbagliata impressione che dietro l’altare ci sia una grande profondità, quando invece si tratta di poco meno di un metro. In sostanza non esiste l’abside, come invece sembrerebbe. Una conformazione a dir poco insolita è quella delle Piramidi di Zone, in Valle Camonica, conosciute anche come «camini delle fate»: la forza erosiva dell’acqua ha generato, negli anni, un paesaggio a dir poco surreale, costituito da guglie e pinnacoli di terra, che mai si assocerebbero al Bresciano. Il trekking dura circa un’ora. Infine la sontuosità di una dimora: il Palazzo Vertemate-Franchi, vero e proprio capolavoro rinascimentale, si trova nella bella Valchiavenna, a Piuro (Sondrio). Fatto erigere dai facoltosi fratelli Guglielmo e Luigi Vertemate Franchi, merita una visita per gli affreschi a tema mitologico, le stüe e i soffitti intarsiati e il giardino all’italiana. Prezzi e orari sul sito di Palazzo Vertemate Franchi.
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Non solo talento e allenamento: l’era dei dati entra nelle competizioni e vale miliardi. Dopo l’esperienza di Milano-Cortina 2026, l’intelligenza artificiale spinge performance, strategie e coinvolgimento dei tifosi, con un mercato globale previsto in crescita del 310% entro il 2034.
Alle Olimpiadi Invernali di Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 non si è visto solo talento, fatica e spettacolo. Accanto agli atleti, spesso lontano dalle telecamere, ha lavorato anche un altro protagonista: l’algoritmo. Silenzioso, invisibile, ma sempre più decisivo. È il segno di una trasformazione che non riguarda solo una singola edizione dei Giochi, ma l’intero sistema sportivo.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo Fortune Business Insights, il mercato globale dell’intelligenza artificiale applicata allo sport valeva 1,22 miliardi di dollari nel 2025, salirà a 1,43 miliardi nel 2026 e toccherà i 5,01 miliardi entro il 2034. Una crescita del +310% in meno di dieci anni, con un tasso medio annuo del 16,9%. A trainare questa espansione sono soprattutto le decisioni basate sui dati per migliorare le prestazioni e i risultati competitivi, insieme alle soluzioni di coinvolgimento personalizzato dei tifosi. Sempre più diffusa è anche l’analisi predittiva, utilizzata per prevenire infortuni, gestire i carichi di allenamento e programmare lo sviluppo degli atleti, mentre le piattaforme cloud rendono questi strumenti accessibili a squadre e campionati di ogni dimensione.
A Milano-Cortina l’intelligenza artificiale si è vista in modo concreto. Il Comitato Olimpico Internazionale ha presentato Olympic Gpt, un assistente digitale capace di rispondere in tempo reale alle domande degli spettatori su regolamenti, risultati e curiosità. Una sorta di guida virtuale per orientarsi tra gare e classifiche. Dietro le quinte, Olympic Broadcasting Services ha sperimentato strumenti di Ia per catalogare enormi flussi video, creare highlight automatici e arricchire le immagini con dati e analisi in tempo reale. Il salto di uno sciatore «fermato» a mezz’aria, con grafica su velocità e angolo d’atterraggio, non è solo un effetto scenico: è un nuovo modo di raccontare lo sport.
L’intelligenza artificiale però non si limita a descrivere le imprese, contribuisce a costruirle. La snowboarder americana Maddie Mastro ha corretto un errore tecnico grazie alla ricostruzione tridimensionale del suo movimento attraverso modelli basati su IA. La nazionale statunitense di bob e skeleton ha trasformato micro-variazioni e dati in un vantaggio competitivo. Nel pattinaggio di velocità sono stati creati gemelli digitali degli atleti per simulare la resistenza dell’aria, replicando virtualmente ciò che un tempo si faceva in galleria del vento. Secondo Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice e organizzatori della Ai Week, l’Ai non sostituisce il talento ma lo amplifica, permettendo di vedere dettagli invisibili e di prendere decisioni migliori in meno tempo. In discipline dove le medaglie si decidono per centesimi, anche una micro-correzione può fare la differenza. Anche l’Italia ha investito in monitoraggi e protocolli scientifici. Le due medaglie d’oro nello sci di Federica Brignone, tornata in gara dopo un grave infortunio, raccontano anche di analisi continue e della collaborazione tra la Federazione Italiana Sport Invernali e partner privati per prevenire ricadute e ottimizzare il rientro. E perfino il curling, diventato popolare grazie ai successi di Stefania Constantini e Amos Mosaner, ha visto l’impiego di sistemi capaci di tracciare traiettorie reali e previsionali in tempo reale, offrendo un supporto tattico che fino a ieri era affidato soprattutto all’intuito.
La trasformazione in atto si muove lungo cinque direttrici principali: l’ottimizzazione delle performance in tempo reale attraverso sensori e dispositivi indossabili; la previsione preventiva degli infortuni grazie all’analisi di dati biometrici e carichi di lavoro; il coinvolgimento personalizzato dei tifosi con contenuti e offerte su misura; lo storytelling automatizzato con riassunti generati in tempo reale; e un modello decisionale sempre più fondato su analisi oggettive di video e dati statistici. La passione resta umana, ma l’infrastruttura che la sostiene è sempre più intelligente. E quanto visto a Milano-Cortina potrebbe essere solo l’inizio.
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Sul fronte macro, il conflitto che coinvolge Usa, Israele e Iran ha riacceso petrolio e gas, riportando al centro il rischio inflazione e la possibilità che la discesa dei tassi diventi più lenta e accidentata. «La situazione geopolitica fragile e il balzo energetico rischiano di mettere in difficoltà molte aziende, con possibili effetti a catena sul fronte dei prestiti e un aumento delle sofferenze», commenta Gaziano, «rendendo il percorso di riduzione dei tassi da parte delle banche centrali molto più accidentato del previsto. Uno scenario che lo stesso Donald Trump non può permettersi a lungo, visto il calo di gradimento tra i suoi sostenitori iniziali dovuto all’incertezza economica». Negli Usa la volatilità sostiene ancora trading e advisory; in Europa, invece, la maggiore dipendenza energetica rende il settore più esposto a uno choc prolungato.
«L’esposizione diretta delle banche europee al conflitto in Medio Oriente è molto limitata e si concentra essenzialmente negli Emirati Arabi Uniti, riguardando due istituti, Standard Chartered e Hsbc», aggiunge Jerome Legras, head of research Axiom Alternative Investments. «Dato ciò», continua, «il meccanismo di trasmissione del rischio dominante per gli istituti di credito del Vecchio continente è quello macroeconomico: uno choc dei prezzi del petrolio che si ripercuote sull’inflazione, sulle aspettative dei tassi di interesse e sulle condizioni di finanziamento in generale, piuttosto che tradursi in perdite dirette di bilancio. Sebbene i fattori geopolitici siano molto diversi, questo scenario macroeconomico non è dissimile da quello osservato durante le prime settimane della guerra in Ucraina. In quell’occasione, l’impatto sui tassi ha pesato di più rispetto a quello sulla qualità degli attivi, grazie alle ingenti riserve detenute dalle banche e ai loro criteri conservativi nella concessione dei prestiti. Resta da vedere se lo stesso vale per una guerra che probabilmente sarà molto più breve».
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Un secolo di storia, un racconto di famiglia, cultura e bollicine italiane: così Valdo ha celebrato a Milano i suoi primi cento anni. Il Teatro Gerolamo è diventato per un giorno il palcoscenico di un viaggio attraverso i riti sociali, le trasformazioni del gusto, una visione imprenditoriale e l’evoluzione di un prodotto che è diventato un’icona contemporanea.
È così che l’evento Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura ha intrecciato narrazione corale, immagini e racconti, restituendo il Prosecco non solo come prodotto, ma come gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.
A guidare il pubblico tra ricordi, aneddoti e visioni future è stato Pino Strabioli, conduttore televisivo e divulgatore di costume. Al suo fianco, Pierluigi Bolla, presidente di Valdo e seconda generazione alla guida dell’azienda, ha raccontato il percorso della famiglia e della società, affiancato dalla chef stellata Chiara Pavan e dal giornalista wine expert Giulio Somma. «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: “una vita vivace”», ha spiegato Bolla, citando lo storico claim pubblicitario degli anni Novanta. «Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e leggerezza anche nei momenti quotidiani». La storia della famiglia Bolla, partita da Albano che nel 1883 produceva vino per i propri ospiti a Soave, ha trovato continuità nella creazione di Valdo nel 1951, un nome e un brand capaci di coniugare tradizione e innovazione. L’azienda ha saputo anticipare i tempi e costruire uno stile vinicolo riconoscibile. «Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione, Valdo ha creato vini che raccontano una storia enologica significativa», ha sottolineato Somma. Per Chiara Pavan, il legame tra territorio e gusto è centrale: «Il prosecco è legato a una terra vocata, con sapori unici, ed è ideale per una cucina sostenibile e attenta alle materie prime».
Pierluigi Bolla
L’intervista esclusiva realizzata a margine con Pierluigi Bolla ha reso ancora più chiaro il filo rosso tra passato e futuro dell’azienda. «Innovazione e tradizione sono sempre stati un mantra per Valdo», spiega l'imprenditore. «Oggi abbiamo sfide importanti: lo sviluppo dell’azienda Magredi, nuovi vini e spumanti, e il progetto dello spumante no alcohol. Innovazione e tradizione sono i binari su cui l’azienda deve continuare a muoversi». Ma l’attualità impone anche di guardare con prudenza ai mercati internazionali. Bolla parla di una «tempesta perfetta»: dazi, svalutazione dell’euro e un cambiamento nei comportamenti dei consumatori globali. «Si produce più vino di quello che si consuma. Negli Stati Uniti e in Francia si stanno spiantando migliaia di ettari. La situazione è complessa e richiede esperienza, prudenza, visione e qualche scommessa». Nonostante le difficoltà, il presidente di Valdo mantiene un ottimismo realistico: «Bisogna navigare in tempesta con la consapevolezza del nostro DNA imprenditoriale: avere visione, essere ottimisti e fare scelte coraggiose. L’impegno è vincere, come abbiamo fatto per cento anni».
Il talk e l’intervista hanno anche esplorato la strada del Prosecco del futuro. Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs rappresenta una sperimentazione significativa: il primo spumante analcolico dell’azienda, premiato con la medaglia d’oro al Berliner Wein Trophy. Un esempio di come Valdo sappia conciliare innovazione, identità storica e attenzione al mercato contemporaneo. La sostenibilità è un tema centrale, sia per la produzione del vino sia per la cucina. «Oggi la cucina è più sobria, concentrata sulla materia prima e attenta all’ambiente», spiega Pavan. «È proprio il rispetto del territorio e dell’ecosistema a permetterci di avere prodotti di qualità e sapori autentici». Il territorio rimane cuore pulsante dell’azienda: le colline di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio Unesco, continuano a offrire la miglior espressione della Glera, interpretata con competenza e spirito innovativo. L’acquisizione di nuovi vigneti nelle Grave del Friuli amplia le possibilità di sperimentazione, tra metodo Charmat, classico e vini fermi.
La celebrazione del centenario non è solo memoria, ma impegno verso il futuro. Bolla sottolinea l’importanza di gestire la crescita in un mercato maturo, senza inseguire mode ma guidando il proprio percorso con responsabilità. «Cent’anni non sono un traguardo, sono una responsabilità», conclude. «Significa aver attraversato la storia senza perdere identità, sapere cambiare senza smarrirsi e avere ancora voglia e coraggio di innovare». Tra brindisi, ricordi e visioni, Milano ha salutato un secolo di Valdo, un’azienda che ha trasformato le bollicine in cultura, leggerezza e futuro, pronta a continuare a raccontare la propria storia, e quella di un’Italia che cambia ma continua a brindare con le sue eccellenze vinicole.
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Partiamo dal primo. Il World travel & Tourism council stima che il conflitto stia già costando al Medio Oriente almeno 600 milioni di dollari al giorno in spesa internazionale; la regione vale circa il 5% degli arrivi turistici globali e il 14% del traffico internazionale di transito, mentre i soli hub di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Bahrain movimentano normalmente circa 526.000 passeggeri al giorno. Secondo Oxford economics/tourism economics, nel 2026 il Medio Oriente potrebbe perdere da 23 a 38 milioni di visitatori rispetto alle attese, con un buco di 34-56 miliardi di dollari e un calo degli arrivi compreso fra 11% e 27% su base annua.
Per quanto riguarda i viaggi in aereo, nei primi due giorni del conflitto sono stati cancellati oltre 5.000 voli, e al 9 marzo le cancellazioni avevano raggiunto circa 40.000 tratte. Entro il 2 marzo erano già saltati oltre 6.000 voli in sette Paesi mediorientali, con la sola Dubai international responsabile di più di 3.000 cancellazioni. Dxb, l’aeroporto internazionale più trafficato del mondo, gestisce normalmente oltre 1.000 voli al giorno. Il 28 febbraio le compagnie avevano già cancellato circa la metà dei voli verso il Qatar e il 28% dei voli verso il Kuwait.
Secondo AirDna, il 28 febbraio le cancellazioni delle case vacanza negli Emirati sono schizzate a 8.450, contro una media di circa 3.100 nelle altre notti di febbraio; il tasso di cancellazione è salito al 43,8%, contro una media del 14,5% nel resto del mese, e la gran parte riguardava soggiorni previsti per marzo. Il Financial Times riferisce inoltre che nella sola Dubai sono state cancellate oltre 80.000 prenotazioni di affitti brevi nella settimana fino al 6 marzo.
In dettaglio, l’immobiliare emiratino, che fino a gennaio sembrava intoccabile, è il secondo fronte della crisi perché il 65% delle transazioni di Dubai nel 2025 era off-plan, quindi dipendente dalla fiducia di acquirenti esteri e dalla capacità dei costruttori di rifinanziarsi. Dopo i raid iraniani, Emaar e Aldar hanno perso il 5% in Borsa in una seduta, il mercato obbligazionario per nuove emissioni si è di fatto congelato e almeno un aumento di capitale immobiliare negli Emirati è stato rinviato. Il problema è che il settore entra in crisi con una grande ondata di offerta in arrivo: secondo JPMorgan, Dubai dovrà assorbire 300.000-400.000 nuove unità entro il 2028.
Il paradosso è che i prezzi erano ancora in corsa. Per Fitch, tra il 2022 e il primo trimestre 2025, i prezzi immobiliari di Dubai sono saliti del 60%; nel quarto trimestre 2025, secondo Cbre, i prezzi residenziali si sono mostrati in aumento di quasi il 13% annuo a Dubai e di circa il 32% ad Abu Dhabi.
Il Qatar entra nel conflitto da una posizione meno euforica ma comunque forte sul lato turistico. Nel 2025 ha registrato 5,1 milioni di visitatori internazionali (+3,7%), con il 61% arrivato per via aerea, una capacità di circa 42.500 catene alberghiere, occupazione media al 71,3% e 10,84 milioni di notti vendute (+8,6%). Ma proprio questa dipendenza dall’aereo lo rende vulnerabile: il 28 febbraio circa metà dei voli verso il Qatar è stata cancellata.
Anche il real estate qatariota stava già rallentando nei prezzi prima della guerra. Secondo Knight Frank, nel 2025 le vendite residenziali sono salite del 43,5% a 26,6 miliardi di riyal qatarini, con 6.831 transazioni (+50%), ma i prezzi delle ville nel quarto trimestre sono scesi dell’1% annuo e gli affitti medi delle ville del 2,4% gli affitti di uffici appena costruiti o riqualificati sono diminuiti dell’1,4%.
L’Arabia Saudita è il caso più complesso. Sul turismo internazionale i numeri erano robusti: nel 2025 il regno ha accolto circa 30 milioni di turisti con una spesa superiore a 172 miliardi di riyal. Ma sul real estate Riyadh stava già mostrando segni di fatica molto prima della guerra. A settembre 2025 il governo ha imposto un congelamento quinquennale degli aumenti degli affitti nella capitale, dopo rincari del 13,9% per le ville e del 6,9% per gli appartamenti nel secondo trimestre.
Inoltre, c’è stato un aumento dei prezzi degli appartamenti dell’82% e delle ville del 50% dal 2019. Il report Knight Frank 2026 è ancora più netto: a Riyadh il numero di transazioni residenziali è sceso da 67.520 nel 2024 a 30.408 nel 2025 (-55%), con valore giù del 48% a 42 miliardi di riyal, pur in presenza di prezzi ancora in crescita e di 346.700 unità previste fra il 2026 e il 2028.
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