
Ma alla fine, il fatto che l'Italia, per dirla con San Giovanni Paolo II, sia in prima fila nella corsa a congedarsi dalla storia, ha davvero le sue radici profonde in un problema economico, come i detrattori del Congresso della famiglia di Verona hanno proclamato urbi et orbi? Benché né demografo, né economista, desidero fornire un contributo che aiuti a comprendere come stanno le cose. I dati Ocse indicano che nel periodo dal 1971 al 1991, quando la percentuale di risparmio delle famiglie italiane sul reddito disponibile si manteneva sopra il 20%, il tasso di fertilità totale crollava da 2,4 a 1,3 figli per donna. Nel 2001, quando ancora il risparmio familiare era a un ragguardevole 9,6%, la fertilità delle donne italiane ristagnava a 1,21.
Nell'aprile 2016 lo Scandinavian Journal of Economics stampava sulle sue pagine uno studio di economisti austriaci secondo i quali ad un punto percentuale di crescita nella spesa per la famiglia da parte degli Stati dell'Ocse corrisponde un incremento del 2,34% della fertilità (Halla M, et al, 2016). Ma questo andamento non corrisponde a quello che si è verificato nel nostro Paese. Nel 1995 la spesa pubblica per la famiglia ha toccato il minimo dello 0,57% del Pil, nello stesso anno il tasso di fertilità era 1,19. Da allora la spesa pubblica per le famiglie è più che triplicata fino a sfiorare il 2% del Pil nel 2015, ma la fertilità è rimasta pressoché inchiodata (1,27 tra le italiane). Proseguendo sulla linea degli investimenti economici, a spanne possiamo aspettarci che per portarci al valore di 2,1 figli per donna, quello necessario per non estinguerci, l'Italia dovrebbe portare la spesa per le famiglie al 15% del proprio Pil.
Il Congresso di Verona è stato accusato di essere fuori dal mondo perché vuole tenere la donna lontana dal lavoro, quando proprio nei Paesi dove l'occupazione femminile è più alta, dicono, lì le donne fanno più figli. Ma chi parla in questo modo, oltre a calunniare chi semplicemente chiede che lo Stato dia la possibilità di accudire i figli alle donne che lo desiderano, banalizza con una conoscenza superficiale questioni molto complesse. Se è vero che la fertilità nei vari Paesi europei si correla con l'occupazione femminile, è altrettanto vero che essa va di pari passo anche con quella maschile. Association non è causation. Su Demographic Research il demografo Alberto Cazzola ha mostrato come l'occupazione femminile si correla positivamente alla natalità nel Nord Italia e inversamente nel Sud del Paese (Cazzola M, et al, 2016). In Italia la percentuale d'impiego femminile è passata in 20 anni dal 37,3% al 48,9%, senza che ciò si sia tradotto in alcun effetto significativo sulle nascite. La Francia è sempre citata a modello, ma senza considerare ad esempio la sua struttura sociale. I transalpini hanno registrato nel 2018 una fertilità pari a 1,87 figli per donna, ma era 2,0 nel 2014; giù del 6,5% in 4 anni. Peraltro le immigrate francesi sono per il 21% di origine maghrebina; tra queste, le donne con già due figli hanno una probabilità del 61% di avere il terzo entro i 40 anni contro il 38% delle native francesi (Pailhè A, 2017).
Altro argomento che periodicamente gira è quello della scarsità di asili. Il Lussemburgo è la nazione dell'Ocse spende di più (il triplo rispetto all'Italia) per la popolazione da 0 a 5 anni, ma la sua fertilità è un altrettanto misero 1,39. Non intendo dire che il sostegno economico alle famiglie sia inutile, ma vorrei che fosse chiaro che per scongelare in misura sostanziale la demografia italiana non possiamo contare sulla leva economica. Per dare un po' di soldi qua e là e poi andare a dire che si sostiene la famiglia, non è necessario uno statista, c'è riuscito anche Matteo Renzi. E dunque? Una leadership è tale se sa comunicare ai cittadini una vision del bene per il Paese, anche anche se essa si prospetta come posizione anti mainstream. Non è facile, ma è necessario perché il deserto, quello vero della denatalità e dell'invecchiamento, ci sta già inaridendo.
Provo a dare qualche spunto. Contrastare la cultura dello sballo. Sappiamo che la qualità del seme maschile è colpita dalla cannabis (Payne Ks, et al, 2019), dall'alcol (Ricci E, et al, 2017) e dalle droghe (Fronczack Cm, et al, 2012). Avviare un'azione a molti livelli per fare tornare a percepire il sesso per ciò che esso è, non un gioco da rendere sicuro coi contraccettivi la cui diffusione non ha mai dimostrato di eliminare né le malattie sessualmente trasmesse (Ngangro Nn, et al, 2019), né le gravidanze indesiderate (Baird Dt, et al, 2018), ma una delle forze più potenti della natura, capaci di sollevare la persona fino all'estasi, o precipitarla nell'angoscia, che richiede, per dirla con il cardinale Carlo Caffarra, di tornare tra i casi seri della vita.
Promuovere culturalmente la maternità. I Paesi con il tasso di fertilità più elevato sono quelli dove le donne esprimono un numero di figli maggiore e non è casuale che su questo aspetto l'Italia sia agli ultimi posti (Testa Mr, 2012). Valorizzare e incentivare il matrimonio. La probabilità di avere un secondo figlio nelle coppie conviventi è in Italia meno della metà degli omologhi sposati (Perelli-Harris P, 2014), a conferma che l'amore di per sé non basta e che il matrimonio ha una sua specificità che lo distingue dalle altre relazioni affettive. Promuovere la bellezza della maternità e paternità giovane, perché a 30 anni un terzo del potenziale fertile della donna è perso e ritardare il primo figlio significa aumentare la probabilità di non avere figli, o di averne un numero inferiore a quanto desiderato (Roustaei Z, et al, 2019). Riconoscere il ruolo sociale benefico esercitato dalla religione ed esortare la Chiesa cattolica, istituzione religiosa maggioritaria in Italia, a mantenere il ruolo fondamentale da essa storicamente svolto nel formare coscienze responsabili verso il bene comune, grazie all'apertura a Speranza e Provvidenza. Non per niente le persone religiose hanno un numero di figli superiore rispetto agli atei negli Usa, così come in Europa e in Italia (Hayford SH, et al, 2008; Peri-Rotem N, 2016; Maciel A, et al, 2013).
Fare una lotta senza quartiere all'aborto. Coloro che nelle piazze gridano di tenere aperti i 146 chilometri del canale di Sicilia, sono gli stessi che rivendicano il diritto di chiudere ai bambini i pochi centimetri del canale del parto. Abbiamo soppresso 6 milioni di cittadini nei 40 anni di aborto di Stato e almeno 1 altro milione sarebbe nato da essi. Possiamo andare avanti a incensare questo cupo, triste, retrogrado, isterico e sfigato culto tanatolatrico? Verona è stato un primo promettente passo, dovremo avere il coraggio di andare avanti in quella direzione.
















