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2020-05-26
L’Italia diventa agibile. Per gli stranieri
Ansa
Siamo al gioco delle tre date, remake di quello delle tre carte che è una specialità del governo giallorosso. Data vince, data perde. Ritenere che ciò che è scritto in un decreto approvato appena una settimana fa, sia pure con un mese di ritardo, resti valido per qualche giorno è una bizzarria. In Italia le regole sono come i sogni: svaniscono all'alba. Siamo al paradosso: il 3 giugno in Italia potranno arrivare - ammesso e non concesso che decidano di venirci - cittadini da tutti e 27 gli Stati dell'Ue senza nemmeno farsi misurare la febbre, accolti da 60.000 spioni con la scritta «assistenti civici» che li inviteranno a mantenere le distanze - quando si dice l'accoglienza - ma gli italiani dovranno restare confinati nella loro regione. Quando il cancelliere austriaco Sebastian Kurz non ne voleva sapere di aprire il Brennero - lo farà per consentire il transito dei tedeschi che volessero eventualmente arrivare in Alto Adige perché forse oltre non potranno andare - si è gridato al complotto. Kurz ha risposto: lo faccio perché non mi fido dell'Italia. In effetti non è un bel vedere un paese che apre le frontiere, ma tiene chiuse quelle fra le sue regioni. Detta così sembra che chi ci governa sia affetto da un disturbo bipolare, la verità e che non riescono a mettersi d'accordo. Ci sono tante regioni che vivono di turismo che chiedono il via libera, in prima linea su questo fronte ci sono Giovanni Toti con la Liguria, Luca Zaia col Veneto, Massimiliano Fedriga col Friuli Venezia Giulia, Donatella Tesei con l'Umbria. Sono tutte di centrodestra e contro di loro è schierato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ritiene una sua missione dimostrare che chi governa i territori, ma non è del Pd, deve prendere ordini da lui, lo «sceriffo di Bisceglie», il custode della sanità pubblica attraverso la negazione del titolo quinto della Costituzione. Però c'è anche un dissidio evidente nel governo tra il Pd e il M5s. In particolare Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, spaventato da un probabilissimo flop del turismo vuole aprire tutto e subito. Come si sa, l'Italia rischia di essere tagliata fuori dai flussi turistici perché alcuni Paesi si stanno mettendo d'accordo fra loro. In particolare la Germania, la Francia, la Svizzera, la Danimarca e il Lussemburgo stanno riaprendo le loro frontiere e i croati - che non hanno mai chiuso le loro spiagge - ne hanno approfittato per dire: venite da noi. Luigi Di Maio è andato in Europa a chiedere regole eguali per tutti, si è accordato con il suo omologo tedesco Heiko Mass per evitare gli accordi bilaterali, ma per non finire isolato ha giocato d'anticipo: dal 3 giugno frontiere aperte. L'Italia è la prima nazione a farlo. Che questa decisione abbia fatto imbufalire tutti gli altri Paesi europei - Svizzera, che comunque sta nell'area Schengen, compresa - è particolare trascurabile. Di Maio - col silenzio assenso di Dario Franceschini che sarebbe anche ministro del Turismo, ma che di queste faccende non si preoccupa - ha fatto scrivere nel decreto Rilancio che «a decorrere dal 3 giugno, gli spostamenti da e per l'estero possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n° 19 del 2020, anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico». Cosa significa? Che se si mettono d'accordo un po' di regioni e s'impunta qualche ministro questo decreto allora non è più valido? È esattamente quello che sta succedendo e che rischia di rovinare definitivamente la già bassa reputazione italiana in Europa e nel mondo. Ad accendere la miccia e dunque a creare confusione, in danno prima di tutto del turismo, è il ministro degli affari regionali Francesco Boccia. Il quale ha una particolare avversione per le regioni governate dal centrodestra. Ha cercato in tutti i modi di accusare la Lombardia, ha impugnato la riapertura decisa da Jole Santelli in Calabria anche se poi dopo una settimana il governo ha adottato di fatto gli stessi provvedimenti e si è impegnato tantissimo a rovinare la stagione turistica dell'Umbria, che avendo contagi zero per una bislacca statistica - di cui anche l'Istituto superiore di sanità alla fine si è scusato - è stata inserita nelle regioni a rischio. Francesco Boccia è il reclutatore dei 60.000 spioni ed è quello che di fronte ai bar affollati di sabato scorso si è precipitato a dire, con un'intervista alla Stampa, «se va avanti così si chiude tutto di nuovo». Poi ha aggiunto: «Monitoriamo al situazione, nel fine settimana decideremo. Ci sono i 21 parametri da esaminare e solo se saranno tutti allineati daremo il via libera alla mobilità tra le regioni». A dire il vero anche Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna che proprio ieri ha riaperto le spiagge, con la giacchetta di presidente della conferenza Stato-Regioni sembra assecondare lo sceriffo di Bisceglie. Al Corriere della Sera dice: «Al 3 giugno mancano tanti giorni, il quadro si chiarirà in fretta. Credo si debba centrare un solo obiettivo: adottare soluzioni praticabili, efficaci e chiare. Discuterne ora, senza i dati del prossimo weekend, è inutile». Ma ai turisti - ammesso che qualcuno abbia intenzione di venire in Italia - chi glielo spiega? Oddio, è già successo che un volo della Eurowings partito da Dusseldorf la mattina del 22 maggio (destinazione Olbia) sia dovuto tornare indietro perché l'aeroporto era chiuso. Ma queste sono cose trascurabili per una nazione che punta, infelice, alla decrescita.
Ipotesi scuole aperte a settembre ma soltanto elementari e medie
Intesa nella notte sul concorsone per stabilizzare 32.000 precari della scuola e prime linee guida per il rientro in classe varate dalla task force che affianca il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. A settembre torneranno in classe i bambini del primo ciclo. «Non vogliamo che si torni a settembre con una didattica a distanza o una didattica mista, i bambini della scuola dell'infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità», ha spiegato Amanda Ferrario, dirigente scolastico nel comitato di esperti. Questo l'obiettivo tecnico che però deve conciliarsi con quello sanitario del comitato scientifico che ha già stabilito 2 metri di distanza tra i banchi, mascherina obbligatoria sempre, tranne durante le interrogazioni, distanza di sicurezza anche nelle mense. «Noi ci stiamo muovendo anche su altro», ha detto l'esperta, «ridefinire l'unità oraria che non deve essere necessariamente di 60 minuti, in modo tale da poter garantire il tempo scuola a tutti gli studenti. Farli entrare in maniera scaglionata durante l'arco della giornata e non tutti alle 8, utilizzare per le lezioni non soltanto le aule ma anche parchi e giardini, gli oratori messi in sicurezza con le necessarie precauzioni, le strutture dei Comuni. Le scuole possono fare accordi per progetti con gli enti locali al fine di integrare la didattica: più musica più sport più cinema e teatro e più arte». Diverso l'orientamento per la scuola superiore: i ragazzi «sono più grandi e quindi la possibilità di intervallare un tempo scuola in presenza e un tempo a scuola a distanza è possibile. Ad esempio, fare turni pomeridiani o entrate ritardate sarebbe più semplice per gli studenti del liceo che non per quelli di elementari e medie. Ma, precisa la Ferrario, «è probabile che per le superiori la didattica a distanza ci sarà ancora, quanto meno nella prima parte dell'anno, nella quale le misure di distanziamento in ambienti che sono antichi o piccoli non si prestano a poter ospitare tutti gli studenti con il distanziamento fisico». Per i bambini fino alle scuole medie, come ribadito dalla viceministra Anna Ascani, «avremo bisogno di sdoppiare le classi per consentire il distanziamento, perché quelle attuali di 27-30 alunni saranno impossibili e quindi dovremo avere un confronto anche con i sindaci per capire le disponibilità di spazio. Non solo, faremo assunzioni a tempo determinato, oltre ai precari che saranno stabilizzati. Nel decreto rilancio proprio per questo abbiamo fatto stanziare un miliardo». Infatti, dopo la spaccatura nel governo, è stata trovata la mediazione sui precari. Nessuna sanatoria, ma il maxi concorso per regolarizzarne 32.000 con 3 anni di docenza si svolgerà a settembre, con una prova scritta ma non con il test a crocette, e non ci sarà la prova orale. Intanto saliranno in cattedra altri precari seguendo la graduatoria provinciale. Come assicurato dalla ministra Azzolina, «saranno regolarizzati 78.000 insegnanti, 32.000 con il concorso straordinario, 32.000 con quello ordinario, il resto per coprire i posti della primaria». Scontenti i sindacati (oggi l'incontro al Miur) che lamentano 200.000 posti vacanti. Per Giorgia Meloni, Fdi, la soluzione è un passo indietro, mentre la Lega sottolinea che senza stabilizzazione si creerà soltanto disorganizzazione.
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Sta per concretizzarsi un paradosso: dall'estero sarà possibile entrare e circolare nel nostro Paese, mentre gli italiani non potranno ancora spostarsi fra regioni diverse. Sempre ammesso che dal resto d'Europa qualcuno abbia intenzione di fare qui le vacanze.Ipotesi scuole aperte a settembre, ma soltanto elementari e medie. Piano allo studio del comitato di esperti. Anna Ascani: «Per i piccoli classi sdoppiate».Lo speciale contiene due articoli. Siamo al gioco delle tre date, remake di quello delle tre carte che è una specialità del governo giallorosso. Data vince, data perde. Ritenere che ciò che è scritto in un decreto approvato appena una settimana fa, sia pure con un mese di ritardo, resti valido per qualche giorno è una bizzarria. In Italia le regole sono come i sogni: svaniscono all'alba. Siamo al paradosso: il 3 giugno in Italia potranno arrivare - ammesso e non concesso che decidano di venirci - cittadini da tutti e 27 gli Stati dell'Ue senza nemmeno farsi misurare la febbre, accolti da 60.000 spioni con la scritta «assistenti civici» che li inviteranno a mantenere le distanze - quando si dice l'accoglienza - ma gli italiani dovranno restare confinati nella loro regione. Quando il cancelliere austriaco Sebastian Kurz non ne voleva sapere di aprire il Brennero - lo farà per consentire il transito dei tedeschi che volessero eventualmente arrivare in Alto Adige perché forse oltre non potranno andare - si è gridato al complotto. Kurz ha risposto: lo faccio perché non mi fido dell'Italia. In effetti non è un bel vedere un paese che apre le frontiere, ma tiene chiuse quelle fra le sue regioni. Detta così sembra che chi ci governa sia affetto da un disturbo bipolare, la verità e che non riescono a mettersi d'accordo. Ci sono tante regioni che vivono di turismo che chiedono il via libera, in prima linea su questo fronte ci sono Giovanni Toti con la Liguria, Luca Zaia col Veneto, Massimiliano Fedriga col Friuli Venezia Giulia, Donatella Tesei con l'Umbria. Sono tutte di centrodestra e contro di loro è schierato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ritiene una sua missione dimostrare che chi governa i territori, ma non è del Pd, deve prendere ordini da lui, lo «sceriffo di Bisceglie», il custode della sanità pubblica attraverso la negazione del titolo quinto della Costituzione. Però c'è anche un dissidio evidente nel governo tra il Pd e il M5s. In particolare Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, spaventato da un probabilissimo flop del turismo vuole aprire tutto e subito. Come si sa, l'Italia rischia di essere tagliata fuori dai flussi turistici perché alcuni Paesi si stanno mettendo d'accordo fra loro. In particolare la Germania, la Francia, la Svizzera, la Danimarca e il Lussemburgo stanno riaprendo le loro frontiere e i croati - che non hanno mai chiuso le loro spiagge - ne hanno approfittato per dire: venite da noi. Luigi Di Maio è andato in Europa a chiedere regole eguali per tutti, si è accordato con il suo omologo tedesco Heiko Mass per evitare gli accordi bilaterali, ma per non finire isolato ha giocato d'anticipo: dal 3 giugno frontiere aperte. L'Italia è la prima nazione a farlo. Che questa decisione abbia fatto imbufalire tutti gli altri Paesi europei - Svizzera, che comunque sta nell'area Schengen, compresa - è particolare trascurabile. Di Maio - col silenzio assenso di Dario Franceschini che sarebbe anche ministro del Turismo, ma che di queste faccende non si preoccupa - ha fatto scrivere nel decreto Rilancio che «a decorrere dal 3 giugno, gli spostamenti da e per l'estero possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n° 19 del 2020, anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico». Cosa significa? Che se si mettono d'accordo un po' di regioni e s'impunta qualche ministro questo decreto allora non è più valido? È esattamente quello che sta succedendo e che rischia di rovinare definitivamente la già bassa reputazione italiana in Europa e nel mondo. Ad accendere la miccia e dunque a creare confusione, in danno prima di tutto del turismo, è il ministro degli affari regionali Francesco Boccia. Il quale ha una particolare avversione per le regioni governate dal centrodestra. Ha cercato in tutti i modi di accusare la Lombardia, ha impugnato la riapertura decisa da Jole Santelli in Calabria anche se poi dopo una settimana il governo ha adottato di fatto gli stessi provvedimenti e si è impegnato tantissimo a rovinare la stagione turistica dell'Umbria, che avendo contagi zero per una bislacca statistica - di cui anche l'Istituto superiore di sanità alla fine si è scusato - è stata inserita nelle regioni a rischio. Francesco Boccia è il reclutatore dei 60.000 spioni ed è quello che di fronte ai bar affollati di sabato scorso si è precipitato a dire, con un'intervista alla Stampa, «se va avanti così si chiude tutto di nuovo». Poi ha aggiunto: «Monitoriamo al situazione, nel fine settimana decideremo. Ci sono i 21 parametri da esaminare e solo se saranno tutti allineati daremo il via libera alla mobilità tra le regioni». A dire il vero anche Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna che proprio ieri ha riaperto le spiagge, con la giacchetta di presidente della conferenza Stato-Regioni sembra assecondare lo sceriffo di Bisceglie. Al Corriere della Sera dice: «Al 3 giugno mancano tanti giorni, il quadro si chiarirà in fretta. Credo si debba centrare un solo obiettivo: adottare soluzioni praticabili, efficaci e chiare. Discuterne ora, senza i dati del prossimo weekend, è inutile». Ma ai turisti - ammesso che qualcuno abbia intenzione di venire in Italia - chi glielo spiega? Oddio, è già successo che un volo della Eurowings partito da Dusseldorf la mattina del 22 maggio (destinazione Olbia) sia dovuto tornare indietro perché l'aeroporto era chiuso. Ma queste sono cose trascurabili per una nazione che punta, infelice, alla decrescita.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/litalia-diventa-agibile-per-gli-stranieri-2646082394.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ipotesi-scuole-aperte-a-settembre-ma-soltanto-elementari-e-medie" data-post-id="2646082394" data-published-at="1590445352" data-use-pagination="False"> Ipotesi scuole aperte a settembre ma soltanto elementari e medie Intesa nella notte sul concorsone per stabilizzare 32.000 precari della scuola e prime linee guida per il rientro in classe varate dalla task force che affianca il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. A settembre torneranno in classe i bambini del primo ciclo. «Non vogliamo che si torni a settembre con una didattica a distanza o una didattica mista, i bambini della scuola dell'infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità», ha spiegato Amanda Ferrario, dirigente scolastico nel comitato di esperti. Questo l'obiettivo tecnico che però deve conciliarsi con quello sanitario del comitato scientifico che ha già stabilito 2 metri di distanza tra i banchi, mascherina obbligatoria sempre, tranne durante le interrogazioni, distanza di sicurezza anche nelle mense. «Noi ci stiamo muovendo anche su altro», ha detto l'esperta, «ridefinire l'unità oraria che non deve essere necessariamente di 60 minuti, in modo tale da poter garantire il tempo scuola a tutti gli studenti. Farli entrare in maniera scaglionata durante l'arco della giornata e non tutti alle 8, utilizzare per le lezioni non soltanto le aule ma anche parchi e giardini, gli oratori messi in sicurezza con le necessarie precauzioni, le strutture dei Comuni. Le scuole possono fare accordi per progetti con gli enti locali al fine di integrare la didattica: più musica più sport più cinema e teatro e più arte». Diverso l'orientamento per la scuola superiore: i ragazzi «sono più grandi e quindi la possibilità di intervallare un tempo scuola in presenza e un tempo a scuola a distanza è possibile. Ad esempio, fare turni pomeridiani o entrate ritardate sarebbe più semplice per gli studenti del liceo che non per quelli di elementari e medie. Ma, precisa la Ferrario, «è probabile che per le superiori la didattica a distanza ci sarà ancora, quanto meno nella prima parte dell'anno, nella quale le misure di distanziamento in ambienti che sono antichi o piccoli non si prestano a poter ospitare tutti gli studenti con il distanziamento fisico». Per i bambini fino alle scuole medie, come ribadito dalla viceministra Anna Ascani, «avremo bisogno di sdoppiare le classi per consentire il distanziamento, perché quelle attuali di 27-30 alunni saranno impossibili e quindi dovremo avere un confronto anche con i sindaci per capire le disponibilità di spazio. Non solo, faremo assunzioni a tempo determinato, oltre ai precari che saranno stabilizzati. Nel decreto rilancio proprio per questo abbiamo fatto stanziare un miliardo». Infatti, dopo la spaccatura nel governo, è stata trovata la mediazione sui precari. Nessuna sanatoria, ma il maxi concorso per regolarizzarne 32.000 con 3 anni di docenza si svolgerà a settembre, con una prova scritta ma non con il test a crocette, e non ci sarà la prova orale. Intanto saliranno in cattedra altri precari seguendo la graduatoria provinciale. Come assicurato dalla ministra Azzolina, «saranno regolarizzati 78.000 insegnanti, 32.000 con il concorso straordinario, 32.000 con quello ordinario, il resto per coprire i posti della primaria». Scontenti i sindacati (oggi l'incontro al Miur) che lamentano 200.000 posti vacanti. Per Giorgia Meloni, Fdi, la soluzione è un passo indietro, mentre la Lega sottolinea che senza stabilizzazione si creerà soltanto disorganizzazione.
Stefania Craxi (Ansa)
Guai a sbottonarsi, ma il senso è quello di cercare di trovare una sintesi prima del 3 giugno, come spiegato già dal presidente della Commissione Franco Zaffini: «Il 3 giugno siamo calendarizzati in Aula al Senato, a termine di regolamento, con il ddl Bazoli sul fine vita, ovvero il testo messo a disposizione dal Pd e dall’opposizione nella precedente legislatura. Ma contemporaneamente c’è un testo di maggioranza che sta camminando in commissione e mi auguro che potremo portare in Aula questo».
Il disegno di legge presentato in questa legislatura da Bazoli è nella sostanza il testo approvato dalla Camera nel marzo 2022 e rimasto incompiuto con la fine anticipata della legislatura. Disciplina la morte volontaria medicalmente assistita come un atto autonomo della persona malata, inserito in un percorso svolto con il supporto e sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Contrari all’ipotesi di un coinvolgimento del Ssn ci sarebbero soprattutto esponenti di Fratelli d’Italia e parte della Lega che, come Forza Italia, ha precisato che in assenza di un testo condiviso lasceranno libertà di coscienza ai loro parlamentari. In Forza Italia l’ultima a esprimersi è stata Stefania Craxi in un’intervista rilasciata al Dubbio. «Sul tema del fine vita proveremo, nei modi che saranno possibili, a formulare una proposta chiara e coerente, capace di rappresentare un compromesso non al ribasso ma ragionevole e rispettoso di tutte le sensibilità. L’obiettivo per noi è costruire un terreno d’incontro reale, perché su questioni come il fine vita non può prevalere la logica di parte. Il testo Zanettin-Zullo, che potrà naturalmente essere emendato, corretto e integrato in alcune parti, rappresenta un buon punto di partenza», ha spiegato il presidente dei senatori di Forza Italia. «Sono convinta che la maggioranza possa e debba restare unita intorno a un testo alto ed equilibrato. Spero che nessuno pensi o lavori in senso contrario. Non sarebbe un torto a Forza Italia, ma un errore politico, perché il Paese attende riposte ed esige responsabilità su una materia così delicata».
Il testo cui fa riferimento Craxi è quello base su cui stanno lavorando le commissioni presentato dai senatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia) che mette insieme diversi disegni di legge presentati sul fine vita, compreso quello di Bazoli cambiando però un punto essenziale: il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale. Il testo Zanettin-Zullo interviene sull’articolo 580 del Codice penale e stabilisce in quali casi l’aiuto al suicidio non deve essere punito. Secondo Zullo, che rappresenta tuttora la posizione di Fratelli d’Italia, il suicidio assistito non può rientrare «nelle finalità proprie del Servizio sanitario nazionale». Al contrario del testo Bazoli che parla di «trattamenti sanitari di sostegno vitale», questa proposta parla di «trattamenti sostitutivi di funzioni vitali». Craxi nell’intervista ha auspicato che «nel rispetto delle prerogative dei rispettivi presidenti, la riunione congiunta delle commissioni competenti» sia convocata «al più presto per proseguire la discussione e il voto sul testo unificato Zullo-Zanetti, così da consentirne l’approdo in Aula nei tempi stabiliti. Cerchiamo dialogo e confronto, senza pregiudizi. E spero che anche il presidente Zaia, con la sua autorevolezza e il suo peso politico, voglia spendersi e contribuire a questo percorso, con tutto il suo partito. Tutti insieme possiamo lavorare affinché questo sforzo non finisca in un nulla di fatto».
Il fine vita sarà uno degli argomenti al centro del punto azzurro, un foglio di comunicazione periodico ad uso interno sugli argomenti della settimana, all’interno del quale viene esplicitata la linea tenuta dagli azzurri. Sul fine vita l’idea è quella di trovare «una sintesi umana e costituzionalmente solida». Ad ogni modo a livello nazionale il centrodestra dovrebbe fare il punto all’inizio della prossima settimana, mentre a sinistra la sintesi si trova nel testo a prima firma di Alfredo Bazoli (Pd), il quale è tornato a esprimersi proprio ieri nel merito: «Siamo alla finestra. Vediamo intanto se matura qualcosa nella maggioranza», anche perché «al momento non ci sono interlocuzioni. Se dalla maggioranza ci sarà qualche passo avanti, valuteremo e verificheremo la proposta. Io continuo a pensare che il nostro testo sia un buon punto di partenza» ma «non è un testo scolpito nella pietra. Se dovesse andare in Aula a giugno, si potrà eventualmente anche emendare». Infine ha aggiunto: «Inviterei tutte le forze politiche a non dare vincoli di partito e lasciare libertà di coscienza ai singoli parlamentari perché possano decidere come ritengono più giusto. Stiamo parlando di un tema trasversale agli schieramenti e soprattutto agli elettori».
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