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2020-05-26
L’Italia diventa agibile. Per gli stranieri
Ansa
Siamo al gioco delle tre date, remake di quello delle tre carte che è una specialità del governo giallorosso. Data vince, data perde. Ritenere che ciò che è scritto in un decreto approvato appena una settimana fa, sia pure con un mese di ritardo, resti valido per qualche giorno è una bizzarria. In Italia le regole sono come i sogni: svaniscono all'alba. Siamo al paradosso: il 3 giugno in Italia potranno arrivare - ammesso e non concesso che decidano di venirci - cittadini da tutti e 27 gli Stati dell'Ue senza nemmeno farsi misurare la febbre, accolti da 60.000 spioni con la scritta «assistenti civici» che li inviteranno a mantenere le distanze - quando si dice l'accoglienza - ma gli italiani dovranno restare confinati nella loro regione. Quando il cancelliere austriaco Sebastian Kurz non ne voleva sapere di aprire il Brennero - lo farà per consentire il transito dei tedeschi che volessero eventualmente arrivare in Alto Adige perché forse oltre non potranno andare - si è gridato al complotto. Kurz ha risposto: lo faccio perché non mi fido dell'Italia. In effetti non è un bel vedere un paese che apre le frontiere, ma tiene chiuse quelle fra le sue regioni. Detta così sembra che chi ci governa sia affetto da un disturbo bipolare, la verità e che non riescono a mettersi d'accordo. Ci sono tante regioni che vivono di turismo che chiedono il via libera, in prima linea su questo fronte ci sono Giovanni Toti con la Liguria, Luca Zaia col Veneto, Massimiliano Fedriga col Friuli Venezia Giulia, Donatella Tesei con l'Umbria. Sono tutte di centrodestra e contro di loro è schierato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ritiene una sua missione dimostrare che chi governa i territori, ma non è del Pd, deve prendere ordini da lui, lo «sceriffo di Bisceglie», il custode della sanità pubblica attraverso la negazione del titolo quinto della Costituzione. Però c'è anche un dissidio evidente nel governo tra il Pd e il M5s. In particolare Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, spaventato da un probabilissimo flop del turismo vuole aprire tutto e subito. Come si sa, l'Italia rischia di essere tagliata fuori dai flussi turistici perché alcuni Paesi si stanno mettendo d'accordo fra loro. In particolare la Germania, la Francia, la Svizzera, la Danimarca e il Lussemburgo stanno riaprendo le loro frontiere e i croati - che non hanno mai chiuso le loro spiagge - ne hanno approfittato per dire: venite da noi. Luigi Di Maio è andato in Europa a chiedere regole eguali per tutti, si è accordato con il suo omologo tedesco Heiko Mass per evitare gli accordi bilaterali, ma per non finire isolato ha giocato d'anticipo: dal 3 giugno frontiere aperte. L'Italia è la prima nazione a farlo. Che questa decisione abbia fatto imbufalire tutti gli altri Paesi europei - Svizzera, che comunque sta nell'area Schengen, compresa - è particolare trascurabile. Di Maio - col silenzio assenso di Dario Franceschini che sarebbe anche ministro del Turismo, ma che di queste faccende non si preoccupa - ha fatto scrivere nel decreto Rilancio che «a decorrere dal 3 giugno, gli spostamenti da e per l'estero possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n° 19 del 2020, anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico». Cosa significa? Che se si mettono d'accordo un po' di regioni e s'impunta qualche ministro questo decreto allora non è più valido? È esattamente quello che sta succedendo e che rischia di rovinare definitivamente la già bassa reputazione italiana in Europa e nel mondo. Ad accendere la miccia e dunque a creare confusione, in danno prima di tutto del turismo, è il ministro degli affari regionali Francesco Boccia. Il quale ha una particolare avversione per le regioni governate dal centrodestra. Ha cercato in tutti i modi di accusare la Lombardia, ha impugnato la riapertura decisa da Jole Santelli in Calabria anche se poi dopo una settimana il governo ha adottato di fatto gli stessi provvedimenti e si è impegnato tantissimo a rovinare la stagione turistica dell'Umbria, che avendo contagi zero per una bislacca statistica - di cui anche l'Istituto superiore di sanità alla fine si è scusato - è stata inserita nelle regioni a rischio. Francesco Boccia è il reclutatore dei 60.000 spioni ed è quello che di fronte ai bar affollati di sabato scorso si è precipitato a dire, con un'intervista alla Stampa, «se va avanti così si chiude tutto di nuovo». Poi ha aggiunto: «Monitoriamo al situazione, nel fine settimana decideremo. Ci sono i 21 parametri da esaminare e solo se saranno tutti allineati daremo il via libera alla mobilità tra le regioni». A dire il vero anche Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna che proprio ieri ha riaperto le spiagge, con la giacchetta di presidente della conferenza Stato-Regioni sembra assecondare lo sceriffo di Bisceglie. Al Corriere della Sera dice: «Al 3 giugno mancano tanti giorni, il quadro si chiarirà in fretta. Credo si debba centrare un solo obiettivo: adottare soluzioni praticabili, efficaci e chiare. Discuterne ora, senza i dati del prossimo weekend, è inutile». Ma ai turisti - ammesso che qualcuno abbia intenzione di venire in Italia - chi glielo spiega? Oddio, è già successo che un volo della Eurowings partito da Dusseldorf la mattina del 22 maggio (destinazione Olbia) sia dovuto tornare indietro perché l'aeroporto era chiuso. Ma queste sono cose trascurabili per una nazione che punta, infelice, alla decrescita.
Ipotesi scuole aperte a settembre ma soltanto elementari e medie
Intesa nella notte sul concorsone per stabilizzare 32.000 precari della scuola e prime linee guida per il rientro in classe varate dalla task force che affianca il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. A settembre torneranno in classe i bambini del primo ciclo. «Non vogliamo che si torni a settembre con una didattica a distanza o una didattica mista, i bambini della scuola dell'infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità», ha spiegato Amanda Ferrario, dirigente scolastico nel comitato di esperti. Questo l'obiettivo tecnico che però deve conciliarsi con quello sanitario del comitato scientifico che ha già stabilito 2 metri di distanza tra i banchi, mascherina obbligatoria sempre, tranne durante le interrogazioni, distanza di sicurezza anche nelle mense. «Noi ci stiamo muovendo anche su altro», ha detto l'esperta, «ridefinire l'unità oraria che non deve essere necessariamente di 60 minuti, in modo tale da poter garantire il tempo scuola a tutti gli studenti. Farli entrare in maniera scaglionata durante l'arco della giornata e non tutti alle 8, utilizzare per le lezioni non soltanto le aule ma anche parchi e giardini, gli oratori messi in sicurezza con le necessarie precauzioni, le strutture dei Comuni. Le scuole possono fare accordi per progetti con gli enti locali al fine di integrare la didattica: più musica più sport più cinema e teatro e più arte». Diverso l'orientamento per la scuola superiore: i ragazzi «sono più grandi e quindi la possibilità di intervallare un tempo scuola in presenza e un tempo a scuola a distanza è possibile. Ad esempio, fare turni pomeridiani o entrate ritardate sarebbe più semplice per gli studenti del liceo che non per quelli di elementari e medie. Ma, precisa la Ferrario, «è probabile che per le superiori la didattica a distanza ci sarà ancora, quanto meno nella prima parte dell'anno, nella quale le misure di distanziamento in ambienti che sono antichi o piccoli non si prestano a poter ospitare tutti gli studenti con il distanziamento fisico». Per i bambini fino alle scuole medie, come ribadito dalla viceministra Anna Ascani, «avremo bisogno di sdoppiare le classi per consentire il distanziamento, perché quelle attuali di 27-30 alunni saranno impossibili e quindi dovremo avere un confronto anche con i sindaci per capire le disponibilità di spazio. Non solo, faremo assunzioni a tempo determinato, oltre ai precari che saranno stabilizzati. Nel decreto rilancio proprio per questo abbiamo fatto stanziare un miliardo». Infatti, dopo la spaccatura nel governo, è stata trovata la mediazione sui precari. Nessuna sanatoria, ma il maxi concorso per regolarizzarne 32.000 con 3 anni di docenza si svolgerà a settembre, con una prova scritta ma non con il test a crocette, e non ci sarà la prova orale. Intanto saliranno in cattedra altri precari seguendo la graduatoria provinciale. Come assicurato dalla ministra Azzolina, «saranno regolarizzati 78.000 insegnanti, 32.000 con il concorso straordinario, 32.000 con quello ordinario, il resto per coprire i posti della primaria». Scontenti i sindacati (oggi l'incontro al Miur) che lamentano 200.000 posti vacanti. Per Giorgia Meloni, Fdi, la soluzione è un passo indietro, mentre la Lega sottolinea che senza stabilizzazione si creerà soltanto disorganizzazione.
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Sta per concretizzarsi un paradosso: dall'estero sarà possibile entrare e circolare nel nostro Paese, mentre gli italiani non potranno ancora spostarsi fra regioni diverse. Sempre ammesso che dal resto d'Europa qualcuno abbia intenzione di fare qui le vacanze.Ipotesi scuole aperte a settembre, ma soltanto elementari e medie. Piano allo studio del comitato di esperti. Anna Ascani: «Per i piccoli classi sdoppiate».Lo speciale contiene due articoli. Siamo al gioco delle tre date, remake di quello delle tre carte che è una specialità del governo giallorosso. Data vince, data perde. Ritenere che ciò che è scritto in un decreto approvato appena una settimana fa, sia pure con un mese di ritardo, resti valido per qualche giorno è una bizzarria. In Italia le regole sono come i sogni: svaniscono all'alba. Siamo al paradosso: il 3 giugno in Italia potranno arrivare - ammesso e non concesso che decidano di venirci - cittadini da tutti e 27 gli Stati dell'Ue senza nemmeno farsi misurare la febbre, accolti da 60.000 spioni con la scritta «assistenti civici» che li inviteranno a mantenere le distanze - quando si dice l'accoglienza - ma gli italiani dovranno restare confinati nella loro regione. Quando il cancelliere austriaco Sebastian Kurz non ne voleva sapere di aprire il Brennero - lo farà per consentire il transito dei tedeschi che volessero eventualmente arrivare in Alto Adige perché forse oltre non potranno andare - si è gridato al complotto. Kurz ha risposto: lo faccio perché non mi fido dell'Italia. In effetti non è un bel vedere un paese che apre le frontiere, ma tiene chiuse quelle fra le sue regioni. Detta così sembra che chi ci governa sia affetto da un disturbo bipolare, la verità e che non riescono a mettersi d'accordo. Ci sono tante regioni che vivono di turismo che chiedono il via libera, in prima linea su questo fronte ci sono Giovanni Toti con la Liguria, Luca Zaia col Veneto, Massimiliano Fedriga col Friuli Venezia Giulia, Donatella Tesei con l'Umbria. Sono tutte di centrodestra e contro di loro è schierato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ritiene una sua missione dimostrare che chi governa i territori, ma non è del Pd, deve prendere ordini da lui, lo «sceriffo di Bisceglie», il custode della sanità pubblica attraverso la negazione del titolo quinto della Costituzione. Però c'è anche un dissidio evidente nel governo tra il Pd e il M5s. In particolare Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, spaventato da un probabilissimo flop del turismo vuole aprire tutto e subito. Come si sa, l'Italia rischia di essere tagliata fuori dai flussi turistici perché alcuni Paesi si stanno mettendo d'accordo fra loro. In particolare la Germania, la Francia, la Svizzera, la Danimarca e il Lussemburgo stanno riaprendo le loro frontiere e i croati - che non hanno mai chiuso le loro spiagge - ne hanno approfittato per dire: venite da noi. Luigi Di Maio è andato in Europa a chiedere regole eguali per tutti, si è accordato con il suo omologo tedesco Heiko Mass per evitare gli accordi bilaterali, ma per non finire isolato ha giocato d'anticipo: dal 3 giugno frontiere aperte. L'Italia è la prima nazione a farlo. Che questa decisione abbia fatto imbufalire tutti gli altri Paesi europei - Svizzera, che comunque sta nell'area Schengen, compresa - è particolare trascurabile. Di Maio - col silenzio assenso di Dario Franceschini che sarebbe anche ministro del Turismo, ma che di queste faccende non si preoccupa - ha fatto scrivere nel decreto Rilancio che «a decorrere dal 3 giugno, gli spostamenti da e per l'estero possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n° 19 del 2020, anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico». Cosa significa? Che se si mettono d'accordo un po' di regioni e s'impunta qualche ministro questo decreto allora non è più valido? È esattamente quello che sta succedendo e che rischia di rovinare definitivamente la già bassa reputazione italiana in Europa e nel mondo. Ad accendere la miccia e dunque a creare confusione, in danno prima di tutto del turismo, è il ministro degli affari regionali Francesco Boccia. Il quale ha una particolare avversione per le regioni governate dal centrodestra. Ha cercato in tutti i modi di accusare la Lombardia, ha impugnato la riapertura decisa da Jole Santelli in Calabria anche se poi dopo una settimana il governo ha adottato di fatto gli stessi provvedimenti e si è impegnato tantissimo a rovinare la stagione turistica dell'Umbria, che avendo contagi zero per una bislacca statistica - di cui anche l'Istituto superiore di sanità alla fine si è scusato - è stata inserita nelle regioni a rischio. Francesco Boccia è il reclutatore dei 60.000 spioni ed è quello che di fronte ai bar affollati di sabato scorso si è precipitato a dire, con un'intervista alla Stampa, «se va avanti così si chiude tutto di nuovo». Poi ha aggiunto: «Monitoriamo al situazione, nel fine settimana decideremo. Ci sono i 21 parametri da esaminare e solo se saranno tutti allineati daremo il via libera alla mobilità tra le regioni». A dire il vero anche Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna che proprio ieri ha riaperto le spiagge, con la giacchetta di presidente della conferenza Stato-Regioni sembra assecondare lo sceriffo di Bisceglie. Al Corriere della Sera dice: «Al 3 giugno mancano tanti giorni, il quadro si chiarirà in fretta. Credo si debba centrare un solo obiettivo: adottare soluzioni praticabili, efficaci e chiare. Discuterne ora, senza i dati del prossimo weekend, è inutile». Ma ai turisti - ammesso che qualcuno abbia intenzione di venire in Italia - chi glielo spiega? Oddio, è già successo che un volo della Eurowings partito da Dusseldorf la mattina del 22 maggio (destinazione Olbia) sia dovuto tornare indietro perché l'aeroporto era chiuso. Ma queste sono cose trascurabili per una nazione che punta, infelice, alla decrescita.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/litalia-diventa-agibile-per-gli-stranieri-2646082394.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ipotesi-scuole-aperte-a-settembre-ma-soltanto-elementari-e-medie" data-post-id="2646082394" data-published-at="1590445352" data-use-pagination="False"> Ipotesi scuole aperte a settembre ma soltanto elementari e medie Intesa nella notte sul concorsone per stabilizzare 32.000 precari della scuola e prime linee guida per il rientro in classe varate dalla task force che affianca il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. A settembre torneranno in classe i bambini del primo ciclo. «Non vogliamo che si torni a settembre con una didattica a distanza o una didattica mista, i bambini della scuola dell'infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità», ha spiegato Amanda Ferrario, dirigente scolastico nel comitato di esperti. Questo l'obiettivo tecnico che però deve conciliarsi con quello sanitario del comitato scientifico che ha già stabilito 2 metri di distanza tra i banchi, mascherina obbligatoria sempre, tranne durante le interrogazioni, distanza di sicurezza anche nelle mense. «Noi ci stiamo muovendo anche su altro», ha detto l'esperta, «ridefinire l'unità oraria che non deve essere necessariamente di 60 minuti, in modo tale da poter garantire il tempo scuola a tutti gli studenti. Farli entrare in maniera scaglionata durante l'arco della giornata e non tutti alle 8, utilizzare per le lezioni non soltanto le aule ma anche parchi e giardini, gli oratori messi in sicurezza con le necessarie precauzioni, le strutture dei Comuni. Le scuole possono fare accordi per progetti con gli enti locali al fine di integrare la didattica: più musica più sport più cinema e teatro e più arte». Diverso l'orientamento per la scuola superiore: i ragazzi «sono più grandi e quindi la possibilità di intervallare un tempo scuola in presenza e un tempo a scuola a distanza è possibile. Ad esempio, fare turni pomeridiani o entrate ritardate sarebbe più semplice per gli studenti del liceo che non per quelli di elementari e medie. Ma, precisa la Ferrario, «è probabile che per le superiori la didattica a distanza ci sarà ancora, quanto meno nella prima parte dell'anno, nella quale le misure di distanziamento in ambienti che sono antichi o piccoli non si prestano a poter ospitare tutti gli studenti con il distanziamento fisico». Per i bambini fino alle scuole medie, come ribadito dalla viceministra Anna Ascani, «avremo bisogno di sdoppiare le classi per consentire il distanziamento, perché quelle attuali di 27-30 alunni saranno impossibili e quindi dovremo avere un confronto anche con i sindaci per capire le disponibilità di spazio. Non solo, faremo assunzioni a tempo determinato, oltre ai precari che saranno stabilizzati. Nel decreto rilancio proprio per questo abbiamo fatto stanziare un miliardo». Infatti, dopo la spaccatura nel governo, è stata trovata la mediazione sui precari. Nessuna sanatoria, ma il maxi concorso per regolarizzarne 32.000 con 3 anni di docenza si svolgerà a settembre, con una prova scritta ma non con il test a crocette, e non ci sarà la prova orale. Intanto saliranno in cattedra altri precari seguendo la graduatoria provinciale. Come assicurato dalla ministra Azzolina, «saranno regolarizzati 78.000 insegnanti, 32.000 con il concorso straordinario, 32.000 con quello ordinario, il resto per coprire i posti della primaria». Scontenti i sindacati (oggi l'incontro al Miur) che lamentano 200.000 posti vacanti. Per Giorgia Meloni, Fdi, la soluzione è un passo indietro, mentre la Lega sottolinea che senza stabilizzazione si creerà soltanto disorganizzazione.
Donald Trump (Ansa)
Donald Trump rilancia la pressione su Teheran minacciando nuove azioni in caso di mancato accordo e lasciando aperta l’ipotesi di una breve proroga dell’ultimatum legato allo Stretto di Hormuz. L’Iran replica duramente, accusando Washington di «crimini di guerra» e respingendo ogni ultimatum. Sullo sfondo, l’Opec+ aumenta le quote di produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno.
Lo Stretto di Hormuz resta il punto più sensibile del conflitto tra Stati Uniti e Iran, mentre sul terreno si moltiplicano attacchi, ritorsioni e messaggi incrociati che mantengono alta la tensione nel Golfo Persico e oltre. La giornata di domenica si è aperta con la conferma del recupero del secondo pilota americano disperso dopo l’abbattimento dell’F-15E avvenuto nei giorni scorsi in territorio iraniano. L’operazione, condotta da forze speciali statunitensi con il supporto di un dispositivo aereo, si è conclusa con il rientro del militare e senza ulteriori perdite tra i commando, secondo quanto riferito da fonti americane.
Il presidente Donald Trump ha rivendicato il successo dell’intervento, parlando di un’azione seguita direttamente dalla Situation Room e definendola «tra le più audaci». La missione ha però lasciato dietro di sé un ulteriore elemento di frizione: Teheran sostiene infatti che durante le operazioni di ricerca sarebbero stati abbattuti mezzi militari statunitensi, mentre Washington non ha confermato questa ricostruzione.
Sul piano politico e diplomatico, la linea dello scontro resta netta. Trump ha rilanciato la pressione su Teheran, lasciando intendere che la scadenza dell’ultimatum per una soluzione negoziata o per la riapertura dello Stretto potrebbe essere oggetto di una breve proroga, come suggerito da un messaggio pubblicato su Truth con riferimento a martedì sera. In parallelo, la Repubblica islamica ha risposto con toni durissimi. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X che «non otterrete nulla commettendo crimini di guerra», accusando gli Stati Uniti di trascinare la regione verso un’escalation più ampia e indicando come unica via possibile il rispetto dei diritti iraniani e la fine della pressione militare ed economica.
Il nodo strategico resta Hormuz. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno ribadito che lo stretto «non tornerà mai più al suo stato precedente», lasciando intendere un cambiamento strutturale nella gestione di una delle principali rotte mondiali del petrolio. La dichiarazione si inserisce in un quadro già segnato da transiti irregolari e interruzioni parziali del traffico navale, con ripercussioni immediate sul mercato energetico globale.
Sul fronte economico, l’Opec+ ha deciso un aumento teorico della produzione di 206.000 barili al giorno a partire da maggio. La misura, confermata da diverse fonti dell’organizzazione, arriva in un contesto in cui la capacità reale di incremento appare limitata dalle tensioni militari e dalle difficoltà operative in diversi Paesi produttori. L’Opec+ ha inoltre espresso preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture energetiche e per l’instabilità delle rotte marittime, sottolineando come tali fattori stiano contribuendo a una maggiore volatilità dei mercati.
La dinamica militare resta diffusa su più fronti. In Israele, un missile iraniano ha colpito un edificio a Haifa causando feriti e gravi danni strutturali. In Libano, nuovi raid israeliani nei pressi di Beirut hanno provocato vittime e feriti, mentre l’Unifil ha avvertito del rischio di ulteriori rappresaglie lungo la linea di contatto tra Hezbollah e Israele. Nel Golfo, i pasdaran hanno rivendicato anche un attacco contro una nave legata a Israele nei pressi degli Emirati Arabi Uniti, episodio non ancora confermato dalle autorità locali.
In questo quadro, anche le grandi potenze cercano di mantenere aperti canali diplomatici. La Russia, attraverso il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, ha invitato Washington ad «abbandonare il linguaggio degli ultimatum» per favorire un ritorno ai negoziati, mentre ha ribadito la richiesta di cessare gli attacchi contro infrastrutture civili, inclusa la centrale di Bushehr dove operano tecnici russi. La giornata si chiude quindi con un equilibrio ancora instabile: da un lato la pressione militare e le operazioni mirate sul terreno, dall’altro tentativi di gestione diplomatica e contenimento degli effetti economici del conflitto. Ma lo Stretto di Hormuz, più di ogni altro elemento, continua a rappresentare la variabile che può spostare rapidamente lo scenario da una crisi regionale a un confronto più ampio.
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Un aereo, la guerra, un tesoro e un uomo misterioso. Un giallo che oggi potrebbe vivere in un film. Una storia due minuti più lunga del solito ma che vale la pena conoscere.
Ansa
Il presidente Domenico Centrone ha detto che «alcune norme sono direttamente connesse con quelle appena sottoposte alla volontà popolare». Fa riferimento al divieto di trasferimento da una funzione all'altra, dalla giudicante alla inquirente, che per la magistratura ordinaria è stato appena bocciato e che invece è qui disposta per la contabile. Al centro delle loro preoccupazioni c'è soprattutto il meccanismo del silenzio-consenso che secondo loro mina l'efficienza dei controlli sulla spesa pubblica. Infine non piace che si dia potere al procuratore generale.L'Anm dei magistrati contabili lancia un appello a governo e parlamento per cambiare o abolire la riforma provando a sfruttare il gancio del referendum. Chiedono si rinunci alla riforma che porta il nome del ministro Tommaso Foti, FdI (era capogruppo alla Camera). Non era una riforma di rango costituzionale, per questo bastava una maggioranza semplice per approvarla e da gennaio è legge. «La recente legge di riforma della Corte dei Conti contiene disposizioni di delega al Governo che mirano a introdurre misure simili a quelle non approvate dal Referendum costituzionale». Le toghe contabili percepiscono la riforma Foti come una diminutio del loro lavoro. Le pubbliche amministrazioni potranno rivolgersi alla Corte dei Conti per un parere sulle procedure da loro avviate e se non dovesse arrivare una risposta entro un determinato periodo di tempo, si darà per buona la procedura. La pubblica amministrazione potrà procedere senza paura di dover rispondere di danni erariali. Alla Corte dei Conti spaventa la mole di lavoro che dovranno sbrigare in poco tempo. Costretti a lavorare di più e velocemente per permettere allo stato di lavorare per il Paese. Proprio come chiede l'Unione europea.
Con la riforma cambiano i limiti al quantum del danno che può essere posto a carico del singolo. Salvo i casi di dolo o illecito arricchimento, la Corte dei conti deve: ridurre l’addebito, ponendo a carico del responsabile non più del 30% del danno accertato; verificare che la condanna non superi il doppio della retribuzione lorda annua (nell’anno di inizio della condotta, o in quello precedente/successivo) oppure il doppio del corrispettivo o dell’indennità percepiti per la funzione che ha generato il danno.
Poi si inseriscono regole più precise sulla prescrizione. Per la responsabilità per colpa grave, il termine decorre dal momento in cui il danno si è verificato (condotta ed evento), non dalla data in cui l’amministrazione o la Procura contabile ne hanno avuto effettiva conoscenza. In caso di occultamento doloso, la prescrizione decorre dal momento della scoperta, ma l’occultamento deve consistere in comportamenti attivi o nella violazione di specifici obblighi di comunicazione.
Il giudice contabile avrà un nuovo potere sanzionatorio: oltre alla condanna al risarcimento, si potrà disporre, nei casi più gravi, la sospensione dalla gestione di risorse pubbliche per un periodo tra sei mesi e tre anni.
La riforma tipizza anche la colpa grave, stabilendo che ricorre quando si verifica: violazione manifesta delle norme di diritto applicabili; travisamento del fatto; affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrovertibilmente esclusa dagli atti; negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrovertibilmente dagli atti. Infine si prevede l'obbligo di copertura assicurativa e presunzione di non responsabilità per gli organi politici. La responsabilità contabile tende così a concentrarsi su dirigenti, funzionari e soggetti che hanno un ruolo operativo, mentre si attenua il coinvolgimento diretto di sindaci, assessori e altri organi di vertice politico. Nei fatti, chi firma tecnicamente l’atto diventa il principale soggetto esposto, specie negli enti locali, nelle società partecipate e nei settori a forte rilevanza finanziaria.
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Visitare questa località austriaca in estate significa immergersi in un’atmosfera dove il lusso discreto incontra la tradizione contadina, creando un mix unico, perfetto per chi cerca sport, piaceri raffinati e del sano relax .
Il cuore pulsante dell'estate è il monte Hahnenkamm. Salire con la celebre funivia Kitz bühel Cable Cars non è solo un modo per raggiungere la quota, ma è anche un viaggio panoramico sulla valle. In cima, i sentieri si snodano tra malghe fiorite e punti di sosta iconici come il Berghaus Tirol, dove la vista spazia dalle Alpi di Kitzbühel agli Alti Tauri.
Per chi ama le due ruote, la regione è un punto di riferimento mondiale per l’e-bike. Grazie ai servizi di noleggio e alla vasta rete di sentieri segnalati, è possibile esplorare vette e vallate senza necessariamente avere il fiato di un atleta olimpico. Le pendenze diventano un piacere e le distanze si accorciano, lasciando più tempo per ammirare il paesaggio. Kitzbühel è anche una mecca per gli appassionati di mountain bike. Sentieri immersi nei boschi, percorsi tecnici per esperti e itinerari panoramici per e-bike permettono a tutti di trovare la propria dimensione. Gli impianti di risalita funzionano anche nei mesi estivi, facilitando l’accesso ai tracciati in quota e regalando discese spettacolari tra radure e single track. Eventi sportivi e competizioni animano la stagione, richiamando biker da tutta Europa. Anche chi è alle prime armi può affidarsi a guide esperte o partecipare a tour organizzati per scoprire gli angoli più suggestivi della regione in totale sicurezza.
Con oltre mille chilometri di sentieri segnalati, Kitz bühel è una destinazione ideale per chi ama camminare. I percorsi si snodano tra dolci colline alpine, boschi ombrosi e pascoli punteggiati di baite tradizionali. Per chi cerca un itinerario più rilassante, i sentieri intorno al lago Schwarzsee offrono passeggiate facili, ideali anche per famiglie. Qui è possibile alternare trekking leggero a soste rigeneranti sulle rive del lago, magari con un tuffo nelle sue acque limpide. Se si viaggia in famiglia, il Parco faunistico di Aurach è una tappa imperdibile. A pochi chilometri dal centro, è possibile camminare tra cervi, daini e mufloni in un ambiente naturale protetto: un'esperienza che incanta grandi e piccini.
Kitzbühel non è solo sport. Il centro, con le sue facciate colorate, ospita il Museo di Kitzbühel, dove scoprire la storia locale e le opere di Alfons Walde, l'artista che ha immortalato l'anima invernale della città.
Il centro storico, poi, è un piccolo gioiello architettonico: case color pastello, balconi fioriti e boutique di alta gamma convivono armoniosamente. La via principale è un susseguirsi di negozi esclusivi, atelier artigianali e marchi internazionali. Qui lo shopping diventa un’esperienza piacevole, tra moda sportiva di lusso, oggetti di design e specialità gastronomiche locali. Una tappa obbligatoria per gli acquisti è da Frauenschuh. Non è un semplice negozio, ma l'essenza dello stile alpino contemporaneo: materiali pregiati e design funzionale che incarnano il «Kitz-look».
Caffè all’aperto e ristoranti gourmet invitano a prendersi una pausa, assaporando piatti della tradizione tirolese rivisitati in chiave contemporanea. L’atmosfera è sofisticata ma mai ostentata, perfetta per chi cerca una vacanza attiva senza rinunciare al comfort.
La proposta gastronomica della città è altrettanto variegata e profonda, partendo dall'esperienza culinaria offerta dal ristorante Das Mocking, situato proprio alla base della Streif, che propone una cucina moderna capace di valorizzare i prodotti del territorio con un tocco creativo. Per chi cerca l'accoglienza più genuina, il ristorante Zum Rehkitz offre i grandi classici della tradizione tirolese in un'atmosfera calda e autentica, mentre una sosta all'Hallerwirt ad Aurach permette un'immersione totale nella storia e nella genuinità contadina. Nel cuore pulsante della città, il ristorante Das Reisch completa l'offerta con un ambiente raffinato dove la cucina internazionale si fonde sapientemente con i sapori del luogo.
Informazioni: www.kitzbuehel.com.
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