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2020-05-26
L’Italia diventa agibile. Per gli stranieri
Ansa
Siamo al gioco delle tre date, remake di quello delle tre carte che è una specialità del governo giallorosso. Data vince, data perde. Ritenere che ciò che è scritto in un decreto approvato appena una settimana fa, sia pure con un mese di ritardo, resti valido per qualche giorno è una bizzarria. In Italia le regole sono come i sogni: svaniscono all'alba. Siamo al paradosso: il 3 giugno in Italia potranno arrivare - ammesso e non concesso che decidano di venirci - cittadini da tutti e 27 gli Stati dell'Ue senza nemmeno farsi misurare la febbre, accolti da 60.000 spioni con la scritta «assistenti civici» che li inviteranno a mantenere le distanze - quando si dice l'accoglienza - ma gli italiani dovranno restare confinati nella loro regione. Quando il cancelliere austriaco Sebastian Kurz non ne voleva sapere di aprire il Brennero - lo farà per consentire il transito dei tedeschi che volessero eventualmente arrivare in Alto Adige perché forse oltre non potranno andare - si è gridato al complotto. Kurz ha risposto: lo faccio perché non mi fido dell'Italia. In effetti non è un bel vedere un paese che apre le frontiere, ma tiene chiuse quelle fra le sue regioni. Detta così sembra che chi ci governa sia affetto da un disturbo bipolare, la verità e che non riescono a mettersi d'accordo. Ci sono tante regioni che vivono di turismo che chiedono il via libera, in prima linea su questo fronte ci sono Giovanni Toti con la Liguria, Luca Zaia col Veneto, Massimiliano Fedriga col Friuli Venezia Giulia, Donatella Tesei con l'Umbria. Sono tutte di centrodestra e contro di loro è schierato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ritiene una sua missione dimostrare che chi governa i territori, ma non è del Pd, deve prendere ordini da lui, lo «sceriffo di Bisceglie», il custode della sanità pubblica attraverso la negazione del titolo quinto della Costituzione. Però c'è anche un dissidio evidente nel governo tra il Pd e il M5s. In particolare Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, spaventato da un probabilissimo flop del turismo vuole aprire tutto e subito. Come si sa, l'Italia rischia di essere tagliata fuori dai flussi turistici perché alcuni Paesi si stanno mettendo d'accordo fra loro. In particolare la Germania, la Francia, la Svizzera, la Danimarca e il Lussemburgo stanno riaprendo le loro frontiere e i croati - che non hanno mai chiuso le loro spiagge - ne hanno approfittato per dire: venite da noi. Luigi Di Maio è andato in Europa a chiedere regole eguali per tutti, si è accordato con il suo omologo tedesco Heiko Mass per evitare gli accordi bilaterali, ma per non finire isolato ha giocato d'anticipo: dal 3 giugno frontiere aperte. L'Italia è la prima nazione a farlo. Che questa decisione abbia fatto imbufalire tutti gli altri Paesi europei - Svizzera, che comunque sta nell'area Schengen, compresa - è particolare trascurabile. Di Maio - col silenzio assenso di Dario Franceschini che sarebbe anche ministro del Turismo, ma che di queste faccende non si preoccupa - ha fatto scrivere nel decreto Rilancio che «a decorrere dal 3 giugno, gli spostamenti da e per l'estero possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n° 19 del 2020, anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico». Cosa significa? Che se si mettono d'accordo un po' di regioni e s'impunta qualche ministro questo decreto allora non è più valido? È esattamente quello che sta succedendo e che rischia di rovinare definitivamente la già bassa reputazione italiana in Europa e nel mondo. Ad accendere la miccia e dunque a creare confusione, in danno prima di tutto del turismo, è il ministro degli affari regionali Francesco Boccia. Il quale ha una particolare avversione per le regioni governate dal centrodestra. Ha cercato in tutti i modi di accusare la Lombardia, ha impugnato la riapertura decisa da Jole Santelli in Calabria anche se poi dopo una settimana il governo ha adottato di fatto gli stessi provvedimenti e si è impegnato tantissimo a rovinare la stagione turistica dell'Umbria, che avendo contagi zero per una bislacca statistica - di cui anche l'Istituto superiore di sanità alla fine si è scusato - è stata inserita nelle regioni a rischio. Francesco Boccia è il reclutatore dei 60.000 spioni ed è quello che di fronte ai bar affollati di sabato scorso si è precipitato a dire, con un'intervista alla Stampa, «se va avanti così si chiude tutto di nuovo». Poi ha aggiunto: «Monitoriamo al situazione, nel fine settimana decideremo. Ci sono i 21 parametri da esaminare e solo se saranno tutti allineati daremo il via libera alla mobilità tra le regioni». A dire il vero anche Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna che proprio ieri ha riaperto le spiagge, con la giacchetta di presidente della conferenza Stato-Regioni sembra assecondare lo sceriffo di Bisceglie. Al Corriere della Sera dice: «Al 3 giugno mancano tanti giorni, il quadro si chiarirà in fretta. Credo si debba centrare un solo obiettivo: adottare soluzioni praticabili, efficaci e chiare. Discuterne ora, senza i dati del prossimo weekend, è inutile». Ma ai turisti - ammesso che qualcuno abbia intenzione di venire in Italia - chi glielo spiega? Oddio, è già successo che un volo della Eurowings partito da Dusseldorf la mattina del 22 maggio (destinazione Olbia) sia dovuto tornare indietro perché l'aeroporto era chiuso. Ma queste sono cose trascurabili per una nazione che punta, infelice, alla decrescita.
Ipotesi scuole aperte a settembre ma soltanto elementari e medie
Intesa nella notte sul concorsone per stabilizzare 32.000 precari della scuola e prime linee guida per il rientro in classe varate dalla task force che affianca il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. A settembre torneranno in classe i bambini del primo ciclo. «Non vogliamo che si torni a settembre con una didattica a distanza o una didattica mista, i bambini della scuola dell'infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità», ha spiegato Amanda Ferrario, dirigente scolastico nel comitato di esperti. Questo l'obiettivo tecnico che però deve conciliarsi con quello sanitario del comitato scientifico che ha già stabilito 2 metri di distanza tra i banchi, mascherina obbligatoria sempre, tranne durante le interrogazioni, distanza di sicurezza anche nelle mense. «Noi ci stiamo muovendo anche su altro», ha detto l'esperta, «ridefinire l'unità oraria che non deve essere necessariamente di 60 minuti, in modo tale da poter garantire il tempo scuola a tutti gli studenti. Farli entrare in maniera scaglionata durante l'arco della giornata e non tutti alle 8, utilizzare per le lezioni non soltanto le aule ma anche parchi e giardini, gli oratori messi in sicurezza con le necessarie precauzioni, le strutture dei Comuni. Le scuole possono fare accordi per progetti con gli enti locali al fine di integrare la didattica: più musica più sport più cinema e teatro e più arte». Diverso l'orientamento per la scuola superiore: i ragazzi «sono più grandi e quindi la possibilità di intervallare un tempo scuola in presenza e un tempo a scuola a distanza è possibile. Ad esempio, fare turni pomeridiani o entrate ritardate sarebbe più semplice per gli studenti del liceo che non per quelli di elementari e medie. Ma, precisa la Ferrario, «è probabile che per le superiori la didattica a distanza ci sarà ancora, quanto meno nella prima parte dell'anno, nella quale le misure di distanziamento in ambienti che sono antichi o piccoli non si prestano a poter ospitare tutti gli studenti con il distanziamento fisico». Per i bambini fino alle scuole medie, come ribadito dalla viceministra Anna Ascani, «avremo bisogno di sdoppiare le classi per consentire il distanziamento, perché quelle attuali di 27-30 alunni saranno impossibili e quindi dovremo avere un confronto anche con i sindaci per capire le disponibilità di spazio. Non solo, faremo assunzioni a tempo determinato, oltre ai precari che saranno stabilizzati. Nel decreto rilancio proprio per questo abbiamo fatto stanziare un miliardo». Infatti, dopo la spaccatura nel governo, è stata trovata la mediazione sui precari. Nessuna sanatoria, ma il maxi concorso per regolarizzarne 32.000 con 3 anni di docenza si svolgerà a settembre, con una prova scritta ma non con il test a crocette, e non ci sarà la prova orale. Intanto saliranno in cattedra altri precari seguendo la graduatoria provinciale. Come assicurato dalla ministra Azzolina, «saranno regolarizzati 78.000 insegnanti, 32.000 con il concorso straordinario, 32.000 con quello ordinario, il resto per coprire i posti della primaria». Scontenti i sindacati (oggi l'incontro al Miur) che lamentano 200.000 posti vacanti. Per Giorgia Meloni, Fdi, la soluzione è un passo indietro, mentre la Lega sottolinea che senza stabilizzazione si creerà soltanto disorganizzazione.
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Sta per concretizzarsi un paradosso: dall'estero sarà possibile entrare e circolare nel nostro Paese, mentre gli italiani non potranno ancora spostarsi fra regioni diverse. Sempre ammesso che dal resto d'Europa qualcuno abbia intenzione di fare qui le vacanze.Ipotesi scuole aperte a settembre, ma soltanto elementari e medie. Piano allo studio del comitato di esperti. Anna Ascani: «Per i piccoli classi sdoppiate».Lo speciale contiene due articoli. Siamo al gioco delle tre date, remake di quello delle tre carte che è una specialità del governo giallorosso. Data vince, data perde. Ritenere che ciò che è scritto in un decreto approvato appena una settimana fa, sia pure con un mese di ritardo, resti valido per qualche giorno è una bizzarria. In Italia le regole sono come i sogni: svaniscono all'alba. Siamo al paradosso: il 3 giugno in Italia potranno arrivare - ammesso e non concesso che decidano di venirci - cittadini da tutti e 27 gli Stati dell'Ue senza nemmeno farsi misurare la febbre, accolti da 60.000 spioni con la scritta «assistenti civici» che li inviteranno a mantenere le distanze - quando si dice l'accoglienza - ma gli italiani dovranno restare confinati nella loro regione. Quando il cancelliere austriaco Sebastian Kurz non ne voleva sapere di aprire il Brennero - lo farà per consentire il transito dei tedeschi che volessero eventualmente arrivare in Alto Adige perché forse oltre non potranno andare - si è gridato al complotto. Kurz ha risposto: lo faccio perché non mi fido dell'Italia. In effetti non è un bel vedere un paese che apre le frontiere, ma tiene chiuse quelle fra le sue regioni. Detta così sembra che chi ci governa sia affetto da un disturbo bipolare, la verità e che non riescono a mettersi d'accordo. Ci sono tante regioni che vivono di turismo che chiedono il via libera, in prima linea su questo fronte ci sono Giovanni Toti con la Liguria, Luca Zaia col Veneto, Massimiliano Fedriga col Friuli Venezia Giulia, Donatella Tesei con l'Umbria. Sono tutte di centrodestra e contro di loro è schierato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ritiene una sua missione dimostrare che chi governa i territori, ma non è del Pd, deve prendere ordini da lui, lo «sceriffo di Bisceglie», il custode della sanità pubblica attraverso la negazione del titolo quinto della Costituzione. Però c'è anche un dissidio evidente nel governo tra il Pd e il M5s. In particolare Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, spaventato da un probabilissimo flop del turismo vuole aprire tutto e subito. Come si sa, l'Italia rischia di essere tagliata fuori dai flussi turistici perché alcuni Paesi si stanno mettendo d'accordo fra loro. In particolare la Germania, la Francia, la Svizzera, la Danimarca e il Lussemburgo stanno riaprendo le loro frontiere e i croati - che non hanno mai chiuso le loro spiagge - ne hanno approfittato per dire: venite da noi. Luigi Di Maio è andato in Europa a chiedere regole eguali per tutti, si è accordato con il suo omologo tedesco Heiko Mass per evitare gli accordi bilaterali, ma per non finire isolato ha giocato d'anticipo: dal 3 giugno frontiere aperte. L'Italia è la prima nazione a farlo. Che questa decisione abbia fatto imbufalire tutti gli altri Paesi europei - Svizzera, che comunque sta nell'area Schengen, compresa - è particolare trascurabile. Di Maio - col silenzio assenso di Dario Franceschini che sarebbe anche ministro del Turismo, ma che di queste faccende non si preoccupa - ha fatto scrivere nel decreto Rilancio che «a decorrere dal 3 giugno, gli spostamenti da e per l'estero possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n° 19 del 2020, anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico». Cosa significa? Che se si mettono d'accordo un po' di regioni e s'impunta qualche ministro questo decreto allora non è più valido? È esattamente quello che sta succedendo e che rischia di rovinare definitivamente la già bassa reputazione italiana in Europa e nel mondo. Ad accendere la miccia e dunque a creare confusione, in danno prima di tutto del turismo, è il ministro degli affari regionali Francesco Boccia. Il quale ha una particolare avversione per le regioni governate dal centrodestra. Ha cercato in tutti i modi di accusare la Lombardia, ha impugnato la riapertura decisa da Jole Santelli in Calabria anche se poi dopo una settimana il governo ha adottato di fatto gli stessi provvedimenti e si è impegnato tantissimo a rovinare la stagione turistica dell'Umbria, che avendo contagi zero per una bislacca statistica - di cui anche l'Istituto superiore di sanità alla fine si è scusato - è stata inserita nelle regioni a rischio. Francesco Boccia è il reclutatore dei 60.000 spioni ed è quello che di fronte ai bar affollati di sabato scorso si è precipitato a dire, con un'intervista alla Stampa, «se va avanti così si chiude tutto di nuovo». Poi ha aggiunto: «Monitoriamo al situazione, nel fine settimana decideremo. Ci sono i 21 parametri da esaminare e solo se saranno tutti allineati daremo il via libera alla mobilità tra le regioni». A dire il vero anche Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna che proprio ieri ha riaperto le spiagge, con la giacchetta di presidente della conferenza Stato-Regioni sembra assecondare lo sceriffo di Bisceglie. Al Corriere della Sera dice: «Al 3 giugno mancano tanti giorni, il quadro si chiarirà in fretta. Credo si debba centrare un solo obiettivo: adottare soluzioni praticabili, efficaci e chiare. Discuterne ora, senza i dati del prossimo weekend, è inutile». Ma ai turisti - ammesso che qualcuno abbia intenzione di venire in Italia - chi glielo spiega? Oddio, è già successo che un volo della Eurowings partito da Dusseldorf la mattina del 22 maggio (destinazione Olbia) sia dovuto tornare indietro perché l'aeroporto era chiuso. Ma queste sono cose trascurabili per una nazione che punta, infelice, alla decrescita.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/litalia-diventa-agibile-per-gli-stranieri-2646082394.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ipotesi-scuole-aperte-a-settembre-ma-soltanto-elementari-e-medie" data-post-id="2646082394" data-published-at="1590445352" data-use-pagination="False"> Ipotesi scuole aperte a settembre ma soltanto elementari e medie Intesa nella notte sul concorsone per stabilizzare 32.000 precari della scuola e prime linee guida per il rientro in classe varate dalla task force che affianca il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. A settembre torneranno in classe i bambini del primo ciclo. «Non vogliamo che si torni a settembre con una didattica a distanza o una didattica mista, i bambini della scuola dell'infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità», ha spiegato Amanda Ferrario, dirigente scolastico nel comitato di esperti. Questo l'obiettivo tecnico che però deve conciliarsi con quello sanitario del comitato scientifico che ha già stabilito 2 metri di distanza tra i banchi, mascherina obbligatoria sempre, tranne durante le interrogazioni, distanza di sicurezza anche nelle mense. «Noi ci stiamo muovendo anche su altro», ha detto l'esperta, «ridefinire l'unità oraria che non deve essere necessariamente di 60 minuti, in modo tale da poter garantire il tempo scuola a tutti gli studenti. Farli entrare in maniera scaglionata durante l'arco della giornata e non tutti alle 8, utilizzare per le lezioni non soltanto le aule ma anche parchi e giardini, gli oratori messi in sicurezza con le necessarie precauzioni, le strutture dei Comuni. Le scuole possono fare accordi per progetti con gli enti locali al fine di integrare la didattica: più musica più sport più cinema e teatro e più arte». Diverso l'orientamento per la scuola superiore: i ragazzi «sono più grandi e quindi la possibilità di intervallare un tempo scuola in presenza e un tempo a scuola a distanza è possibile. Ad esempio, fare turni pomeridiani o entrate ritardate sarebbe più semplice per gli studenti del liceo che non per quelli di elementari e medie. Ma, precisa la Ferrario, «è probabile che per le superiori la didattica a distanza ci sarà ancora, quanto meno nella prima parte dell'anno, nella quale le misure di distanziamento in ambienti che sono antichi o piccoli non si prestano a poter ospitare tutti gli studenti con il distanziamento fisico». Per i bambini fino alle scuole medie, come ribadito dalla viceministra Anna Ascani, «avremo bisogno di sdoppiare le classi per consentire il distanziamento, perché quelle attuali di 27-30 alunni saranno impossibili e quindi dovremo avere un confronto anche con i sindaci per capire le disponibilità di spazio. Non solo, faremo assunzioni a tempo determinato, oltre ai precari che saranno stabilizzati. Nel decreto rilancio proprio per questo abbiamo fatto stanziare un miliardo». Infatti, dopo la spaccatura nel governo, è stata trovata la mediazione sui precari. Nessuna sanatoria, ma il maxi concorso per regolarizzarne 32.000 con 3 anni di docenza si svolgerà a settembre, con una prova scritta ma non con il test a crocette, e non ci sarà la prova orale. Intanto saliranno in cattedra altri precari seguendo la graduatoria provinciale. Come assicurato dalla ministra Azzolina, «saranno regolarizzati 78.000 insegnanti, 32.000 con il concorso straordinario, 32.000 con quello ordinario, il resto per coprire i posti della primaria». Scontenti i sindacati (oggi l'incontro al Miur) che lamentano 200.000 posti vacanti. Per Giorgia Meloni, Fdi, la soluzione è un passo indietro, mentre la Lega sottolinea che senza stabilizzazione si creerà soltanto disorganizzazione.
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
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L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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Non aveva alcuna intenzione di rapire la piccola, ma voleva soltanto allontanarla dal bordo del marciapiede. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia ha rimesso in libertà il ventinovenne del Gambia, che nella serata di mercoledì aveva strappato dalle braccia della madre una bambina di appena cinque anni che si trovava alla stazione ferroviaria di Fontivegge, quartiere di Perugia. Nell’immediatezza dei fatti, il giovane, con diversi precedenti penali, è stato arrestato per tentato sequestro di persona aggravato. Ma, ieri mattina, al termine dell’udienza di convalida il gip ha rimesso in libertà l’uomo per mancanza di elementi «inequivocabili».
Da quanto era stato raccontato dalla donna, di origini aretine, lei si trovava con la bimba nel piazzale della stazione in attesa di prendere il pullman quando, all’improvviso, si è avvicinato il giovane gambiano che ha afferrato la piccola strappandola alla mamma. A quel punto la mamma ha iniziato a urlare e la bimba a piangere, mentre l’uomo si allontanava con lei. La mamma ha iniziato a inseguirlo, chiamando le forze dell’ordine che poi lo hanno bloccato. Quando gli agenti della Volante sono arrivati hanno trovato la bimba spaventata e in stato di choc. I poliziotti lo hanno bloccato e portato in Questura dove è stato identificato e portato in carcere. Nell’immediatezza dei fatti nei suoi confronti pendeva l’accusa di tentato rapimento di persona aggravato dall’età della vittima, trattandosi di una minore.
Gli inquirenti erano arrivati a questa ricostruzione della vicenda attraverso la visione delle immagini di videosorveglianza, ma anche analizzando il racconto della mamma della piccola e controllando il cellulare dell’uomo. Infatti, era stata proprio la madre della bimba a raccontare agli investigatori che l’uomo avrebbe continuato a infastidire la piccola scattandole diverse fotografie con il cellulare. Da quanto si è appreso, gli inquirenti hanno analizzato le foto presenti sul cellulare dell’arrestato. Ma, ieri mattina, è arrivata la decisione del gip che ha sorpreso un po’ tutti: il ventinovenne viene liberato perché, difatti, non avrebbe messo in atto alcun rapimento, ma avrebbe solo voluto spostarla dal marciapiede.
Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l’arresto perché ha ritenuto che non si sia trattato di un tentato rapimento né di violenza privata. La Procura aveva chiesto che il reato venisse derubricato da tentato sequestro di persona a violenza privata. Il gip, invece, ha condiviso la ricostruzione della vicenda resa nota dal difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Aiello, che ha riportato il racconto del gambiano: il giovane non avrebbe mai avuto alcuna intenzione di rapire la piccola, anzi si era accorto che la bimba stava giocando ai bordi del marciapiede e l’avrebbe presa per evitare che potesse farsi male. Per l’avvocato questa ricostruzione dell’accaduto troverebbe riscontro sia nelle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza che nelle testimonianze delle persone che si trovavano in zona. Il legale ha insistito sul fatto che non si sia trattato di un rapimento perché dai frame delle telecamere si vede - è il racconto del difensore - il giovane gambiano non ha strappato dalle mani della mamma la bimba e anzi l’avrebbe subito riconsegnata al genitore.
L’arrestato ha risposto a tutte le domande del gip negando ogni accusa e ribadendo di averla presa solo per evitare che si potesse fare male. E ha riferito che cosa è successo: la mamma si sarebbe avvicinata allarmata e la bimba piangeva, la donna gli urlava contro e lui avrebbe preso il cellulare non per fotografare la piccola, bensì per riprendere la madre che lo «aggrediva» per avere in futuro, qualora fosse stato necessario, «una prova» proprio per dimostrare quello che era successo.
Da quanto si è appreso, la decisione del giudice per le indagini preliminari è stata presa proprio dopo un’attenta analisi di ogni frame di quei video. Il giovane (noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti penali) è tornato subito in libertà, non essendo stato emesso nei suoi confronti alcun provvedimento. Non è escluso che la Questura possa valutare la sua posizione e a breve emettere un provvedimento di espulsione dall’Italia. Il ventinovenne, infatti, è stato più volte beccato dalle forze dell’ordine in giro ubriaco e «intento» a molestare le persone. Per tale motivo, era stato arrestato e condannato. In particolare, lo scorso mese di maggio il giovane gambiano è finito in manette per aver aggredito una passeggera alla stazione. Anzi, in quell’occasione, nelle concitate fasi dell’arresto, ferì un poliziotto causandogli una frattura al dito. Per questo episodio era stato condannato a un anno e quattro mesi, ma rimesso in libertà con obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Ma il suo «curriculum» è più lungo: la scorsa settimana era stato denunciato perché minacciava con un bastone alcune persone sedute sui gradini del Duomo di Perugia e, sempre con il bastone, avrebbe colpito più volte il portone della Cattedrale. Infine, nei suoi confronti è stato emesso un Daspo urbano perché l’uomo è stato più volte trovato con oggetti «atti a offendere». Da ieri è tornato in libertà pure per il tentato sequestro della piccola. La decisione del gip ha indignato l’opinione pubblica. Da quanto si è appreso, anche la mamma della piccola è rimasta sorpresa dalla scarcerazione e si è detta molto preoccupata perché teme di poterlo nuovamente vedere in giro e mettere in pericolo la sua bambina.
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