L’Intelligenza artificiale autonoma mette in crisi i giganti del software
Dopo anni di euforia indiscriminata, il vento è cambiato. Se fino a ieri bastava pronunciare la parola «Intelligenza artificiale» per vedere i titoli volare in Borsa, oggi gli investitori hanno iniziato a farsi domande più scomode. «Siamo passati dalla fase dell’entusiasmo a quella che i trader chiamano “Ai scare trade”, ovvero la paura che l’innovazione tecnologica, invece di creare valore, finisca per distruggere i modelli di business consolidati», spiega Salvatore Gaziano, consulente finanziario indipendente e responsabile strategie di investimento di SoldiExpert Scf.
Se guardiamo alla dispersione dei rendimenti da inizio anno, notiamo una spaccatura tra vincitori e vinti. Mentre alcuni campioni del settore continuano a correre, i giganti del software mostrano segni di cedimento. Microsoft, ad esempio, segna un pesante -18,9% da inizio anno, seguita da Amazon (-9,4%) e Salesforce (-25,5%). «Il settore sta vivendo quella che alcuni analisti hanno ribattezzato SaaSpocalypse, ovvero la possibile apocalisse dei servizi software venduti in abbonamento (Software as a Service)», sottolinea Gaziano. «Già nel dicembre 2024, il ceo di Microsoft Satya Nadella aveva fatto una previsione che era sembrata provocatoria: disse che le applicazioni aziendali SaaS sarebbero crollate nell’era dell’Intelligenza artificiale “agentica”. Oggi quel futuro sembra arrivato». La «scintilla» citata dagli operatori è l’accelerazione degli strumenti Ai-native: Anthropic ha dichiarato che Claude Code ha raggiunto un miliardo di dollari di ricavi annualizzati in sei mesi. In questo scenario l’automazione di flussi di lavoro legali, finance o marketing può avvenire con gli agenti di Intelligenza artificiale, riducendo la dipendenza dalla forza lavoro umana. «Questo mette in crisi il modello basato sul numero di licenze (seat-based pricing) di colossi come Salesforce, ServiceNow o Intuit», spiega il consulente di SoldiExpert Scf. L’Ia sta rendendo obsoleti i modelli di business di chi pensava di aver costruito un “fossato” insuperabile».
Il risultato è una dispersione estrema: l’hardware «pala e piccone» regge, l’application software viene ricalibrato. Nvidia resta il barometro: nell’ultimo trimestre ha riportato ricavi record a 68,1 miliardi di dollari, +73% anno su anno. Il dubbio, per Wall Street, è quanto a lungo le spese in conto capitale delle grandi società del tech possano sostenere questa traiettoria. «Il mercato non si accontenta più delle promesse: vuole vedere i profitti reali e capire chi sopravviverà a questa distruzione creativa», conclude Gaziano.





