
Mal interpretate le frasi di Giancarlo Giorgetti sugli adeguamenti catastali per chi ha usato bonus. Giancarlo Giorgetti ieri ha alzato l’Imu e le tasse sulla compravendita delle case per una mezz’oretta buona. Poi è tornata la quiete. E il panico è rientrato. Il teatro di guerra fiscale si consuma durante l’audizione del ministro di fronte alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. Oggetto: il piano strutturale di bilancio. Svolgimento. Più o meno al minuto cinque dell’intervento, Giorgetti spiega che nell’ambito della riorganizzazione del sistema tributario, sono state previste azioni tese a rendere il tutto più efficiente. Tra queste azioni si cita esplicitamente «l’aggiornamento degli archivi catastali che dovrà includere le proprietà a oggi non censite e i valori catastali rivisti per quegli immobili che hanno conseguito un miglioramento strutturale, a seguito di interventi di riqualificazione finanziati in tutto o in parte da fondi pubblici». La notizia è subito battuta dalle agenzie. «Rivisti a posteriori i valori catastali di chi ha usato i bonus per le case». E possiamo immaginare mezzo milione di italiani (che ha usufruito del Superbonus) mettersi le mani nei capelli. Calcolare le nuove imposte sulla compravendita (ovviamente al rialzo) senza contare un bel pallottoliere per la nuova Imu. Anch’essa più alta. Possiamo immaginare quelli che hanno usufruito dei bonus facciate dire: «Toccherà anche a noi pagare più tasse o più Imu?». «Che cosa avrà voluto dire il ministro?». I siti internet interpretano subito la notizia alla stregua delle agenzie: Imu più cara. Come fossimo al tempo di Mario Monti o del governo Draghi (se non fosse caduto prima). Altri proprietari immobiliari consultano La Pizia di Delfi per avere un responso. Per fortuna, passata mezz’ora arriva la replica del ministro stesso. «Sul catasto non si tratta di fare l’aggiornamento a valori di mercato che la Commissione ci ha chiesto, si tratta semplicemente di andare a cercare le case fantasma e soprattutto a precisare una norma della scorsa legge di bilancio che chi fa ristrutturazioni edilizie è tenuto ad aggiornare i dati catastali», dice in risposta alla domanda di un deputato. «Andremo a verificare e se non li hanno aggiornati vuol dire che ci saranno benefici a favore dei Comuni. Il condono va esattamente in questo senso di regolarizzazione». Insomma, anche stavolta deputati e giornalisti hanno frainteso. L’Imu non sale, si tratta solo di far rispettare le norme già in essere. Le norme precedenti ai bonus. Se una ristrutturazione fa salire il livello di classe di una abitazione vanno adeguate le rendite. Ecco fatto. Se così sarà, potremo dire che al momento per chi ha usato il Superbonus aumenterà «soltanto» l’imposta sulle plusvalenze (in caso di vendita) e forse diventerà obbligatoria la polizza sulle catastrofi. Tempesta finita? Vedremo oggi. Certo che sarebbe un bis dopo l’uscita di fronte ai banchieri nel corso della quale il ministro aveva chiesto sacrifici. Smentite su smentite. Salvo poi, sul pratone di Pontida, la conferma di Matteo Salvini: «Sulla manovra, se servirà, paghino le banche». Piccolo dettaglio, nel corso dell’audizione il ministro tocca altri temi. Sempre di matrice fiscale. Il governo procederà «a una riduzione dell’accisa sulla benzina e a un aumento per quella sul gasolio. Lo faremo con gradualità, evitando contraccolpi alle categorie professionali», si legge nello sbobinato dell’intervento. Giorgetti precisa che il Psb parla di «allineamento» delle aliquote che «è un obbligo europeo rispetto ai sussidi ambientalmente dannosi». Lo ha scritto La Verità la scorsa settimana. L’obbligo è inserito addirittura nello schema di Pnrr. Però l’aumento del gasolio toccherà tutti i Tir che sono quelli che trasportano le merci. Che finiscono sul tavolo anche delle famiglie monoreddito. Così mentre le redazioni dibatto su Imu sì o Imu no, il gasolio aumenta ma non per mezz’ora.
Sergio Mattarella e Giorgia Meloni (Ansa)
Dalla riforma della giustizia alla politica estera: sono molti i temi su cui premier e capo dello Stato dovranno confrontarsi nei prossimi mesi, malgrado le tensioni.
Come in una qualsiasi relazione, quando si insinua nella coppia lo spettro del tradimento, i rapporti si incrinano e non possono più tornare ad essere come erano prima. Lo tsunami che si è abbattuto sul Quirinale a seguito dello scoop della Verità, rischia di avere gravissime ripercussioni a lungo termine, sui legami tra governo e presidente della Repubblica. E anche se il Colle sminuisce la questione, definendola «ridicola», il consigliere per la Difesa del capo dello Stato, Francesco Saverio Garofani, non solo conferma ma aggiunge particolari che mettono a dir poco in imbarazzo i soggetti coinvolti. E hai voglia a dire che quelle fossero solo battute tra amici. La pezza peggiore del buco.
Galeazzo Bignami (Ansa)
Malan: «Abbiamo fatto la cosa istituzionalmente più corretta». Romeo (Lega) non infierisce: «Garofani poteva fare più attenzione». Forza Italia si defila: «Il consigliere? Posizioni personali, non commentiamo».
Come era prevedibile l’attenzione del dibattito politico è stata spostata dalle parole del consigliere del presidente della Repubblica Francesco Saverio Garofani a quelle del capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio Galeazzo Bignami. «L’onorevole Bignami e Fratelli d’Italia hanno tenuto sulla questione Garofani un comportamento istituzionalmente corretto e altamente rispettoso del presidente della Repubblica», ha sottolineato il capo dei senatori di Fdi, Lucio Malan. «Le polemiche della sinistra sono palesemente pretestuose e in mala fede. Ieri un importante quotidiano riportava le sorprendenti frasi del consigliere Garofani. Cosa avrebbe dovuto fare Fdi, e in generale la politica? Bignami si è limitato a fare la cosa istituzionalmente più corretta: chiedere al diretto interessato di smentire, proprio per non tirare in ballo il Quirinale e il presidente Mattarella in uno scontro istituzionale. La reazione scomposta del Pd e della sinistra sorgono dal fatto che avrebbero voluto che anche Fdi, come loro, sostenesse che la notizia riportata da La Verità fosse una semplice fake news.
Giorgia Meloni e Sergio Mattarella (Ansa)
Faccia a faccia di mezz’ora. Alla fine il presidente del Consiglio precisa: «Non c’è nessuno scontro». Ma all’interlocutore ha rinnovato il «rammarico» per quanto detto dal suo collaboratore. Del quale adesso auspicherebbe un passo indietro.
Poker a colazione. C’era un solo modo per scoprire chi avesse «sconfinato nel ridicolo» (come da sprezzante comunicato del Quirinale) e Giorgia Meloni è andata a vedere. Aveva buone carte. Di ritorno da Mestre, la premier ha chiesto un appuntamento al presidente della Repubblica ed è salita al Colle alle 12.45 per chiarire - e veder chiarite - le ombre del presunto scontro istituzionale dopo lo scoop della Verità sulle parole dal sen sfuggite al consigliere Francesco Saverio Garofani e mai smentite. Il colloquio con Sergio Mattarella è servito a sancire sostanzialmente due punti fermi: le frasi sconvenienti dell’ex parlamentare dem erano vere e confermate, non esistono frizioni fra Palazzo Chigi e capo dello Stato.






