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Libertà di spesa e basta Green deal se l’Italia entrasse negli States

Libertà di spesa e basta Green deal se l’Italia entrasse negli States
iStock
  • L’editoriale del direttore di ieri prendeva le mosse da una provocazione: meglio farci annettere dall’America che morire di Ue. Addio euro, col dollaro non chiederemmo il permesso a nessuno. Così cambierebbe la vita.
  • Governo tedesco disunito nella risposta alle nuove tasse minacciate dalla Casa Bianca.

Lo speciale contiene due articoli

A un certo punto la realtà si mescola con la fantasia rendendo possibile qualsiasi ipotesi. Anche la più ardita. Anche la più impensabile. Anche quella che, fino a ieri, si sarebbe liquidata con un’alzata di sopracciglio e un «ma per favore». Ecco, quel momento per l’Italia è adesso. E l’ipotesi è semplice, lineare, quasi banale nella sua audacia: uscire dall’Unione europea e diventare la stella numero 51 della bandiera americana. Quella in alto: la più luminosa. Calma. Nessuna invasione, nessuna portaerei al largo di Civitavecchia con gli F-35 che scaldano i motori. Nessun cowboy che porta il cavallo a bere nelle fontane di San Pietro (come un tempo avrebbero potuto fare i cosacchi). Solo una domanda, maliziosa quanto basta: ma siamo proprio sicuri che sarebbe una cattiva idea?

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Trump insiste: «Ritiro delle truppe dall’Italia? Ci sto pensando»
Donald Trump (Ansa)
  • Colloquio telefonico del leader Usa con il «Corriere della Sera»: «Non c’eravate quando avevo bisogno, io ci sono sempre stato».
  • Il tycoon fa ammorbidire la risoluzione all’Onu in vista della visita a Pechino. «New York Times»: «La Russia rifornisce Teheran attraverso il Mar Caspio».

Lo speciale contiene due articoli.

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Mai dire Blackout | La Cina frena i prezzi del greggio

In Asia cominciano a scarseggiare i carburanti. Soffre anche la filiera della plastica. La Cina riduce le importazioni di greggio e frena i rincari del greggio. Rame in salita in attesa dei dazi Usa.

Sempio, Uno bianca, Diabolik: chi si fida più della giustizia?
Ansa
L’omicidio che ha scosso l’Italia nel 2007 resta un mistero. I crimini dei poliziotti killer tornano attuali dopo 30 anni. E pure la sentenza sull’esecuzione di Fabrizio Piscitelli non regge più. Che fine ha fatto la certezza della pena?

I giudici a marzo hanno vinto il referendum sulla riforma Nordio, ma a distanza di un mese e mezzo dal voto si scopre che a perdere non è stata Giorgia Meloni né la maggioranza di centrodestra, ma la possibilità di riformare la giustizia. Lo si vede in questi giorni, con il caso Garlasco, ma anche con la riapertura delle indagini sulla cosiddetta Banda della Uno bianca e l’assoluzione del presunto assassino di Fabrizio Piscitelli, un pluripregiudicato ucciso con un colpo di pistola alla testa mentre era seduto su una panchina nel parco degli Acquedotti di Roma.

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Sgarbi insiste: «Il padiglione della Russia sia riaperto»
Elisabetta e Vittorio Sgarbi (Ansa)
Il critico, arrivato a Venezia, non ha dubbi sulla polemica che ha investito il padiglione di Mosca: «Deve riaprire, la creatività non va vincolata al potere e agli Stati». Intanto, nello spazio giapponese spuntano delle bambole per celebrare la pratica dell’utero in affitto.

Vittorio Sgarbi, fresco di compleanno, arriva in un elegante hotel veneziano per incontrare Le Hu Hieu, artista del Vietnam tra i più importanti dell’Asia, sbarcato a sua volta in Laguna per la Biennale. Sgarbi ne celebra il legame con la tradizione, l’uso del legno e delle lacche. Il vietnamita, con sorriso timido, si fa fotografare a fianco al critico. È una occasione rara, dopo tutto. Sgarbi si sta riprendendo dai fin troppo noti problemi di salute. La sua voce talvolta è incerta, ma il guizzo sgarbiano, quello c’è sempre. Talvolta si manifesta sulle sue labbra persino un sorriso innocente e feroce, mentre commenta l’ultima polemica. Del resto che polemica sarebbe, senza Sgarbi a entrarci dentro?

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